Lo scontro Viminale-Garante della privacy sul riconoscimento facciale in tempo reale
<https://irpimedia.irpi.eu/viminale-garante-privacy-riconoscimento-facciale-i...> Mentre in tutto il mondo si discute dei rischi etici del riconoscimento facciale, della necessità di sospendere queste tecnologie fino a quando non saranno correttamente regolate, o persino di introdurre dei divieti totali al loro utilizzo, la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato ha invece l’esigenza di potenziare le due componenti del Sistema Automatico Riconoscimento Immagini (SARI) acquistato nel 2017 <https://medium.com/@ORARiccardo/anche-litalia-si-%C3%A8-munita-di-un-sistema...>: SARI Enterprise e SARI Real-Time. Nel 2016 la Commissione Europea aveva proposto di utilizzare il riconoscimento facciale per contenere la crisi migratoria, aggiungendo la possibilità di sfruttare i dati biometrici dei volti da includere in EURODAC, l’European Asylum Dactyloscopy, un database usato per raccogliere le impronte digitali di richiedenti asilo e migranti. La proposta aveva subito portato alla mente scenari da Minority Report e nel 2019 uno studio dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA) ha sottolineato i rischi del riconoscimento facciale, in particolare quando usato in tempo reale proprio su migranti e richiedenti asilo ignari di essere ripresi. Quella proposta ancora non si è concretizzata ma l’Italia sembra disposta a procedere per conto proprio: a novembre 2020 il Ministero dell’Interno ha infatti chiuso un bando di gara per individuare il miglior sistema il riconoscimento facciale da utilizzare in tempo reale sui migranti. Scarica in PDF /Scarica qui il PDF dell’inchiesta <https://drive.google.com/file/d/1oGPsVzM-TH6JQu0hNX7F8VsLBAIN-7bE/view?usp=s...>: portala con te e leggila anche off-line in una eslcusiva veste grafica/ Per farlo, il Ministero ha usato due strategie: sfruttare i fondi europei per la Sicurezza Interna e, come mostrano alcuni documenti ottenuti da /IrpiMedia/ grazie a una richiesta FOIA, ignorare le domande del Garante della privacy che da due anni attende di chiudere un’istruttoria proprio sul sistema di riconoscimento facciale che vuole usare la polizia. La società che ha fornito il sistema nel 2017 è la leccese Parsec 3.26 S.r.l.. A giugno il Ministero ha da prima avviato un’indagine esplorativa per capire se esistono altre aziende sul mercato o se, in assenza di alternative, deve ricorrere alla procedura negoziata senza pubblicazione del bando affidando il potenziamento alla stessa Parsec 3.26. A novembre è stata avviata la procedura negoziata ma non è chiaro se l’unica partecipante sia effettivamente l’azienda leccese. Il riconoscimento facciale sui migranti Nell’avviso esplorativo il Ministero sottolinea gli obiettivi di questo potenziamento: utilizzare SARI Enterprise anche per verificare l’autenticità delle foto nei documenti e usare SARI Real-Time come «sistema tattico per monitorare le operazioni di sbarco e tutte le varie tipologie di attività illegali correlate, video riprenderle ed identificare i soggetti coinvolti». Il sistema Enterprise permette il confronto di una foto con quelle raccolte nel database AFIS, una sorta di ricerca automatica della corrispondenza dei volti. In precedenza questo tipo di confronto veniva fatto manualmente immettendo i termini di ricerca come ad esempio colore degli occhi, segni particolari, e genere. Proprio perché è un sistema che velocizza una ricerca che sarebbe fatta comunque manualmente, il Garante ha permesso al Ministero di utilizzarlo con un provvedimento <https://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9040256> del 2018. [...]
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Alberto Cammozzo