Sorveglianza: chi ha aiutato il Messico a spiare i giornalisti
Nel deserto del piccolo Stato di Puebla, a un paio d’ore di macchina da Città del Messico, una casa abbandonata è il luogo perfetto per una compravendita che richiede discrezione. È il maggio del 2013 e l’incontro è organizzato da intermediari che godono di una solida reputazione nel campo della sicurezza. Il venditore è l’azienda italiana Hacking Team, in quegli anni molto nota per i suoi software spia. Il compratore, almeno ufficialmente, dovrebbe essere la procura generale di Puebla, in procinto di dotarsi di nuove capacità di intercettazione e intrusione informatica. Il prodotto che ha reso celebre l’azienda milanese nel mondo dell’intelligence è il Remote Control System (Rcs): una tecnologia in grado di acquisire ed esplorare diversi tipi di documenti ospitati sul dispositivo di un bersaglio. [...] All’incontro nello Stato di Puebla partecipano due tecnici di Hacking Team, che hanno il compito di consegnare il prodotto alle autorità. Ma all’altro lato dello scambio si presenta Joaquin Arenal Romero: ufficiale dell’intelligence messicana già noto all’epoca per i suoi collegamenti con i Los Zetas, un cartello di narcotrafficanti che in quegli anni rafforzava il proprio controllo sul mercato nel Paese. [...] non era normale per il dipendente di Hacking Team inviato a Puebla, al suo primo incarico sul campo, come testimoniano alcune mail contenute in un archivio di oltre 400 gigabyte di documenti sottratti alla stessa società e resi pubblici da un hacker nel 2015. Fino a quel momento Hacking Team aveva difeso strenuamente i suoi affari, rivendicando l’importanza di Rcs nel contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo. [...] Dopo l’enorme fuga di informazioni che nel 2015 coinvolse Hacking Team fu possibile osservare come la società fosse impegnata in affari con decine di Paesi in cui avvengono sistematicamente violazioni dei diritti umani come Sudan, Azerbaijan e Russia. Del resto il fondatore David Vincenzetti era solito ricordare come la regola non scritta di questo mercato fosse la seguente: «Se un governo dice che una persona (un bersaglio, ndr) è un terrorista, allora è un terrorista» [...] «Sono convinto che gli abusi siano aumentati in tutto il mondo, ma è anche più difficile individuarli», commenta Scott-Railton: «Con l’Nso e altri che vanno nella direzione di vendere tecnologie “zero-click” che non si basano sugli Sms, siamo senz’altro in una situazione più difficile in termini di capacità di investigare». Ma la conseguenza dello sviluppo di queste tecnologie, riflette l’avvocato israeliano specializzato in diritti umani Eitay Mack, «è che in molti luoghi sarebbero in grado di identificare un Nelson Mandela prima ancora che sappia di essere il prossimo Nelson Mandela». Continua su https://irpimedia.irpi.eu/thecartelproject-hacking-team-nso/ Giacomo
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Giacomo Tesio