AIUCD 2021: La lotta informatica per la Democrazia, cibernetica
buongiorno a tutti, sono uno dei soci fondatori di AIUCD e sono molto contento di incontrare qui un relatore al convegno dell'associazione. mi incuriosisce la chiave di lettura degli informatici come "prima classe di proletari a detenere il pieno controllo dei mezzi di produzione, saldamente ancorati sul collo". maurizio Il 24/12/20 12:00, Giacomo Tesio ha scritto:
per chi fosse interessato, ho pubblicato l'abstract del talk che ho proposto all'AIUCD 2021 e su cui discuteremo online il 20 gennaio (non ho ancora idea dell'orario e la schedulazione è provvisoria) [La lotta informatica per la Democrazia, cibernetica.]
Mi permetto di segnalarvelo perché credo possa essere utile per interpretare meglio alcuni temi che trattiamo in questa lista.
Ho tentato di ripercorrere rapidamente la storia dell'informatica, chiarendo concetti fondamentali come informazione, dato, algoritmo, programma, sicurezza, informatica... in modo semplice ma rigoroso.
Al termine di questa analisi storica analizzo anche il presente, caratterizzato da una strenua lotta di classe fra il Capitale globale ed una nuova classe sociale, gli informatici, che costituisce un unicum nella storia dell'umanità: la prima classe di proletari a detenere il pieno controllo dei mezzi di produzione, saldamente ancorati sul collo.
http://www.tesio.it/documents/2021_AIUCD_La_lotta_informatica.pdf
Purtroppo non sono riuscito, per ragioni di spazio, a trattare anche la programmazione statistica (aka "Artificial Intelligence") ma sarei felice di riflettere con voi sui temi affrontati, sia su questa lista sia, se vi facesse piacere, durante la conferenza.
------------------------------------------------------------------------ apriti cielo sulla frontiera sulla rotta nera una vita intera mannarino, apriti cielo ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana - 347 7370925 ------------------------------------------------------------------------ but just one question still remains to which we must respond two roads lead from where we are, which side are you on? arlo guthrie, which side ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana - 347 7370925
On 25/12/20 19:11, maurizio lana wrote:
buongiorno a tutti, sono uno dei soci fondatori di AIUCD e sono molto contento di incontrare qui un relatore al convegno dell'associazione. mi incuriosisce la chiave di lettura degli informatici come "prima classe di proletari a detenere il pieno controllo dei mezzi di produzione, saldamente ancorati sul collo".
Anche a me. Alcune risposte si trovano nell'ottimo articolo di Giacomo: http://www.tesio.it/documents/2021_AIUCD_La_lotta_informatica.pdf Un'altra cosa che mi ha colpito moltissimo è quando Giacomo parla di "sistema operativo distribuito". Quali sono le tue idee in merito, Giacomo? D.
Ciao Davide, scusa il ritardo nella risposta. On December 26, 2020 9:11:39 AM UTC, D. Davide Lamanna wrote:
Un'altra cosa che mi ha colpito moltissimo è quando Giacomo parla di "sistema operativo distribuito". Quali sono le tue idee in merito, Giacomo?
C'è molto da dire: è una questione su cui lavoro da anni, seppur in modo discontinuo. Spero di non annoiare tutti... Detto in modo semplice, lo sviluppo di una società cibernetica dipende dall'infrastruttura di cui dispone, tanto quando lo sviluppo di un organismo vivente dipende dal suo DNA. Oggi utiliziamo sistemi operativi distribuiti piuttosto primitivi, come Chrome/Windows o Chrome/Linux. Questi sistemi sono evoluzioni sfilacciate del concetto di mainframe, anche quando stanno in tasca, occhi ed orecchie del grande fratello. La mia analisi è partita dall'osservare che i limiti dei sistemi operativi mainstream, come Windows, Linux, *BSD, focalizzati nella gestione di un singolo computer alla volta, è reso straordinariamente evidente dall'abuso delle tecnologie Web per la distribuzione di applicazioni. Questi sistemi erano troppo primitivi per realizzare complesse elaborazioni distribuite e si sono trovati così inadeguati da necessitare di una stampella, i browser, per supportare le crescenti esigenze cibernetiche della nostra società globale (pur politicamente divisa e frammentata). Così questa stampella è cresciuta a dismisura, raggiungendo e talvolta superando in complessità i sistemi operativi stessi. Ed ora, con WebAssembly (ma ancora prima con i Chromebook, ad esempio), questa stampella tenta l'attacco finale al sistema che lo ospita, come un parassita che dopo una lunga evoluzione possa finalmente affrancarsi dall'ospite di cui non ha più bisogno. Sia chiaro che non parliamo processi "naturali", ma di astute strategie politiche ed economiche realizzate attraverso l'informatica. Per esempio, l'uso di JavaScript per distribuire applicazioni serviva a ridurre il carico sui server, in modo che fossero gli utenti (e gli intermediari) a pagare l'energia necessaria alle aziende. Il fatto che ciò comportasse un enorme aumento dell'energia complessivamente necessaria per eseguire un'applicazione era irrilevante per queste aziende: ogni singola azienda spendeva meno e l'esternalità negativa risultava invisibile ad utenti e legislatori accecati dalla propria ignoranza informatica (e dalla propria supponenza economica). Così ci siamo ritrovati con sistemi operativi distribuiti ZOPPI, insicuri by design, Chrome/Windows o Chrome/Linux etc... E non è un caso che i più grandi cloud provider statunitensi siano "top contributor" nello sviluppo di questi sistemi, giacché hanno un enorme interesse politico ed economico nel guidarne la direzione. L'obiettivo era semplice: distribuire i costi dell'elaborazione, mantenendo pieno controllo di cosa viene elaborato dagli utenti. Questa stategia ha avuto grande successo anche a causa delle scarse alternative, poche, timide e piene di contraddizioni ed errori tecnici e strategici (ovviamente facili da individuare, in retrospettiva). Tuttavia non sarebbe difficile concepire (e con le risorse adatte, realizzare) sistemi operativi distribuiti alternativi, che semplicemente bypassino il Web ed i browser come sistema di distribuzione dell'elaborazione ed utilizzino protocolli alternativi, progettati per mettere l'utente in condizione di avere il pieno controllo sui dati e sulle elaborazioni che lo riguardano. 9front è un esempio interessante di sistema operativo distribuito che va in questa direzione, sebbene tutti i limiti del "worse is better" sono ben visibili nel protocollo 9P2000 e nel codice del kernel. Attenzione: su tratta della codebase migliore che abbia mai studiato! Ma è proprio la filosofia bottom-up che esprime a limitarne il potenziale: http://jehanne.io/2018/11/15/simplicity-awakes.html Personalmente ritengo si possa fare di meglio ripensando una architettura (ed un protocollo) simile, ma alla luce delle lezioni tecniche e politiche apprese grazie alla storia del Web. Usando cioé il filesystem come astrazione fondamentale per rappresentare elaborazione componibili ed un protocollo semplice per veicolarle attraverso la rete in modo sicuro. Immagina ad esempio di poter avviare dal tuo PC un programma in esecuzione sul server di un servizio metereologico, permettendogli di disegnare un'area del tuo schermo (o, a tua scelta, un file png senza che lui possa distinguere i due) stabilendo con precisione quali informazioni sul tuo sistema questo possa utilizzare. Potresti ad esempio fornire una localizzazione satellitare di tua scelta, per ottenere le previsioni in quella zona, senza che lui sappia dove ti trovi realmente o abbia modo di distinguere quelle coordinate, scritte su un file con un editor di testo, da quelle effettivamente fornite dal tuo navigatore. Mi dirai: ma sostituire il Web è ormai impossibile! Non lo è. Quanto meno, non come piattaforma applicativa. Ed infatti Google & friends ci stanno lavorando sodo, ma per sostituirla con una che rafforzi il loro potere, non con una capace di emancipare le persone che la useranno o supportare la sovranità democratica europea. D'altronde, se quanto affermo fosse accettabile quanto (ed in quanto) è tecnicamente evidente, non saremmo di fronte ad una egemonia culturale! Giacomo
Per esempio, l'uso di JavaScript per distribuire applicazioni serviva a ridurre il carico sui server, in modo che fossero gli utenti (e gli intermediari) a pagare l'energia necessaria alle aziende.
Il fatto che ciò comportasse un enorme aumento dell'energia complessivamente necessaria per eseguire un'applicazione era irrilevante per queste aziende: ogni singola azienda spendeva meno e l'esternalità negativa risultava invisibile ad utenti e legislatori accecati dalla propria ignoranza informatica (e dalla propria supponenza economica).
Ben detto Giacomo :) Il fatto è che noi siamo, come ha scritto Stefano in uno dei suoi libri, i "pionieri" e, almeno io, in eterno contrasto (lavorativo) non i "nativi" digitali. Osservando una pagina web i "nativi" ci vedono la grafica, l'impaginazione, il carattere (tipografico), i contatori social ... i contenuti passano in secondo piano, e si vede. Io, proprio perchè all'inizio dello sviluppo web i bytes "pesavano" guardo invece sotto il cofano. E così si scopre che il contenuto testuale, che una volta, assiema a qualche sporadica immagine, rappresentava quasi la totalità è ormai ridotto all'1% del "peso" di una pagina html. No, non sto esagerando, è proprio così. Prendiamo la home di un quotidiano (dato che siamo a Torino), ad esempio lastampa.it E' composta in questo modo (le dimensioni sono in bytes): Font (WOFF): 223244 Font (EOT): 246800 Font (SVG): 64225 Immagini (JPEG): 989951 Immagini (PNG): 213994 HTML (con JS e CSS inside): 289409 Altro (JavaScript, ecc.): 1220375 Totale: 3247998 Solo testo: 37348 37348 su 3247998, se non è l'1% poco ci manca. Antonio p.s. se volete provare altri siti, ieri ho scritto una piccola utility https://www.saela.eu/htm2txt/
On 27/12/20 16:51, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Davide, scusa il ritardo nella risposta.
Grazie Giacomo, gli ottimi spunti sui sistemi operativi distribuiti hanno attivato un po' di sinapsi. Ne scrivo di alcune, tra quelle sopravvissute ai bagordi di questi giorni. [...]> E non è un caso
che i più grandi cloud provider statunitensi siano "top contributor" nello sviluppo di questi sistemi
Neanche la mia domanda lo era. :-) [...]
Tuttavia non sarebbe difficile concepire (e con le risorse adatte, realizzare) sistemi operativi distribuiti alternativi, che semplicemente bypassino il Web ed i browser come sistema di distribuzione dell'elaborazione ed utilizzino protocolli alternativi, progettati per mettere l'utente in condizione di avere il pieno controllo sui dati e sulle elaborazioni che lo riguardano.
Il web non è essenziale. HTTP nemmeno ma è indubbiamente comodo. Capiamoci su cosa ci serve.
9front è un esempio interessante di sistema operativo distribuito
+1 Plan9, da cui ha forkato 9front, è stato una tappa fondamentale per i sistemi distribuiti e il Cloud Computing. Ad esempio il fork NIX ambiva a diventare il sistema operativo della cloud: http://lsub.org/ls/nix.html [...]
Usando cioé il filesystem come astrazione fondamentale per rappresentare elaborazione componibili ed un protocollo semplice per veicolarle attraverso la rete in modo sicuro.
+1 La tendenza è quella, se pensi ai container: filesystem namespace-ati. Già Plan9 aveva introdotto i namespace. I cgroups, che arrivarono qualche anno dopo, aprirono definitivamente la strada ai container come li conosciamo oggi. Nel 2003 migravamo i processi con OpenMosix per recuperare hardware (progetto di Ingegneria Senza Frontiere supportato da BugsLabs). I processi applicativi che ci interessavano, però, non potevano migrare senza il contesto. Ci arenammo. Non c'erano ancora i container (a meno di considerare le jails di FreeBSD o i Vserver di GNU/Linux, loro antenati). Ci buttammo su User Mode Linux prima e Xen poi (2006-2009). Ma le VM, oltre a non essere portabili, quantizzano (e dunque sprecano) risorse. Con i container, invece, trasporti processi complessi dove vuoi ed usi esattamente le risorse necessarie istante per istante, senza tenerne farme un tot a priori. VM e container sono due oggetti totalmente diversi e non alternativi, ma anzi complementari. Si usano insieme. Tanto che oggi esistono i Kata Containers, ossia container runtime su VM leggere. L'elemento del risparmio (uso efficiente delle risorse) è fondativo nel Cloud Computing, anche se oggi non gliene importa più niente a nessuno. Ma in questo luogo speciale, chiamato Nexa, sì. [...]
Immagina ad esempio di poter avviare dal tuo PC un programma in esecuzione sul server di un servizio metereologico, permettendogli di disegnare un'area del tuo schermo (o, a tua scelta, un file png senza che lui possa distinguere i due) stabilendo con precisione quali informazioni sul tuo sistema questo possa utilizzare. Potresti ad esempio fornire una localizzazione satellitare di tua scelta, per ottenere le previsioni in quella zona, senza che lui sappia dove ti trovi realmente o abbia modo di distinguere quelle coordinate, scritte su un file con un editor di testo, da quelle effettivamente fornite dal tuo navigatore.
Molto bello! Privacy by design applicato alla architetture per la computazione. Estramemente stimolante. Thx! [...] Saluti containerizzati, Davide
Ciao Maurizio, spero che tu e tutta la comunità Nexa abbiate trascorso un Natale sereno e colgo l'occasione per augurare buon onomastico ai tanti Stefano che frequentano questi lidi. On December 25, 2020 6:11:12 PM UTC, maurizio lana wrote:
sono molto contento di incontrare qui un relatore al convegno dell'associazione.
Su questa lista ne puoi trovare diversi e mooolto più autorevoli di me.
mi incuriosisce
Oh... bene! "Adoro i piani ben riusciti!" :-D
la chiave di lettura degli informatici come "prima classe di proletari a detenere il pieno controllo dei mezzi di produzione, saldamente ancorati sul collo".
In questa sintesi estrema della sintesi estrema costituita dall'abstract, ho usato il termine "proletario" come sinonimo di "salariato", un lavoratore dipendente che non gestisce liberamente il plusvalore economico che produce ed è perciò costretto a cedere continuativamente tale controllo a chi lo accumula come capitale. La scelta del termine era finalizzata a rendere rapidamente evidente la contraddizione che caratterizza la contemporaneità cibernetica e di cui parlo nell'abstract. L'emergere di una coscienza di classe informatica viene ostacolata da decenni: certamente ricorderai le parole di Robert Noyce, fra i fondatori di Intel, che alla fine del secolo scorso dichiarava "remaining non-union is an essential for survival for most of our companies. If we had the work rules that unionized companies have, we'd all go out of business. This is a very high priority for management here. We have to retain flexibility in operating our companies. The great hope for our nation is to avoid those deep, deep divisions between workers and management which can paralyze action." (vedi http://dbacon.igc.org/Unions/02ubust4.htm) Tuttavia si tratta di un processo storico che è possibile rallentare o (dis)orientare, ma non evitare, per almeno due ragioni: - abbiamo il pieno controllo dei mezzi fondamentali di produzione, le nostre menti, e non è possibile sottrarceli senza azzerarne l'utilità. - siamo noi a realizzare e controllare l'infrastruttura automatica attraverso cui l'umanità comunica e crea nuova conoscenza e plusvalore Costituiamo dunque una classe sociale che, realizzando la portata del proprio potenziale, può decidere COME cambiare il mondo. Ci si oppongono organizzazioni come i GAFAM, il Venture Capitalism, la retorica delle startup, le aziende che si appropriano delle nostre creazioni etc... e con il diffondersi di una coscienza di classe più propriamente informatica, il capitalismo globale (USA centrico) potenzierà certamente gli investimenti in divide et impera. Ma con il lento declino dell'impero americano, la loro egemonia culturale vacilla ed è possibile iniziare a concepire interpretazioni alternative a quelle che gli permettono di controllare il mondo, più attinenti alla realtà. E così possiamo accorgerci di controllare i mezzi di produzione. E ciò che produciamo, gestisce sempre più aspetti della vita umana. Seppure evidenti, le implicazioni sfuggono ancora a molti. "Software is eating the world", ripetono. Ma il software lo creiamo noi, non loro. ;-) Giacomo
Ma con il lento declino dell'impero americano, la loro egemonia culturale vacilla ed è possibile iniziare a concepire interpretazioni alternative a quelle che gli permettono di controllare il mondo, più attinenti alla realtà.
Da cosa noti questo declino? Beh, forse avrà preso qualche "sberla" dalla Cina. Forse l'amministrazione Trump si è fatta ancora più nemici (ma ora c'è Biden). A giudicare dalle maratone TV dedicate alle elezioni americane non mi sembra che, quanto meno l'interesse, verso l'oltreoceano stia scemando. L'egemonia americana si basa su tre pilastri. Egemonia militare, e non potrebbe essere altrimenti per uno Stato che spende ogni anno oltre 700 miliardi di dollari (più del doppio della spesa militare dell'intera Unione Europea). Egemonia tecnologica e su questo punto è inutile dilungarmi. Egemonia culturale: qui bisogna fare un distinguo, cos'è la cultura oggi? Non è sicuramente quella letteraria, non mi sembra ci sia in America un movimento di scrittori tale da imporsi fuori dai propri confini. L'egemonia è nella produzione cinematografica e televisiva. Grazie RAI, grazie Mediaset per propinarci in continuazione film e serie americane. Gli Stati Uniti non saranno più la potenza industriale e commerciale di una volta ma fin quando entreranno nelle nostre case tramite la televisione e il software (android/ios/windows su tutti) sarà dura liberarsene. Antonio
On December 27, 2020 11:55:55 AM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Da cosa noti questo declino?
L'evidenze maggiori sono state l'elezione di Trump e la guerra civile interna degli scorsi mesi ma i segni sono molti. Non dimentichiamo che dopo Trump rimane il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti più votato dopo Biden della storia. Illudersi che l'elezione di quest'ultimo risani la situazione, è miope, sebbene Trump non abbia avuto 20 anni per distruggere una nazione come Berlusconi. L'accesso ai sistemi del Pentagono con SolarWind è stata la ciliegina sulla torta. Attenzione, il declino è evidente, ma è anche lento. L'egemonia economica, politica, militare e culturale non verrà meno da sola. Ma seppure sia anche dovuta al cinema ed alla tecnologia, tale egemonia culturale è particolarmente radicata nella teoria/narrazione economica, i cui postulati non vengono mai messi in seria discussione da intellettuali e politici. Per quanto ridicole possano esserne le implicazioni. L'evidente declino apre squarci fra le pieghe dell'egemonia culturale statunitense, ma sono in pochi ad avere il coraggio di guardarci attraverso. Le implicazioni sono scomode. La favola della competizione vacilla. Vacillano le magnifiche sorti e progressive. Il ritorno alla realtà sarà doloroso e nessuno se ne vuol far carico. Giacomo
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Antonio Iacono -
D. Davide Lamanna -
Giacomo Tesio -
maurizio lana