[nexa] Libertà di panorama e PD vs. codice Urbani, Cassazione nel 2013

Federico Leva (Nemo) nemowiki at gmail.com
Thu Feb 19 10:14:30 CET 2015


Salve a tutti, in Wikimedia stiamo cercando un po' di materiale per 
dimostrare al parlamento europeo certe distorsioni italiane ben note:
* 
https://meta.wikimedia.org/wiki/Italian_cultural_heritage_on_the_Wikimedia_projects
* https://meta.wikimedia.org/wiki/EU_policy/Position_Paper_on_EU_Copyright
La classica risposta pilatesca del legislatore è che le leggi sono 
perfette e siamo noi che ci facciamo male da soli leggendole nel modo 
sbagliato. Argomento assurdo, ma poterlo confutare definitivamente non 
sarebbe male.

Inoltro il risultato di una piccola ricerchina che ho mandato nella 
lista dei soci Wikimedia Italia: suggerimenti? (Per piacere tenemi in 
cc.) Posso inoltrare il testo intero degli atti in privato

Federico

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In leggiditalia.it*, trovo 1226 atti relativi al codice Urbani, ma
manco uno sugli articoli 106 e 107 (la ricerca non funziona bene, o non 
la so usare). Cercando parole chiave come "foto",
"fotografia", "fotografica" e "riproduzione" su tutti gli articoli, la
cosa piú vicina (!) è la seguente (che parrebbe vagamente positiva per noi).

Se capisco bene, si appiglia al "fatte salve le disposizioni in materia 
di diritto d'autore" per dire che non c'è violazione del codice Urbani 
perché non c'è contraffazione perché non c'è riproduzione perché c'è 
creatività. «Parimenti è possibile che un opera riprenda un particolare 
non significativo, secondario e minore di altra opera per trasformarlo 
ed inserirlo in un contesto del tutto diverso senza che in tal caso 
possa ritenersi sussistente alcuna contraffazione proprio perchè la 
diversità con cui l'idea viene espressa attribuisce la titolarità della 
creazione ad un diverso soggetto.»

Portando agli estremi questa sentenza, si potrebbe concludere che 
ovunque ci sia diritto d'autore non c'è codice Urbani, per cosí dire. Bah.

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Cass. civ. Sez. VI - 1 Ordinanza, 23-04-2013, n. 9757 (rv. 626365)
Min. Beni Attività Culturali c. Stoneage S.r.l.

PATRIMONIO CULTURALE
Beni di interesse storico, artistico e ambientale
in genere

ANTICHITÀ E BELLE ARTI - Cose di interesse artistico e storico -
Riproduzioni - Riproduzione di un teschio facente parte del demanio
archeologico dello stato - Concessione onerosa ex art. 115 t.u. beni
culturali ed ambientali - Soggezione - Esclusione - Condizioni - Fondamento

Non è soggetta a concessione onerosa ai sensi dell'art. 115 del testo
unico dei beni culturali ed ambientali la riproduzione di un teschio
facente parte del demanio archeologico dello Stato inserito in una
roccia calcarea e di cui risulti visibile solo una parte, ove non
realizzata tramite un calco, ma in realtà basata su una serie di
rilevamenti ed ipotesi ricostruttive di quella che avrebbe potuto essere
l'intera struttura cranica, in considerazione del carattere creativo
dell'opera. (Dichiara inammissibile, App. Trieste, 24/03/2010)

FONTI
CED Cassazione, 2013

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Su 472 atti di TAR o consiglio di stato, stessa storia, tranne che
c'è una cinquantina di atti che citano "documentazione fotografica"
e/o "foto allegate" e simili, che andrebbero spulciate individualmente
per escludere che le foto siano meri allegati piuttosto che l'oggetto
del contendere. Vagamente rilevante è la causa persa dal Codacons contro
MIBAC e Tod's sul Colosseo (Cons. Stato Sez. VI, Sent., 31-07-2013, n. 
4034).

Comunque, io mi offro volentieri come cavia per fare giurisprudenza; il 
problema è che bisogna avere una cavia in apparente situazione di 
svantaggio che però possa poi vincere. Per dire, inutile sperare che il 
MIBAC faccia causa a un disabile, sarebbe troppo facile. Non a caso qui 
sopra si parla di una Srl.

Nemo

(*) Accesso graziosamente pagato dal vasto bilancio UNIMI.

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Testo intero:

PATRIMONIO CULTURALE - DIRITTI D'AUTORE
Cass. civ. Sez. VI - 1, Ord., 23-04-2013, n. 9757

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 1
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PLENTEDA Donato - Presidente Dott. BERNABAI Renato - Consigliere 
Dott. RAGONESI Vittorio - rel. Consigliere Dott. CULTRERA Maria Rosaria 
- Consigliere Dott. DIDONE Antonio - Consigliere ha pronunciato la seguente:
ordinanza
sul ricorso 13142/2011 proposto da:
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI, in persona del Ministro 
pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO 
STATO, che lo rappresenta e
difende ope legis;
- ricorrente contro
MOVET SRL, in persona del legale rappresentante, che ha incorporato per 
fusione la società STONEAGE SRL in
liquidazione, in persona dell'amministratore unico, elettivamente 
domiciliata in ROMA, VIA VIGLIENA 10, presso lo
studio dell'avvocato SPAFFORD SUSANNA, che la rappresenta e difende 
unitamente all'avvocato PASQUINELLI
MASSIMO giusta procura alle liti a margine del controricorso;
- controricorrente avverso la sentenza n. 112/2010 della CORTE D'APPELLO 
di TRIESTE del 2/03/2010, depositata il 24/03/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 
13/12/2012 dal Consigliere Relatore Dott.
VITTORIO RAGONESI;
udito l'Avvocato Spaddof Susanna difensore della controricorrente che si 
riporta al controricorso;
è presente il P.G. in persona del Dott. CARMELO SGROI che conferma la 
relazione.
PATRIMONIO CULTURALE

Beni di interesse storico, artistico e ambientale

in genere
DIRITTI D'AUTORE

Diritti d'autore, in genere

Fatto - Diritto

P.Q.M.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PLENTEDA Donato - Presidente Dott. BERNABAI Renato - Consigliere 
Dott. RAGONESI Vittorio - rel. Consigliere Dott. CULTRERA Maria Rosaria 
- Consigliere Dott. DIDONE Antonio - Consigliere ha pronunciato la seguente:
ordinanza
sul ricorso 13142/2011 proposto da:
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI, in persona del Ministro 
pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO 
STATO, che lo rappresenta e
difende ope legis;
- ricorrente contro
MOVET SRL, in persona del legale rappresentante, che ha incorporato per 
fusione la società STONEAGE SRL in
liquidazione, in persona dell'amministratore unico, elettivamente 
domiciliata in ROMA, VIA VIGLIENA 10, presso lo
studio dell'avvocato SPAFFORD SUSANNA, che la rappresenta e difende 
unitamente all'avvocato PASQUINELLI
MASSIMO giusta procura alle liti a margine del controricorso;
- controricorrente avverso la sentenza n. 112/2010 della CORTE D'APPELLO 
di TRIESTE del 2/03/2010, depositata il 24/03/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 
13/12/2012 dal Consigliere Relatore Dott.
VITTORIO RAGONESI;
udito l'Avvocato Spaddof Susanna difensore della controricorrente che si 
riporta al controricorso;
è presente il P.G. in persona del Dott. CARMELO SGROI che conferma la 
relazione.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione
La Corte rilevato che sul ricorso n. 13142/11 proposto dal Ministero 
Beni e Attività Culturali nei confronti della
Stoneage srl il consigliere relatore ha depositato la relazione che segue.

il relatore Cons. Ragonesi, letti gli atti depositati, osserva in fatto 
ed in diritto.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali convenne in giudizio 
davanti al Tribunale di Trieste la società Stoneage
esponendo che essa aveva messo in vendita riproduzioni di beni del 
demanio archeologico dello Stato costituito dal
giacimento paleoantropologico della (OMISSIS).
Poichè l'art. 115 del Testo Unico dei beni Culturali ed Ambientali 
prevede che la riproduzione sia soggetta a
concessione onerosa, nella specie mancante, la convenuta andava 
condannata a cessare la commercializzazione e
a risarcire i danni.
Si costituì la Stoneage, sostenendo la liceità del proprio 
comportamento, poichè il suo legale rappresentante, esperto
di fama internazionale, aveva tratto il prodotto in oggetto dalle 
rilevazioni tecniche e grafiche, frutto di una perizia
eseguita per conto dei proprietari del terreno sul quale insisteva il 
sito archeologico per cui lo stesso non era una
riproduzione fedele o un calco dell'originale per il motivo che il 
cranio da cui era stato tratto il modello era saldamente
inserito nel calcare della grotta.
Istruita la causa con sole produzioni documentali, il Tribunale di 
Trieste respinse la domanda attorea, con
compensazione delle spese di lite.
Interpose appello il Ministero, lamentando l'erronea interpretazione, da 
parte del giudice, del D.Lgs. n. 42 del 2004,
artt. 107 e 108, poichè "la riproduzione è una forma d'uso di cui non è 
predeterminata la modalità", per cui dovrebbe
intendersi vietata anche quella che ricalchi fedelmente la parte 
visibile, integrandola con una parte mancante o
occulta, come nel caso in esame.
Non sarebbero quindi soggetti a concessione solamente il calco o la 
riproduzione meccanica del bene, anche perchè
il calco è normalmente vietato, ma anche ogni diversa forma di riproduzione.
Si costituì l'appellato, chiedendo il rigetto dell'impugnazione.
La Corte d'appello di Trieste, con sentenza 112/10 rigettò l'appello.
Avverso detta decisione ricorre per cassazione il Ministero sulla base 
di due motivi cui resiste con controricorso la
Stoneage srl.
Con i predetti due motivi di ricorso il Ministero 
contesta,rispettivamente sotto il profilo della violazione del D.Lgs. n.
490 del 1999, art. 115 come sostituito dal D.Lgs. n. 42 del 2004, artt. 
107 e 108 e del vizio motivazionale, la sentenza
impugnata laddove ha ritenuto che l'opus confezionato dalla società 
resistente non costituisse riproduzione del cranio
immerso nel calcare della (OMISSIS) in quanto costituente una struttura 
del tutto a sè stante rispetto all'originale.
I motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto tra loro 
connessi.
La Corte d'appello ha rilevato che il cranio di cui si discute è 
saldamente inserito nella roccia calcarea e lo stesso non
è pertanto estrapolabile da tale contesto.
Tale affermazione lascia implicitamente intendere che solo una parte del 
cranio risulta visibile. Tale circostanza è del
resto incontroversa in causa e,secondo quanto dedotto nel controricorso, 
di detto cranio risulta visibile la parte
frontale, anch'essa peraltro in alcuni punti ricoperti da calcare, 
mentre non è in alcun modo visibile la calotta cranica.
In tale contesto la Corte d'appello ha osservato che,non esistendo 
l'opus confezionato dalla ricorrente in natura, lo
stesso non costituiva riproduzione del cranio di (OMISSIS) e non 
necessitava quindi della preventiva autorizzazione
ministeriale.
Tale motivazione è sostanzialmente corretta anche se necessita di alcune 
integrazioni e precisazioni ai sensi dell'art.
384 c.p.c..
Va anzitutto ricordato che il D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 107 
testualmente recita:
"1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali 
possono consentire la riproduzione nonchè l'uso strumentale
e precario dei beni culturali che abbiano in consegna, fatte salve le 
disposizioni di cui al comma 2 e quelle in materia
di diritto d'autore.
2. E' di regola vietata la riproduzione di beni culturali che consista 
nel trarre calchi dagli originali di sculture e di opere
a rilievo in genere, di qualunque materiale tali beni siano fatti. Sono 
ordinariamente consentiti, previa autorizzazione
del soprintendente, i calchi da copie degli originali già esistenti. Le 
modalità per la realizzazione dei calchi sono
disciplinate con decreto ministeriale".
La norma in questione non fornisce alcuna indicazione su cosa debba 
intendersi per riproduzione, indicando
solamente, al comma 2, che non è possibile in ogni caso la riproduzione 
a mezzo calchi. Precisa in ogni caso che


sono fatte salve le disposizioni in materia di diritto d'autore.
Tale ultimo richiamo alla normativa citata risulta particolarmente 
rilevante nel caso di specie.
In base ad esso è infatti possibile fare riferimento alla norma in 
materia di diritto d'autore che fornisce il concetto di
riproduzione.
L'art. 13, R.D. n. 641 del 1941 recita a tale proposito testualmente:
"Il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto la moltiplicazione in 
copie diretta o indiretta, temporanea o
permanente, in tutto o in parte dell'opera, in qualunque modo o forma, 
come la copiatura a mano, al stampa, la
litografia, l'incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia 
ed ogni altro procedimento di riproduzione..".
Nel caso di specie, dunque,in linea astratta la riproduzione sia pure 
non esatta e perfetta di un reperto paleontologico
costituito da un teschio potrebbe certamente costituire riproduzione ai 
sensi del predetto art. 13 legge sul diritto
d'autore così come del D.Lgs. 42 del 2004, art. 107.
Ciò che entra in gioco nel caso di specie è però la circostanza che del 
cranio per cui è causa è visibile ed osservabile
solo una parte limitata del lato frontale restando il resto celato dalla 
roccia in cui è incastonato.
Ciò comporta che l'opera creata dalla persona incaricata dalla società 
resistente è in realtà una ipotetica
ricostruzione, basata su una serie di rilevamenti scientifici e di 
ipotesi ricostruttive, di quella che potrebbe essere
l'intera struttura cranica.
Tale attività coinvolge un autonoma attività creativa da parte del 
soggetto che ha confezionato l'opera, che,secondo
l'implicita valutazione della Corte d'appello, ha portato alla creazione 
di un opera del tutto distinta e diversa rispetto al
semplice aspetto del cranio rinvenuto nella grotta di (OMISSIS), opera 
che,come tale non da luogo a riproduzione
illecita, ma costituisce anzi opera nuova che, come tale, oggetto di 
protezione autonoma ai sensi del diritto d'autore.
Tale decisione risulta conforme all'orientamento più volte espresso da 
questa Corte secondo cui il concetto giuridico
di creatività, cui fa riferimento la norma L. n. 633 del 1941, ex art. 
1, non coincide con quello di creazione, originalità e
novità assoluta, riferendosi, per converso, alla personale e individuale 
espressione di un'oggettività appartenente alle
categorie elencate, in via esemplificativa, nell'art. 1 della Legge 
citata, di modo che un'opera dell'ingegno riceve
protezione a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, 
seppur minimo, suscettibile di manifestazione
nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non può essere 
esclusa soltanto perchè l'opera consiste in
idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di 
persone aventi esperienza nella materia. (Cass.
5089/04).
Va osservato a tale proposito che la creatività, nell'ambito di tali 
opere dell'ingegno, non è costituita dall'idea in sè, ma
dalla forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività, di 
modo che la stessa idea può essere alla base di
diverse opere che sono o possono essere diverse per la creatività 
soggettiva che ciascuno degli autori spende, e che
in quanto tale rileva per l'ottenimento della protezione. In altri 
termini, a titolo di esempio, è ben possibile che opere
pittoriche ritraggano lo stesso soggetto, ma le diverse modalità con cui 
questo viene ritratto rendono ciascuna opera
frutto della creatività individuale di ciascun artista per cui ognuna è 
suscettibile di autonoma protezione.
Analogamente, è possibile che un opera si ispiri alla trama od al 
contenuto di altra opera, ma la diversa espressione
con cui questa viene rappresentata fa escludere la contraffazione della 
prima. Parimenti è possibile che un opera
riprenda un particolare non significativo, secondario e minore di altra 
opera per trasformarlo ed inserirlo in un
contesto del tutto diverso senza che in tal caso possa ritenersi 
sussistente alcuna contraffazione proprio perchè la
diversità con cui l'idea viene espressa attribuisce la titolarità della 
creazione ad un diverso soggetto.
E' esattamente quanto avvenuto nel caso di specie in cui in presenza di 
una parziale visibilità della parte frontale del
cranio per cui è causa, il soggetto che ha virtualmente ricostruito 
l'intero cranio ha svolto una autonoma attività
creatrice di carattere intellettuale,in parte basata su valutazioni 
scientifiche di carattere antropometrico ed in parte
basata su una ricostruzione ipotetica dell'intera struttura cranica.
Appare quindi corretta la decisione del giudice di seconde cure che ha 
escluso la sussistenza della violazione del
D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 107.
Il ricorso può pertanto essere trattato in camera di consiglio 
ricorrendo i requisiti di cui all'art. 375 c.p.c..
PQM. Rimette il processo al Presidente della sezione per la trattazione 
in Camera di Consiglio.
Roma, 28.8.12.
Il Cons. rel.
Considerato:

che, a prescindere dalle osservazioni contenute nella relazione, 
l'elemento decisivo è costituito dal fatto che la Corte
d'appello di Trieste ha effettuato una valutazione di merito in base 
alla quale ha accertato che il cranio ricostruito dalla
resistente costituisce una struttura a sè stante rispetto a quello 
incorporato nella roccia calcarea di Altamura e che
quindi non può considerarsi riproduzione di quest'ultimo, con esclusione 
quindi della violazione del D.Lgs. n. 42 del
2004, art. 107 che tale valutazione di merito, logicamente argomentata, 
non appare suscettibile di sindacato in questa
sede di legittimità onde il ricorso va dichiarato inammissibile;
che la peculiarità e novità della questione consente la compensazione 
delle spese di giudizio.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese di giudizio.
Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2012.
Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2013

R.D. 22/04/1941 n. 633, art. 13
D.Lgs. 29/10/1999 n. 490, art. 11
D.Lgs. 22/01/2004 n. 42, art. 107
D.Lgs. 22/01/2004 n. 42, art. 108


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