Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
On 21 Sep 2023, at 08:02, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote: Date: Thu, 21 Sep 2023 08:02:05 +0200 From: "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ... Message-ID: <ZQvcXdcAg9+pce3F@nexaima.net> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On Thu, Sep 21, 2023 01:40:05 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
Mi sembra un dibattito tra sordi.
Stiamo dicendo le stesse cose: che una volta c'era l’interoperabilità, che serve la portabilità dei dati e che entrambi sono essenziali per un mercato di servizi libero e competitivo.
forse stiamo arrivando a dirle adesso, cioe' solo DOPO che LEI:
1) ha mischiato, non si capisce perche', interoperabilita' e number portability, dando per scontato che l'interoperabilita' "una volta c'era" ma quelli erano i bei tempi andati che mai torneranno perche' ormai e' arrivata l'AI e bisogna accettare di correre solo dietro a quella (*)
Giustappunto, un dialogo tra sordi. Mi attribuisce stupidaggini che non ho detto solo per convincersi di aver ragione. BTW, se c’è interoperabilità, c’è di solito anche portabilità: basta uno script che acceda e scarichi i dati.
2) ha affermato tutt'altro, non "entrambi sono essenziali" ma:
"Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e utile"
Anche qui travisa il senso: stavo dicendo che non bastano, perché il difficile non è la tecnologia, che esiste da decenni, ma la sua adozione di massa. Lei può sperare nelle regolamentazioni, io sono scettico. Il discorso era partito proprio da lì, quando lei ha detto che alla maggioranza, di come è fatto il software interessa poco. Per attrarre utenti, i servizi devono essere non solo ben fatti e comodi da usare, ma convenienti, anche in termini di costo. È cosa è più conveniente di un servizio gratuito? Quello che è cambiato dai primi tempi di internet era che allora ciascuno e in molti mettevano su i propri servizi ad uso di sè e di altri. La posta elettronica ad esempio richiedeva un server per ogni rete, e qui si usava software libero come sendmail (per quanto obbrobrioso fosse il software). Poi sono arrivati i servizi di posta gratuiti come Gmail, che ti esimono da comprare server, gestire storage e backup (e di configurare sendmail). E Damiano Verzulli ha denunciato che i rettori sono passati in massa a quello, smantellando i propri servizi. Altri hanno denunciato i rettori perché così facendo violano le norme sulla privacy, consentendo il trasferimento dei loro dati negli USA. Si tornerà indietro con l’obbligo di rispettare Schrems II? Temo di no, perché per rinunciare a una convenienza occorre trovare una convenienza maggiore. Per tornare a servizi basati su protocolli interoperabili, bisogna contrastare i servizi offerti apparentemente gratuitamente, affinché chiunque offra servizi sia sullo stesso piano economico. Poi occorre che si sviluppino comunità che offrano servizi ai propri membri, esattamente come facevano quelli che mettevano in piedi i server di posta, i web server, gli storage distribuiti, gli IRC server, Wikipedia, ecc. È questo il mio appello alla (ri)nascita di comunità che si dedichino a questo e che siano sostenibili. Senza queste due parti, l’interoperabilità non farà che garantire agli attuali operatori di mantenere il loro dominio.
3) le e' stato fatto educatamente notare (per esempio con "ohibo'" invece di altro), e non solo da me:
https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051547.html
che non era un'argomentazione particolarmente robusta.
Quintarelli ha una fiducia incrollabile nelle regolamentazioni, nonostate si sia dovuto scottare con la sua proposta di legge sulla Net Neutrality. — Beppe
Comunque l'importante e' esserci arrivati quindi, soprattutto per mancanza di tempo, mi fermo qui.
Buona giornata, Marco
(*) "Why should we cope [with AI]? This sounds so ridiculous to me. Society should build technology that helps us, rather than simply adjusting to whatever technology comes our way" non l'ho detto io, ma qualcuno che di queste cose ne sa piu' di tutti noi insieme:
https://www.politico.com/newsletters/digital-future-daily/2023/04/11/timnit-... -- https://mfioretti.substack.com
che ora in entrambe le parti (network e device neutrality), esattamente come la scrissi, e' legge europea. (nda) On 21/09/23 10:05, Giuseppe Attardi wrote:
Quintarelli ha una fiducia incrollabile nelle regolamentazioni, nonostate si sia dovuto scottare con la sua proposta di legge sulla Net Neutrality.
On 21 Sep 2023, at 10:05, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
On 21 Sep 2023, at 08:02, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote: Date: Thu, 21 Sep 2023 08:02:05 +0200 From: "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ... Message-ID: <ZQvcXdcAg9+pce3F@nexaima.net> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On Thu, Sep 21, 2023 01:40:05 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote: Mi sembra un dibattito tra sordi.
…
BTW, se c’è interoperabilità, c’è di solito anche portabilità: basta uno script che acceda e scarichi i dati.
Ad esempio è quello che feci un po’ di anni fa, quando l’Università di Pisa decise di offrire un servizio unico di ateneo per la posta (basato su Postfix), al posto dei tanti in ciascun dipartimento. Lo script si collegava al server Exchange e trasferiva la propria mailbox nel server centrale. Microsoft offriva un servizio di migrazione a pagamento. Peccato che qualche anno dopo il nuovo rettore decise di passare tutto su Exchange. — Beppe
immagino non ci fossero sistemi di rate limiting e vincoli contrattuali che lo impedissero.. AKA, la norma serve, la possibilita' tecnica non basta... On 21/09/23 10:27, Giuseppe Attardi wrote:
Ad esempio è quello che feci un po’ di anni fa, quando l’Università di Pisa decise di offrire un servizio unico di ateneo per la posta (basato su Postfix), al posto dei tanti in ciascun dipartimento. Lo script si collegava al server Exchange e trasferiva la propria mailbox nel server centrale. Microsoft offriva un servizio di migrazione a pagamento. Peccato che qualche anno dopo il nuovo rettore decise di passare tutto su Exchange.
Non vedo opposizione: la regolazione non esclude la promozione di piattaforme aperte. I monopoli si combattono con la competizione e l'antitrust, e la centralizzazione si abbatte con l’interoperabilità e portabilità dei dati. Volendo farlo, vanno regolati simultaneamente sia i mercati che le tecnologie. Ma il panorama politico globale offre pochi esempi di tale volontà, mentre abbonda di proposte che vanno dalla tutela del mercato agli anarco-capitalisti. In questo contesto, che fare? Per quanto sostenga il f/oss, non ne farei una questione di licenze: il software libero era efficace nell'attaccare il precedente modello basato sulle licenze software, ma il surveillance capitalism anzi ne trae vantaggio. Attardi fa l'esempio di Wikipedia che è l'unica piattaforma centralizzata di scala globale confrontabile con GAFAM e che non usa il surveillance capitalism come modello di business. Mi pare suggerisca che abbiamo bisogno di alternative al modello di business, e in questo la proposta di offrire gli stessi servizi con un modello stile WP senza sorveglianza mi pare valida. L'auspicabile costruzione di piattaforme /decentrate e aperte/ può passare da piattaforme /centralizzate/ e /aperte/, di sicuro non passa da piattaforme centralizzate e /chiuse/ che si difendono dalla regolazione in ogni modo lecito e non. Posso avere i dati più portabili del mondo e le piattaforme più interoperabili, ma se non ho alternative viabili non so che farmene. L'email è in teoria completamente interoperabile, ma il pubblico non percepisce che ci siano alternative a Gmail o la necessità di usare quelle che ci sono. ciao, Alberto On 21/09/23 10:05, Giuseppe Attardi wrote:
On 21 Sep 2023, at 08:02,nexa-request@server-nexa.polito.it wrote: Date: Thu, 21 Sep 2023 08:02:05 +0200 From: "M. Fioretti"<mfioretti@nexaima.net> To:nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ... Message-ID:<ZQvcXdcAg9+pce3F@nexaima.net> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On Thu, Sep 21, 2023 01:40:05 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
Mi sembra un dibattito tra sordi.
Stiamo dicendo le stesse cose: che una volta c'era l’interoperabilità, che serve la portabilità dei dati e che entrambi sono essenziali per un mercato di servizi libero e competitivo. forse stiamo arrivando a dirle adesso, cioe' solo DOPO che LEI:
1) ha mischiato, non si capisce perche', interoperabilita' e number portability, dando per scontato che l'interoperabilita' "una volta c'era" ma quelli erano i bei tempi andati che mai torneranno perche' ormai e' arrivata l'AI e bisogna accettare di correre solo dietro a quella (*) Giustappunto, un dialogo tra sordi. Mi attribuisce stupidaggini che non ho detto solo per convincersi di aver ragione.
BTW, se c’è interoperabilità, c’è di solito anche portabilità: basta uno script che acceda e scarichi i dati.
2) ha affermato tutt'altro, non "entrambi sono essenziali" ma:
"Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e utile" Anche qui travisa il senso: stavo dicendo che non bastano, perché il difficile non è la tecnologia, che esiste da decenni, ma la sua adozione di massa. Lei può sperare nelle regolamentazioni, io sono scettico. Il discorso era partito proprio da lì, quando lei ha detto che alla maggioranza, di come è fatto il software interessa poco. Per attrarre utenti, i servizi devono essere non solo ben fatti e comodi da usare, ma convenienti, anche in termini di costo. È cosa è più conveniente di un servizio gratuito?
Quello che è cambiato dai primi tempi di internet era che allora ciascuno e in molti mettevano su i propri servizi ad uso di sè e di altri. La posta elettronica ad esempio richiedeva un server per ogni rete, e qui si usava software libero come sendmail (per quanto obbrobrioso fosse il software). Poi sono arrivati i servizi di posta gratuiti come Gmail, che ti esimono da comprare server, gestire storage e backup (e di configurare sendmail). E Damiano Verzulli ha denunciato che i rettori sono passati in massa a quello, smantellando i propri servizi. Altri hanno denunciato i rettori perché così facendo violano le norme sulla privacy, consentendo il trasferimento dei loro dati negli USA. Si tornerà indietro con l’obbligo di rispettare Schrems II? Temo di no, perché per rinunciare a una convenienza occorre trovare una convenienza maggiore.
Per tornare a servizi basati su protocolli interoperabili, bisogna contrastare i servizi offerti apparentemente gratuitamente, affinché chiunque offra servizi sia sullo stesso piano economico. Poi occorre che si sviluppino comunità che offrano servizi ai propri membri, esattamente come facevano quelli che mettevano in piedi i server di posta, i web server, gli storage distribuiti, gli IRC server, Wikipedia, ecc. È questo il mio appello alla (ri)nascita di comunità che si dedichino a questo e che siano sostenibili.
Senza queste due parti, l’interoperabilità non farà che garantire agli attuali operatori di mantenere il loro dominio.
3) le e' stato fatto educatamente notare (per esempio con "ohibo'" invece di altro), e non solo da me:
https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051547.html
che non era un'argomentazione particolarmente robusta. Quintarelli ha una fiducia incrollabile nelle regolamentazioni, nonostate si sia dovuto scottare con la sua proposta di legge sulla Net Neutrality.
— Beppe
Comunque l'importante e' esserci arrivati quindi, soprattutto per mancanza di tempo, mi fermo qui.
Buona giornata, Marco
(*) "Why should we cope [with AI]? This sounds so ridiculous to me. Society should build technology that helps us, rather than simply adjusting to whatever technology comes our way" non l'ho detto io, ma qualcuno che di queste cose ne sa piu' di tutti noi insieme:
https://www.politico.com/newsletters/digital-future-daily/2023/04/11/timnit-... -- https://mfioretti.substack.com
nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Buongiorno Alberto, follow the money? :-) Alberto Cammozzo via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> writes: [...]
Attardi fa l'esempio di Wikipedia che è l'unica piattaforma centralizzata di scala globale confrontabile con GAFAM e che non usa il surveillance capitalism come modello di business.
Io preferisco la parola capture a surveillance perché rende meglio il concetto (capture implica surveillance), ma è una /pignoleria/ :-) Sono imbarazzato, non capisco perché sostieni che Wikipedia, o meglio Wikimedia, non usa quel modello di "business", considerato - per dire l'ultima - che ha appena lanciato il suo "Enterprise" service con relativa azienda con sede nel... Delaware, ma ROTFL! Wikipedia’s Deep Ties to Big Tech By Michael Olenick APR 5, 2021 https://www.ineteconomics.org/perspectives/blog/wikipedias-deep-ties-to-big-... --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Wikipedia’s online fundraising efforts that highlight its dependence on donations for its continued functioning,[*] its assurance that it is “super transparent with the public,” and occasional threats to run ads to assure Wikipedia’s financial stability. Most users probably also assume that Wikipedia’s content, even if sometimes mistaken or incomplete, is basically harmless, with occasional errors the price of straitened production conditions and limited staff. [...] Wikipedia Is Wealthy & Works with Big Tech Despite frequent protestations to the contrary, Wikimedia – the San Francisco-based parent non-profit of Wikipedia – has enormous financial reserves. [...] implementing a new service, Wikimedia Enterprise, a for-profit Delaware-based company to charge Big Tech for easier electronic access to Wikipedia content. Lest there be any ambiguity about who “these companies” are, they explain high-volume commercial reusers include “the ‘infoboxes’ .. shown in search engine results,” “voice-operated virtual assistants such as Siri and Alexa,” and “augmented information .. such as in-flight entertainment systems or smartphones.” For those who still don’t get it, the term infoboxes links to a Wikipedia article about Google’s knowledge panel.[1] Wikimedia argues for-profit high-volume information “reusers” (its term) have repeatedly asked for a dedicated service to efficiently funnel information away from the site and money towards it. Big Tech wants a contractual arrangement along with a service level agreement (SLA). Wikimedia argues it is unable to offer a contract or provide an SLA under its current legal scheme. When asked, Wikimedia representatives responded that the Big Tech businesses are uncomfortable supporting the non-profit through donations and that they’d prefer a more explicit fee-for-service arrangement.[2] Furthermore, the ongoing practice of embedding Wikimedia content into the websites and information outlets of others deprives Wikimedia of an ability to advertise for donations which, over the long-run, may impact its ability to fundraise. [...] Wikimedia Lacks Transparency [...] Google’s former charity, Google.org, shuttered the year ending 2018.[9] Google made two large donations to Tides Foundation, a total of $50,264,173 listed in their 2018 disclosure (consisting of three donations: $43,844,348, $844,448, and $560,055) and $76,385,901 in 2017. Neither matches a line-item amount Tides Foundation reported for the corresponding years.[10] Google also contributes money directly to both Wikimedia and the Wikimedia Endowment, announcing a $7.5 million donation at the 2019 Word Economic Forum.[11] [...] While Wikimedia donates money to Tides – to support its endowment and Knowledge Equity Fund (via Tides Advocacy) – Tides also donates money to Wikimedia. However, the Tides donations do not appear in Wikimedia annual reports [...] --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (e /molto/ altro ancora nell'articolo) Il suo primo cliente /pare/ essere Google: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- It’s not exactly clear how Google’s new partnership will change the end-user side of things. Tim Palmer, the managing director of Google’s search partnerships, vaguely commented that Google looks forward to “deepening” its partnership with the Wikimedia Foundation through its Enterprise service. Lane Becker, Wikimedia Enterprise’s senior director of earned revenue told The Verge that the service is still in its “early days” and declined to comment on specific ways Google might use it. I would imagine that Google users probably won’t notice a change at all — maybe we’ll see Wikipedia cited more often in knowledge panels or perhaps Google will come up with a new way to integrate Wikipedia’s information into its services. Google has made donations to the Wikimedia Foundation in the past, but this marks the first time it’s signing on as an actual customer. [...] Wikimedia argues it currently subsidizes Big Tech by providing the labor required for the coordination of information dissemination. The implication is that there are resources at Wikimedia with an incremental cost to feed data to Big Tech. A question asking for a guesstimate about how many people spend how much time on this activity went unanswered, along with all other written questions. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (https://www.theverge.com/2022/6/22/23178245/google-paying-wikimedia-foundati...)
Mi pare suggerisca che abbiamo bisogno di alternative al modello di business, e in questo la proposta di offrire gli stessi servizi con un modello stile WP senza sorveglianza mi pare valida.
WP come Wikipedia? Non credo proprio. WP come WordPress? :-D Scherzi a parte, ho la /vaga/ sensazione che potremmo star qui in eterno a giocare di inventarci nuovi modelli di business senza mai risolvere il problema (quale problema?) In altri termini: cambiare modello di business in un mercato NON libero come quello attialmente dominante (capitalismo) credo sia inutile. Trovare modelli di business alternativi in un libero mercato credo sia più efficace... libero per davvero però, non per finta come vogliono farci credere i narratori delle magnifiche e progressive sorti del capitalismo (in ogni sua declinazione: classico, finanziario, turbo, a energia eolica, corretto grappa...). Già, questo però non c'entra proprio nulla con la lista Nexa: perdonatemi! [...] Saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Caro Giovanni, In estrema sintesi, la definizione di surveillance capitalism non riguarda il fatto che uno ricavi denaro dai dati raccolti /dai/ suoi utenti, ma che venda i comportamenti (passati o futuri) /dei/ suoi utenti. A mia conoscenza Wikimedia non profila i propri utenti, non usa recommendation systems per condizionarli, non adatta i contenuti a chi ha davanti, e non mi risulta nemmeno che venda a terzi i dati dei propri utenti, per cui il modello di business descritto dalla Zuboff come /surveillance capitalism/ non si applica. Grazie per gli articoli sul modello di business di Wikimedia, interessanti. Mi pare però che delineino un modello tradizionale di servizio premium a pagamento. Un saluto, Alberto On 9/23/23 12:38, 380° wrote:
Buongiorno Alberto,
follow the money? :-)
Alberto Cammozzo via nexa<nexa@server-nexa.polito.it> writes:
[...]
Attardi fa l'esempio di Wikipedia che è l'unica piattaforma centralizzata di scala globale confrontabile con GAFAM e che non usa il surveillance capitalism come modello di business. Io preferisco la parola capture a surveillance perché rende meglio il concetto (capture implica surveillance), ma è una /pignoleria/ :-)
Sono imbarazzato, non capisco perché sostieni che Wikipedia, o meglio Wikimedia, non usa quel modello di "business", considerato - per dire l'ultima - che ha appena lanciato il suo "Enterprise" service con relativa azienda con sede nel... Delaware, ma ROTFL!
Wikipedia’s Deep Ties to Big Tech By Michael Olenick APR 5, 2021
https://www.ineteconomics.org/perspectives/blog/wikipedias-deep-ties-to-big-...
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Wikipedia’s online fundraising efforts that highlight its dependence on donations for its continued functioning,[*] its assurance that it is “super transparent with the public,” and occasional threats to run ads to assure Wikipedia’s financial stability. Most users probably also assume that Wikipedia’s content, even if sometimes mistaken or incomplete, is basically harmless, with occasional errors the price of straitened production conditions and limited staff. [...]
Wikipedia Is Wealthy & Works with Big Tech
Despite frequent protestations to the contrary, Wikimedia – the San Francisco-based parent non-profit of Wikipedia – has enormous financial reserves.
[...] implementing a new service, Wikimedia Enterprise, a for-profit Delaware-based company to charge Big Tech for easier electronic access to Wikipedia content.
Lest there be any ambiguity about who “these companies” are, they explain high-volume commercial reusers include “the ‘infoboxes’ .. shown in search engine results,” “voice-operated virtual assistants such as Siri and Alexa,” and “augmented information .. such as in-flight entertainment systems or smartphones.” For those who still don’t get it, the term infoboxes links to a Wikipedia article about Google’s knowledge panel.[1]
Wikimedia argues for-profit high-volume information “reusers” (its term) have repeatedly asked for a dedicated service to efficiently funnel information away from the site and money towards it. Big Tech wants a contractual arrangement along with a service level agreement (SLA). Wikimedia argues it is unable to offer a contract or provide an SLA under its current legal scheme.
When asked, Wikimedia representatives responded that the Big Tech businesses are uncomfortable supporting the non-profit through donations and that they’d prefer a more explicit fee-for-service arrangement.[2] Furthermore, the ongoing practice of embedding Wikimedia content into the websites and information outlets of others deprives Wikimedia of an ability to advertise for donations which, over the long-run, may impact its ability to fundraise.
[...] Wikimedia Lacks Transparency
[...] Google’s former charity, Google.org, shuttered the year ending 2018.[9] Google made two large donations to Tides Foundation, a total of $50,264,173 listed in their 2018 disclosure (consisting of three donations: $43,844,348, $844,448, and $560,055) and $76,385,901 in 2017. Neither matches a line-item amount Tides Foundation reported for the corresponding years.[10] Google also contributes money directly to both Wikimedia and the Wikimedia Endowment, announcing a $7.5 million donation at the 2019 Word Economic Forum.[11]
[...] While Wikimedia donates money to Tides – to support its endowment and Knowledge Equity Fund (via Tides Advocacy) – Tides also donates money to Wikimedia. However, the Tides donations do not appear in Wikimedia annual reports [...]
--8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (e /molto/ altro ancora nell'articolo)
Il suo primo cliente /pare/ essere Google:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
It’s not exactly clear how Google’s new partnership will change the end-user side of things. Tim Palmer, the managing director of Google’s search partnerships, vaguely commented that Google looks forward to “deepening” its partnership with the Wikimedia Foundation through its Enterprise service. Lane Becker, Wikimedia Enterprise’s senior director of earned revenue told The Verge that the service is still in its “early days” and declined to comment on specific ways Google might use it.
I would imagine that Google users probably won’t notice a change at all — maybe we’ll see Wikipedia cited more often in knowledge panels or perhaps Google will come up with a new way to integrate Wikipedia’s information into its services. Google has made donations to the Wikimedia Foundation in the past, but this marks the first time it’s signing on as an actual customer.
[...] Wikimedia argues it currently subsidizes Big Tech by providing the labor required for the coordination of information dissemination. The implication is that there are resources at Wikimedia with an incremental cost to feed data to Big Tech. A question asking for a guesstimate about how many people spend how much time on this activity went unanswered, along with all other written questions.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (https://www.theverge.com/2022/6/22/23178245/google-paying-wikimedia-foundati...)
Mi pare suggerisca che abbiamo bisogno di alternative al modello di business, e in questo la proposta di offrire gli stessi servizi con un modello stile WP senza sorveglianza mi pare valida. WP come Wikipedia? Non credo proprio.
WP come WordPress? :-D
Scherzi a parte, ho la /vaga/ sensazione che potremmo star qui in eterno a giocare di inventarci nuovi modelli di business senza mai risolvere il problema (quale problema?)
In altri termini: cambiare modello di business in un mercato NON libero come quello attialmente dominante (capitalismo) credo sia inutile.
Trovare modelli di business alternativi in un libero mercato credo sia più efficace... libero per davvero però, non per finta come vogliono farci credere i narratori delle magnifiche e progressive sorti del capitalismo (in ogni sua declinazione: classico, finanziario, turbo, a energia eolica, corretto grappa...).
Già, questo però non c'entra proprio nulla con la lista Nexa: perdonatemi!
[...]
Saluti, 380°
On Sun, Sep 24, 2023 at 08:19:56PM +0200, Alberto Cammozzo via nexa wrote:
A mia conoscenza Wikimedia non profila i propri utenti, non usa recommendation systems per condizionarli, non adatta i contenuti a chi ha davanti, e non mi risulta nemmeno che venda a terzi i dati dei propri utenti, per cui il modello di business descritto dalla Zuboff come /surveillance capitalism/ non si applica.
Inoltre, dettaglio importante sul modello di business: Wikimedia, LLC (l'azienda che opera il prodotto Wikimedia Enterprise) è detenuta al 100% da Wikimedia Foundation, che è una fondazione di tipo 501(c)3, che potremmo tradurre in Italiano come ONLUS. -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . https://upsilon.cc/zack _. ^ ._ Full professor of Computer Science o o o \/|V|\/ Télécom Paris, Polytechnic Institute of Paris o o o </> <\> Co-founder & CTO Software Heritage o o o o /\|^|/\ https://twitter.com/zacchiro . https://mastodon.xyz/@zacchiro '" V "'
Ciao Alberto, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> writes:
In estrema sintesi, la definizione di surveillance capitalism non riguarda il fatto che uno ricavi denaro dai dati raccolti /dai/ suoi utenti, ma che venda i comportamenti (passati o futuri) /dei/ suoi utenti.
A mia conoscenza Wikimedia non profila i propri utenti, non usa recommendation systems per condizionarli, non adatta i contenuti a chi ha davanti, e non mi risulta nemmeno che venda a terzi i dati dei propri utenti, per cui il modello di business descritto dalla Zuboff come /surveillance capitalism/ non si applica.
Hai perfettamente ragione, scusa! Sto facendo confuZione metodologica perché davvero non riesce a entrarmi nella Zucca la distinzione tra «collection and commodification of personal data by corporations» e quello di «government surveillance, though the two can reinforce each other» [1]. A mio (ma mi pare non solo mio) modo di vedere la raccolta e "commodification" dei dati personali da parte delle corporations è _determinata_ della (volontà di) sorveglianza governativa, in modo del tutto analogo a come le politiche delle CORPORAZIONI sono quelle che determinano le norme _amministrative_ implementate dai governi (legalmente o meno è ININFLUENTE), tra cui quelle che prevedono la sorveglianza governativa. Cavolo è ricorsivo! In più, a far ancora più confuZione c'è il fatto che non riesco a trovare soluzione di continuità tra l'attività di sorveglianza governativa e tutte quelle così magistralmente descritte da Michel Foucault in "Discipline and Punish" (che IMO includono il nudging e il cognitive warfare). É per quello che io dico:
Io preferisco la parola capture a surveillance perché rende meglio il concetto (capture implica surveillance), ma è una /pignoleria/ :-)
Però potrebbe essere solo che sto facendo una gran confuZione «Confusione, mi dispiace Se sei figlia della solita illusione e se fai confusione Confusione Tu vorresti imbalsamare anche l'ultima più piccola emozione» [Lucio Battisti] [...] Un caro saluto, 380° [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Surveillance_capitalism -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
On Thu, Sep 21, 2023 10:05:32 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
perche' ormai e' arrivata l'AI e bisogna accettare di correre solo dietro a quella (*)
Giustappunto, un dialogo tra sordi. Mi attribuisce stupidaggini che non ho detto solo per convincersi di aver ragione.
"Oggi però i nuovi servizi, come quelli basati su AI, richiedono ingenti investimenti" che implicitamente mette quella come unica via rimasta o quasi, non l'ho scritto io: https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051551.html
Per tornare a servizi basati su protocolli interoperabili, bisogna contrastare i servizi offerti apparentemente gratuitamente, affinché chiunque offra servizi sia sullo stesso piano economico.
ragionando cosi' avremmo ancora i pesticidi negli alimenti, o l'amianto nei tetti. Che i servizi di comunicazione DEVONO essere interoperabili e' un principio che non si sarebbe mai dovuto abbandonare, permettere il contrario non regolamentando e' stato e rimane di una stupidita' imbarazzante. E anche se non fosse cosi', se si parla di **comunicazioni**, tornare ai protocolli interoperabili e' il punto di partenza necessario/ inevitabile per "contrastare servizi offerti apparentemente gratuitamente", altrimenti i nuovi servizi non servono a nessuno. Vedi l'esempio gia' fatto dell'app di Tiscali. Mi fermo qui, davvero. Marco
On Thu, Sep 21, 2023 at 11:44:54AM +0200, M. Fioretti wrote:
On Thu, Sep 21, 2023 10:05:32 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
Giustappunto, un dialogo tra sordi. Mi attribuisce stupidaggini che non ho detto solo per convincersi di aver ragione.
"Oggi però i nuovi servizi, come quelli basati su AI, richiedono ingenti investimenti" che implicitamente mette quella come unica via rimasta o quasi, non l'ho scritto io:
Potete per favore continuare in mail privata tra voi due? Grazie anticipatamente. -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . https://upsilon.cc/zack _. ^ ._ Full professor of Computer Science o o o \/|V|\/ Télécom Paris, Polytechnic Institute of Paris o o o </> <\> Co-founder & CTO Software Heritage o o o o /\|^|/\ https://twitter.com/zacchiro . https://mastodon.xyz/@zacchiro '" V "'
participants (6)
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380° -
Alberto Cammozzo -
Giuseppe Attardi -
M. Fioretti -
Stefano Quintarelli -
Stefano Zacchiroli