[nexa] [Aisa.circuli] Teledidattica e GARR: un (piccolo?) enigma

Giuseppe Attardi attardi at di.unipi.it
Mon Jun 1 12:37:08 CEST 2020



> On 1 Jun 2020, at 09:53, nexa-request at server-nexa.polito.it wrote:
> 
> Maria Chiara Pievatolo, 01/06/20 10:04:
>> Salve.
>> 
>> Segnalo anche qui quanto ho scritto altrove, nella speranza che qualcuno 
>> sia in grado di rispondermi.
>> 
>> Perché buona parte delle università (e delle scuole) hanno affidato la 
>> teledidattica a piattaforme proprietarie basate su datacenter esteri, 
>> quando il consorzio GARR, dal 17 marzo, offre risorse gratuite di ottima 
>> qualità?

Buona domanda.
Sono stato coordinatore per 4 anni del dipartimento CSD (Cloud) del GARR e ho diretto la costruzione della citata piattaforma cloud del GARR (cloud.garr.it <http://cloud.garr.it/>).

La piattaforma è efficiente e moderna, basata interamente si software Open Source (OpenStack e Kubernetes), anzi abbiamo creato noi l’integrazione tra le due piattaforme. Abbiamo investito pesantemente in automazione, per rendere possibile gestire un servizio cosi complesso con le poche persone disponibili.

Oltre al classico IaaS, abbiamo introdotto un servizio che abbiamo denominato DaaS (Deployment as a Service), che consente a chino è un sistemista o è digiuno di tecniche di virtualizzazione, di creare in del service applicazioni, scelte da un catalogo.
Per esempio, abbiamo in catalogo Moodle, che consente a chiunque con pochi click di attivare una propria istanza d Moodle sul cloud.
La abbiamo usata estensivamente, creando decine di istanze quando il GARR eroga corsi di formazione su Moodle o per l’ISS per organizzare le olimpiadi di statistica, che richiedono la creazione al volo di decine di istanze.
Qui trovate un video che illustra il funzionamento:
	https://cloud.garr.it

L’architettura del cloud è di tipo federato, per cui è possibile per ciascun istituto di partecipare, creando una propria regione cloud con un certo numero di server, che vengono integrati, in modo automatico, nella federazione e gestiti in forma unitaria.
Tutto è documentato sul sito. Abbiamo insegnato come fare diversi paesi dell’Est che volevano lanciare la propria cloud. In Grecia hanno adottato la nostra soluzione per i loro cloud della ricerca.

Purtroppo le università hanno largamente ignorato l’esistenza del servizio, preferendo fare accordi per acquistare servizi cloud da privati tramite la Fondazione CRUI.
Lo stesso GARR è stato molto timido, non riuscendo in 4 anni a definire una politica di tariffe per l’uso del servizio.
A settembre ho lasciato il mio incarico, dopo aver chiesto di fare chiarezza su quanto il GARR intendeva investire nello sviluppo della piattaforma.
Gli altri soci del GARR hanno dimostrato scarso interesse: il nuovo direttore dell’INFN ha dichiarato che intendeva svilupparsi una propria cloud, il CNR è rimasto evasivo, l’INAF ha detto che a loro la cloud non serve.

>> 
>> IL GARR è "un’associazione senza fini di lucro fondata sotto l’egida del 
>> Ministero  dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I soci 
>> fondatori sono CNR, ENEA, INFN e Fondazione CRUI, in rappresentanza di 
>> tutte le università italiane" (https://www.garr.it/it/chi-siamo <https://www.garr.it/it/chi-siamo>).
>> 
>> La privacy dei suoi servizi si vede qui: 
>> https://cloud.garr.it/terms/#privacy <https://cloud.garr.it/terms/#privacy>Sì, ho scritto io quel testo e ho fatto in modo di ottenere la certificazione ISO 27001 per i servizi cloud del GARR, al fine di rendere il servizio abilitato tra i servizi CSP di Agid, come richiede la normativa.
>>   e qui: 
>> https://www.garr.it/it/chi-siamo/informazioni-utili/informativa-privacy <https://www.garr.it/it/chi-siamo/informazioni-utili/informativa-privacy>  
>> E fra le istanze Jitsi in http://iorestoacasa.work <http://iorestoacasa.work/>  quella del GARR è la 
>> migliore di quelle da me sperimentate.

Il GARR ha contribuito i propri server all’iniziativa.
>> Però buona parte delle 
>> università, salvo eccezioni 
>> (https://poliflash.polito.it/in_ateneo/il_politecnico_digitale_al_via_con_successo_la_didattica_online <https://poliflash.polito.it/in_ateneo/il_politecnico_digitale_al_via_con_successo_la_didattica_online> 
>> …)  ha preferito MS e Google.
>> 
>> Non era una scelta inevitabile o, se lo era, era giustificabile solo 
>> all'inizio dell'emergenza, per i motivi che sono chiari, per esempio, al 
>> governo francese:
>> https://www.numerique.gouv.fr/outils-agents/webconference-etat/ <https://www.numerique.gouv.fr/outils-agents/webconference-etat/>
>> 
>> e che valgono a fortiori per una funzione delicata come l'insegnamento.
>> 
>> Eppure, incredibilmente, le pagine dedicate del MIUR 
>> (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html <https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html> 
>> "Piattaforme") indicano solo piattaforme commerciali, dando 
>> l'impressione (fuorviante) di un paese talmente povero da non avere 
>> un'infrastruttura telematica propria per la didattica e la ricerca e di 
>> affidarsi a privati i cui termini di servizio su privacy e copyright 
>> sono discutibili 
>> (http://copyrightblog.kluweriplaw.com/2020/05/27/emergency-remote-teaching-a-study-of-copyright-and-data-protection-terms-of-popular-online-services-part-i/ <http://copyrightblog.kluweriplaw.com/2020/05/27/emergency-remote-teaching-a-study-of-copyright-and-data-protection-terms-of-popular-online-services-part-i/>). 
>> 
>> 
>> Perché le istituzioni italiane, a partire dal M(i)ur, ignorano il Garr, 
>> vale a dire se stesse, e consigliano piattaforme commerciali 
>> proprietarie - cioè raccomandano il Tavernello del discount come se non 
>> sapessero di avere in cantina dell'ottimo Barolo?

Già.
Aggiungo che gestire in proprio i servizi costituirebbe parte della missione di università e ricerca, perché non si possono conoscere le cose, se non facendole.
Inoltre eviteremmo il lock-in su piattaforme proprietarie, che è ben peggiore del lock-in su software proprietario.
Ho cercato di dare voce alle preoccupazioni de tecnici che lavorano nelle università e che vedono a rischio il loro mestiere, trasferito in outsourcing a cloud service provider.
Ma la loro voce si è persa e i rettori preferiscono liberarsi di una grana e del personale, allo scopo di ridurre i costi.
Scelta alquanto miope secondo me, perché dotarsi di una piattaforma cloud nazionale, non solo avrebbe ricadute rilevanti sullae nostre competenze, ma costituisce anche un investimento in infrastrutture che moltiplica i suoi benefici, con le ricadute che avrebbe nel facilitare le ricerche, nella possibilità d aggregare dati su una piattaforma condivisa, ecc.

Nei miei contatti con il team digitale di Piacentini prima e della Pisano ora, si era ipotizzata la costituzione di un cloud nazionale della ricerca, da affiancare al cloud della PA.
Da realizzare con requisiti e caratteristiche speciali per la ricerca.
Per esempio avevo progettato un aggiornamento dell’architettura, bastata su una soluzione hyperconverged all-flash, utilizzando dischi SSD da 15TB di cui avevo trovato un fornitore a basso costo.

Ma purtroppo ero il solo a pensare queste cose. 

— Beppe
 
>> 
>> Non è una domanda retorica: chiedo per sapere.
>> 
>> A presto,
>> MCP

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