Peter Thiel, l’Antichrist Superstar di cui faremmo a meno
L'Anticristo, per Thiel, è l'inganno che attenta alla libertà, nascondendosi dietro l'apparenza di buoni propositi umanitari, ambientalisti, transnazionalisti e liberal-democratici. È il Male (anti-capitalismo) travestito da Bene (diritti, uguaglianza, pace, ecc). Non è più Marx: è Greta Thunberg. Se si fermasse a questo livello, però, Thiel rimarrebbe nell'ambito dello scontato odio della destra americana per il calderone di sinistra liberal, woke e socialistoide. Invece il miliardario, che si arricchisce creando e vendendo algoritmi predittivi sulla base della raccolta di dati, va più in là, ragionando sul ruolo della Tecnica nell'epoca dell'intelligenza artificiale. Avendo invaso qualsiasi campo – dagli armamenti alle fabbriche, dalla domotica alla stessa biologia umana – quest'ultima pone un rischio esistenziale per l'uomo. Il terrore che suscita può indurre a desiderare più Stato, e la potenza che proietta sulla Rete globale può portare a un moloch mondiale, un G rande Fratello orwelliano (dietro cui si intuisce la fisionomia della Cina rivale strategica degli Stati Uniti, sebbene a fornire un ideale esempio da laboratorio sia, in questo senso, una città-Stato ammirata dai liberisti di ogni latitudine: Singapore). Contro questa minaccia apocalittica, Thiel estrae dalla manica il concetto di katechon, di cui parla san Paolo per indicare la forza che frena e dilaziona il regno delle tenebre. Bisogna catechizzare i gruppi dirigenti, come cerca di fare lui concionando davanti a pubblici selezionati (o come, sul piano formativo e promozionale, fa il ceo di Palantir, Alex Karp, altro nerd che se la crede tantissimo, che ha messo in piedi a New York una scuola per giovani che vogliano studiare come contrastare l'egemonia della sinistra). Perché lo scontro, secondo Thiel, non è fra popolo ed élite: è tutto interno all'élite – e, bisogna dire, in questo specifico punto non ha tutti i torti, anzi. Dov'è che tutta questa elucubrazione si sgonfia? Nella palese, sfacciata, ridicola contraddizione di uno che predica l'anti-totalitarismo essendo tra i maggiori beneficiari del medesimo totalitarismo, visto e considerato che fattura dollari a palate con la tecnologia letteralmente più disumanizzante che la Storia abbia conosciuto, quell'IA generativa che sta già espellendo l'essere umano per sostituirlo con le macchine. L'Anticristo, se proprio vogliamo usare il linguaggio biblico, è lui, e chi come lui scioglie inni a una “libertà” che, grattata la superficie retorica, è la solita, vecchia, stravecchia, infame libertà dei più ricchi di arricchirsi a dismisura, dei capitalisti da sempre ansiosi di eternizzare il surplus in rendita, dei lobbisti di sé stessi a caccia di relazioni privilegiate. Con la differenza, nel caso dell'Antichrist Superstar, che la pozione lisergica non ha più l'etichetta del “mercato” e in sovrimpressione la dicitura “valori tradizionali”, come per il neo-liberista reaganiano o thatcheriano, ma è imbevuta di un aperto darwinismo sociale (i più forti, nella giungla economica, hanno diritto a dominare) e di esalazioni apocalittiche, millenariste, manichee il cui aspetto veramente inquietante è che il primo a crederci, a occhio, è proprio lui, Thiel. Che è lo stesso Thiel che si è comprato un pezzo di Nuova Zelanda per costruirci un rifugio, a metà fra l'eden e il bunker, con tutto ciò che potrebbe servire a sopravvivere nell'eventualità di una catastrofe climatica o atomica. Un personaggio oggettivamente grottesco. Pertanto da non sovrastimare né sottovalutare, ma da prendere per quel che è: un appartenente a quella genìa di lucidi mitomani che ogni tanto saltano fuori auto-investendosi della missione di salvare il mondo. Mentre, di regola, è il mondo che deve salvarsi da loro. https://www.ariannaeditrice.it/articoli/peter-thiel-l-antichrist-superstar-d... A.
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antonio