Condivido con voi il resoconto di questo incontro a cui sono stato invitato anch'io.

Aggiungo che durante l'incontro è stato ricordato come anche l'ultima enciclica, "Magnifica Humanitas", parli di guerra, in particolare nella sezione intitolata: "La normalizzazione della guerra". In proposito hanno invitato a leggere con attenzione la nota 182:
[182] Cfr Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 258: AAS 112 (2020), 1061: «Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una “giustificazione”. Il  Catechismo della Chiesa Cattolica parla della possibilità di una legittima difesa mediante la forza militare, con il presupposto di dimostrare che vi siano alcune “rigorose condizioni di legittimità morale”. Tuttavia si cade facilmente in un’interpretazione troppo larga di questo possibile diritto. Così si vogliono giustificare indebitamente anche attacchi “preventivi” o azioni belliche che difficilmente non trascinano “mali e disordini più gravi del male da eliminare”»; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2309.
Condivido tutto questo non perché sia religioso, o perché dia per scontato che lo siate voi, ma perché sono assolutamente convinto che per contrastare i pericoli di guerra e il militarismo sia necessario promuovere la convergenza di tutte le forze che lottano per la pace. 

Un caro saluto,

Juan Carlos

”Signore, disarmali. E disarmaci”

https://www.paxchristi.it/?p=31945

(una sintesi ragionata di un incontro svoltosi a Torino lo scorso18 giugno con don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della C.E.I.)

« Ho apprezzato il messaggio scritto dall’arcivescovo di Torino in occasione del Primo Maggio 2026 che ha avuto il merito di far aprire gli occhi a molti, dentro e fuori la Chiesa: “ Credo che non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l’altra”, ha scritto, “ non possiamo disgiungere pace e lavoro. Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio? Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?”. Ma soprattutto ho apprezzato, e molto, la parte finale di quello stesso messaggio in cui il cardinale Roberto Repole si è detto disponibile al dialogo con chi le armi le fabbrica: “ La Chiesa locale, con la sua Pastorale del Lavoro” ha assicurato, “è pronta a offrirsi come luogo di incontro,confronto e approfondimento”. Ecco: il rischio di certo pacifismo è “creare” un nemico, arrivando a “dichiarare guerra” a chi le guerre le alimenta rifornendo gli arsenali. Invece, no. Dobbiamo vigilare sui nostri atteggiamenti».

Don Bruno Bignami, a Torino in occasione dei lavori della Consulta nazionale di pastorale sociale e del lavoro, la sera del 18 giugno, al Sermig, ha accettato di incontrare alcuni esponenti del mondo ecclesiale e di quello accademico per ragionare insieme su pace, guerra, disarmo, obiezione di coscienza, riconversionedell’industria bellica.

Nei pensieri e nelle parole del direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana (Cei) s’è intuita, in filigrana, la preghiera lasciataci in eredità dalla tragedia dei sette monaci trappisti di Tibhirine, rapiti e uccisi in Algeria dal Gruppo islamico armato (Gia) nella primavera 1996: “ Signore, disarmali. E disarmaci”.

I cristiani che vogliono impegnarsi nel cantiere della pace, è stato detto, devono saper intrecciare preghiera, studio approfondito di una realtà in rapida evoluzione, mobilitazione a favore delle azioni e delle norme che obbligano il settore a una trasparenza non sempre gradita (come, ad esempio la legge 185 del 1990 che regola l’import e l’export del “made in Italy” bellico). Il tutto camminando fianco a fianco con donne e uomini di buona di buona volontà appartenenti ad altre confessioni cristiane o ad altre religioni, ovvero ad altre culture.

Durante l’incontro sono intervenuti Gaetano Quadrelli (Ufficio regionale pastorale sociale e del lavoro), Andrea Ciattaglia (La Voce e il Tempo), Juan Carlos De Martin (Politecnico), Enzo Ferrara (Centro studi Sereno Regis), Alessandro Svaluto Ferro (Area Carità e azione sociale della diocesi di Torino), Alberto Chiara (Consulta diocesana delle aggregazioni laicali).

È stato ricordato il significativo percorso fatto negli ultimi mesi, a partire dal Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, approvato il 25 ottobre 2025 (“ Lievito di pace e di speranza”, in particolar modo la parte “ Abitare la società e il suo cambiamento” e il numero 24 tutto dedicato alla pace e alla nonviolenza) per arrivare alla Nota “ Educare a una pace disarmata e disarmante” approvata dall’81ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il 19 novembre 2025, ad Assisi, e a “ Percorsi di pace”, i sussidi di animazione pastorale resi pubblici nel giugno 2026, nati in continuità con la Nota Cei “ Educare a una pace disarmata e disarmante” con l’obiettivo di offrire strumenti pratici, flessibili e immediatamente utilizzabili nei diversi contesti educativi. Stando agli ultimi dati attendibili (Fondazione Luigi Einaudi, giugno 2025) l’industria italiana per la difesa conta 50.000 occupati diretti che salgono a 159.000 considerando l’indotto e genera un valore di circa 16 miliardi di euro. Il no alle armi dei credenti, è stato ribadito, non postula né legittima alcun massimalismo. Ma non prevede neppure silenzi complici. Franchezza evangelica, insomma, consci – come ha ricordato papa Leone XIV in Camerun, a Yaoundé, il 15 aprile 2026 – che « la pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale,che ripudi ogni forma di violenza».

La necessaria parresìa deve sempre accompagnarsi al dialogo e al rispetto. Don Bruno Bignami ha citato l’esperienza positiva del numero 90 (aprile 2025) di Forbes Italia con lo speciale allegato intitolato Imprese di Pace. L’iniziativa, nata dallacollaborazione tra Fondazione Kon e Rondine Cittadella della Pace, ha raccontato le storie di 32 aziende italiane impegnate a promuovere il dialogo e la risoluzione nonviolenta dei conflitti. Non è tutto. Sempre don Bignami ha ricordato il dibattito avvenuto il 5 giugno 2026, a Rondine Cittadella della pace, comune di Arezzo, dal titolo ” L’inquietudine della sicurezza: tra disarmo, difesa e deterrenza” in cui si sono confrontati tra gli altri Antonio De Lellis, coordinatore nazionale di Pax Christi, e Francesco Macrì, presidente di Leonardo.

L’appuntamento di fine anno, a Cuneo, città che il 31 dicembre 2026 ospiterà la 59ª Marcia nazionale per la Pace, sta mobilitando gruppi, movimenti, associazioni,parrocchie, scuole, circoli e centri culturali. Si tratta di un percorso, è stato l’auspicio conclusivo di tutti, che può ravvivare idee e progetti già attivi, attivandone di nuovi.

Intanto prosegue l’impegno concreto in appoggio della campagna ” Un’altra difesa è possibile”, promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Cnesc e Sbilanciamoci!, che chiede l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta, collocato presso la Presidenza del Consiglio, in grado di coordinare Corpi civili di pace, Servizio civile universale, Protezione civile e un Istituto nazionale di ricerca per la pace e il disarmo. Il Dipartimento sarebbe finanziato anche attraverso il 6 permille dell’Irpef. Si stanno raccogliendo (entro il 15 settembre!) le firme necessarie (50 mila in tutto) pertrasformare queste idee in realtà attraverso un’apposita proposta di legge di iniziativa popolare (al riguardo si veda il sito difesacivilenonviolenta.org).