Immuni: “Se le prove di efficacia non arrivano dall’alto, lanciamo una ricerca dal basso”
Oggi lunedì 15 Giugno il servizio dell’app immuni viene attivato su tutto il territorio nazionale. Ciò accade dopo un periodo di rodaggio, forse troppo ambiziosamente denominato di sperimentazione, che si è svolto in 4 regioni ed è durato appena una settimana: abbastanza per comprendere i principali problemi di compatibilità con dispositivi vecchi o non aggiornati (si pensi al problema riguardo ai dispositivi Huawei e Honor e a tutti i modelli più vecchi di 5 anni) e per intercettare i principali problemi di usabilità e sicurezza su tutte le tipologie di utente (dal luser all’hacker); decisamente troppo poco per raccogliere, e soprattutto analizzare, dati dirimenti sulla efficacia dell’app. Ovviamente non pensiamo che questi dati (più avanti diremo quali possono servire) non siano raccolti dai gestori del servizio; ma riteniamo che non condividerli con ricercatori indipendenti limiti di molto il dibattito sull’utilità di uno strumento che richiede comunque un importante dispiego di forze da parte di strutture pubbliche. È inoltre probabile che la campagna di comunicazione e promozione dell’uso di questo strumento si farà ingente nei prossimi giorni, anche per quel fenomeno che Nardelli ha denominato “fatequalcosite” e che riguarda i tentativi più o meno fondati su evidenze scientifiche che sono messi in atto dai decisori politici per dimostrare che stanno facendo qualcosa per gestire adeguatamente l’emergenza. Ma proprio perché l’eco mediatico su questa app raggiungerà il suo culmine nei prossimi giorni, di seguito vogliamo cercare di capire quali sono gli elementi ancora poco chiari di questa strategia. [...] Questa configurazione, anche se “è stata adottata per ridurre al minimo i falsi positivi” pone un rischio di privacy che non è di livello tecnico –livello riguardo cui l’app immuni è effettivamente un ottimo prodotto come anche certificato da diverse fonti, ma sostanziale: infatti, per poter stimare il periodo di incubazione e quindi la durata dell’eventuale quarantena, l’app notifica all’utente a rischio anche il giorno in cui il potenziale contatto infettivo avrebbe avuto luogo; a seconda della intensità della loro vita sociale, questa semplice indicazione potrebbe permettere agli utenti di ricostruire chi sia stata la persona con cui si siano intrattenuti in un contatto ravvicinato così prolungato, alimentando così sospetti su un aspetto molto delicato (un tempo definito sensibile) relativo alla salute di colleghi e conoscenti. [...] anche quando parliamo con una persona per più di 15 minuti, la app potrebbe considerarci più lontani di quanto siamo effettivamente stati se la borsa, tasca o zaino in cui anche uno solo dei due avesse tenuto il proprio cellulare avesse attenuato il segnale in maniera importante, come se fossimo stati a decine di metri di distanza a campo libero. [...] Eppure, si potrebbe obiettare, male che vada immuni non serve, ma male non può fare. Non è esattamente così [...] Continua su https://www.key4biz.it/immuni-federico-cabitza-univ-milano-bicocca-se-le-pro... Giacomo
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Giacomo Tesio