[nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?

Fabio Pietrosanti (naif) lists at infosecurity.ch
Thu Apr 9 10:03:30 CEST 2020


Ciao a tutti,

in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con 
la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli 
aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura 
gestionale sanitaria.

Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante  
"bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .

Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste 
informazioni potrebbero venire usate in modo utile?

Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing 
bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso, 
magari mi sbaglio.


Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul 
Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale 
all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di 
applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:

https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcfcCrk/edit

IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare 
efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".

Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing 
digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette 
d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.


Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in 
molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity 
location che mette tutti d'accordo, e cioè:


Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing 
Tradizionale, ma è a questo di ausilio.


Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima 
domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato 
principale l'individuazione e rintracciamento di chi è 
epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :


Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente 
definibile un "Close Contacts"?


Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un 
"Close Contacts":

a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale

oppure

b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing, 
sulla base dell'intervista di contact tracing


Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi 
interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione 
algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci 
giurerei più di tanto.


Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come 
avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai 
requisiti della definizione di "Close Contact".


Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura 
da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:

1) A person living in the same household as a COVID-19case

2) A person having had directphysical contact with a COVID-19 case (e.g. 
shakinghands)

3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions 
of a COVID-19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues 
with a bare hand)

4) A person having had face-to-face contact with a COVID-19 case within2 
metres[2]and > 15 minutes

5) A person who was in a closed environment(e.g.classroom,meetingroom, 
hospital waiting room, etc.) with aCOVID-19casefor 15 minutes or moreand 
at a distance of less than 2 metres


A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia 
è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .

Nel caso "1":

a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista

b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo

Nel caso 2:

a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista

b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo

Nel caso 3:

a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista

b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo

Nel caso 4:

a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista

b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa' 
se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di 
attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)

Nel caso 5:

a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista

b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può 
sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso


A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di 
rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come 
epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di 
proxymity bluetooth.

Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un 
"Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della 
intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo 
serve a niente.

A questo punto dobbiamo domandarci:

D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?

D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?

IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una 
utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano 
disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING* 
(secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di 
cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare 
l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.

Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di 
contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato 
dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti 
rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui 
questi sono stato avvenuti.

Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia 
un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.

La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria 
del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua 
utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di 
"quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.

Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve 
veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle 
informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa 
quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante 
l'intervista.

Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app 
che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non 
essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur 
approssimative), che consentano in questo percorso assistito di 
intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il 
"contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era 
chiuso/aperto, e faceva Y).

Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia 
epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi 
decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso 
di avviare la procedura di gestione.

In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a 
poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o 
"Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista 
di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento 
di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.

Mi sono sbagliato? Spero di si.


Fabio

[1] Il Close Contact è definito qui 
https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-health-management-contact-novel-coronavirus-cases-EU.pdf 



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