Che c’entra il Bitcoin con le rivolte in Kazakistan e gli scontri in piazza
Molto interessante dl ttps:// www.repubblica.it/tecnologia/2022/01/10/news/che_c_entra_il_bitcoin_con_le_rivolte_in_kazakistan_e_gli_scontri_in_piazza-333273222/ _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
On Mon, 10 Jan 2022 17:39:25 +0100 don Luca Peyron wrote:
Molto interessante
Direi piuttosto... molto triste!
È chiaro che blockchain e criptovalute sono alla base di una rivoluzione che ha investito tutta la società, anche se non ce ne accorgiamo tutti: smart contract, mercato degli Nft, Web 3, risparmio e consumi. L’esempio perfetto sono i criptoasset alla base della finanza decentralizzata, che consente di ricreare servizi finanziari senza la necessità di coinvolgere una terza parte, come una banca.
Che una testata nazionale come Repubblica possa pubblicare baggianate simili è decisamente segno della scarsa qualità della stampa mainstream contemporanea. Non che ci fosse bisogno di ulteriori conferme comunque. Un articolo con un 20% di informazioni fattuali ed un 80% di fuffa commerciale. Le prime usate per dare credibilità alla seconda. Che indicibile tristezza. Vi facilito la parte utile:
Da quando la Cina ha messo fuorilegge la produzione e la commercializzazione di criptovalute, molte aziende del settore si sono spostate proprio in Kazakistan per sfruttare una regolamentazione favorevole e un basso costo dell’energia prodotta da fonti non rinnovabili.
Questo ha contribuito a incrementare il consumo di energia elettrica del 10% e indotto il governo ad aumentare i prezzi dell’energia con l’imposizione di nuove tasse. Tasse che hanno determinato una vera e propria ribellione dei cittadini, con morti e feriti, cui si sono aggiunti i miner legali e illegali che avrebbero soffiato sul fuoco sulle rivolte.
Con un effetto boomerang: per silenziare le proteste, il governo ha bloccato Internet, allo stesso tempo bloccando la capacità dei miner di estrarre criptovalute, impedendo l’aggiornamento della blockchain. Risultato? La potenza di calcolo globale della rete di Bitcoin è di colpo crollata del 14%, con un rallentamento globale delle transazioni in Bitcoin e una sostanziale difficoltà di minarne di nuovi.
In ulteriore sintesi: - il mining consuma risorse NON rinnovabili - i miner soffiano sul fuoco delle proteste per farsi ridurre le tasse - Bitcoin è distribuita solo sulla carta Ci sono solo due possibili approcci normativi alle criptomenate: - vietare il mining a livello internazionale - vietare il cambio con le valute nazionali La prima sarebbe più rapida nel far fronte all'enorme spreco di energia che tutte queste "tecnologie fuffose" comportano. Spreco che ovviamente comporta anche aumenti dei prezzi. La seconda avrebbe di positivo lo smascherare definitivamente l'ipocrisia che regna sovrana nella DeFi. Il Governo Cinese, che ha intelligentemente vietato entrambe sul proprio territorio, sta già accumulando un vantaggio competitivo grazie all'energia risparmiata ed alla ricchezza NON sottratta alla propria popolazione. Giacomo
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Giacomo Tesio