Considerazioni a margine della Conferenza Nexa 2020
Salve a tutti. Ho da poco finito di ascoltare con grande piacere ed interesse le registrazioni della ultima Conferenza Nexa. Voglio anzitutto fare i complimenti ad organizzatori, moderatori e relatori per l'ottima qualità degli interventi, sempre frutto di un evidente approfondimento. Spero di trovare il tempo di analizzare alcuni interventi più nel dettaglio condividendo alcune obiezioni che spero possano aiutare ad approfondirne la riflessione. Tuttavia vi scrivo riflettendo sulla conferenza in generale, alla luce delle considerazioni finali di Juan Carlos De Martin e Marco Ricolfi. Non ho potuto fare a meno di notare la totale assenza in tutti i panel che si sono avvicendati, di relatori "tecnici". La cosa è stata particolarmente evidente in alcuni ragionamenti che risultavano inficiati da lacune fondamentali. Se è vero che in diversi momenti si è richiamata l'esigenza di multi-disciplinarietà nel trattare temi tecnologici, sorprende l'assenza della disciplina che tali tecnologie realizza e gestisce. Come se si potesse interpretare le conseguenze dell'informatica prescindendo dall'informatica stessa e dalla sua comprensione. Faccio un esempio fra tanti, non me ne vogliano gli interessati: essendo l'ultimo brano ascoltato è quello che mi è rimasto più vivo nella memoria. Si parlava di teoria ipodermica ed Antonio Santangelo suggeriva, nel consenso generale che, se non tale teoria non funziona con i mass-media tradizionali, non funziona neanche con i "social media". Qualsiasi informatico avrebbe subito obiettato che 1) vi è una differenza fondamentale tra emittente e canale di comunicazione: poiché emittente e ricevente dipendono entrambi dal canale, chi controlla il canale può influenzare in vario modo entrambi senza che questi ne siano consapevoli 2) pervasività del canale: parliamo di canali di comunicazione utilizzati per accedere e discutere una vasta percentuale delle informazioni che trattiamo quotidianamente, di lungo e corto raggio (dalla pandemia alla partita di calcetto) 3) non si sta considerando la pervasività della sorveglianza: dai metadati inclusi nelle foto condivise via Facebook, ai dettagliati profili prodotti da Google Analytics etc.. che permettono una personalizzazione del messaggio a livello di singolo individuo applicata automaticamente a tutti gli utenti 4) non si sta considerando la natura statistica del controllo effettuato: non si tratta di impedire ad una idea di circolare o di imporla in modalità "lavaggio del cervello", ma di controllare la probabilità che raggiunga e/o attecchisca in ogni singolo membro di ogni singola comunità "coperta" da questi agenti Simili considerazioni probabilistiche sono mancate in diversi punti del dibattito. Un altro esempio è la riduzione delle echo chamber alla omofilia di Dino Amenduni che non tiene conto dei diversi pesi attribuibili agli archi nel grafo delle relazioni di ciascun individuo. Analogamente, se è vero che le relazioni e gli scambi informativi non si riducono (o riducevano, quanto meno prima della pandemia) esclusivamente ai canali telematici, le App che realizzano tali canali continuano comunque ad essere "in ascolto" (si pensi ad "Ok Google") o comunque a tracciare orari, luoghi e persone che partecipano a tali scambi informativi off-line. Al di là degli esempi (davvero... non gli unici), ho avuto veramente l'impressione che nel dialogo interdisciplinare sia mancata la disciplina che realizza la realtà oggetto del dialogo stesso. E' stato un po' come ascoltare ottimi economisti, giornalisti e filosofi discutere di medicina... senza interpellare un medico. Un paragone che è certamente limitato in quanto la medicina ha consapevolezza disciplinare da migliaia di anni, mentre l'informatica da meno di 50. L'informatica stessa è infatti una disciplina ancora ai primordi e necessita del confronto con le altre discipline. Ma presumere che la sua inadeguatezza la renda inutile o comunque opzionale nell'analisi dei sistemi cibernetici e delle loro evoluzioni è molto miope. Personalmente condivido, come informatico, le inquietudini espresse in chiusura da Juan Carlos, ma trovo inevitabile che riflessioni come queste, ignorando gli aspetti informatici fondamentali, non possano orientare l'azione con proposte concrete. Non sono invece d'accordo con le conclusioni di Marco: nonostante l'esposizione di ciacun intervento sia stata esemplare ed interessantissima, ho notato poca dialettica, poco dialogo fra tesi diverse. Tale assenza rende inevitabilmente difficile integrare prospettive discordanti in una sintesi coerente. Sintesi che non sarebbe impossibile ma lo diventa, temo, anche a causa dell'assenza di una prospettiva semplicemente informatica, capace di "debuggare" le riflessioni emerse attraverso i propri strumenti concettuali (seppur, come detto, ancora primitivi) e la propria consapevolezza della materia trattata. Detto questo, vi ringrazio tutti per gli ottimi spunti di riflessione ed approfondimento. E' stata veramente un'esperienza arricchente. Giacomo
Non sono invece d'accordo con le conclusioni di Marco
ERRATA CORRIGE: non sono d'accordo solo con la prima parte delle conclusioni di Marco Ricolfi. Sono assolutamente d'accordo sulla seconda, l'asimmetria che rilevava fra sistemi cibernetici globali e prospettive individuali (inevitabilmente locali). Asimmetria che è anche culturale, laddove chi realizza e controlla questi sistemi cibernetici ha piena consapevolezza dei loro meccanismi di funzionamento e vaste possibilità di sperimentazione tecnica e sociale, mentre ciascun singolo cittadino, subito ridotto ad utente, ha scarsa (mediamente, nulla) comprensione degli stessi. Altrettanto concordo e sottoscrivo l'intenzione espressa da Marco in conclusione: realizzare ponti e coalizioni per contrastare efficacemente questi poteri unilaterali e globali che stiamo discutendo. E già chiedersi "che fare?", rifiutando di accettare pigramente la vittoria di questi poteri, è un primo fondamentale atto di ribellione. Giacomo
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Giacomo Tesio