https://keepandroidopen.org/it/ forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una segnalazione via pec da mandare ad AGCM ? ciao!, s. -- You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
https://keepandroidopen.org/it/
forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito? Sono serio.... Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no? D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1]. Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)? Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale). Un saluto, DV [1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali - https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi - alla voce "Documenti su IO", riporta alla domanda: [Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su IO?" la risposta: [A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio DeviceCheck).". Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi [proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]" -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Sempre con l'obiettivo di affrontare serenamente l'argomento di questo thread, proprio ieri riflettevo su un POST circolato su linkedin [1] dal quale emerge chiaramente uno sforzo non indifferente di una pluralità di Atenei nel promuovere esplicitamente azioni che --volenti o nolenti-- favoriscono una BigTech, arrivando esplicitamente ad invitare i propri studenti a prendervi parte. Qual'e', quindi, il problema? AGCM (o altre autority) che potrebbero fare di piu'... (ma non lo fanno), oppure un eccellente lavoro di lobby e di marketing da parte delle BigTech che ha prodotto un radicamento cosi' profondo all'interno di tutti i piani decisionali di tutte le istituzioni del nostro Paese, fino ad arrivare alle Universita', dove (inconsapevolmente?) si finisce per alimentare questa deriva? Un saluto, DV [1] https://www.linkedin.com/posts/giovanni-b-barone-9b4b8951_studenti-campani-a... Il 01/03/26 12:50 PM, Damiano Verzulli ha scritto:
Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
https://keepandroidopen.org/it/
forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito?
Sono serio....
Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no?
D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1].
Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)?
Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale).
Un saluto, DV
[1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali - https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi - alla voce "Documenti su IO", riporta alla domanda: [Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su IO?" la risposta: [A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio DeviceCheck).". Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi [proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]"
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
A livello europeo, l'FSFE ha già da tempo portato avanti attività di "strategic litigations" basate sul DMA. Qui alcune notizie recentissime: - "The FSFE had the most impactful intervention in the EU’s highest court” https://fsfe.org/news/2026/news-20260102-01.it.html - The FSFE defends interoperability from Apple at the EU’s highest court https://fsfe.org/news/2025/news-20251021-01.it.html PS: magari è una bella occasione per fare una donazione alla FSFE ;) On 01/03/26 13:10, Damiano Verzulli wrote:
This email failed anti-phishing checks when it was received by SimpleLogin, be careful with its content. More info on https://simplelogin.io/docs/getting-started/anti-phishing/ ------------------------------ Sempre con l'obiettivo di affrontare serenamente l'argomento di questo thread, proprio ieri riflettevo su un POST circolato su linkedin [1] dal quale emerge chiaramente uno sforzo non indifferente di una pluralità di Atenei nel promuovere esplicitamente azioni che --volenti o nolenti-- favoriscono una BigTech, arrivando esplicitamente ad invitare i propri studenti a prendervi parte.
Qual'e', quindi, il problema?
AGCM (o altre autority) che potrebbero fare di piu'... (ma non lo fanno), oppure un eccellente lavoro di lobby e di marketing da parte delle BigTech che ha prodotto un radicamento cosi' profondo all'interno di tutti i piani decisionali di tutte le istituzioni del nostro Paese, fino ad arrivare alle Universita', dove (inconsapevolmente?) si finisce per alimentare questa deriva?
Un saluto, DV
[1] https://www.linkedin.com/posts/giovanni-b-barone-9b4b8951_studenti-campani-a...
Il 01/03/26 12:50 PM, Damiano Verzulli ha scritto:
Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
https://keepandroidopen.org/it/
forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito?
Sono serio....
Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no?
D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1].
Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)?
Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale).
Un saluto, DV
[1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali - https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi - alla voce "Documenti su IO", riporta alla domanda: [Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su IO?" la risposta: [A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio DeviceCheck).". Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi [proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]"
-- Diventiamo ciò che contempliamo. Noi modelliamo i nostri strumenti, e in seguito sono i nostri strumenti a modellare noi. (John M. Culkin) Un Internet libero, diverso e rispettoso della privacy è lo strumento fondamentale per tutte le sfide che ci attendono. Inviato con l'email crittografata di [Proton Mail](https://pr.tn/ref/2P5MPTKZY2G0). --------------------------------------------------------------- We become what we behold. We shape our tools, and thereafter our tools shape us. (John M. Culkin) A free, diverse, and privacy-respecting Internet is the fundamental tool for all the challenges that await us. Sent with the encrypted email of [Proton Mail](https://pr.tn/ref/2P5MPTKZY2G0).
On 01/03/2026 12:50, Damiano Verzulli wrote:
... [1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali - https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti- minimi - alla voce "Documenti su IO", riporta alla domanda: [Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su IO?" la risposta: [A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio DeviceCheck).". Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi [proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]"
l'app di BPM è anche peggio: https://gitlab.com/andrea-trentini/mostlydroidless (note in fondo) -- Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica - Università degli Studi di Milano Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo - https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo - https://edizionithemis.it/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla-... Sistemi Embedded - https://www.ledizioni.it/prodotto/a-carraturo-a-trentini-sistemi-embedded-te... [se vedete un allegato OpenPGP_0x72C15962A7A91E3B.asc e non riuscite ad aprirlo NON preoccupatevi, è la mia firma digitale, alcuni programmi di posta elettronica (outlook, gmail, ...) non sanno gestirla]
Ritorno su questo tema. In effetti, mi pare che Google-Android stia solo prendendo atto del fatto che ad Apple è consentito di condizionare l’accesso al proprio sistema operativo iOS impedendo il c.d. side loading con un sistema di registrazione obbligatoria degli sviluppatori e imponendo il pagamento di una fee del 30% (forse ritoccato in tempi recenti) su quanto gli sviluppatori percepiscono dagli utilizzatori finali. Come noto, c’è stato contenzioso, innescato da Epic negli USA (e non solo). Nell’aprile del 2023 la Corte di Appello del nono circuito (California) [1] ha deciso che Apple non aveva una posizione dominante e quindi che il side loading non era vietato; ciò perché il mercato rilevante non era quello del sistema operativo iOS, visto che questo non è offerto né in vendita né in licenza, ma il mercato dei giochi on line. La stessa Corte ha però dichiarato illecita la clausola c.d. anti-steering, anche essa imposta come condizione per l’uso di iOS, che impedisce allo sviluppatore di dare notizia che la app è disponibile anche al di fuori dell’AppStore; ciò perché in contrasto con le norme californiane sulla concorrenza sleale. Sulla questione è intervenuta anche la Commissione UE sulla base del Digital Markets Act. Il comunicato del 25 aprile 2025 [2] mostra che l’organo europeo non ha neppur esaminato la possibilità che il divieto di side loading contrasti con l’antitrust europeo e con il DMA; si è solo occupata dell’anti-steering, ordinando ad Apple di eliminare la restrizione. Difficilmente la nostra autorità garante della concorrenza (AGCM), che pure è abbastanza attiva ed attenta (almeno a mio giudizio), prenderà iniziative che vadano al di là del divieto di clausole anti-steering, cui del resto già ha pensato l’Europa: se il side loading non suscita obiezioni da Bruxelles, Roma difficilmente si muoverà. Questa conclusione sicuramente lascia un senso di insoddisfazione, per le ragioni di cui ha detto Stefano Quintarelli rinviando a Keep Android Open<https://keepandroidopen.org/it/> (già Giacomo Tesio aveva manifestato il suo sconcerto con il post del 23 novembre in questa lista). La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori. Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare. Forse il punto è che le regole come l’antitrust e il DMA sono pensate sul presupposto che vi siano mercati in senso classico e sembrano inadatte di fronte ad un ecosistema e ad una Big Tech che lo amministra. Non mi pare però che ci siano ragioni per ammainare bandiera. Intanto, perché ci sono le class action (Alistair Gray sul FT del 3 marzo riferisce della class action che sta per partire in Gran Bretagna contro Sony che esige una fee del 30% su tutti i download dei videogiochi destinati alla Play Station 5); e perché riferisce sempre lo stesso giornalista che in ottobre 2025 il Competition Appeal Tribunal ha concluso che la fee del 30% imposta da Apple (quella di cui parliamo sopra, il profitto del divieto di side loading) costituisce abuso di posizione dominante (anche questa notizia dallo stesso articoletto; non ho ancor cercato la decisione e sarò grato a chi trovasse gli estremi). Vi è anche un procedimento di fronte alla Corte di Giustizia contro Alphabet che potrebbe avere implicazioni interessanti: per il momento abbiamo solo le Conclusioni dell’Avv. Generale del 19 giugno 2025 [3]. Forse ci sono spazi per riaprire la questione, magari più con class action che AGCM. Che ne pensate? [cid:image001.jpg@01DCABFC.06AAAFF0] __________________________________________ Prof. Avv. Marco Ricolfi C.so Galileo Ferraris, 43 - 10128 Torino T (+39) 011.554.54.11 F (+39) 011.518.45.87 E marco.ricolfi@weigmann.it<mailto:marco.ricolfi@weigmann.it> PEC marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it<mailto:marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it> www.weigmann.it<https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.weigmann.it%2F&e=6b170c62&h...> [cid:image002.jpg@01DCABFC.06AAAFF0] Member of The Parlex Group of European Lawyers EEIG with associated law firms in the main capitals of the European Union, U.S.A., Israel and Malaysia; web site: www.parlex.org<https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.parlex.org%2F&e=6b170c62&h=...> DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questa comunicazione sono riservate e destinate esclusivamente alla/e persona/e o all'ente/i destinatario. È vietato a soggetti diversi dai destinatari di questa comunicazione qualsiasi uso, copia o diffusione delle informazioni e dei dati in essa contenuti, sia ai sensi dell'art. 616 c.p. sia ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679. Se questa comunicazione Vi è pervenuta per errore, Vi preghiamo di informarci chiamando il numero (+39) 011.554.54.11, ovvero di rispondere a questa e-mail e successivamente, di cancellare dal Vostro sistema la e-mail ed ogni suo allegato. DISCLAIMER: The information contained in the e-mail is confidential and intended only for the attention of the named individual(s) or organisation(s) to whom it is addressed. If you are not the intended recipient be aware that any use, copying or distribution of the information contained herein is prohibited pursuant to Article 616 of the Italian Penal Code and (EU) Regulation 2016/679. If the communication has been sent to you in error, please notify us by telephone on (+39) 011.554.54.11, or reply to the e-mail. Please then delete the e-mail and any attachments from your system. Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> Per conto di Damiano Verzulli Inviato: domenica 1 marzo 2026 12:50 A: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: [nexa] keep android open Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito? Sono serio.... Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no? D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1]. Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)? Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale). Un saluto, DV [1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali - https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/J0omC160KPc3A5KtYtwSV9pzL?domain=ioapp.it> - alla voce "Documenti su IO", riporta alla domanda: [Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su IO?" la risposta: [A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio DeviceCheck).". Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi [proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]" -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it<mailto:damiano@verzulli.it> --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/jUKgC28yLQu12OAtMuXS5Z-pW?domain=ole.kenic.or.ke>
Buona sera Marco, grazie per la tua analisi. Ho però un obiezione: esiste un mercato "tradizionale" degli smartphone. In altri termini una differenza sostanziale fra Apple e Google è che la prima fabbrica (o meglio, fa fabbricare in Cina) l'hardware che vende con iOS preinstallato, mentre la seconda vincola contrattualmente i produttori di smartphone affinché limitino gli acquirenti di tale hardware. In tale mercato (dei sistemi operativi per smartphone), Google è un monopolista. È su tale monopolio che fonda il suo "ecosistema". Ora Google ha deciso di restringere ulteriormente la poca libertà degli utenti Android, per poterli spiare e manipolarr meglio. Se l'UE fa finta di niente, non è per una distinzione legale fra mercato ed ecosistema, ma per totale mancanza di sovranità. Giacomo 4 Mar 2026 17:26:45 Marco Ricolfi <marco.ricolfi@weigmann.it>:
*La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori.* *Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare.*
Grazie Giacomo, grazie; ci sono tante cose che non capisco (ne avevo accennato a Stefano Borioni ma non ci sono ancor arrivato). Per il momento, solo una domanda. Quando dici che Google vincola contrattualmente i produttori di smartphone affinché limitino gli acquirenti di tale hardware, cosa vuoi dire esattamente? Grazie ancora m Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> Per conto di Giacomo Tesio Inviato: mercoledì 4 marzo 2026 19:53 A: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [nexa] R: keep android open Buona sera Marco, grazie per la tua analisi. Ho però un obiezione: esiste un mercato "tradizionale" degli smartphone. In altri termini una differenza sostanziale fra Apple e Google è che la prima fabbrica (o meglio, fa fabbricare in Cina) l'hardware che vende con iOS preinstallato, mentre la seconda vincola contrattualmente i produttori di smartphone affinché limitino gli acquirenti di tale hardware. In tale mercato (dei sistemi operativi per smartphone), Google è un monopolista. È su tale monopolio che fonda il suo "ecosistema". Ora Google ha deciso di restringere ulteriormente la poca libertà degli utenti Android, per poterli spiare e manipolarr meglio. Se l'UE fa finta di niente, non è per una distinzione legale fra mercato ed ecosistema, ma per totale mancanza di sovranità. Giacomo 4 Mar 2026 17:26:45 Marco Ricolfi <marco.ricolfi@weigmann.it>:
*La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori.* *Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare.*
Ciao Marco, On Thu, 5 Mar 2026 22:31:33 +0000 Marco Ricolfi wrote:
Quando dici che Google vincola contrattualmente i produttori di smartphone affinché limitino gli acquirenti di tale hardware, cosa vuoi dire esattamente?
nulla di nuovo, in realtà: https://dazeinfo.com/2023/11/16/google-samsung-8-billion-deal-stay-default-o... Google stabilisce contratti stringenti con i produttori di cellulari che includono i suoi software proprietari (necessari al funzionamento di un android, che è solo parzialmente open source): è grazie a questi contratti che può far limitare a livello hardware la scelta degli acquirenti, costringendoli a mantenere i propri prodotti come Google Play, GMail o i Google Play Services. Software che possono essere disabilitati (forse...), ma non rimossi. A meno di rootare il cellulare, un processo fuori dalla portata della maggioranza degli acquirenti e che tipicamente invalida la garanzia dell'hardware acquistato. Analogamente, è e sarà sempre più difficile installare software che Google non vuole si diffondano (NewPipe, Tabular, PipePipe etc...). Tutto quel "ecosistema" che descrivi, si basa su questi accordi commerciali anti-concorrenziali fra Google e i produttori hardware. Per far venir giù il castello di carte sarebbe sufficiente imporre ai produttori di hardware (inclusi smartphone e tablet) che vendono in Unione Europea l'obbligo di garantire agli acquirenti il pieno possesso dei dispositivi venduti, con la ovvia possibilità di installare, sostituire o disinstallare qualsiasi software di proprio gradimento. Esattamente come avviene per qualsiasi desktop PC. Insomma, mentre Apple si fabbrica gli iPhone su cui mette il proprio sistema operativo e le proprie barriere di ingresso, per gli altri smartphone e table esiste un mercato "tradizionale", il cui funzionamento viene alterato da queste pratiche anti concorrenziali di Google. Giacomo
Grazie Giacomo, credo di aver capito; ci torno su m. [cid:image001.jpg@01DCADA0.8F9F8100] __________________________________________ Prof. Avv. Marco Ricolfi C.so Galileo Ferraris, 43 - 10128 Torino T (+39) 011.554.54.11 F (+39) 011.518.45.87 E marco.ricolfi@weigmann.it<mailto:marco.ricolfi@weigmann.it> PEC marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it<mailto:marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it> www.weigmann.it<https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.weigmann.it%2F&e=6b170c62&h...> [cid:image002.jpg@01DCADA0.8F9F8100] Member of The Parlex Group of European Lawyers EEIG with associated law firms in the main capitals of the European Union, U.S.A., Israel and Malaysia; web site: www.parlex.org<https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.parlex.org%2F&e=6b170c62&h=...> DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questa comunicazione sono riservate e destinate esclusivamente alla/e persona/e o all'ente/i destinatario. È vietato a soggetti diversi dai destinatari di questa comunicazione qualsiasi uso, copia o diffusione delle informazioni e dei dati in essa contenuti, sia ai sensi dell'art. 616 c.p. sia ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679. Se questa comunicazione Vi è pervenuta per errore, Vi preghiamo di informarci chiamando il numero (+39) 011.554.54.11, ovvero di rispondere a questa e-mail e successivamente, di cancellare dal Vostro sistema la e-mail ed ogni suo allegato. DISCLAIMER: The information contained in the e-mail is confidential and intended only for the attention of the named individual(s) or organisation(s) to whom it is addressed. If you are not the intended recipient be aware that any use, copying or distribution of the information contained herein is prohibited pursuant to Article 616 of the Italian Penal Code and (EU) Regulation 2016/679. If the communication has been sent to you in error, please notify us by telephone on (+39) 011.554.54.11, or reply to the e-mail. Please then delete the e-mail and any attachments from your system. Da: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> Inviato: venerdì 6 marzo 2026 14:26 A: Marco Ricolfi <marco.ricolfi@weigmann.it> Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: R: [nexa] R: keep android open Ciao Marco, On Thu, 5 Mar 2026 22:31:33 +0000 Marco Ricolfi wrote:
Quando dici che Google vincola contrattualmente i produttori di smartphone affinché limitino gli acquirenti di tale hardware, cosa vuoi dire esattamente?
nulla di nuovo, in realtà: https://dazeinfo.com/2023/11/16/google-samsung-8-billion-deal-stay-default-on-samsung-mobile-phones-tech-giants-courtroom-secrets/<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/OPxPCPjnBAsWRKJT0hESx6dZK?domain=dazeinfo.com> Google stabilisce contratti stringenti con i produttori di cellulari che includono i suoi software proprietari (necessari al funzionamento di un android, che è solo parzialmente open source): è grazie a questi contratti che può far limitare a livello hardware la scelta degli acquirenti, costringendoli a mantenere i propri prodotti come Google Play, GMail o i Google Play Services. Software che possono essere disabilitati (forse...), ma non rimossi. A meno di rootare il cellulare, un processo fuori dalla portata della maggioranza degli acquirenti e che tipicamente invalida la garanzia dell'hardware acquistato. Analogamente, è e sarà sempre più difficile installare software che Google non vuole si diffondano (NewPipe, Tabular, PipePipe etc...). Tutto quel "ecosistema" che descrivi, si basa su questi accordi commerciali anti-concorrenziali fra Google e i produttori hardware. Per far venir giù il castello di carte sarebbe sufficiente imporre ai produttori di hardware (inclusi smartphone e tablet) che vendono in Unione Europea l'obbligo di garantire agli acquirenti il pieno possesso dei dispositivi venduti, con la ovvia possibilità di installare, sostituire o disinstallare qualsiasi software di proprio gradimento. Esattamente come avviene per qualsiasi desktop PC. Insomma, mentre Apple si fabbrica gli iPhone su cui mette il proprio sistema operativo e le proprie barriere di ingresso, per gli altri smartphone e table esiste un mercato "tradizionale", il cui funzionamento viene alterato da queste pratiche anti concorrenziali di Google. Giacomo
Di seguito il link al Summary e al testo integrale della decisione del CAT di ottobre 2025 citata da Marco: https://www.catribunal.org.uk/judgments/14037721-dr-rachael-kent-v-apple-inc... https://www.catribunal.org.uk/sites/cat/files/2025-12/14037721%20Dr.%20Racha... Buona serata Massimo Massimo Travostino Avvocato <mailto:massimo.travostino@dgtblegal.it> massimo.travostino@dgtblegal.it <mailto:massimotravostino@pec.ordineavvocatitorino.it> massimotravostino@pec.ordineavvocatitorino.it Skype: massimo.travostino DGTBLegal Della Gatta Travostino Bottero & Associati Corso Vittorio Emanuele II, 94 10121 Torino Tel: +39.011.5681054 Fax: +39.011.5807471 Questo messaggio di posta elettronica e il suo contenuto sono riservati e confidenziali e destinati esclusivamente al soggetto indicato nell'indirizzo. Se per errore ricevete questo messaggio o non siete il soggetto destinatario o delegato dal destinatario alla lettura, Vi preghiamo di darcene immediatamente notizia e quindi di cancellare definitivamente il messaggio di posta elettronica - This message and its attachments are privileged and confidential and exclusively destined to the addressee. In case you receive this message by mistake or you are not the addressee, please inform us immediately and destroy the message. Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> Per conto di Marco Ricolfi Inviato: mercoledì 4 marzo 2026 17:26 A: Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it>; nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [nexa] R: keep android open Ritorno su questo tema. In effetti, mi pare che Google-Android stia solo prendendo atto del fatto che ad Apple è consentito di condizionare l’accesso al proprio sistema operativo iOS impedendo il c.d. side loading con un sistema di registrazione obbligatoria degli sviluppatori e imponendo il pagamento di una fee del 30% (forse ritoccato in tempi recenti) su quanto gli sviluppatori percepiscono dagli utilizzatori finali. Come noto, c’è stato contenzioso, innescato da Epic negli USA (e non solo). Nell’aprile del 2023 la Corte di Appello del nono circuito (California) [1] ha deciso che Apple non aveva una posizione dominante e quindi che il side loading non era vietato; ciò perché il mercato rilevante non era quello del sistema operativo iOS, visto che questo non è offerto né in vendita né in licenza, ma il mercato dei giochi on line. La stessa Corte ha però dichiarato illecita la clausola c.d. anti-steering, anche essa imposta come condizione per l’uso di iOS, che impedisce allo sviluppatore di dare notizia che la app è disponibile anche al di fuori dell’AppStore; ciò perché in contrasto con le norme californiane sulla concorrenza sleale. Sulla questione è intervenuta anche la Commissione UE sulla base del Digital Markets Act. Il comunicato del 25 aprile 2025 [2] mostra che l’organo europeo non ha neppur esaminato la possibilità che il divieto di side loading contrasti con l’antitrust europeo e con il DMA; si è solo occupata dell’anti-steering, ordinando ad Apple di eliminare la restrizione. Difficilmente la nostra autorità garante della concorrenza (AGCM), che pure è abbastanza attiva ed attenta (almeno a mio giudizio), prenderà iniziative che vadano al di là del divieto di clausole anti-steering, cui del resto già ha pensato l’Europa: se il side loading non suscita obiezioni da Bruxelles, Roma difficilmente si muoverà. Questa conclusione sicuramente lascia un senso di insoddisfazione, per le ragioni di cui ha detto Stefano Quintarelli rinviando a <https://keepandroidopen.org/it/> Keep Android Open (già Giacomo Tesio aveva manifestato il suo sconcerto con il post del 23 novembre in questa lista). La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori. Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare. Forse il punto è che le regole come l’antitrust e il DMA sono pensate sul presupposto che vi siano mercati in senso classico e sembrano inadatte di fronte ad un ecosistema e ad una Big Tech che lo amministra. Non mi pare però che ci siano ragioni per ammainare bandiera. Intanto, perché ci sono le class action (Alistair Gray sul FT del 3 marzo riferisce della class action che sta per partire in Gran Bretagna contro Sony che esige una fee del 30% su tutti i download dei videogiochi destinati alla Play Station 5); e perché riferisce sempre lo stesso giornalista che in ottobre 2025 il Competition Appeal Tribunal ha concluso che la fee del 30% imposta da Apple (quella di cui parliamo sopra, il profitto del divieto di side loading) costituisce abuso di posizione dominante (anche questa notizia dallo stesso articoletto; non ho ancor cercato la decisione e sarò grato a chi trovasse gli estremi). Vi è anche un procedimento di fronte alla Corte di Giustizia contro Alphabet che potrebbe avere implicazioni interessanti: per il momento abbiamo solo le Conclusioni dell’Avv. Generale del 19 giugno 2025 [3]. Forse ci sono spazi per riaprire la questione, magari più con class action che AGCM. Che ne pensate? __________________________________________ Prof. Avv. Marco Ricolfi C.so Galileo Ferraris, 43 - 10128 Torino T (+39) 011.554.54.11 F (+39) 011.518.45.87 E marco.ricolfi@weigmann.it <mailto:marco.ricolfi@weigmann.it> PEC marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it <mailto:marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it> <https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.weigmann.it%2F&e=6b170c62&h...> www.weigmann.it Member of The Parlex Group of European Lawyers EEIG with associated law firms in the main capitals of the European Union, U.S.A., Israel and Malaysia; web site: <https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.parlex.org%2F&e=6b170c62&h=...> www.parlex.org DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questa comunicazione sono riservate e destinate esclusivamente alla/e persona/e o all'ente/i destinatario. È vietato a soggetti diversi dai destinatari di questa comunicazione qualsiasi uso, copia o diffusione delle informazioni e dei dati in essa contenuti, sia ai sensi dell'art. 616 c.p. sia ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679. Se questa comunicazione Vi è pervenuta per errore, Vi preghiamo di informarci chiamando il numero (+39) 011.554.54.11, ovvero di rispondere a questa e-mail e successivamente, di cancellare dal Vostro sistema la e-mail ed ogni suo allegato. DISCLAIMER: The information contained in the e-mail is confidential and intended only for the attention of the named individual(s) or organisation(s) to whom it is addressed. If you are not the intended recipient be aware that any use, copying or distribution of the information contained herein is prohibited pursuant to Article 616 of the Italian Penal Code and (EU) Regulation 2016/679. If the communication has been sent to you in error, please notify us by telephone on (+39) 011.554.54.11, or reply to the e-mail. Please then delete the e-mail and any attachments from your system. Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it <mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it> > Per conto di Damiano Verzulli Inviato: domenica 1 marzo 2026 12:50 A: nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Oggetto: Re: [nexa] keep android open Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
https://keepandroidopen.org/it/ <https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/8QvBCZ8APNulq2yiys5SBX_2T?domain=keep...>
forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito? Sono serio.... Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no? D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1]. Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)? Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale). Un saluto, DV [1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali - https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi <https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/J0omC160KPc3A5KtYtwSV9pzL?domain=ioap...> - alla voce "Documenti su IO", riporta alla domanda: [Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su IO?" la risposta: [A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio DeviceCheck).". Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi [proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]" -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it <mailto:damiano@verzulli.it> --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 <https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/jUKgC28yLQu12OAtMuXS5Z-pW?domain=ole....> http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
participants (7)
-
Andrea Trentini -
B. J. -
Damiano Verzulli -
Giacomo Tesio -
Marco Ricolfi -
massimo.travostino@dgtblegal.it -
Stefano Quintarelli