Krugman: "The Big Meh"
*The Big Meh* Paul Krugman 25 May 2015 Remember Douglas Adams’s 1979 novel “The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy”? It began with some technology snark, dismissing Earth as a planet whose life-forms <http://www.ebooktrove.com/top_ten/DouglasAdams_TheHitchhikerTrilogy_5Books1S...> “are so amazingly primitive that they still think digital watches are a pretty neat idea.” But that was then, in the early stages of the information technology revolution. Since then we’ve moved on to much more significant things, so much so that the big technology idea of 2015, so far, is a digital watch. But this one tells you to stand up if you’ve been sitting too long! O.K., I’m snarking, too. But there is a real question here. Everyone knows that we live in an era of incredibly rapid technological change, which is changing everything. But what if what everyone knows is wrong? And I’m not being wildly contrarian here. A growing number of economists, looking at the data on productivity and incomes, are wondering if the technological revolution has been greatly overhyped — and some technologists share their concern. […] Continua qui: http://www.nytimes.com/2015/05/25/opinion/paul-krugman-the-big-meh.html
Jaun Carlos, questa è una di quelle domande che ti fanno venire comunque i brividi per la schiena. Se fossi una persona coerente potrei rispondere a PK che se solo guardasse quei meravigliosi grafici che mostrano le "magnifiche sorti e progressive" del GDP solo nei paesi dove c'è un massiccio ricorso all'ICT, troverebbe le risposte che sta cercando. Ma ammetto che sono anche io stanco di ragionare su slide, per di più fatte da altri. Io posso dire che l'uso che facciamo oggi della tecnologia è decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Oggi davvero posso leggere le mail alla fermata dell'autobus, o posso fare una conference call sempre aspettando lo stesso autobus che tarda a passare (in realtà ora capisco: l'Assessore ai Trasporti della Regione Campania vuole solo incoraggiare l'uso delle tecnologie digitali). La mia sensazione è che oggi è più facile comunicare o accedere/usare dati ed informazioni. E questo decisamente ha un impatto sulla produttività. Ammetto però la mia freddezza su alcuni hype: i droni, per esempio, non li considero fattori di grande innovazione. E quanto ai mitici Big Data, non vorrei che finissero per essere un qualcosa assolutamente autoreferenziale per una ristretta comunità di tecnologi. Scetticismo da retista, credo. L'invenzione della stampa a caratteri mobili non ha solo consentito di avere copie della Bibbia a buon prezzo. Ha consentito la scrittura di libri di divulgazione scientifica e tecnica, di manuali. Ha facilitato lo scambio di idee. Il Secolo Scientifico sarebbe stato possibile se si fosse basato su codici miniati a mano? E la Rivoluzione Industriale? Siamo di fronte ad qualcosa di simile, oggi? Perdonate le troppe domande, ma sono quelle che mi ronzano nella testa da qualche tempo. Un cordiale saluto Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 25/05/2015 17:50, J.C. DE MARTIN wrote:
*The Big Meh*
Paul Krugman
25 May 2015
Remember Douglas Adams’s 1979 novel “The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy”? It began with some technology snark, dismissing Earth as a planet whose life-forms <http://www.ebooktrove.com/top_ten/DouglasAdams_TheHitchhikerTrilogy_5Books1S...> “are so amazingly primitive that they still think digital watches are a pretty neat idea.” But that was then, in the early stages of the information technology revolution.
Since then we’ve moved on to much more significant things, so much so that the big technology idea of 2015, so far, is a digital watch. But this one tells you to stand up if you’ve been sitting too long!
O.K., I’m snarking, too. But there is a real question here. Everyone knows that we live in an era of incredibly rapid technological change, which is changing everything. But what if what everyone knows is wrong? And I’m not being wildly contrarian here. A growing number of economists, looking at the data on productivity and incomes, are wondering if the technological revolution has been greatly overhyped — and some technologists share their concern.
[…]
Continua qui: http://www.nytimes.com/2015/05/25/opinion/paul-krugman-the-big-meh.html
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On 5/25/15, 9:22 AM, Giorgio Ventre wrote:
Jaun Carlos, questa è una di quelle domande che ti fanno venire comunque i brividi per la schiena. Se fossi una persona coerente potrei rispondere a PK che se solo guardasse quei meravigliosi grafici che mostrano le "magnifiche sorti e progressive" del GDP solo nei paesi dove c'è un massiccio ricorso all'ICT, troverebbe le risposte che sta cercando. Ma ammetto che sono anche io stanco di ragionare su slide, per di più fatte da altri.
Io posso dire che l'uso che facciamo oggi della tecnologia è decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Oggi davvero posso leggere le mail alla fermata dell'autobus, o posso fare una conference call sempre aspettando lo stesso autobus che tarda a passare (in realtà ora capisco: l'Assessore ai Trasporti della Regione Campania vuole solo incoraggiare l'uso delle tecnologie digitali).
La mia sensazione è che oggi è più facile comunicare o accedere/usare dati ed informazioni. E questo decisamente ha un impatto sulla produttività. Ammetto però la mia freddezza su alcuni hype: i droni, per esempio, non li considero fattori di grande innovazione. E quanto ai mitici Big Data, non vorrei che finissero per essere un qualcosa assolutamente autoreferenziale per una ristretta comunità di tecnologi. Scetticismo da retista, credo.
L'invenzione della stampa a caratteri mobili non ha solo consentito di avere copie della Bibbia a buon prezzo. Ha consentito la scrittura di libri di divulgazione scientifica e tecnica, di manuali. Ha facilitato lo scambio di idee. Il Secolo Scientifico sarebbe stato possibile se si fosse basato su codici miniati a mano? E la Rivoluzione Industriale? Siamo di fronte ad qualcosa di simile, oggi?
Perdonate le troppe domande, ma sono quelle che mi ronzano nella testa da qualche tempo.
indeed, porsi certe domande e' cruciale qui -- senza pero' tramutarle in affermazioni a sostegno tout court dei risultati "positivi" della tecnologia di ieri e di oggi, come fanno tanti degli oltre 500 commenti al pezzo, che vanno senz'altro spulciati (quantomeno), soprattutto quelli targati "NYT pick", che snocciolano tutta una serie di effetti belli ed eclatanti in tal senso... personalmente mi chiedo invece se, anziche' reagire immediatamente e a spada tratta a difesa di queste "positività" del progresso umano occidentale (troppo spesso prese anzi come metro oggettivo di tale progresso, quando invece sembrano, non solo a me, soltanto una delle tante possibili pieghe prese finora da una fetta dell'umanità, e neppure la più soddisfacenti a ben vedere, mentre ne esistono ben altre applicate in giro, sulla scia dei commons o iniziative di base partecipate, ad esempio), non sia piuttosto il caso di prednere le critiche di Krugman e tanti altri come un sintomo di qualcosa che non quadra, come spunti di riflessione e ripensamento (soprattutto negli ambienti degli addetti ai lavori) a livello piu' generale, tipo su dove stiamo davvero andando come specie, al di la' dell'aspetto puramente pragmatico-economista di questo pezzo.... insomma io le intendo un po' come il dito che indica la luna... :) --b.
e se invece le tecnologie fossero intrinsecamente deflazionistiche per cui il crontributo al GDP fosse negativo ? forse abbattere e ricostruire ponti potrebbe aiutare.. ;-) On 25/05/2015 20:03, bernardo parrella wrote:
On 5/25/15, 9:22 AM, Giorgio Ventre wrote:
Jaun Carlos, questa è una di quelle domande che ti fanno venire comunque i brividi per la schiena. Se fossi una persona coerente potrei rispondere a PK che se solo guardasse quei meravigliosi grafici che mostrano le "magnifiche sorti e progressive" del GDP solo nei paesi dove c'è un massiccio ricorso all'ICT, troverebbe le risposte che sta cercando. Ma ammetto che sono anche io stanco di ragionare su slide, per di più fatte da altri.
Io posso dire che l'uso che facciamo oggi della tecnologia è decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Oggi davvero posso leggere le mail alla fermata dell'autobus, o posso fare una conference call sempre aspettando lo stesso autobus che tarda a passare (in realtà ora capisco: l'Assessore ai Trasporti della Regione Campania vuole solo incoraggiare l'uso delle tecnologie digitali).
La mia sensazione è che oggi è più facile comunicare o accedere/usare dati ed informazioni. E questo decisamente ha un impatto sulla produttività. Ammetto però la mia freddezza su alcuni hype: i droni, per esempio, non li considero fattori di grande innovazione. E quanto ai mitici Big Data, non vorrei che finissero per essere un qualcosa assolutamente autoreferenziale per una ristretta comunità di tecnologi. Scetticismo da retista, credo.
L'invenzione della stampa a caratteri mobili non ha solo consentito di avere copie della Bibbia a buon prezzo. Ha consentito la scrittura di libri di divulgazione scientifica e tecnica, di manuali. Ha facilitato lo scambio di idee. Il Secolo Scientifico sarebbe stato possibile se si fosse basato su codici miniati a mano? E la Rivoluzione Industriale? Siamo di fronte ad qualcosa di simile, oggi?
Perdonate le troppe domande, ma sono quelle che mi ronzano nella testa da qualche tempo.
indeed, porsi certe domande e' cruciale qui -- senza pero' tramutarle in affermazioni a sostegno tout court dei risultati "positivi" della tecnologia di ieri e di oggi, come fanno tanti degli oltre 500 commenti al pezzo, che vanno senz'altro spulciati (quantomeno), soprattutto quelli targati "NYT pick", che snocciolano tutta una serie di effetti belli ed eclatanti in tal senso...
personalmente mi chiedo invece se, anziche' reagire immediatamente e a spada tratta a difesa di queste "positività" del progresso umano occidentale (troppo spesso prese anzi come metro oggettivo di tale progresso, quando invece sembrano, non solo a me, soltanto una delle tante possibili pieghe prese finora da una fetta dell'umanità, e neppure la più soddisfacenti a ben vedere, mentre ne esistono ben altre applicate in giro, sulla scia dei commons o iniziative di base partecipate, ad esempio), non sia piuttosto il caso di prednere le critiche di Krugman e tanti altri come un sintomo di qualcosa che non quadra, come spunti di riflessione e ripensamento (soprattutto negli ambienti degli addetti ai lavori) a livello piu' generale, tipo su dove stiamo davvero andando come specie, al di la' dell'aspetto puramente pragmatico-economista di questo pezzo....
insomma io le intendo un po' come il dito che indica la luna... :)
--b.
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Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto:
e se invece le tecnologie fossero intrinsecamente deflazionistiche per cui il crontributo al GDP fosse negativo ?
Si dia alle stampe! E se le "tecnologie dell' informazione" specialmente fossero entropiche ? http://public.it/semantica/acta/Entropia_e_Informazione.pdf g
forse abbattere e ricostruire ponti potrebbe aiutare.. ;-)
On 25/05/2015 20:03, bernardo parrella wrote:
On 5/25/15, 9:22 AM, Giorgio Ventre wrote:
Jaun Carlos, questa è una di quelle domande che ti fanno venire comunque i brividi per la schiena. Se fossi una persona coerente potrei rispondere a PK che se solo guardasse quei meravigliosi grafici che mostrano le "magnifiche sorti e progressive" del GDP solo nei paesi dove c'è un massiccio ricorso all'ICT, troverebbe le risposte che sta cercando. Ma ammetto che sono anche io stanco di ragionare su slide, per di più fatte da altri.
Io posso dire che l'uso che facciamo oggi della tecnologia è decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Oggi davvero posso leggere le mail alla fermata dell'autobus, o posso fare una conference call sempre aspettando lo stesso autobus che tarda a passare (in realtà ora capisco: l'Assessore ai Trasporti della Regione Campania vuole solo incoraggiare l'uso delle tecnologie digitali).
La mia sensazione è che oggi è più facile comunicare o accedere/usare dati ed informazioni. E questo decisamente ha un impatto sulla produttività. Ammetto però la mia freddezza su alcuni hype: i droni, per esempio, non li considero fattori di grande innovazione. E quanto ai mitici Big Data, non vorrei che finissero per essere un qualcosa assolutamente autoreferenziale per una ristretta comunità di tecnologi. Scetticismo da retista, credo.
L'invenzione della stampa a caratteri mobili non ha solo consentito di avere copie della Bibbia a buon prezzo. Ha consentito la scrittura di libri di divulgazione scientifica e tecnica, di manuali. Ha facilitato lo scambio di idee. Il Secolo Scientifico sarebbe stato possibile se si fosse basato su codici miniati a mano? E la Rivoluzione Industriale? Siamo di fronte ad qualcosa di simile, oggi?
Perdonate le troppe domande, ma sono quelle che mi ronzano nella testa da qualche tempo.
indeed, porsi certe domande e' cruciale qui -- senza pero' tramutarle in affermazioni a sostegno tout court dei risultati "positivi" della tecnologia di ieri e di oggi, come fanno tanti degli oltre 500 commenti al pezzo, che vanno senz'altro spulciati (quantomeno), soprattutto quelli targati "NYT pick", che snocciolano tutta una serie di effetti belli ed eclatanti in tal senso...
personalmente mi chiedo invece se, anziche' reagire immediatamente e a spada tratta a difesa di queste "positività" del progresso umano occidentale (troppo spesso prese anzi come metro oggettivo di tale progresso, quando invece sembrano, non solo a me, soltanto una delle tante possibili pieghe prese finora da una fetta dell'umanità, e neppure la più soddisfacenti a ben vedere, mentre ne esistono ben altre applicate in giro, sulla scia dei commons o iniziative di base partecipate, ad esempio), non sia piuttosto il caso di prednere le critiche di Krugman e tanti altri come un sintomo di qualcosa che non quadra, come spunti di riflessione e ripensamento (soprattutto negli ambienti degli addetti ai lavori) a livello piu' generale, tipo su dove stiamo davvero andando come specie, al di la' dell'aspetto puramente pragmatico-economista di questo pezzo....
insomma io le intendo un po' come il dito che indica la luna... :)
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Giorgio Ventre <giorgio.ventre@unina.it> ha scritto:
L'invenzione della stampa a caratteri mobili non ha solo consentito di avere copie della Bibbia a buon prezzo. Ha consentito la scrittura di libri di divulgazione scientifica e tecnica, di manuali. Ha facilitato lo scambio di idee. Il Secolo Scientifico sarebbe stato possibile se si fosse basato su codici miniati a mano? E la Rivoluzione Industriale? Siamo di fronte ad qualcosa di simile, oggi?
Caro Giorgio, mi piace appoggiare alla tua, questa riflessione, perche' distilla in impagabile confidenza un sentire colto e comune che si snoda dall' umanesimo, per secoli "E' un errore il credere che vi siano continue rivoluzioni. La rivoluzione e' una, che dura, dalla fine del secolo XV in poi. Il motore, Lutero: il suo grande ministro, Guttenberg [...]" Ferdinando Martini, Cheren, 1 Marzo 1899, alla moglie. g.
participants (5)
-
bernardo parrella -
Giorgio Ventre -
giorgio.giunchi@cctld.it -
J.C. DE MARTIN -
Stefano Quintarelli