Re: [nexa] dottorati e master non hanno peso nella PA. Perché?
Vedo che il tema ha destato un po' di interesse e mi fa piacere. Ma non sono sicuro che sia stato colto il senso del mio post (se volete leggerlo per intero, lo trovate qui: http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2015/01/dottorati-e-master.aspx). La questione non è se master e dottorati sono utili per lavorare nella PA. Non è nemmeno quella più ampia e complessa del valore legale dei titoli di studio, su cui non mi avventuro. La questione era più che altro legata ad un'armonizzazione delle normative e una più adeguata proporzionalità. In sostanza mi chiedo: se master e dottorati sono riconosciuti dall'ordinamento dei titoli di studio in quanto step successivo alla laurea, perchè non dovrebbero essere considerati proporzionalmente e adeguatamente anche nei criteri di computo dei punteggi e "scatto di carriera" nella PA? In termini più spicci, perchè ad esempio ad un concorso pubblico il possesso di una laurea dovrebbe valere 20 punti su 70 e il possesso di un dottorato dovrebbe valere al massimo 2 punti, tra l'altro concessi a discrezione della commissione giudicatrice? Non dovrebbe essere più proprozionato il rapporto di valore? E ancora... vista la deriva che il mercato ha assunto in questi ultimi 10/15 anni che ha portato a un innalzamento (forse patologico, ma indiscutibile) dei titoli di studio, è accettabile che la PA applichi ancora parametri risalenti al 1990? Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu
Sono d'accordo con la tua osservazione, Simone. Tuttavia, benchè l'argomento mi stia molto a cuore (e non solo a me, a giudicare dai molti interventi), in che modo è connesso al tema di questa lista? Mi sembra poco o niente, ma forse mi sfugge qualcosa. juan carlos On 20/01/15 10:15, Simone Aliprandi wrote:
Vedo che il tema ha destato un po' di interesse e mi fa piacere. Ma non sono sicuro che sia stato colto il senso del mio post (se volete leggerlo per intero, lo trovate qui: http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2015/01/dottorati-e-master.aspx). La questione non è se master e dottorati sono utili per lavorare nella PA. Non è nemmeno quella più ampia e complessa del valore legale dei titoli di studio, su cui non mi avventuro. La questione era più che altro legata ad un'armonizzazione delle normative e una più adeguata proporzionalità. In sostanza mi chiedo: se master e dottorati sono riconosciuti dall'ordinamento dei titoli di studio in quanto step successivo alla laurea, perchè non dovrebbero essere considerati proporzionalmente e adeguatamente anche nei criteri di computo dei punteggi e "scatto di carriera" nella PA? In termini più spicci, perchè ad esempio ad un concorso pubblico il possesso di una laurea dovrebbe valere 20 punti su 70 e il possesso di un dottorato dovrebbe valere al massimo 2 punti, tra l'altro concessi a discrezione della commissione giudicatrice? Non dovrebbe essere più proprozionato il rapporto di valore? E ancora... vista la deriva che il mercato ha assunto in questi ultimi 10/15 anni che ha portato a un innalzamento (forse patologico, ma indiscutibile) dei titoli di studio, è accettabile che la PA applichi ancora parametri risalenti al 1990? Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Juan Carlos, credo che quando si parla della scarsa penetrazione delle tecnologie digitali nel nostro Paese un fattore credo sia proprio la scarsa cultura scientifica (in senso ampio) in Italia, sia nel pubblico che ne privato. Credo che siano ancora pochi i manager ed i dirigenti che hanno titoli post-graduate, siano essi Master o Dottorati. Quindi credo che la cosa possa essere compatibile con questa mailing list. Vorrei poi dire a Simone che avevo capito il suo punto e che ovviamente lo condivido. Ma credo che l'assenza di una "politica" di valutazione di questi titoli sia appunto frutto della assenza di una strategia dell'innovazione come componente fondamentale della governance di un ente pubblico. Qualunque sia il suo compito istituzionale. Un caro saluto a tutti Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 20/01/2015 11:01, J.C. DE MARTIN wrote:
Sono d'accordo con la tua osservazione, Simone.
Tuttavia, benchè l'argomento mi stia molto a cuore (e non solo a me, a giudicare dai molti interventi), in che modo è connesso al tema di questa lista? Mi sembra poco o niente, ma forse mi sfugge qualcosa.
juan carlos
On 20/01/15 10:15, Simone Aliprandi wrote:
Vedo che il tema ha destato un po' di interesse e mi fa piacere. Ma non sono sicuro che sia stato colto il senso del mio post (se volete leggerlo per intero, lo trovate qui: http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2015/01/dottorati-e-master.aspx).
La questione non è se master e dottorati sono utili per lavorare nella PA. Non è nemmeno quella più ampia e complessa del valore legale dei titoli di studio, su cui non mi avventuro. La questione era più che altro legata ad un'armonizzazione delle normative e una più adeguata proporzionalità. In sostanza mi chiedo: se master e dottorati sono riconosciuti dall'ordinamento dei titoli di studio in quanto step successivo alla laurea, perchè non dovrebbero essere considerati proporzionalmente e adeguatamente anche nei criteri di computo dei punteggi e "scatto di carriera" nella PA? In termini più spicci, perchè ad esempio ad un concorso pubblico il possesso di una laurea dovrebbe valere 20 punti su 70 e il possesso di un dottorato dovrebbe valere al massimo 2 punti, tra l'altro concessi a discrezione della commissione giudicatrice? Non dovrebbe essere più proprozionato il rapporto di valore? E ancora... vista la deriva che il mercato ha assunto in questi ultimi 10/15 anni che ha portato a un innalzamento (forse patologico, ma indiscutibile) dei titoli di studio, è accettabile che la PA applichi ancora parametri risalenti al 1990? Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Caro Giorgio, certo, capisco la connessione, ma spero mi condonerai la mia attività di "guardiano", volta a salvaguardare gli interessi di tutti gli iscritti alla lista. Ciò detto, ripeto, il tema mi sta straordinariamente a cuore anche nella specifica accezione che sottolinei tu, ovvero, il ritardo digitale italiano è, a mio avviso, dovuto soprattutto ad uno spaventoso ritardo culturale. Da questo punto di vista potremmo discutere - volendo - anche delle responsabilità dell'università italiana: abbiamo collettivamente fatto tutto quello che avremmo potuto per preparare il paese alla rivoluzione digitale? Siamo stati lungimiranti? E ora la situazione qual è? Potremmo fare di più e meglio per preparare l'Italia al secolo del digitale? Non parlo dei singoli, naturalmente; parlo del sistema universitario nel suo complesso. Un caro saluto, juan carlos On 20/01/15 12:54, Giorgio Ventre wrote:
Juan Carlos, credo che quando si parla della scarsa penetrazione delle tecnologie digitali nel nostro Paese un fattore credo sia proprio la scarsa cultura scientifica (in senso ampio) in Italia, sia nel pubblico che ne privato. Credo che siano ancora pochi i manager ed i dirigenti che hanno titoli post-graduate, siano essi Master o Dottorati. Quindi credo che la cosa possa essere compatibile con questa mailing list. Vorrei poi dire a Simone che avevo capito il suo punto e che ovviamente lo condivido. Ma credo che l'assenza di una "politica" di valutazione di questi titoli sia appunto frutto della assenza di una strategia dell'innovazione come componente fondamentale della governance di un ente pubblico. Qualunque sia il suo compito istituzionale.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
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On 20/01/2015 11:01, J.C. DE MARTIN wrote:
Sono d'accordo con la tua osservazione, Simone.
Tuttavia, benchè l'argomento mi stia molto a cuore (e non solo a me, a giudicare dai molti interventi), in che modo è connesso al tema di questa lista? Mi sembra poco o niente, ma forse mi sfugge qualcosa.
juan carlos
On 20/01/15 10:15, Simone Aliprandi wrote:
Vedo che il tema ha destato un po' di interesse e mi fa piacere. Ma non sono sicuro che sia stato colto il senso del mio post (se volete leggerlo per intero, lo trovate qui: http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2015/01/dottorati-e-master.aspx).
La questione non è se master e dottorati sono utili per lavorare nella PA. Non è nemmeno quella più ampia e complessa del valore legale dei titoli di studio, su cui non mi avventuro. La questione era più che altro legata ad un'armonizzazione delle normative e una più adeguata proporzionalità. In sostanza mi chiedo: se master e dottorati sono riconosciuti dall'ordinamento dei titoli di studio in quanto step successivo alla laurea, perchè non dovrebbero essere considerati proporzionalmente e adeguatamente anche nei criteri di computo dei punteggi e "scatto di carriera" nella PA? In termini più spicci, perchè ad esempio ad un concorso pubblico il possesso di una laurea dovrebbe valere 20 punti su 70 e il possesso di un dottorato dovrebbe valere al massimo 2 punti, tra l'altro concessi a discrezione della commissione giudicatrice? Non dovrebbe essere più proprozionato il rapporto di valore? E ancora... vista la deriva che il mercato ha assunto in questi ultimi 10/15 anni che ha portato a un innalzamento (forse patologico, ma indiscutibile) dei titoli di studio, è accettabile che la PA applichi ancora parametri risalenti al 1990? Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Mai mi sarei permesso di mettere in dubbio l'autorità e l'autorevolezza del guardiano dell'ortodossia nexiana !-) Quanto alle responsabilità dell'accademia "digitale" italiana ti dico solo che siamo (plurale da associazione a delinquere...) stati capaci di associare l'informatica ad una scelta tra banalità dell'ECDL e mistica dell'Hacking. E c'è anche qualcuno che, con queste premesse, si stupisce delle statistiche ISTAT sulla penetrazione del digitale in Italia. Un caro saluto Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 20/01/2015 16:49, J.C. DE MARTIN wrote:
Caro Giorgio,
certo, capisco la connessione, ma spero mi condonerai la mia attività di "guardiano", volta a salvaguardare gli interessi di tutti gli iscritti alla lista.
Ciò detto, ripeto, il tema mi sta straordinariamente a cuore anche nella specifica accezione che sottolinei tu, ovvero, il ritardo digitale italiano è, a mio avviso, dovuto soprattutto ad uno spaventoso ritardo culturale.
Da questo punto di vista potremmo discutere - volendo - anche delle responsabilità dell'università italiana: abbiamo collettivamente fatto tutto quello che avremmo potuto per preparare il paese alla rivoluzione digitale? Siamo stati lungimiranti?
E ora la situazione qual è? Potremmo fare di più e meglio per preparare l'Italia al secolo del digitale? Non parlo dei singoli, naturalmente; parlo del sistema universitario nel suo complesso.
Un caro saluto,
juan carlos
On 20/01/15 12:54, Giorgio Ventre wrote:
Juan Carlos, credo che quando si parla della scarsa penetrazione delle tecnologie digitali nel nostro Paese un fattore credo sia proprio la scarsa cultura scientifica (in senso ampio) in Italia, sia nel pubblico che ne privato. Credo che siano ancora pochi i manager ed i dirigenti che hanno titoli post-graduate, siano essi Master o Dottorati. Quindi credo che la cosa possa essere compatibile con questa mailing list. Vorrei poi dire a Simone che avevo capito il suo punto e che ovviamente lo condivido. Ma credo che l'assenza di una "politica" di valutazione di questi titoli sia appunto frutto della assenza di una strategia dell'innovazione come componente fondamentale della governance di un ente pubblico. Qualunque sia il suo compito istituzionale.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
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On 20/01/2015 11:01, J.C. DE MARTIN wrote:
Sono d'accordo con la tua osservazione, Simone.
Tuttavia, benchè l'argomento mi stia molto a cuore (e non solo a me, a giudicare dai molti interventi), in che modo è connesso al tema di questa lista? Mi sembra poco o niente, ma forse mi sfugge qualcosa.
juan carlos
On 20/01/15 10:15, Simone Aliprandi wrote:
Vedo che il tema ha destato un po' di interesse e mi fa piacere. Ma non sono sicuro che sia stato colto il senso del mio post (se volete leggerlo per intero, lo trovate qui: http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2015/01/dottorati-e-master.aspx).
La questione non è se master e dottorati sono utili per lavorare nella PA. Non è nemmeno quella più ampia e complessa del valore legale dei titoli di studio, su cui non mi avventuro. La questione era più che altro legata ad un'armonizzazione delle normative e una più adeguata proporzionalità. In sostanza mi chiedo: se master e dottorati sono riconosciuti dall'ordinamento dei titoli di studio in quanto step successivo alla laurea, perchè non dovrebbero essere considerati proporzionalmente e adeguatamente anche nei criteri di computo dei punteggi e "scatto di carriera" nella PA? In termini più spicci, perchè ad esempio ad un concorso pubblico il possesso di una laurea dovrebbe valere 20 punti su 70 e il possesso di un dottorato dovrebbe valere al massimo 2 punti, tra l'altro concessi a discrezione della commissione giudicatrice? Non dovrebbe essere più proprozionato il rapporto di valore? E ancora... vista la deriva che il mercato ha assunto in questi ultimi 10/15 anni che ha portato a un innalzamento (forse patologico, ma indiscutibile) dei titoli di studio, è accettabile che la PA applichi ancora parametri risalenti al 1990? Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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