[nexa] supporto a scuole ed open source

Giacomo Tesio giacomo at tesio.it
Thu Mar 5 23:08:58 CET 2020


Grazie Paolo per la tua prospettiva.

Provo a partire da qui per alcune considerazioni che spero non essere
troppo banali.

On 05/03/2020, Paolo Atzeni <atzeni at dia.uniroma3.it> wrote:
> Da una parte sembra importante offrire supporto alla continuità didattica
>
> Dall’altra, soprattutto, se per caso la situazione si dovesse protrarre,
> soluzioni andrebbero trovate e vedere quali possano essere,
> anche con urgenza,  non mi sembra sbagliato.

Il punto credo sia proprio questo: la fretta è cattiva consigliera.
Nell'emergenza (reale o percepita) si perde lucidità, e talvolta
questo produce gravi conseguenze nel lungo periodo. Soprattutto se c'è
qualcuno pronto ad approfittare della situazione (ed ahimè, la storia
ci insegna che c'è sempre qualcuno pronto).

Proviamo dunque a ragionare sulla questione con lucidità.
Oggi abbiamo 10 giorni di interruzione, dunque, di fatto, mentre
esiste un'emergenza epidemiologica tu mi confermi che non esiste
alcuna emergenza didattica.

Assumiamo che si giunga a 30 giorni di interruzione della didattica.
A prorogare l'anno fino a luglio, si porrebbe seriamente il problema
dei condizionatori di cui parlava, con grande pragmatismo, Marco
Fioretti.

O forse no?

Da qui a giugno ci sono 3 mesi, un tempo sufficiente per progettare,
realizzare e distribuire sul territorio italiano un sistema di
didattica online migliore di quello che possiamo realizzare in una
settimana, con o senza Google & friends.

Un sistema di "emergenza", certo (laddove una emergenza non si sarebbe
dovuta creare), ma un sistema certamente più resiliente di uno
imbastito in fretta e furia, senza preavviso e con scarsa formazione
da parte del personale docente e degli studenti.

On 05/03/2020, Stefano Quintarelli <stefano at quintarelli.it> wrote:
> soprattutto, se uno vuole usare una cosa, libero di farlo.
> se non vuole, libero di non farlo.

Sicuro?

Se il preside di una scuola decide di usare i servizi offerti da
Copernicani (cui va tutta la mia stima per l'impegno profuso, sia
chiaro... le mie considerazioni sono più generali), come potrebbe uno
studente decidere di non aderire? E se lo decide un insegnante? Quanti
studenti avranno la consapevolezza per opporsi?

Peraltro, costringere di fatto un soggetto (spesso minorenne) a cedere
a terzi i propri dati per usufruire di un diritto come l'istruzione, è
legale ai sensi del GDPR?
(chiedo perché temo di sì)

On 05/03/2020, Davide Carboni <dcarboni at gmail.com> wrote:
> Poi non è che per forza Aziende == Cattivoni

Assolutamente! "We shall do no Evil!" :-D

L'altro giorno ho avuto una lunga discussione su twitter con un
docente del Politecnico di Milano che si diceva orgoglioso per la
didattica online che viene fornita... da Microsoft.
https://twitter.com/giacomotesio/status/1234491952403550209

Ora, io non condivido la critica di Marco alla scuola italiana (troppo
vasta, variegata e complessa per essere giudicata così facilmente), ma
dal Politecnico di Milano mi sarei francamente aspettato di più.

Non immaginavo trattassero i dati degli studenti con Office365 "da anni".
Non immaginavo che si riducessero ad usare Teams (ovvero a far fare a
Microsoft), cedendo a Microsoft immagini e voci degli studenti.
Microsoft che vende profili lavorativi via LinkedIn in tutto il mondo.
Microsoft che vende sistemi di Facial Recognition
(https://azure.microsoft.com/en-us/services/cognitive-services/face/)
etc...

E parliamo di una delle istituzioni più prestigiose della nostra Università!

On 05/03/2020, Paolo Atzeni <atzeni at dia.uniroma3.it> wrote:
> E’ vero che alcune cose si sarebbero potute (e dovute) fare da anni, ma
> poche ne sono state fatte  e allora proviamo a fare qualche passo in avanti.

Purché non sia verso un precipizio...


Con tre figlie in età scolare, sono molto preoccupato per l'impatto
che queste interruzioni avranno sulla loro formazione.

Ma mi preoccupa molto di più vedere queste aziende lanciarsi fameliche
sulla scuola.


Google, Edmodo, WeSchool etc... non sono il diavolo.
Per vendere l'anima al diavolo firmi consapevolmente un contratto.
Loro invece la comprano presso terzi (di cui ti fidi).


Giacomo


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