Re: [nexa] Pirateria digitale, l'imbarazzante rapporto del Parlamento italiano. Proposte cancellazioni automatiche di siti web e rimozioni ad istanza di privati dei link sui motori di ricerca.
Non conosco i lavori di questa commissione, ma sulla base di quanto riportato nella mail e sulla base dell'esperienza dei lavori di commissioni su altri temi (penso all'uranio impoverito), mi limito a constatare come da anni le commissioni parlamentari di inchiesta si siano rivelate (usando un eufemismo) inadeguate. D'altra parte cosa si può pretendere da un sistema che auto-seleziona gli esperti e sulla base delle opinioni di quest'ultimi enuncia verità come se fossero certe e scientificamente documentate. In assenza di un sistema oggettivo e qualitativamente selettivo degli auditi, le commissioni sono quantomeno delle farse che andrebbero abolite per gli effetti distorsivi che generano e per il tempo che fanno spendere, tempo che "esperti" e parlamentari potrebbero più proficuamente investire altrove (anche per ampliare le proprie conoscenze). AM On Thu, 7 Feb 2013 14:06:10 +0100 "Fulvio Sarzana" <fulvio.sarzana@lidis.it> wrote:
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dallOn. Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete. Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che tale relazione conclusiva ha sul web. Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela del diritto dautore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una immagine precisa del fenomeno. Afferma incredibilmente la Commissione, in occasione di alcuni recenti tentativi legislativi di modifica della normativa nazionale sul tema, si è assistito ad una vera e propria levata di scudi da parte di soggetti e gruppi di interesse legati al mantenimento dello status quo. Gli intermediari della rete hanno quindi dimostrato di possedere un enorme potere di lobbying, che sembra-finora-avere prevalso sulle ragioni politiche che spingevano, invece, per un cambiamento di rotta in tal senso, avendo, di fatto, impedito qualsiasi decisione al riguardo Secondo la Commissione, che dimentica lesistenza delle potentissime lobby dellintrattenimento internazionale, che sono arrivate a minacciare il presidente americano Obama in occasione del veto posto dallo stesso presidente allentrata in vigore della contestata proposta normativa denominata SOPa negli states http://rt.com/usa/news/hollywood-obama-sopa-support-229/, quindi esisterebbe una potentissima spectre composta dagli intermediari di rete.
Ma attenzione ce ne è per tutti: la colpa per la Commissione è infatti del movimento dopinione che a livello globale rigetta lidea che per la fruizione della cultura e dellinformazione in rete si debba pagare un prezzo, ha dimostrato tutto il suo peso politico in occasione della proposta di accordo ACTA, che è stata respinta del Parlamento Europeo.
E vediamo gli auspici della Commissione In realtà anche alla luce delle indicazioni pervenute alla Commissione nel corso delle numerose audizioni svolte. Sarebbe auspicabile un vero e proprio blocco del sito internet da parte degli utenti interessati che dovrebbe essere adottato tramite gli internet service provider.
In assenza di qualsivoglia provvedimento della magistratura i provider dovrebbero quindi bloccare, a richiesta dellinteressato un sito web.
Ma neanche questo basta.
E allora la Commissione prevede che la rimozione di contenuti sgraditi debba essere direttamente effettuata nei confronti del motore di ricerca ( quindi Google per intenderci n.d.r.).
Dice la Commissione Lunico soggetto veramente in grado di non indicare le strade per arrivare al file illegale sia il motore di ricerca. potrà essere quindi il motore di ricerca a non restituire, fra i risultati della ricerca per qule file, gli indirizzi attraverso i quali sia possibile arrivarvi.
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