Re: [nexa] Autonomous Vehicle Ethics: Beyond the Trolley > Problem (call for papers) (Giacomo Tesio)
On 11-11-2018 18:19, Carlo Blengino wrote:
Un'ultima osservazione per Maria Chiara: perchè usi il condizionale parlando dello "ius necessitatis"? Lo stato di necessità (art. 54 c.p.) esclude la punibilità, anche in caso di omicidio dell'innocente. L'alpinista che taglia la corda del fidato compagno condannandolo a morte certa per salvar se stesso, là dove non abbia dato causa alla situazione di necessità creatasi, non viene punito. Poi possiamo fare mille pregevoli considerazioni etiche e morali e fin anche teologiche, che leggo con piacere ma a cui però mi sottraggo non arrischiandomi a pattinare su di un ghiaccio per me assai sottile.
Parlavo dello ius necessitatis come viene letto nella "Metafisica dei costumi" di Kant (https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_mds/ch03s06.xhtml#iusnecessitatis), che era la questione da cui era partita, un po' di tempo fa, la discussione. Uno studente, infatti, mi aveva chiesto, a proposito di questo passo, come Kant avrebbe risolto il problema del carrello. Kant, *da giusnaturalista*, conveniva che in una situazione come quella dell'alpinista l'omicida dell'innocente non potesse essere punito, perché nessuna sanzione giuridica - neppure la pena capitale - sarebbe stata sufficientemente deterrente di fronte alla morte certa, ma sosteneva anche che l'impotenza coercitiva del diritto non faceva diventare (eticamente) *giusto* l'omicidio dell'innocente. Lo studente, dunque, mi aveva posto il problema del carrello, chiedendomi se Kant avrebbe ritenuto lecito costruire una macchina programmata per uccidere innocenti in situazioni di emergenza. La risposta a questa domanda è "sì" se si riconosce che lo ius necessitatis renda eticamente giusto (e meta-eticamente coerente) uccidere innocenti, e "no" se si pensa come Kant - vale a dire che l'impotenza della coercizione si converta in giustificazione etica. Sono peraltro anch'io convinta che le situazioni mors tua/vita mea non siano provocate solo e in primo luogo dalla macchine, ma dalla fallibilità umana, che diventa particolarmente intensa e mortifera quando non di individui si tratta, ma di *organizzazioni* umane, dotate di calcolatori o no. Molto prima che si discutesse di carrelli, infatti, i filosofi politici discutevano del problema della guerra giusta: organizzazioni umane con un certo grado di meccanicità - i soldati degli eserciti devono obbedire agli ordini e in molti luoghi e molti tempi non viene o veniva riconosciuto loro il diritto all'obiezione di coscienza - possono o no uccidere innocenti avendo delle ragioni morali per farlo? I giusnaturalisti che rispondevano di sì sostenevano in sostanza che è accettabile costruire un'organizzazione, o una serie di organizzazioni legittimate a uccidere per ragioni morali; quelli che rispondevano di no - lo stesso Kant, per esempio - scrivevano progetti filosofici per costruire una sfera internazionale nella quale fosse possibile risolvere le controversie fra stati senza ricorrere alla guerra. Si chiedevano, cioè, se fossero pensabili sistemi per evitare che cittadini e popoli si trovassero di fronte a dilemmi - predisposti da organizzazioni umane - del tipo mors tua /vita mea. E fra il pacifismo più radicale (che nega sempre lo ius ad bellum) e il più crudo realismo (le ragioni sono solo quelle della forza) , sono state elaborate, nei secoli, anche soluzioni intermedie: lo ius in bello è una di queste (ci sono situazioni in cui la guerra - cioè l'uso di organizzazioni meccaniche che uccidono - è inevitabile, ma almeno cerchiamo di farla in modo "civile" :-): https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s11.xhtml#iusinbello). Insomma, è da molto tempo che abbiamo a che fare con uomini-macchina e macchine umane, e con la questione della loro "etica"... A presto, MCP -- Maria Chiara Pievatolo Dipartimento di Scienze politiche Università di Pisa Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy) +39 050 2212479 http://btfp.sp.unipi.it https://twitter.com/btfp1 https://twitter.com/MCPievatolo https://people.unipi.it/mariachiara_pievatolo/
Errata corrige. On 11-11-2018 19:55, Maria Chiara Pievatolo wrote:
On 11-11-2018 18:19, Carlo Blengino wrote:
La risposta a questa domanda è "sì" se si riconosce che lo ius necessitatis renda eticamente giusto (e meta-eticamente coerente) uccidere innocenti, e "no" se si pensa come Kant - vale a dire che l'impotenza della coercizione si converta in giustificazione etica.
l'impotenza della coercizione NON si converta in giustificazione etica. Di nuovo, MCP -- Maria Chiara Pievatolo Dipartimento di Scienze politiche Università di Pisa Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy) +39 050 2212479 http://btfp.sp.unipi.it https://twitter.com/btfp1 https://twitter.com/MCPievatolo https://people.unipi.it/mariachiara_pievatolo/
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