Un patto sociale verde e digitale per la sovranità tecnologica
Quello che va determinato a partire da un campo progressista, ecologista e democratico è per cosa – e per chi – verranno mobilizzate le risorse pubbliche e private per costruire lo scenario post-Covid-19 e come verrà indirizzato il rinvigorito ruolo dello Stato nella fase della ripresa. Non dovremmo avere dubbi: dobbiamo mettere in moto una rivoluzione tecnologica al servizio della transizione ecologica, rendendo la tecnologia un diritto e un’opportunità per molti e non un privilegio per pochi. La crisi ha costretto a mettere in campo azioni che erano appena immaginabili sei mesi fa. Possiamo usare la crisi per ripensare i sistemi che non sono più adatti allo scopo e scartare le ortodossie superate che non hanno più nulla di utile da dire. E possiamo dar forza a politiche pubbliche e progetti lungimiranti che combinino rigore, esecuzione e immaginazione. La sfida democratica sarà quindi centrale in questa fase: l’individuazione di missioni strategiche e trasformative per il futuro, non è solo un esercizio tecnocratico top-down. Bisogna mobilitare i cittadini e suscitare l’adesione di tutta la società verso questi obiettivi.
Così Francesca Bria conclude un'interessante analisi sul futuro europeo che potete leggere su: <https://www.pandorarivista.it/articoli/un-patto-sociale-verde-e-digitale-per...> A parte un breve scivolone sulla blockchain, ne condivido abbastanza il contenuto e moltissimo le conclusioni, sebbene mi sorprenda che non citi la fibra ottica FTTH fra le infrastrutture fondamentali, mentre cita AI, quantum computing, cloud: sistemi centralizzanti, almeno dal punto di vista amministrativo. Cita anche il 5G, ma seppur meno costoso, questo non potrà mai competere in banda (simmetrica) e latenza con una rete capillare in fibra ottica. Ma ciò che forse manca all'articolo è una visione veramente ambiziosa. Una visione che sia Politica prima che economica. Affinché la tecnologia non sia un privilegio, la sua comprensione deve essere alla portata di tutti. Una democrazia cibernetica richiede una seria educazione cibernetica di massa, peraltro molto difficile con una tecnologia primitiva come l'attuale. L'informatica è così primitiva da diventare uno strumento di potere. Siamo ai geroglifici: urge la creazione di un alfabeto. Dobbiamo iniziare a pensare a certi software fondamentali come un servizio pubblico e pretendere che lo Stato ne finanzi lo sviluppo imponendo valori democratici anche quanto apparentemente in contrasto con quelli economici. Perché in Europa non abbiamo un sistema operativo sicuro e comprensibie? O browser sicuri, comprensibili ed EFFICACI nel proteggere la privacy? Non è mai stata una questione di costi, ma di miopia. Eppure, fintanto che non ci saranno server in ogni casa sotto il pieno controllo delle persone che vi abitano, la "sovranità digitale" sarà sempre un illusione. Chi non saprà gestire la propria personalità cibernetica, controllando i server ove risiedono i propri dati, sarà sempre un suddito, un cittadino di serie B, manipolabile perché inconsapevole. Giacomo
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Giacomo Tesio