In Europe, You’ll Need a VPN to See Real Google Search Results | WIRED
http://www.wired.com/2016/03/europe-youll-need-vpn-see-real-google-search-re... (Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Commento in ritardo, ma non resisto: raramente sono rimasto altrettanto irritato dalla disonestà intellettuale di un articolo, anche in una pubblicazione "popolare" quale è Wired, come in questo caso. Premetto che le mie considerazioni sono indipendenti dalla specifica azienda / motore di ricerca menzionata nell'articolo. Prima di tutto, sono curioso di sapere come l'autore dell'articolo definisca i risultati di ricerca "reali", visto che *tutti* i motori di ricerca sono basati su algoritmi per lo più opachi e/o segreti. Il fenomeno delle "echo chamber", diretto risultato di questa "governance algoritmica", è ben documentato. In secondo luogo, è interessante notare che l'autore si guarda bene dal rilevare che molti motori di ricerca, Google incluso, filtrano / eliminano *già da tempo* risultati di ricerca sulla base di molti altri criteri che sono un risultato diretto di obblighi legali, per esempio in materia di copyright / diritto d'autore, diritto dei marchi, protezione dei minori eccetera. E per inciso tali obblighi esistono negli Stati Uniti, come in Europa, come in molti altri paesi. È interessante però che l'autore consideri solo il diritto alla privacy come prodromo della "frammentazione" di Internet. (Su questo punto, qualche tempo fa ho avuto un interessante scambio in pubblico con un rappresentante di alto livello del governo statunitense, il quale ha affermato senza mettersi a ridere che il filtraggio sulla base delle misure di "copyright-based notice and take-down" è assolutamente rigoroso e non lascia spazio a margini di discrezionalità, come invece è il caso, secondo lui, per il filtraggio sulla base del diritto alla privacy - il che è ovviamente risibile per chiunque abbia una minima infarinatura di copyright e della nebulosità di concetti come il "fair use" negli Stati Uniti o delle "eccezioni e limitazioni" in Europa.) In terzo luogo, e forse poco noto ai più, negli Stati Uniti esistono da tempo varie misure legislative, a livello federale o di singoli Stati, che ammontano di fatto ad un "right to be forgotten" (o più precisamente, come anche da terminologia della GDPR, ad un "right to deletion"). Per esempio il Fair Credit Reporting Act, o il COPPA (protezione dei minori), o il "criminal records expungement". Last, not least, sono veramente stufo di leggere di questi paralleli tra la Cina e l'Unione Europea. L'UE non è perfetta, anzi, ma ogni tanto vorrei che gli autori di questi paralleli passassero un mesetto in Cina per capire cosa significa *davvero* vivere in un sistema politico autoritario (se non di peggio). Scusate lo sfogo, che (come sempre) è espresso a titolo puramente personale. Grazie comunque a Juan Carlos per aver condiviso l'articolo. :) A presto, Andrea On Wednesday, March 9, 2016, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it <javascript:_e(%7B%7D,'cvml','demartin@polito.it');>> wrote:
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-- -- I speak only for myself. Sometimes I do not even agree with myself. Keep it in mind. Twitter: @andreaglorioso Facebook: https://www.facebook.com/andrea.glorioso LinkedIn: http://www.linkedin.com/profile/view?id=1749288&trk=tab_pro
Dove posso firmare ? :-) Il 17 marzo 2016 14:21:34 Andrea Glorioso <andrea@digitalpolicy.it> ha scritto:
Commento in ritardo, ma non resisto: raramente sono rimasto altrettanto irritato dalla disonestà intellettuale di un articolo, anche in una pubblicazione "popolare" quale è Wired, come in questo caso.
Premetto che le mie considerazioni sono indipendenti dalla specifica azienda / motore di ricerca menzionata nell'articolo.
Prima di tutto, sono curioso di sapere come l'autore dell'articolo definisca i risultati di ricerca "reali", visto che *tutti* i motori di ricerca sono basati su algoritmi per lo più opachi e/o segreti. Il fenomeno delle "echo chamber", diretto risultato di questa "governance algoritmica", è ben documentato.
In secondo luogo, è interessante notare che l'autore si guarda bene dal rilevare che molti motori di ricerca, Google incluso, filtrano / eliminano *già da tempo* risultati di ricerca sulla base di molti altri criteri che sono un risultato diretto di obblighi legali, per esempio in materia di copyright / diritto d'autore, diritto dei marchi, protezione dei minori eccetera. E per inciso tali obblighi esistono negli Stati Uniti, come in Europa, come in molti altri paesi. È interessante però che l'autore consideri solo il diritto alla privacy come prodromo della "frammentazione" di Internet.
(Su questo punto, qualche tempo fa ho avuto un interessante scambio in pubblico con un rappresentante di alto livello del governo statunitense, il quale ha affermato senza mettersi a ridere che il filtraggio sulla base delle misure di "copyright-based notice and take-down" è assolutamente rigoroso e non lascia spazio a margini di discrezionalità, come invece è il caso, secondo lui, per il filtraggio sulla base del diritto alla privacy - il che è ovviamente risibile per chiunque abbia una minima infarinatura di copyright e della nebulosità di concetti come il "fair use" negli Stati Uniti o delle "eccezioni e limitazioni" in Europa.)
In terzo luogo, e forse poco noto ai più, negli Stati Uniti esistono da tempo varie misure legislative, a livello federale o di singoli Stati, che ammontano di fatto ad un "right to be forgotten" (o più precisamente, come anche da terminologia della GDPR, ad un "right to deletion"). Per esempio il Fair Credit Reporting Act, o il COPPA (protezione dei minori), o il "criminal records expungement".
Last, not least, sono veramente stufo di leggere di questi paralleli tra la Cina e l'Unione Europea. L'UE non è perfetta, anzi, ma ogni tanto vorrei che gli autori di questi paralleli passassero un mesetto in Cina per capire cosa significa *davvero* vivere in un sistema politico autoritario (se non di peggio).
Scusate lo sfogo, che (come sempre) è espresso a titolo puramente personale.
Grazie comunque a Juan Carlos per aver condiviso l'articolo. :)
A presto,
Andrea
On Wednesday, March 9, 2016, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it <javascript:_e(%7B%7D,'cvml','demartin@polito.it');>> wrote:
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Prego, Andrea. :) Colgo l'occasione per ricordare a tutti che - parlando in generale - le segnalazioni che passano in lista sono, appunto, segnalazioni di qualcosa di interessante, non necessariamente adesione al contenuto della segnalazione medesima. Anche per stimolare la rappresentazione della pluralità dei punti di vista. buona giornata, juan carlos On 17/03/16 20:46, Stefano Quintarelli wrote:
[...]
Grazie comunque a Juan Carlos per aver condiviso l'articolo. :)
A presto,
Andrea
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Stefano Quintarelli