NutriScore e l'alimentazione algoritmica.
Buongiorno, «La guerra sull’etichetta Ue a colori per gli alimenti: per il governo “l’algoritmo danneggia l’eccellenza italiana”. Gli interessi delle multinazionali, la gara tra i Paesi» di Luisiana Gaita, 24 APRILE 2021 https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/24/la-guerra-sulletichetta-ue-a-col... --8<---------------cut here---------------start------------->8--- L’algoritmo Nutri-score è stato criticato, oltre che da diversi governi e gruppi industriali, anche numerosi nutrizionisti [...] le basi scientifiche su cui si basa sono molto discusse, a cominciare dalla lotta agli acidi grassi saturi “totalmente superata”, ancor più perché il Nutri-Score non distingue tra i diversi tipi di grassi che hanno funzioni ed effetti diversi. Secondo Legrand il Nutri-Score avrebbe dovuto limitarsi agli alimenti trasformati e lavorati, senza includere alimenti naturali di base [...] [...] Per l’europarlamentare ed ex ministro Paolo De Castro, si tratta di un sistema che non tiene in conto l’impatto ambientale “paradossalmente più pesante per gli alimenti che ottengono il bollino verde, perché sono cibi molto trasformati che necessitano di acqua, energia e packaging”. [...] LA PRESA DI POSIZIONE – Il professore Mauro Serafini, docente di Alimentazione e nutrizione umana alla facoltà di Bioscienze dell’Università di Teramo è tra i 19 scienziati italiani (Ricciardi compreso) che hanno firmato l’appello in sostegno del Nutri-Score. “Qualsiasi etichettatura nutrizionale dovrebbe essere associata a una cultura dell’alimentazione e del proprio corpo – spiega a ilfattoquotidiano.it – ma credo che il Nutri-Score sia comunque più efficace, perché parte da una solida letteratura scientifica, i dati sono stati applicati su studi epidemiologici di coorte e il sistema a semaforo offre una lettura molto più immediata al consumatore”. In pratica si capisce subito se il consumo di un determinato elemento va limitato. “Limitato, appunto, e non totalmente bannato”, aggiunge. Eppure, una così netta indicazione potrebbe avere conseguenze sugli acquisti. “Non possiamo escluderlo – spiega – ma dobbiamo domandarci se l’etichettatura abbia come obiettivo quello di migliorare le abitudini alimentari degli europei o quello di tutelare i prodotti, senza impattare sulle vendite”. LE CRITICHE AL NUTRINFORM – Il sistema italiano non ‘boccia’ nessun alimento, ma la lettura non è così immediata. “Questo significa non toccare nessun interesse – replica Serafini – perché si scorpora l’alimento dicendo, ad esempio, che percentuale di zuccheri contiene rispetto a quella che posso assumere al giorno”. Per Serafini l’etichettatura proposta dall’Italia ha più di un limite. “Non so quante persone si fermeranno a fare i calcoli delle percentuali al supermercato – aggiunge – ma è evidente che il consumatore potrebbe anche rientrare nelle dosi raccomandante prendendo tutti gli zuccheri dalle bevande gasate, invece che dalla frutta. Eppure c’è una differenza sostanziale tra le due fonti. In questo modo non si educa a una corretta alimentazione”. [...] [...] “Con il Nutri-Score tutti ricorderebbero facilmente il colore attribuito a una banana o a qualsiasi altro alimento, anche facendo la spesa al mercato (dunque senza alcuna etichettatura, ndr), abituandosi invece al Nutrinform in un contesto come quello del mercato il consumatore si troverebbe senza alcuno strumento”. [...] Serafini spiega, però, che il Nutri-Score nasce per confrontare alimenti dello stesso gruppo: “Non posso certo paragonare la frutta con il formaggio. E questo andrà spiegato al consumatore”. Già un anno fa, rispondendo alle polemiche, Hercberg e il suo team hanno sottolineato che “comparare l’olio di oliva alla Coca-Cola Light non ha alcun senso” perché il consumatore vuole confrontare “la qualità nutrizionale degli alimenti che possono sostituirsi tra loro”. Così, se vuole acquistare un olio, potrà scegliere quello classificato come migliore. L’olio d’oliva si classifica C (colore giallo), il miglior punteggio per i grassi aggiunti e gli oli vegetali, meglio di quello di soia, di girasole e di mais (D), di quello di cocco e di palma e del burro, tutti nella categoria E, in modo “totalmente coerente con la dieta mediterranea” che “mai promuove formaggi e salumi (per la maggior parte in D e qualcuno in E, che siano italiani oppure no)”, ha spiegato il team dell’Eren. Per Hercberg, invece, è il sistema italiano a batteria a essere “senza basi scientifiche” e “sostenuto dalle lobby italiane”. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- La battaglia a suon di prosciutti e olio di oliva prosegue almeno tanto quanto la perplessità di alcuni (molti?) sui sistemi di "classificazione algoritmica scientificamente dimostrata e tecnologicamente deterministica del bene e del male". Tutto questo per sostituire i nutrizionisti, la cultura personale e un sano rapporto col cibo con etichette facili facili per consumatori (l'importante è che _consumino_)? Tutto questo per dirci, ANCORA?!?, che l'olio di palma è peggio dell'olio di oliva (ma spremuto a caldo o a freddo?). ...e la RedBull è più sana o meno di una CocaCola Zero?!? :-O Sono l'unico ad averne abbastanza del marketing del "Senza olio di palma" e compagnia cantante?!? Io purtroppo conosco alcune persone con qualche disturbo alimentare, alcune già ossessionate dalle informazioni nutrizionali sulle etichette, e ho l'impressione che ulteriori map-reduce di una sana ed equilibrata conoscenza in merito NON miglioreranno le loro condizioni e la nostra "sanità nutrizionale". Modesta proposta: e se vi "limitaste" a rendere obbligatoria l'indicazione della qualità e quantità di nutrienti? Sul cibo circolano così tanti miti e incomprensioni che secondo me l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è delle *semplificazioni*. ...anche perché *forse* abbiamo ancora qualcosa da capire _scientificamente_ in merito, no? A me fa impressione che i nutrizionisti non si incazzino di tutto ciò, a voi? Saluti, Giovanni. P.S.: io me lo ricordo *benissimo* quando negli anni '80 del secolo scorso la margarina per un decennio almeno quasi sostituì il burro su molte tavole degli italiani a suon di spot pubblicitari... adesso invece il burro è trendy! Ah, le mode! -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
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Giovanni Biscuolo