[nexa] Modelli economici x il trasporto digitale

Ing. Dino Bortolotto d.bortolotto at infotechsrl.it
Fri Mar 6 16:18:20 CET 2020


Salve,
è molto che leggo questa interessante ed utile mailing list ma è la 
prima volta che scrivo quindi è opportuno che mi presenti, sono il 
presidente di Assoprovider la più numerosa associazione italiana di 
fornitori di accessi a reti di trasporto digitale e cioè di PMI delle 
TLC  totalmente italiane e soprattutto totalmente auto-finanziate.

Ho scorto diversi scambi riguardanti la diatriba tra infrastruttura in 
mano ai privati e infrastruttura in mano pubblica, come se queste 
fossero le uniche due opzioni sul terreno,  entrambe partono dal 
presupposto che le infrastrutture debbano essere gestite, pianificate, 
finanziate SOLO ed esclusivamente in modo centralizzato.

Peccato che si tratti di *beni/erogati in modo geograficamente 
distribuito* perché*le utenze sono geograficamente distribuite* e che di 
conseguenza debbano essere realizzati facendo uso di *risorse 
geograficamente distribuite* (attraversamento di spazi fisici, utilizzo 
di porzioni dello spettro elettromagnetico) ... e quindi con le 
infrastrutture, la produzione *NON PUO' ESSERE DELOCALIZZATA, 
*l'infrastruttura va costruita li dove si trova l'utilizzatore(ed il 
grosso dell'investimento è spesso in strutture EDILI costruite sul 
territorio dell'utente)

Non saremmo ancora qui a parlare di digital divide da 20 anni se tutto 
fosse risolvibile a livello centralizzato.

Fortunatamente per i cittadini non esiste un solo modello di 
infrastrutturazione  (centralizzato) dove vi sia da decidere solo chi 
sia il proprietario (pubblico o privato) ma esistono modelli distribuiti 
di realizzazione delle infrastrutture  che variano in funzione della 
densità di utenza ( o concentrazione geografica di utenze) cosi accade 
che se si abbandona l'ideologia centralistica (dominante e funzionale 
solo ad una certo tipo di finanza) e si scende sul campo si scopre che 
il medesimo servizio alle medesime condizioni economiche è erogato in 
una zona digital divisa da un soggetto che però ha caratteristiche 
economiche/organizzative totalmente diverse dai soggetti che da 20 non 
battono chiodo in quella stessa zona.

Non è quindi di un futuro sogno utopico che sto parlando  ma di una 
realtà che in Italia è rappresentata da circa 1000 imprese che attuano 
questo modello e danno il proprio servizio di connettività a circa 3 
milioni di italiani e lo fanno con la MEDESIMA QUALITA' tecnologica 
delle big telco (scavano,  posano ed accendono fibra, posano tralicci ed 
accendono base station) ed anche il resto dell'Europa è piena di 
soggetti con le MEDESIME caratteristiche e che NON sono una big telco ne 
necessitano in alcun modo di essere una big telco per erogare un 
servizio di trasporto di altissimo livello.

Perché dico tutto questo? perché il vero ostacolo  all'espansione di una 
infrastruttura che abbia tempi e servizi dettati dal territorio e non da 
ritorni finanziari ai soggetti centralizzati è collegato prima ancora 
che all'uso di denaro pubblico a soggetti privati tanto maggiore quanto 
maggiore è la dimensione del soggetto  (che faccio MOLTA fatica a far 
conciliare con il concetto secondo il quale l'incremento di dimensione 
dell'azienda DETERMINEREBBE anche l'incremento di efficienza) ...ma è 
collegato all'utilizzo esclusivo (e quindi discriminatorio) di beni 
collettivi territoriali come ad esempio lo spettro elettromagnetico ...

come dire che al paese X servirebbe un ponte (bene collettivo) e lo 
stato però effettua una gara che garantisce al soggetto Y l'esclusiva di 
costruire i ponti ovunque in Italia ma lascia libero  Y (nei fatti) di 
decidere se costruire o meno il ponte nel paese X .

Non sarebbe forse MOLTO più LIBERALE e da VERO LIBERO MERCATO e molto 
meno da capitalismo truccato che fosse il paese X a decidere se e quando 
costruire un ponte sul suo territorio e chi incaricare della 
costruzione? specie se oggi con l'evoluzione tecnologica non serve una 
azienda con 500 dipendenti per costruire l'infrastruttura ma un singolo 
individuo tecnicamente preparato?

Lo stato italiano ha fatto una gara per l'assegnazione delle frequenze 
denominate 5G e l'assegnazione è stata ovviamente di tipo esclusivo 
sull'intero territorio Italiano ... pensate veramente che un qualsiasi 
operatore big telco andrà mai a piazzare una cella 5G in un paese con 
meno di 1000 abitanti? (in italia sono circa 2000 e quelli sotto i 2000 
abitanti sono circa 6000)

Non lo farà mai perché il modello di costi di una big telco implica che 
quella cella NON RITORNERA' mai dei costi sostenuti per gli apparati e 
per la gestione (CAPEX+OPEX), ma fortunatamente esistono soggetti 
italiani in grado di attivare celle che offrono i medesimi servizi con 
un profilo costi (CAPEX+OPEX) che possono arrivare ad essere un decimo 
di quelli della Big Telco ed il cui unico OSTACOLO è l'accesso a quelle 
frequenze in quel territorio.

La gara per l'assegnazione delle frequenze 5G avrebbe anche previsto il 
principio "use it, lease it, loose it" (peccato che come al solito si 
sia enunciato il principio ma poi non si siano dettate le regole per 
applicarlo) il principio sostiene che un assegnatario se non utilizza le 
frequenze su di un territorio o le affitta oppure le perde.

Tutto ciò determina maggiori costi per lo Stato? NO
Tutto ciò determina una perdita economica  per la Big Telco?NO, perchè 
l'operatore conduttore sarebbe ben disposto a pagare alla big Telco il 
costo di assegnazione delle frequenze ... circa 2 euro/abitante/anno e 
quindi per la Big Telco saremmo in presenza addirittura della riduzione 
del costo di accesso alle frequenze ... della cui esosità da esse stesse 
determinata  si lamentano in continuazione nel tentativo di vedersi 
ritornare in modo diretto od indiretto dallo stato parte degli importi 
di gara (in gara dico che sono disposto a pagare 100 cosi tutti gli 
altri soccombono ma poi a gara finita pretendo di pagarne solo 50 perché 
altrimenti fallisco e sarebbe un problema per il paese se ciò accadesse)

Perché non si fa? semplice perché dopo 30 anni che frequento questo 
settore (da dipendente, consulente, imprenditore) una cosa l'ho capita  
e cioè che alle grandi/grandissime  aziende PRIMA ANCORA dei profitti 
e/o dei ricavi interessa il CONTROLLO TOTALE del mercato e potersi 
assicurare che non nascano competitori.

Saluti
Dino Bortolotto

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