Re: [nexa] Il kernel Linux adotta il Code Of Conduct
L'inglese NON è un linguaggio di programmazione. Ma il 99% dei linguaggi di programmazione sono scritti in inglese.
La lingua franca cui facevo riferimento, il linguaggio di programmazione in cui il codice è scritto, è effettivamente una lingua sintetica come l'esperanto.
E' un "set ridotto" di inglese, ma sempre quello è. Forse l'assembler si avvicinava ad una lingua "sintetica", non sicuramente i linguaggi estremamente verbosi successivi. Comunque non porterei alle lunghe questo thread perchè da quello che scrivi noto che siamo d'accordo in molte cose, ma non su questa. L'ideale sarebbe avere linguaggi di programmazione scritti in una lingua "terza" per tutti ma, dato che non è possibile, cosa c'è di male nel cambiare, da qui in avanti, alcuni termini. Perchè non usare, chessò, Main / Secondary (che tra l'altro hanno pure le stesse iniziali M/S), al posto di Master/Slave? Che senso ha usare ancora oggi termini antropomorfi per indicare operazioni tecniche, tutto qui. Niente di politico/religioso.
On Mon, 7 Sep 2020 15:14:21 +0200 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
L'inglese NON è un linguaggio di programmazione. Ma il 99% dei linguaggi di programmazione sono scritti in inglese.
Ad oggi Rust prevede 54 parole riservate. Java solo 51. Il C99, l'unico che (ri)conosco (:-p), appena 32. Haskell prevede 30 parole riservate di origine inglese. Sfido un linguista a riconoscere nella sua sintassi l'inglese.
La lingua franca cui facevo riferimento, il linguaggio di programmazione in cui il codice è scritto, è effettivamente una lingua sintetica come l'esperanto.
E' un "set ridotto" di inglese, ma sempre quello è. Forse l'assembler si avvicinava ad una lingua "sintetica", non sicuramente i linguaggi estremamente verbosi successivi.
Sono tutte parole inglesi, ma definirile un "set ridotto" dell'inglese è matematicamente vero ma linguisticamente falso: sono così "ridotti" (e grammaticalmente diversi) che dell'inglese non è rimasto nulla se non, appunto, poche parole. Tutto il resto, dalle librerie standard alle applicazioni che in questi linguaggi sono scritte, è espressione dei programmatori che li usano. Sono documenti storici e culturali.
L'ideale sarebbe avere linguaggi di programmazione scritti in una lingua "terza" per tutti ma, dato che non è possibile, cosa c'è di male nel cambiare, da qui in avanti, alcuni termini.
Ogni programmatore ha il diritto di esprimersi come ritiene opportuno. E con la mia benedizione! :-D In un mondo in cui i ragazzini possono simulare al PC furti, stupri e stragi, preoccuparsi della "fairness" delle parole contenute nel sorgente del video gioco mi appare ridicolo, ipocrita e pretestuoso, ma la libertà di espressione dei programmatori è troppo importante in una democrazia cibernetica. Tuttavia cancellare questi termini dal software esistente è come bruciare libri per riscriverli più... buoni(sti).
Che senso ha usare ancora oggi termini antropomorfi per indicare operazioni tecniche, tutto qui.
Tema interessante. L'informatica riguarda le informazioni, che esistono solo ed esclusivamente nella mente umana. Per questo riproduce sempre attività e dinamiche umane. Il problema però esiste (ed è grave) quando i termini antropomorfi sono usati per ingannare o confondere chi non comprende la materia. "Proprietà intellettuale", "intelligenza artificiale", "apprendimento approfondito"... sono queste le parole che dovremmo cambiare (di nuovo... non nei software esistenti, ma in quelli nuovi).
Niente di politico/religioso.
Al contrario, questo è un dibattito estremamente politico. Tuttavia neanche io voglio annoiare nessuno: se ritieni, possiamo spostarci in privato. A presto! Giacomo
participants (2)
-
Antonio Iacono -
Giacomo Tesio