Dimenticavo di dire cha la cloud GARR ha un’architettura federata, che quindi prevede la possibilità di costruire regioni multiple, da parte di ciascun ente partecipante, ma integrate in una visione unica, anche se con la possibilità per ciascuno di decidere quali parti di risorse tenere per sè e quali condividere. Non è stato banale adeguare OpenStack e Kubernetes a questo scopo, in quanto sono predisposte per un uso all’interno di una singola organizzazione. A settembre esistevano 3 regioni gestite da GARR (PA, CT, BA), una al Poli Torino e una a Uni PD. — Beppe
On 19 Mar 2020, at 16:58, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>> To: Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it <mailto:attardi@di.unipi.it>> Cc: nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Subject: Re: [nexa] (no subject) Message-ID: <CAHL7psHMoaq11Ng+Dbu04uty8ihYFbT12O7HzTAeQY7G1HgvzQ@mail.gmail.com <mailto:CAHL7psHMoaq11Ng+Dbu04uty8ihYFbT12O7HzTAeQY7G1HgvzQ@mail.gmail.com>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
On 19/03/2020, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it <mailto:attardi@di.unipi.it>> wrote:
Mi sono impegnato per 4,5 anni in questa direzione, come coordinatore della divisione cloud del GARR. Abbiamo creato una cloud per la ricerca italiana (http://cloud.garr.it <http://cloud.garr.it/> <http://cloud.garr.it/ <http://cloud.garr.it/>>), interamente basata su strumenti OpenSource: OpenStack e Kubernetes. [...]
Molto interessante... complimenti. Detieni certamente un know-how preziosissimo.
Si potrebbe fare molto se avessimo investito in infrastrutture pubbliche e in particolare cloud.
Il problema dei cloud è che sono comunque centralizzati.
Secondo me, dovremmo pensare a distribuire geograficamente infrastrutture e competenze. Una infrastruttura distribuita richiede competenze distribuite, ovvero un investimento culturale di cui beneficerebbe l'intera popolazione, al di là dei servizi che questa infrastruttura potrebbe fornire.
Ma i miei sforzi sono caduti nel vuoto, perché a nessuno sembrava interessare una piattaforma di servizi cloud nostra, aperta e dedicata a università e ricerca. Le università hanno preferito rivolgersi a Google e Microsoft, lavandosene le mani.
Io non capisco come questa miopia, questa incompetenza profonda, possa radicarsi in istituzioni così importanti.
Non si tratta nemmeno di mancanza di fondi, giacché queste piattaforme costano. E, oltre ai soldi, vengono pagate con i dati che gli si mette a disposizione.
Non voglio qui stare a discutere i motivi di queste scelte.
Mi dispiace. A me invece piacerebbe vedere una bella discussione pubblica, aperta su queste scelte.
Ma sembra impossibile. Chi prende queste decisioni si sottrae. Qualche tempo fa provai ad obbiettare ad un Professore del Politecnico di Milano che vantava come questo avesse tirato su l'infrastruttura per la didattica online in una settimana, che pagare a Microsoft per abilitare Teams non è proprio un grande successo per un POLITECNICO.
"Abbiamo già Office365" era per lui una risposta più che sufficiente. A me che dati degli studenti del Politecnico vengano forniti a Microsoft, non sembra affatto scontato.
Ora che tutti si sono abituati a Google Suite o Microsoft Team, è impossible tornare indietro.
Su questo non sono d'accordo.
Si può guarire dalla tossicodipendenza. Anche se spesso bisogna essere costretti a farlo.
Di certo però bisogna smettere di chiedere consiglio ai pusher!
Giacomo
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Giuseppe Attardi