Regolamentare Internet...
espungere il male, prevenire ogni devianza, da Internet e dal mondo. Bel pezzo di Fabio Chiusi. Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per dire. Grazie Fabio https://www.valigiablu.it/internet-politica-regole/
Davvero una lettura interessante.
come relazionarsi al gap, enorme e trasversale, di evidenze scientifiche sui molteplici temi trattati nel documento. L'idea è promuovere la ricerca contestualmente all'instaurazione del nuovo regime di regole per la Rete, ma buonsenso imporrebbe di disporre di una base di dati ben più solida prima di legiferare, non durante il processo legislativo o addirittura dopo. Di nuovo, un problema che accomuna l'approccio britannico con quello di svariate altre istituzioni in tutto il mondo. Le politiche tecnologiche, per qualche ragione, sembrano potersi sottrarre al vaglio della realtà, e accontentarsi di quello dello scandalismo mediatico.
Come dice il proverbio? Chi sa fa, chi non sa... DECIDE!
Le buone ragioni per procedere con estrema prudenza, insomma, ci sarebbero tutte. Ma non paiono interessare a chi legifera.
Per comprendere queste ragioni ci vuole competenza informatica. Per acquisirla da adulti ci vuole l'umiltà di riconoscersi ignoranti. E tempo. E tanta Curiosità. Vi è però un passaggio finale decisamente discutibile:
che se si chiudono i social media perché, solamente esistendo, avrebbero commesso una qualche sorta di pre-crimine, tutto sommato, è comunque un "bene"
Questa difesa dei social media è piuttosto superficiale. Tutti i social media _centralizzati_ sono strutturalmente pericolosi. Il pericolo è intrinseco nel loro business model e nella loro tecnologia. E' piuttosto evidente e non è dovuto allo streaming di attentati o alle fake news ma alla profilazione degli utenti e al controllo sugli stessi attraverso i loro bias. Un pericolo che è tanto maggiore quanto più governi hanno accesso ad esso. Un tetto di amianto che si sgretola non rappresenta una "sorta di pre-crimine" ma lo smantelliamo comunque (o dovremmo farlo) per ridurre il rischio di salute pubblica. Dunque smantellare questi social media CENTRALIZZATI è sicuramente un bene. Sarebbe un piccolo passo avanti, ma pur sempre un passo avanti. Per contro, i social media distribuiti non costituiscono un rischio enorme per la democrazia, pur permettendo la diffusione di "fake news". L'idea che le Fake News siano un problema risolvibile tecnologicamente è una dette tante manifestazioni di profonda ignoranza Informatica che si rivela a tutti i livelli della società civile. Ignoranza cui prima o poi dovremo trovare i soldi per far fronte. Le Fake News SONO un problema Informatico: un problema di Informazioni. Ma non è un problema risolvibile tecnologicamente, perché non è possibile stabilire se una informazione sia vera attraverso un'altra informazione che potrebbe essere falsa lei stessa: Garbage In, Garbage Out. Il problema è a monte. O meglio, "a mente"! :-D Perché tutta questa spazzatura spopola sui social network? Sicuramente c'è il conflitto di interesse delle piattaforme stesse che vogliono massimizzare l'engagement: le Fake News producono più interazioni (e dunque più dati e più pubblicità) dei paper accademici. Ma anzitutto c'è un problema culturale: le persone che usano quei social network non sanno SCEGLIERE LE FONTI in modo critico. E questo è un problema EDUCATIVO. La crisi della Democrazia non nasce su Internet ma a scuola! On 27/04/2019, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> wrote:
Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per dire.
Grazie Carlo per questa riflessione. Durante una delle lezioni che ho fatto alla 5a elementare di mia figlia, un bimbo mi ha chiesto "perché gli hacker fanno cose illegali?". Con un certo stupore della maestra la mia risposta è stata "Perché mettono la propria Curiosità a servizio della Democrazia". Ho spiegato ai bambini che ci sono così tante soluzioni inesplorate a problemi urgenti che un hacker può tranquillamente dirigere la propria Curiosità nei limiti della Legge per buona parte della propria esistenza. Ma quando trova una legge ingiusta sulla propria strada, l'hacker la ignora o la aggira esattamente come fa con un programma bacato, perché prima di rispondere alla Legge e alla società tutta, l'Uomo deve rispondere alla propria Coscienza. Sfortunatamente gli esempi che hai fatto non mi erano venuti in mente. Me li segno per le prossime lezioni di Informatica! Grazie! ;-) Giacomo
Cari amici Bellissima discussione. Vorrei contribuire con qualche ulteriore riflessione, avendo visto il supervisore europeo per la protezione dei dati personali, dire con emozione - davanti a una platea di migliaia di persone - che per lui, giurista, l’etica viene prima della legge… Aiutiamoci a discernere che cosa questo significhi. Sta diventando strategico e decisivo… Ci sono tanti modi per oltrepassare la legge sentendosi nel giusto. Ma come si fa a essere nel giusto? Esiste un modo per discernere? Un americano che ammazzi la gente per difendere la sua proprietà si comporta in modo legale. Un italiano nelle stesse condizioni aspetta la nuova legge di Salvini per avere le stesse “certezze” (e non le avrà). Ma lo sconfinamento della legge per l’italiano che non aspetti Salvini e spari è giusto o sbagliato? Ho alcuni punti di riferimento. Quando Gandhi infrange la legge in modo non violento e raggiunge l’indipendenza dell’India dall’impero britannico fa bene, in assoluto. Come Rosa Park. Lui, infrange la legge, ma si sente nel giusto ed è nel giusto perché adotta un mezzo non violento e ha uno scopo umanamente importante (la libertà). Quando si usa un mezzo violento per ottenere uno scopo giusto (Malcom X) o un mezzo giusto per uno scopo meno chiaramente condivisibile (mettiamo il caso dell’indipendenza della Catalogna) che cosa fa fede? E tutto quello che riguarda le guerre di religione non finisce per sconfinare in questa difficoltà? Se il radicale islamico pensa che il “libro” del profeta sia più legittimo della legge democratica che regola l’iraq dopo la guerra americana ha ragione o torto? Non può essere quello che pensa la maggioranza. Non può essere quello che dice la costituzione. Forse valgono le dichiarazioni dei diritti umani? Queste sono frutto di una cultura illuministica, ma molti oggi la mettono in discussione… Temo che rispondere a queste domande sia urgente. Può darsi che nel prossimo futuro dovremo sapere che cosa è giusto indipendentemente dalle leggi che i governi potenzialmente autoritari ma democraticamente eletti faranno. Non vado oltre per non intasare la lista.. magari vi scrivo un post.. devo parlare a Lione di rete e populismo e certamente prenderò spunto anche dal pezzo di Fabio e questa discussione.. per cui grazie! Luca
Il giorno 29 apr 2019, alle ore 10:19, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Davvero una lettura interessante.
come relazionarsi al gap, enorme e trasversale, di evidenze scientifiche sui molteplici temi trattati nel documento. L'idea è promuovere la ricerca contestualmente all'instaurazione del nuovo regime di regole per la Rete, ma buonsenso imporrebbe di disporre di una base di dati ben più solida prima di legiferare, non durante il processo legislativo o addirittura dopo. Di nuovo, un problema che accomuna l'approccio britannico con quello di svariate altre istituzioni in tutto il mondo. Le politiche tecnologiche, per qualche ragione, sembrano potersi sottrarre al vaglio della realtà, e accontentarsi di quello dello scandalismo mediatico.
Come dice il proverbio? Chi sa fa, chi non sa... DECIDE!
Le buone ragioni per procedere con estrema prudenza, insomma, ci sarebbero tutte. Ma non paiono interessare a chi legifera.
Per comprendere queste ragioni ci vuole competenza informatica. Per acquisirla da adulti ci vuole l'umiltà di riconoscersi ignoranti. E tempo. E tanta Curiosità.
Vi è però un passaggio finale decisamente discutibile:
che se si chiudono i social media perché, solamente esistendo, avrebbero commesso una qualche sorta di pre-crimine, tutto sommato, è comunque un "bene"
Questa difesa dei social media è piuttosto superficiale.
Tutti i social media _centralizzati_ sono strutturalmente pericolosi. Il pericolo è intrinseco nel loro business model e nella loro tecnologia. E' piuttosto evidente e non è dovuto allo streaming di attentati o alle fake news ma alla profilazione degli utenti e al controllo sugli stessi attraverso i loro bias. Un pericolo che è tanto maggiore quanto più governi hanno accesso ad esso.
Un tetto di amianto che si sgretola non rappresenta una "sorta di pre-crimine" ma lo smantelliamo comunque (o dovremmo farlo) per ridurre il rischio di salute pubblica.
Dunque smantellare questi social media CENTRALIZZATI è sicuramente un bene. Sarebbe un piccolo passo avanti, ma pur sempre un passo avanti.
Per contro, i social media distribuiti non costituiscono un rischio enorme per la democrazia, pur permettendo la diffusione di "fake news".
L'idea che le Fake News siano un problema risolvibile tecnologicamente è una dette tante manifestazioni di profonda ignoranza Informatica che si rivela a tutti i livelli della società civile. Ignoranza cui prima o poi dovremo trovare i soldi per far fronte.
Le Fake News SONO un problema Informatico: un problema di Informazioni.
Ma non è un problema risolvibile tecnologicamente, perché non è possibile stabilire se una informazione sia vera attraverso un'altra informazione che potrebbe essere falsa lei stessa: Garbage In, Garbage Out.
Il problema è a monte. O meglio, "a mente"! :-D
Perché tutta questa spazzatura spopola sui social network?
Sicuramente c'è il conflitto di interesse delle piattaforme stesse che vogliono massimizzare l'engagement: le Fake News producono più interazioni (e dunque più dati e più pubblicità) dei paper accademici.
Ma anzitutto c'è un problema culturale: le persone che usano quei social network non sanno SCEGLIERE LE FONTI in modo critico. E questo è un problema EDUCATIVO.
La crisi della Democrazia non nasce su Internet ma a scuola!
On 27/04/2019, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> wrote:
Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per dire.
Grazie Carlo per questa riflessione.
Durante una delle lezioni che ho fatto alla 5a elementare di mia figlia, un bimbo mi ha chiesto "perché gli hacker fanno cose illegali?". Con un certo stupore della maestra la mia risposta è stata "Perché mettono la propria Curiosità a servizio della Democrazia".
Ho spiegato ai bambini che ci sono così tante soluzioni inesplorate a problemi urgenti che un hacker può tranquillamente dirigere la propria Curiosità nei limiti della Legge per buona parte della propria esistenza.
Ma quando trova una legge ingiusta sulla propria strada, l'hacker la ignora o la aggira esattamente come fa con un programma bacato, perché prima di rispondere alla Legge e alla società tutta, l'Uomo deve rispondere alla propria Coscienza.
Sfortunatamente gli esempi che hai fatto non mi erano venuti in mente. Me li segno per le prossime lezioni di Informatica!
Grazie! ;-)
Giacomo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Quante splendide domande, Luca! On 29/04/2019, Luca Debiase <luca@debiase.com> wrote:
... l’etica viene prima della legge… Aiutiamoci a discernere che cosa questo significhi. Sta diventando strategico e decisivo…
Non lo è sempre stato (almeno in teoria)? Magari ne stiamo solo diventando consapevoli? Ad esempio la nostra Costituzione richiede che il Parlamento sia composto di persone di grande statura etica e morale. Art. 67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Art. 68. I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. ... Inoltre "L'Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul lavoro" PRIMA. "La sovranità appartiene al popolo" POI. Quanto poco questo corrisponda alla realtà è dolorosa misura della scarsa applicazione della Costituzione lungo decenni di Politica evidentemente eversiva. Inoltre la società è sempre composta da esseri umani e gli esseri umani applicano sempre un'Etica che guida il loro agire individuale. I limiti imposti dalla legge sono esterni e per lo più passivi (almeno in una Democrazia), quelli posti dall'Etica sono interni ed attivi. L'Etica ci dice COSA FARE ancora prima di dirci COSA NON FARE. La Legge bisogna applicarla dall'esterno con la persuasione e con la forza, impedendo o punendo le violazioni (che anzitutto bisogna individuare e comprendere). L'Etica, quale che sia, si applica da sé. Dunque fra una forza interna propulsiva e una forza esterna restrittiva è ovvio che la prima possa facilmente prevalere. Quanto meno laddove la Legge non viene imposta attraverso un controllo sufficientemente autoritario (in un Totalitarismo). Il problema è QUALE Etica?
Ci sono tanti modi per oltrepassare la legge sentendosi nel giusto. Ma come si fa a essere nel giusto? Esiste un modo per discernere?
Individualmente, no. Chiusi come siamo all'interno delle nostre limitate menti, non abbiamo modo di scegliere un Etica che sia Giusta(TM) perché sia l'Etica che la Giustizia sono costrutti della nostra mente. Possiamo scegliere un'Etica COERENTE con dei valori fondamentali. E possiamo rendere espliciti questi valori fondamentali, esprimerli e confrontarli, ragionare razionalmente sulla loro sostenibilità ambientale e sociale etc... A quel punto possiamo analizzare insieme razionalmente questi valori e le etiche che ne derivano e scegliere quali sono più adatti a sostenere l'esistenza della popolazione di riferimento. A quel punto, possiamo definire Giusta un Etica che minimizza le tensioni interne della popolazione nel lungo periodo anche a costo di destabilizzarla nel breve.
Un americano che ammazzi la gente per difendere la sua proprietà si comporta in modo legale. Un italiano nelle stesse condizioni aspetta la nuova legge di Salvini per avere le stesse “certezze” (e non le avrà). Ma lo sconfinamento della legge per l’italiano che non aspetti Salvini e spari è giusto o sbagliato?
L'assassino adotta un'Etica fondata sul valore ultimo dell'oggetto, sulla cosa posseduta, tanto da uccidere un altro uomo per essa. Possiamo anzitutto chiederci se sia razionale. Le cose si rompono, ma d'altro canto le persone prima o poi muoiono comunque. Però le cose si possono sostituire con altre cose uguali, le persone no. Dunque questa etica antepone risorse rinnovabili (le cose) a risorse non rinnovabili (le persone), il che non sembra molto razionale. Possiamo poi chiederci se sia Giusta secondo la definizione suddetta. Uccidere un ladro minimizza le tensioni sociali? A guardare gli Stati Uniti si direbbe di no. Permette però offrire un vantaggio evolutivo ai ladri più violenti, quelli che adottano la medesima Etica dell'assassino che protegge le proprie cose i quali si doteranno di armi migliori e spareranno per primi. Dunque secondo la definizione suddetta, l'Etica che sacrifica la vita umana per le cose non è solo irrazionale, ma ingiusta.
Ho alcuni punti di riferimento.
Anche io. Ciascuno di noi li ha. ;-)
Quando Gandhi infrange la legge in modo non violento e raggiunge l’indipendenza dell’India dall’impero britannico fa bene, in assoluto.
Non fa bene "in assoluto", fa bene alla popolazione dell'India. E forse anche alla popolazione del pianeta, mostrando la forza dell'intelligenza.
Come Rosa Park.
Caso più interessante. Direi che l'Etica seguita da Rosa Park sia stata Giusta (secondo la definizione suddetta) non solo per la popolazione di colore degli Stati Uniti, ma anche per i bianchi (e di nuovo per tutto il mondo).
Lui, infrange la legge, ma si sente nel giusto ed è nel giusto perché adotta un mezzo non violento e ha uno scopo umanamente importante (la libertà).
"Umanamente importante", condivido. Possiamo dire che la popolazione di riferimento della Giustizia è l'umanità intera? Per questo, ex-post, definiamo giusta l'azione di Gandhi o Rosa Park
Quando si usa un mezzo violento per ottenere uno scopo giusto (Malcom X) o un mezzo giusto per uno scopo meno chiaramente condivisibile (mettiamo il caso dell’indipendenza della Catalogna) che cosa fa fede?
In generale lo scopo è una proiezione futura ed incerta, l'Etica guida l'azione presente e reale. Giustificare una azione contraria all'Etica che si dichiara con un obbiettivo remoto nel tempo va sempre guardato con sospetto tanto maggiore quanto maggiore è lo iato. Se uccido oggi per proteggere (forse) la vita di domani, non sto applicando un Etica incentrata sul valore della Vita (ed è saggio chiedersi quali valori stia applicando in realtà). In altri termini, il mezzo sta al fine come il seme sta al frutto.
E tutto quello che riguarda le guerre di religione non finisce per sconfinare in questa difficoltà? Se il radicale islamico pensa che il “libro” del profeta sia più legittimo della legge democratica che regola l’iraq dopo la guerra americana ha ragione o torto?
Il punto del mio ragionamento è proprio che l'etica individuale è giudicabile solo in termini aggregati. In termini individuali, ogni Etica è equivalentemente valida. Questo perché a livello individuale ci si scontra con il primo Teorema di incompletezza di Gödel: non posso determinare se un informazione è vera o falsa sulla base di altre informazioni che possono essere vere o false.
Non può essere quello che pensa la maggioranza. Non può essere quello che dice la costituzione. Forse valgono le dichiarazioni dei diritti umani? Queste sono frutto di una cultura illuministica, ma molti oggi la mettono in discussione…
Credo che questo processo avvenga già automaticamente nell'uomo da sempre, ma in modo inconsapevole ed intuitivo. La Moralità che l'Etica esprime e la Coscienza che la ispira, potrebbero considerarsi come sublimazioni consapevoli di processi inconsapevoli, selezionati attraverso milioni di anni di evoluzione in un ambiente ostile dove la sopravvivenza dell'uomo era fortemente basata sulla collaborazione. Peraltro, rendere questo processo consapevole ed esplicito, analizzarlo con gli strumenti dell'Informatica, potrebbe certamente portare grandi vantaggi all'umanità, ma non è immune da rischi, perché rendere l'Intuizione comunicabile, renderla Informazione, vuole anche dire renderla manipolabile.
Temo che rispondere a queste domande sia urgente. Può darsi che nel prossimo futuro dovremo sapere che cosa è giusto indipendentemente dalle leggi che i governi potenzialmente autoritari ma democraticamente eletti faranno.
In assenza di meglio, suggerisco di continuare a basarsi sulla propria Coscienza. Un giorno potremmo scoprire che la razionalità è molto meno logica di quanto sembra e la morale molto più logica di quanto non appaia.
Non vado oltre per non intasare la lista..
Non credo che i pochi megabyte che scambiamo qui inquinino tanto... :-D Giacomo
In data lunedì 29 aprile 2019 11:57:45 CEST, Luca Debiase ha scritto:
> Cari amici
>
> Bellissima discussione. Vorrei contribuire con qualche ulteriore
> riflessione, avendo visto il supervisore europeo per la protezione dei dati
> personali, dire con emozione - davanti a una platea di migliaia di persone
> - che per lui, giurista, l’etica viene prima della legge…
>
> Aiutiamoci a discernere che cosa questo significhi. Sta diventando
> strategico e decisivo…
IMHO, quando si legge la parola "etica" è importante mettere a fuoco a quale
criterio etico ci si riferisce.
Si usa classificare 3 criteri:
- soggettivo, fondato sulla coscienza morale, funzione soggettiva ultima che
(pare) sia posseduta dagli esseri umani e che sceglie tra ciò che è bene e ciò
che è male (Hauser parla dell'organo morale);
- sociale, che individua norme di condotta condivise da un gruppo (una
famiglia, l'associazione Giovani Marmotte, gli avvocati iscritti all'albo, le
imprese produttrici di automobili a guida autonoma, ecc.);
- universale, il cui contenuto varia a seconda di chi lo propone ma che di
solito è un tentativo di generalizzare il criterio soggettivo; per esempio, il
comandamento di Gesù Cristo ("Dunque, tutto quello che vorreste che gli uomini
facciano a voi, fate così anche a loro" Mt. 7,12) o l'imperativo categorico di
Kant ("Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere
come principio di una legislazione universale.").
Istintivamente, penso che sia da preferire e valorizzare il criterio
soggettivo e diffido dei modelli in cui si cerca di fare a meno dell'etica
soggettiva.
m.c.
>
> Ci sono tanti modi per oltrepassare la legge sentendosi nel giusto. Ma come
> si fa a essere nel giusto? Esiste un modo per discernere?
>
> Un americano che ammazzi la gente per difendere la sua proprietà si comporta
> in modo legale. Un italiano nelle stesse condizioni aspetta la nuova legge
> di Salvini per avere le stesse “certezze” (e non le avrà). Ma lo
> sconfinamento della legge per l’italiano che non aspetti Salvini e spari è
> giusto o sbagliato?
>
> Ho alcuni punti di riferimento.
>
> Quando Gandhi infrange la legge in modo non violento e raggiunge
> l’indipendenza dell’India dall’impero britannico fa bene, in assoluto. Come
> Rosa Park. Lui, infrange la legge, ma si sente nel giusto ed è nel giusto
> perché adotta un mezzo non violento e ha uno scopo umanamente importante
> (la libertà).
>
> Quando si usa un mezzo violento per ottenere uno scopo giusto (Malcom X) o
> un mezzo giusto per uno scopo meno chiaramente condivisibile (mettiamo il
> caso dell’indipendenza della Catalogna) che cosa fa fede?
>
> E tutto quello che riguarda le guerre di religione non finisce per
> sconfinare in questa difficoltà? Se il radicale islamico pensa che il
> “libro” del profeta sia più legittimo della legge democratica che regola
> l’iraq dopo la guerra americana ha ragione o torto?
>
> Non può essere quello che pensa la maggioranza. Non può essere quello che
> dice la costituzione. Forse valgono le dichiarazioni dei diritti umani?
> Queste sono frutto di una cultura illuministica, ma molti oggi la mettono
> in discussione…
>
> Temo che rispondere a queste domande sia urgente. Può darsi che nel prossimo
> futuro dovremo sapere che cosa è giusto indipendentemente dalle leggi che i
> governi potenzialmente autoritari ma democraticamente eletti faranno.
>
> Non vado oltre per non intasare la lista.. magari vi scrivo un post.. devo
> parlare a Lione di rete e populismo e certamente prenderò spunto anche dal
> pezzo di Fabio e questa discussione.. per cui grazie!
>
> Luca
>
> > Il giorno 29 apr 2019, alle ore 10:19, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha
> > scritto:
> >
> > Davvero una lettura interessante.
> >
> >> come relazionarsi al gap, enorme e trasversale, di
> >> evidenze scientifiche sui molteplici temi trattati nel
> >> documento. L'idea è promuovere la ricerca
> >> contestualmente all'instaurazione del nuovo regime
> >> di regole per la Rete, ma buonsenso imporrebbe di
> >> disporre di una base di dati ben più solida prima di
> >> legiferare, non durante il processo legislativo o addirittura
> >> dopo. Di nuovo, un problema che accomuna l'approccio
> >> britannico con quello di svariate altre istituzioni in tutto
> >> il mondo. Le politiche tecnologiche, per qualche ragione,
> >> sembrano potersi sottrarre al vaglio della realtà, e
> >> accontentarsi di quello dello scandalismo mediatico.
> >
> > Come dice il proverbio?
> > Chi sa fa, chi non sa... DECIDE!
> >
> >> Le buone ragioni per procedere con estrema prudenza,
> >> insomma, ci sarebbero tutte. Ma non paiono interessare
> >> a chi legifera.
> >
> > Per comprendere queste ragioni ci vuole competenza informatica.
> > Per acquisirla da adulti ci vuole l'umiltà di riconoscersi ignoranti.
> > E tempo. E tanta Curiosità.
> >
> > Vi è però un passaggio finale decisamente discutibile:
> >> che se si chiudono i social media perché, solamente
> >> esistendo, avrebbero commesso una qualche sorta di
> >> pre-crimine, tutto sommato, è comunque un "bene"
> >
> > Questa difesa dei social media è piuttosto superficiale.
> >
> > Tutti i social media _centralizzati_ sono strutturalmente pericolosi.
> > Il pericolo è intrinseco nel loro business model e nella loro tecnologia.
> > E' piuttosto evidente e non è dovuto allo streaming di attentati o
> > alle fake news ma alla profilazione degli utenti e al controllo sugli
> > stessi attraverso i loro bias.
> > Un pericolo che è tanto maggiore quanto più governi hanno accesso ad esso.
> >
> > Un tetto di amianto che si sgretola non rappresenta una "sorta di
> > pre-crimine" ma lo smantelliamo comunque (o dovremmo farlo) per
> > ridurre il rischio di salute pubblica.
> >
> > Dunque smantellare questi social media CENTRALIZZATI è sicuramente un
> > bene. Sarebbe un piccolo passo avanti, ma pur sempre un passo avanti.
> >
> >
> > Per contro, i social media distribuiti non costituiscono un rischio
> > enorme per la democrazia, pur permettendo la diffusione di "fake
> > news".
> >
> > L'idea che le Fake News siano un problema risolvibile tecnologicamente
> > è una dette tante manifestazioni di profonda ignoranza Informatica che
> > si rivela a tutti i livelli della società civile. Ignoranza cui prima
> > o poi dovremo trovare i soldi per far fronte.
> >
> >
> > Le Fake News SONO un problema Informatico: un problema di Informazioni.
> >
> > Ma non è un problema risolvibile tecnologicamente, perché non è
> > possibile stabilire se una informazione sia vera attraverso un'altra
> > informazione che potrebbe essere falsa lei stessa: Garbage In, Garbage
> > Out.
> >
> >
> > Il problema è a monte. O meglio, "a mente"! :-D
> >
> > Perché tutta questa spazzatura spopola sui social network?
> >
> > Sicuramente c'è il conflitto di interesse delle piattaforme stesse che
> > vogliono massimizzare l'engagement: le Fake News producono più
> > interazioni (e dunque più dati e più pubblicità) dei paper accademici.
> >
> > Ma anzitutto c'è un problema culturale: le persone che usano quei
> > social network non sanno SCEGLIERE LE FONTI in modo critico. E questo
> > è un problema EDUCATIVO.
> >
> >
> > La crisi della Democrazia non nasce su Internet ma a scuola!
> >
> > On 27/04/2019, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> wrote:
> >> Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono
> >> iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti
> >> dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per
> >> permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata
> >> legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi
> >> (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure
> >> lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani
> >> rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per
> >> dire.
> >
> > Grazie Carlo per questa riflessione.
> >
> > Durante una delle lezioni che ho fatto alla 5a elementare di mia
> > figlia, un bimbo mi ha chiesto "perché gli hacker fanno cose
> > illegali?". Con un certo stupore della maestra la mia risposta è stata
> > "Perché mettono la propria Curiosità a servizio della Democrazia".
> >
> > Ho spiegato ai bambini che ci sono così tante soluzioni inesplorate a
> > problemi urgenti che un hacker può tranquillamente dirigere la propria
> > Curiosità nei limiti della Legge per buona parte della propria
> > esistenza.
> >
> > Ma quando trova una legge ingiusta sulla propria strada, l'hacker la
> > ignora o la aggira esattamente come fa con un programma bacato, perché
> > prima di rispondere alla Legge e alla società tutta, l'Uomo deve
> > rispondere alla propria Coscienza.
> >
> >
> > Sfortunatamente gli esempi che hai fatto non mi erano venuti in mente.
> > Me li segno per le prossime lezioni di Informatica!
> >
> > Grazie! ;-)
> >
> >
> > Giacomo
> > _______________________________________________
> > nexa mailing list
> > nexa@server-nexa.polito.it
> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Riscopro nel mio MUA questa bozza che spero possa essere di interesse: On 30/04/2019, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
Istintivamente, penso che sia da preferire e valorizzare il criterio soggettivo e diffido dei modelli in cui si cerca di fare a meno dell'etica soggettiva.
L'etica sociale e quella universale sono composizioni dell'etica soggettivo. La prima, l'etica sociale, è una composizione dialettica, sintesi dinamica (e spesso implicita) di una storia condivisa da una certa comunità. La seconda, l'etica universale, è una composizione necessariamente ipotetica: possiamo ragionare dei benefici e dei limiti dell'applicazione di un Etica piuttosto che un'altra, ma non possiamo (almeno ad oggi) imporre un'Etica ad una popolazione per misurare scientificamente gli effetti. L'ipocrita vive una contraddizione (talvolta persino inconscia) fra l'etica soggettiva (adottata in privato) e quella sociale (dichiarata in pubblico) che deve tendenzialmente ricondurre ad un'etica universale. Talvolta tuttavia la dissonanza cognitiva diventa così forte da costringerlo a dichiarare la propria etica soggettiva come etica universale: "homo homini lupus", "chiunque avrebbe fatto la stessa cosa" etc... Ma la differenza fondamentale sta nella prospettiva di interesse: - come devo agire? - come dobbiamo agire qui? - come dovrei/dovremmo agire? L'unico giudice ad interessarsi dell'etica soggettiva è il soggetto. E si tratta di un giudice spesso troppo clemente. Dell'etica universale ragionano anzitutto i filosofi, il cui lavoro percola in vari modi nella Cultura collettiva influenzando sia le etiche soggettive (almeno... quelle più curiose) sia l'etica sociale (ed attraverso di essa la Politica). Infine l'etica sociale è un artefatto culturale prodotto collettivamente da una comunità. Il giudice è la comunità di riferimento, il giudizio è di fatto collettivo e spesso implicito. La comunità difficilmente condannerà sé stessa perché anche quando è ipocrita, condivide i valori sulla base dei quali giudica non quelli che professa. Dunque per tornare al topic, l'etica è prioritaria rispetto alla legge perché la determina. In una monarchia assoluta e totalitaria è l'etica soggettiva del monarca. In una democrazia è l'etica sociale della popolazione. E a livello planetario? Ecco, non è l'etica universale che determina ciò che è giusto o ciò che è sbagliato per l'umanità. Né l'etica soggettiva che scompare nella composizione delle nostre azioni. E l'etica sociale dell'umanità stessa. E' questa l'etica di Internet. Un'etica impensabile prima di Internet, in assenza di un bene comune su cui agire consapevolmente e collettivamente (il pianeta è un altro bene comune dell'umanità ma non ne siamo consapevoli, lo diamo per scontato, probabilmente per ragioni evolutive). Un'etica planetaria che è composizione dinamica di maree contrastanti che si influenzano a vicenda in diversi modi, luoghi e tempi. Ed influenza la Politica (e la Geopolitica) tanto quanto ne è influenzata. Un'etica che non è ancora scritta. E forse non lo sarà mai. Cosa che comporta una responsabilità forte per tutti coloro che ne sono consapevoli. Giacomo
Buongiorno a tutti, vi allego i documenti in cui ho analizzato i punti d'intersezione logica tra il Reg. UE 2016/679 ed il Reg. UE 2019/881, RGPD o GDPR ed il Cybersercurity Act. Aldo Mobile +39.3482244924 a.pedico@teleion.it<https://owa.teleion.it/OWA/redir.aspx?SURL=DUZCqLdUdoandbWpBmWHxyBfsbaJ9ubkZ...> TELEION s.r.l. Via Ferrero 31 – 10098 Rivoli (TO) www.teleion.it<http://www.teleion.it>
participants (5)
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Aldo Pedico -
Carlo Blengino -
Giacomo Tesio -
Luca Debiase -
Marco Ciurcina