LibreOffice 7 sarà solo per uso personale... o così dirà di essere
In allegato lo screenshot della finestra di informazioni della prossima versione di LibreOffice, che sarà "Personal Edition", specificando in grassetto che "The Personal Edition is supported by volunteers and intended for individual use". Qui le scuse "Board" a riguardo: https://blog.documentfoundation.org/blog/2020/07/06/board-statement-on-the-l... Qui il Marketing Plan per il 2020/2025 https://nextcloud.documentfoundation.org/s/jzryGw7XDkJadmo#pdfviewer E' utile notare che le scuse non sono accompagnate da una proposta di rettifica. Ed è interessante considerare che la licenza non verrà modificata, per cui l'uso "personale" servirà solo a stressare i responsabili delle varie organizzazioni che hanno adottato Libre Office, ma non avrà alcuna forza legale. Per ora. E' sempre divertente notare come l'open source, passo dopo passo, cercando di non farsi notare, rimuova ogni applicazione dei valori che dice di brandire. "Non si può vietare l'uso X dell'open source!" "Non si può vietarne lo sfruttamento commerciale!" ROTFL! ! ! :-D Non esiste alcun FOSS. L'Open Source è solo uno strumento di marketing (e propaganda). Il software libero è tutta un'altra cosa. Giacomo
Ciao Giacomo, Executive summary: tutto questo ha a che fare con LA domanda che diverse persone nel settore si fanno: «Come facciamo soldi col Software Libero»? Approfitto allora dell'occasione per chiedere se quancuno in lista ha riferimenti a studi economici ACCADEMICI in merito alla sostenibilità finanziaria del software (libero e proprietario) e a come gli sviluppatori del vasto ecosistema del software riescono a sfangarla e tirare la fine del mese (a parte quei quattro gatti, in genere manco sviluppatori, che fanno una indecente valangata di profitti). Il modo per finanziare lo sviluppo del software libero va certamente cercato e perseguito, ma io ho forti sospetti che la finta contrapposizione "Enterprise vs Personal" sia il peggiore dei modi possibili. Inoltre, ho la netta sensazione che SE "fare soldi col software" viene inteso nel senso di "fare i soldi come fanno i venditori di prodotti software proprietari" allora sarebbe meglio non iniziare nemmeno la partita, la partita deve essere altra ma purtroppo nessuno ha intenzione di cambiare il modo di giocare, a partire da chi compera il software come se fosse un prodotto. Purtroppo la società occidentale non è ancora riuscita a sviluppare un modello di mercato (in generale, non solo nel software) nel quale la collaborazione - che è FONDAMENTALE per tante cose, INDISPENSABILE per il software libero - sia più vantaggiosa della competizione... e non so se lo svilupperà mai. Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
In allegato lo screenshot della finestra di informazioni della prossima versione di LibreOffice, che sarà "Personal Edition", specificando in grassetto che "The Personal Edition is supported by volunteers and intended for individual use".
Qui le scuse "Board" a riguardo: https://blog.documentfoundation.org/blog/2020/07/06/board-statement-on-the-l...
La vera notizia è che, se non cambiano idea all'ultimo minuto prima della presentazione di LibreOffice 7, nascerà LibreOffice Enterprise a fianco di LibreOffice Community Edition, per nessuno dei due dovrebbe cambiare licenza (anche perché sarebbe letteralmente un DELIRIO https://wiki.documentfoundation.org/Development/Developers). --8<---------------cut here---------------start------------->8--- 3. This “Personal Edition” tag line is part of a wider 5 year marketing plan that we are preparing, and it has the purpose of differentiating the current, free and community-supported LibreOffice from a LibreOffice Enterprise set of products and services provided by the members of our ecosystem. The marketing plan is still under development and discussion so we are eager to receive and evaluate your feedback! --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- La discussione è pubblica e consultabile su https://listarchives.documentfoundation.org/www/board-discuss/ e leggendo il tono complessivo del "Board Statement" la discussione è tutt'ora calda, qundi vedremo. Credo che questo messaggio https://listarchives.documentfoundation.org/www/board-discuss/msg04591.html di Michael Meeks di Collabra riassuma bene il contesto nel quale sta maturando questa discussione. Da notare che ci sono già versioni di LibreOffice derivate: https://en.m.wikipedia.org/wiki/LibreOffice#Derivatives ma mi pare di capire che il brand ci ciascuno dei singoli venditori non basti ad attrarre sufficienti risorse (es. dal post di Meeks citato sopra: «We have not had -one- -single- -new- Collabora *Office* customer since 2018 - zero.»)
Qui il Marketing Plan per il 2020/2025 https://nextcloud.documentfoundation.org/s/jzryGw7XDkJadmo#pdfviewer
Nel piano dicono --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Differentiate LibreOffice Desktop (1) ●LibreOffice Personal: forever free, only from TDF ●Tag: “volunteers supported, not suggested for production environments or strategic documents” ●Message: “you are using the community supported version of LibreOffice, focused on needs of individual users” ●LibreOffice Enterprise: only from ecosystem members ●Tag: “professionally supported, suggested for production environments and strategic documents” ●Message: “you are using the ecosystem supported version of LibreOffice, focused on needs of enterprise users” --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- e poi proseguono insistendo che la versione (il brand?) community è per i poveri che usano il computer per hobby, quelli che non hanno documenti strategici, mentre quello enterprise è per quelli che lavorano sul serio... Il piano di marketing (pag 47) dice: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- The added value provided by ecosystem companies in term of development, risk mitigation, deployment, management, migration, training and maintenance --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Io mi chiedo (da anni) perché PARE che le aziende non siano disposte a pagare chi ha adeguate competenze per tutto quello che c'è scritto sopra (levato lo sviluppo che non lo vuole pagare NESSUNO) se non c'è l'etichetta "Enterprise" sulla scatola. Non è PIUTTOSTO che quasi nessuno al giorno d'oggi è disposto a pagare ESPLICITAMENTE per attività ad alto valore aggiunto come "risk mitigation, deployment, management, migration, training and maintenance" perché quelle attività sono percepite come COSTI con scarso ROI [1], specialmente se fai finta che la migrazione e la formazione siano inutili perché il software è talmente intuitivo da non richiedere nemmeno la lettura dell'help online?!? A me PARE che fare le cose fatte bene non sia più un incentivo da un sacco di tempo :-O PARE che non ci sia intenzione di cambiare licenza alla versione Enterprise ma che quella versione "semplicemente" abbia integrato un piano di supporto a pagamento per la risoluzione di bug... che però dovrebbero essere messe subito a disposizione di tutti trattandosi di software libero, anche se per la versione LibreOffice Online il piano dice: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- There will be an X month gap between the releaseof the two versions: LibreOffice Online Enterpriseand LibreOffice Online Personal --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Io non ho capito COME possono legalmente farlo SE non cambiano licenza, ovvero aggiungono una licenza proprietaria a quelle della versione Enterprise... però mi pare non ci sia una sola entità che abbia la titolarità di tutto il codice, quindi non credo possano farlo. Infine, mi fa un po' specie leggere in un documento di marketing questo: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- LibreOffice Engine Same concept as Intel Inside (patented) --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- perché, IANAL, "Intel Inside" è un marchio registrato e non un brevetto: sono pignolo? :-) Comunque la "pietra dello scandalo" che MI PARE abbia innescato questo dibattito è LibreOffice Online https://www.libreoffice.org/download/libreoffice-online/ che già ora (sulla carta, io non l'ho mai provato) presenta una nota tipo "This is an unsupported versionof LibreOffice Online..." quando sono aperti più di 10 documenti o ci sono più di 20 connessioni.
E' utile notare che le scuse non sono accompagnate da una proposta di rettifica. Ed è interessante considerare che la licenza non verrà modificata, per cui l'uso "personale" servirà solo a stressare i responsabili delle varie organizzazioni che hanno adottato Libre Office, ma non avrà alcuna forza legale. Per ora.
Finché la licenza non cambia le distribuzioni continueranno a pacchettizzarlo come è successo fino ad oggi, mi domando solo cosa decideranno di fare distribuzioni come Debian con il POSSIBILE disclaimer che verrà introdotto: lo toglieranno e chiamranno la versione derivata "IceOffice"?!? :-)
E' sempre divertente notare come l'open source, passo dopo passo, cercando di non farsi notare, rimuova ogni applicazione dei valori che dice di brandire.
"Non si può vietare l'uso X dell'open source!" "Non si può vietarne lo sfruttamento commerciale!" ROTFL! ! ! :-D
Quelli però sono anche i principi fondanti del software libero, guai a toccarli; non capisco bene cosa ti faccia ridere
Non esiste alcun FOSS. L'Open Source è solo uno strumento di marketing (e propaganda). Il software libero è tutta un'altra cosa.
Anche io preferisco di gran lunga il termine software libero, però non dobbiamo cascare in inutili contrapposizioni tra "etichette": la licenza (di TUTTA la catena di build e di runtime) è determinante, il resto sono differenze di strategia comunicativa e di marketing. Se OSI e il movimento Open Source riescono a trovare più risorse per finanziare lo sviluppo del software libero ben venga, l'importante è non confondere MAI, nemmeno per un microsecondo, le strategie di mercato con le libertà fondamentali degli utenti. L'unico consiglio che mi sentirei di dare agli amici del movimento Open Source è di evitare di far circolare la VOCE che il software che vendono loro è meglio supportato di quello che distribuiscono altri, perché è un FILINO offensivo. [...] Saluti, Giovanni. [1] https://www.schneier.com/essays/archives/2008/09/security_roi_fact_or.html -- Giovanni Biscuolo
On Thu, Jul 09, 2020 at 12:48:15PM +0200, Giovanni Biscuolo wrote:
Approfitto allora dell'occasione per chiedere se quancuno in lista ha riferimenti a studi economici ACCADEMICI in merito alla sostenibilità finanziaria del software (libero e proprietario) e a come gli sviluppatori del vasto ecosistema del software riescono a sfangarla e tirare la fine del mese (a parte quei quattro gatti, in genere manco sviluppatori, che fanno una indecente valangata di profitti).
La letteratura sul tema è molto vasta, ma il punto di vista storico è stato quello delle aziende for-profit, con molti studi sui vari "business model" per prodotti software che sono (in toto o in parte) software libero. Quindi non penso ti interessino tali riferimenti (se mi sbaglio strilla, che ne posto qualcuno :-)). La letterature sulla sostenibilità diciamo più "grass root", o di non-profit o di sviluppatori indipendenti è molto più recente. Un report famoso è "Roads and Bridges" di Nadia Eghbal: https://www.fordfoundation.org/work/learning/research-reports/roads-and-brid... che è un po' l'equivalente dell'argomento "tragedy of the [non-governed] commons" applicato a molti building blocks software libero famosi, che grandi aziende usano come free rider senza contribuire alla loro sostenibilità. A seguito di quel report Ford + Sloan hanno finanziato parecchi micro-grant di ricerca per esplorare l'aspetto di sostenibilità del software libero al di là delle mega aziende (e anche lo sfruttamento dell'ecosistema da parti delle stesse), ma siamo ancora solo ai primi risultati. A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Ciao Stefano, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> writes:
On Thu, Jul 09, 2020 at 12:48:15PM +0200, Giovanni Biscuolo wrote:
Approfitto allora dell'occasione per chiedere se quancuno in lista ha riferimenti a studi economici ACCADEMICI in merito alla sostenibilità finanziaria del software (libero e proprietario) e a come gli sviluppatori del vasto ecosistema del software riescono a sfangarla e tirare la fine del mese (a parte quei quattro gatti, in genere manco sviluppatori, che fanno una indecente valangata di profitti).
La letteratura sul tema è molto vasta, ma il punto di vista storico è stato quello delle aziende for-profit, con molti studi sui vari "business model" per prodotti software che sono (in toto o in parte) software libero. Quindi non penso ti interessino tali riferimenti (se mi sbaglio strilla, che ne posto qualcuno :-)).
Manda grazie, così colmo un pochino la mia ignoranza in merito; l'importante è che siano il più possibile accademici (implicherebbe indipendenti) e QUINDI il meno biased possibile: mi fido ciecamente di te sulla valutazione di questo aspetto :-)
La letterature sulla sostenibilità diciamo più "grass root", o di non-profit o di sviluppatori indipendenti è molto più recente. Un report famoso è "Roads and Bridges" di Nadia Eghbal:
https://www.fordfoundation.org/work/learning/research-reports/roads-and-brid...
Aggià quello, l'ho da qualche parte nella mia wishlist di letture: grazie di avermelo ricordato :-D Lo leggerò con calma ma nel frattempo ho dato una rapida occhiata all'ultimo capitolo "Opportunities Ahead" e questo: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Measuring the usage and impact of digital infrastructure The impact of digital infrastructure is still very difficult to measure. Usage metrics are either highly inaccurate or simply unavailable. This is not an easy problem to solve for. But without data about which tools are used, and how much we rely upon them, it is hard to paint a clear picture of what is underfunded. With better metrics, we could describe the economic impact of digital infrastructure, identify critical projects that are lacking support, and understand dependencies between projects and people. Right now, it is impossible to say who is using an open source project unless that person or company discloses their usage. Our information about which projects need better support is mostly anecdotal. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- rende plasticamente evidente come tutte le considerazioni che facciamo in merito a "come finanziare il sofwtare libero" sono AMPIAMENTE spannometriche [1]. Non ho trovato considerazioni di carattere finanziario nell'ultimo capitolo del report... ma appunto devo ancora leggere il resto. [...]
A seguito di quel report Ford + Sloan hanno finanziato parecchi micro-grant di ricerca per esplorare l'aspetto di sostenibilità del software libero al di là delle mega aziende (e anche lo sfruttamento dell'ecosistema da parti delle stesse), ma siamo ancora solo ai primi risultati.
Aspettiamo con ansia... [...] Grazie, Giovanni [1] ...d'altronde anche le considerazoni che facciamo sull'impatto economico delle infrastrutture FISICHE sono ampiamente spannometriche considerando che - per fare un esempio - in queste settimane la Liguria è nel delirio più totale perché - AFAIU - le manutenzioni sono state rimandate oltre ogni decenza, quello che è successo è storia recente. -- Giovanni Biscuolo
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