FreeSw e Recovery Fund (di Angelo Raffaele Meo)
Carissimi, da venti anni, con il vostro aiuto, mi sono battuto per promuovere il software libero, nell'interesse del nostro Paese e dei nostri figli e nipoti. La lettura del testo delle leggi sul software libero attualmente vigenti potrebbe indurci a pensare che abbiamo ottenuto qualche successo, ma i dati obiettivi ci dicono che quei risultati sono praticamente irrilevanti. Ad esempio, la capitalizzazione ossia il valore economico di uno solo dei produttori di software proprietario è 50 volte superiore a quello di FIAT Chrysler. Quasi tutte le scuole italiane usano per la teledidattica software proprietario in clamorosa violazione della legge. Comunque, vorrei provarci ancora, per cui entro nel tema di questo mail: il Recovery Fund. Stiamo assistendo al dibattito politico sulla futura cabina di regia, ma la "conoscenza dei miei polli" mi induce a temere che, indipendentemente dal fatto che la cabina di regia sia quella di Conte oppure quella di Renzi, il Recovery Fund si tradurrà in una clamorosa opportunità di business per i soliti noti. Ad esempio, ho letto in Rete la proposta di una collaborazione con Google avanzata da un ministro. Al contrario, il software libero potrebbe essere l'anima dei progetti che saranno finanziati dal Recovery Fund, e in particolare dei seguenti progetti: digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione (35,5 miliardi); pubblica amministrazione (10,1 miliardi); potenziamento didattico e diritto allo studio (10,1 miliardi); ricerca (9,1 miliardi); assistenza medica di prossimità e telemedicina (4,8 miliardi). Per questa ragione, con la presente mail io vi propongo di scrivere collegialmente una lettera al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti in cui richiedere che non sia finanziabile il ricorso ad aziende straniere e che sia data la priorità ai progetti più importanti dal punto di vista scientifico-tecnico. Per iniziare il nostro dibattito mi permetto di formularvi una prima richiesta: cosa chiedereste al Governo e com quali motivazioni? Vi ringrazio molto Raf ________________ Ho notato che questa mail di Raffaele non è presente sugli archivi nexa, mentre alcune risposte sì. Spero di non incrementare la confusione riportandola per intero, ma credo che sia un'iniziativa importante che merita la massima visibilità.
Ciao Raffaele! Grazie per avermi incluso in questa bella combriccola di congiurati. Ho letto con interesse gli scambi precedenti e vi proporrei una domanda preliminare: come possiamo pretendere che chi non è concretamente in grado di leggere, modificare e compilare i programmi che usa, possa comprendere l'importanza del software libero? Il software libero si trova di fronte due ostacoli: - software proprietario che può permettersi di essere gratuito - software open-source che esiste per facilitarne la diffusione Pensate per esempio ai browser ed ai protocolli web che esistono per permettere la sorveglianza e la manipolazione di massa attraverso i servizi dei GAFAM. Ormai anche Microsoft Edge si basa su Chromium. Accettare di competere sul loro terreno, perseguendo i loro obiettivi (market share etc...) con i loro metodi (facilità di utilizzo, lockin, marketing) e magari credendo pure di poter collaborare, di potersi fare sponsorizzare mantenendo la propria indipendenza... significa continuare ad esistere nell'irrilevanza. Perché oggi, quelle che sono 4 libertà per un élite di programmatori, sono PRIVILEGI che la maggioranza delle persone non possono permettersi. Inclusa quella di eseguire il software libero, laddove povertà, fretta, marketing, lock-in e network effect si combinano per costringerli su sistemi proprietari. Il software libero serve uno scopo: la liberazione della società cibernetica in cui siamo immersi. Se ci limitiamo a chiedere la predilezione del software libero, invece di pretendere la piena libertà per cui il software libero è uno strumento fondamentale, se non sfidiamo le assunzioni che l'egemonia culturale statunitense ci ha educato a accettare inconsapevolmente... non andremo da nessuna parte. Saremo solo la stampella politica per negare monopoli. Il surrogato economico per sfruttare l'effetto decoy. In pratica, uno strumento di legittimazione dello status quo.
cosa chiedereste al Governo e con quali motivazioni?
Un piano educativo ed industriale trentennale, per mettere la prossima generazione in condizione di avere il pieno controllo della propria vita cibernetica. Server in ogni casa, programmati ed amministrati da chi vi abita. Bambini che imparano il routing alle elementari, giocando ad essere routers e facendo viaggiare foglietti colorati da un capo all'altro dell'aula. In modo che vedano, accanto agli IP src/dst, il payload in chiaro e si comprendano perché la crittografia end-to-end è importante. Ragazzi che imparano a modificare i programmi che usano a scuola. Programmi che devono essere progettati per essere modificabili da ragazzi a scuola. Connessioni in fibra in tutte le scuole e le bibblioteche con server ed informatici pagati per REALIZZARE, MIGLIORARE E MANUTENERE i servizi che servono alla scuola oltre ovviamente ad insegnare ad insegnanti e studenti a fare altrettanto. Piccole aziende pagate per realizzare manutenere e diffondere questi beni comuni e questi servizi pubblici fondamentali. Attenzione: PICCOLE, e magari compartecipate dal pubblico, perché l'obiettivo NON DEVE essere la MASSIMIZZAZIONE dei profitti, ma la GARANZIA dei diritti PER TUTTI. L'unica speranza della prossima generazione è la nostra fiducia. Possono fare meglio di noi. Cose che noi non possiamo immaginare. Dobbiamo solo dargli la possibilità di dimostrarlo. Viviamo in una società cibernetica. Dobbiamo renderla una democrazia. I nostri figli potranno essere solo hacker... o robot. Cittadini o schiavi. Giacomo
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Giacomo Tesio