Re: [nexa] l'impronta ambientale del digitale
On 13 Jan 2021, at 13:23, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Date: Wed, 13 Jan 2021 12:08:48 +0100 From: Giovanna Sissa <sissa.giovanna@gmail.com <mailto:sissa.giovanna@gmail.com>> To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> Subject: Re: [nexa] l'impronta ambientale del digitale Message-ID: <CAOHPc_AQwZer1WW4Ni7FmyDbrA1H4b9_BYoGZ+P=Z5+jH2qbLA@mail.gmail.com <mailto:CAOHPc_AQwZer1WW4Ni7FmyDbrA1H4b9_BYoGZ+P=Z5+jH2qbLA@mail.gmail.com>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
Caro Beppe, ho letto con attenzione i tuoi commenti e mi permetto di segnalarti alcuni dettagli che potrebbero esserti sfuggiti da una lettura veloce del testo. 1) I dati provengono da fonti pubbliche internazionali e verificabili: International Energy Agency (IEA), The Shift Project (TSP), International Journal of Cleaner Production, Cisco
Ho ascoltato in diretta la Gabbanelli su La7 e questo è stato il motivo della mia reazione. Non contesto i dati sui consumi energetici, che sono ovvi, ma la tesi che è stata imbastita su quei dati. Ascolta il video, in cui la Gabbanelli dice ad esempio: “ma siccome questo consumo non lo vedo e non lo pago direttamente, penso che questo consumo non ci sia” Pretestuoso, di quanti servizi non vediamo i consumi energetici? Pensi che la TV via etere non abbia costi energetici? Che il trasporto degli alimenti non abbia costi energetici perché non li paghi direttamente? “il tracciamento dei pacchi (pochi byte, traffico insignificante e comunque necessario), trasporti (cosa intende)” “che comunica al medico che hai messo su 1Kg” (assurdo, la salute e tenere sotto controllo rischi per la salute sono un bene, non un male, magari venisse fatto: in genere i dati di fitness restano sui dispositivi) “Risparmi un viaggio aereo perché faccio una videoconferenza (OK) evitando di aggiungere anziché togliere (che significa?, come faccio a evitare il consumo, minimo, di una videoconferenza?)” “I datacenter stanno in Mongolia, dove l’energia è prodotta col carbone (quelli per il Bitcoin, che è un discorso a parte, vedi sotto)”.
2) Non esistano oggi dati globali, basati su misurazioni, del consumo energetico indotto dagli usi digitali. Esistono solo stime. Le stime disponibili sono ottenute o proiettando misure effettuate su campioni (ad esempio un insieme di data center) oppure utilizzando modelli più o meno sofisticati, ma raramente includendo descrizioni di tutte le ipotesi adottate. Dunque stime parziali e non confrontabili. A maggior ragione: si vuole insinuare un senso di preoccupazione di cui non si ha nemmeno la misura.
3) Nel testo vengono per questo volutamente citate differenze di valutazione - anche di un ordine di grandezza - in studi diversi.
Che i computer usino elettricità è lapalissiano. Ma se vuoi risparmiare, risparmieresti di più nello spegnere le luci (una lampadina da 100W, consuma 10 volte du più di un telefonino), per non dire di un phon, di una lavastoviglie o di un forno elettrico, o di uno scaldabagno (ciascuno da 1000 a 2000W l’uno). E quindi dovremmo smettere di usare gli elettrodomestici? Se mandi una foto in meno, come suggerisce lei, non risparmi quasi nulla. Se non facessimo video, non vedremmo l’uccisione di Floyd da parte della polizia USA, non avremmo la controinformazione, non avremmo una buona parte dei contatti sociali che il virus ci ha sottratto.
4) Le considerazioni che fai sugli straordinari miglioramenti che l?efficienza energetica e le soluzioni tecnologiche hanno consentito non sono messe in discussione. Non sono affatto citate nel video.
Quanto la crescita nella domanda possa (e potrà in futuro) essere controbilanciata dall?evoluzione tecnologica è oggetto di grande dibattito nella ricerca sul tema.
Non è questo il punto: devi decidere quali funzioni ti servono e quanto vale il costo del loro utilizzo, non quanto risparmiare non usandole. Altrimenti stai facendo un discorso retrogrado o luddista.
5) Non si sostiene che i gestori dei Data Center non si preoccupano dei propri consumi: si dice che non tutti sono "trasparenti sul tipo di fonti energetiche" utilizzate, riportando su questo i dati del rapporto Click Clean di Greenpeace. La trasparenza delle fonti energetiche non mi pare una questione vitale, ma è nello stesso interesse delle aziende indicarla. L’argomento è gratuito e specioso: avrebbe senso se ci fosse un conflitto tra interessi diversi, l’interesse dei consumatori a risparmiare energia e interesse dei provider a consumare di più. Ma in questo caso l’interesse è comune, e anzi, ciascuno fa a gara a mostrare di utilizzare il più possibile energie rinnovabili, come appare proprio dai grafici riportati (che non ci sono nel video).
6) Streaming video, Intelligenza Artificiale e Bitcoin non sono mescolati: sono citati come esempi su piani diversissimi ma, in vario modo, tutti ad alta intensità energetica.
Purtroppo la Gabbanelli interpreta in modo parziale i documenti che cita: è vero che il training dei modelli di AI richiede molti FLOPS, ma è un’operazione che si fa una tantum. Il modello allenato viene usato in migliaia di applicazioni che consumano poco. Gli utenti di Google translator sono milioni, ma il modello viene allenato una sola volta. Vuole abolire i modelli come questi? Ha qualche soluzione migliore per fare traduzioni, uno strumento di uso quotidiano molto utile? L’area della riduzione della complessità dei language models è un’area di ricerca attivissima. Proprio oggi è stato pubblicato un risultato promettente che riduce di 7 volte i FLOPS necessari per allenare un modello simile a GPT-3. Presentare *solo* il lato negativo della questione è alquanto discutibile. Lo streaming video è un servizio altamente ottimizzato, con segnali compressi e trasmessi tramite un redirector centrale che riduce il consumo di banda, altrimenti oggi non potresti fare video conferenze con 200 persone su banda domestica di poche decine di Mbps. Pensi che le trasmissioni video via etere o via satellite non abbiano costi energetici? Che senso ha ribadire che l’utilizzo dello streaming sta aumentando? Cosa c’è di strano? Siccome ognuno di noi ha solo 2 occhi, vuol dire che passerà meno tempo a vedere la TV. I Bitcoin sono una follia su cui non voglio intervenire, ma metterli insieme a servizi importanti, utili e a volte essenziali è specioso.
7) La conclusione assurda che tu riporti come ?smette di usare i dispositivi digitali? nell?articolo non c?è, nè esplicitamente nè implicitamente.
Nelle conclusioni che riporti c'è scritto di ridurne l’uso e la Gabbanelli lo ha ribadito a Mentana commentando il suo dataroom.
Riporto di seguito per esteso le conclusioni dell'articolo, sperando così di far venire voglia a qualcuno di leggerlo: ?Gestire il conflitto fra i grandi player che vogliono vendere sempre più dispositivi, controllare dati, produrre contenuti, vendere dispositivi sempre più potenti, e l?ambiente, che non ha un suo difensore altrettanto forte, richiede capacità di governance. Anche da parte dei manager dell?informatica pubblica.
Sai che su questa questione sto riflettendo da anni: ne ho parlato a Genova da te e ho organizzato un incontro un anno fa qui: https://www.unipi.it/index.php/informatica50-eventi/event/4887-la-deriva-del... Ma è un discorso molto serio, da non rischiare di invalidare confondendolo con argomentazioni discutibili.
Vanno definite apposite clausole nei contratti di servizi informatici in Cloud, esigendo trasparenza da parte dei fornitori nel dichiarare da quali fonti di energia elettrica si riforniscono, e presuppone la capacità di riconoscere un lavoro serio da un banale green washing. Anche a livello individuale si può fare qualcosa: per esempio cambiare un po? meno frequentemente dispositivo, evitare un uso compulsivo di invio video e immagini, non mantenere App inutili che si aggiornano in continuazione producendo un traffico di cui non ci rendiamo conto. Il tema è ineludibile: questo è il mondo che abbiamo creato, e ci dobbiamo vivere.? Inoltre si auspicano, in chiusura, metriche e standard condivisi. E ricerca interdisciplinare.
Mi sento in dovere di risponderti perchè ho segnalato io i dati alla Gabanelli. Non la conoscevo, ma quando mi ha chiesto di aiutarla mi è sembrato giusto e doveroso supportarla scientificamente in uno sforzo divulgativo arduo e particolarmente insidioso su un tema complesso come l?interazione fra il digitale e l?ambiente. E? un tema che mi sta a cuore e di cui cerco di occuparmi di tempo.
Bene, ma i dati vanno interpretati e non usati per sostenere una tesi a priori.
Se disponi di dati diversi, di qualità migliore, più aggiornati, ti prego di segnalarli: sarebbe proficuo confrontarsi. Mi interesserebbe molto, in particolare per la stima scientifica che ho di te. Senza uno sforzo interdisciplinare la lotta ai cambiamenti climatici è persa in partenza.
Non contesto i dati, ma la tesi che ne è stata ricavata. Sarebbe utile, per fornire un quadro completo, anche fare delle stime su quanto si stia risparmiando in consumi di CO2 con l’uso del digitale. È un calcolo molto più difficile da fare, perché non è facile un confronto alla pari, ossia a parità di che? PIL, benessere, occupazione, o altro?
Mi scuso per la lunghezza della risposta. Giovanna
Giovanna Sissa
Il giorno mar 12 gen 2021 alle ore 17:59 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it <mailto:attardi@di.unipi.it>> ha scritto:
Questa volta ho trovato il servizio piuttosto ingeneroso e superficiale.
La Gabbanelli ha solo accennato, in modo molto timido, agli enormi risparmi che il digitale ha prodotto, che sovrastano abbondantemente i consumi energetici del digitale.
Invece fa un calderone mettendo i bitcoin insieme al web e allo streaming video. Afferma che usare un editor di testi su un notebook consuma energia nei datacenter!
Afferma che I gestori dei servizi web dovrebbero preoccuparsi dei loro consumi energetici. Ma dove vive? Non sa che i più attenti ai consumi energetici sono proprio i gestori di datacenter, che si affannano a ridurre al minimo il fattore PUE (rapporto tra energia consumata e quella usata per IT)? Ha mai letto quali tecniche sofisticate e originali (es. Free cooling adiabatico), vengano sviluppate e utilizzate nei più moderni datacenter? Ha idea di quanto consumano invece i computer desktop o i server nelle comuni sale macchine? Ha letto di come Google usi tecniche di AI per prevedere i consumi nei suoi datacenter e spegnerne una parte quando non usata, con un risparmio del 30%? Ha letto le sofisticate tecniche usate per realizzare processori a basso consumo, come ARM, usato nell 90% dei cellulari e di tutte le tecniche di risparmio energetico che questi adottano per risparmiare batteria? Oggi abbiamo device e notebook che possono lavorare per 12-18 ore con una sola carica di batteria. Ha presente la differenza tra questo e la situazione di 10 anni fa?
E infine la conclusione assurda: smette di usare i dispositivi digitali.
Ma siamo seri.
? Beppe
On 12 Jan 2021, at 16:16, nexa-request@server-nexa.polito.it <mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:
Date: Tue, 12 Jan 2021 16:16:09 +0100 From: Giulio De Petra <giulio.depetra@gmail.com <mailto:giulio.depetra@gmail.com>> To: nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Subject: [nexa] l?impronta ambientale del digitale Message-ID: <75AF72A7-654E-46D0-A5C6-6E7243051045@gmail.com <mailto:75AF72A7-654E-46D0-A5C6-6E7243051045@gmail.com>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Su un tema già affrontato in lista segnalo questo bel Data Room di Gabanelli in collaborazione con Giovanna Sissa. Mi sembra la prima volta che questo tema buca la gabbia della informazione specialistica. Giulio
https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/emissioni-co2-ambiente-int... <https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/emissioni-co2-ambiente-int...>
Caro Beppe, stiamo parlando di cose diverse. Io mi riferisco a una puntata di Data Room, rubrica settimanale del Corriere della Sera che si articola su vari mezzi: quotidiano cartaceo, sito web, canale TV del Corriere in diretta e poi pagina Facebook della rubrica. La puntata segnalata da Giulio De Petra, sull’impatto ambientale del digitale, è costituita da: 1) l'articolo dal titolo "Internet e gas serra: le emissioni del digitale” sul quotidiano Corriere della Sera - lunedì 11 gennaio 2) il testo, un po’ ampliato rispetto al cartaceo, preceduto da un breve video, sul sito del Corriere della Sera - lunedì 11 gennaio: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/emissioni-co2-ambiente-int... 3) Approfondimento, in diretta sul canale TV del Corriere della Sera - martedì 12 ore 12- ora reperibile qui: https://www.facebook.com/dataroom.milena.gabanelli/videos/148546343701326/ Chi fosse interessato al tema potrebbe guardare i due link che ho segnalato (testo+video breve e video di approfondimento): ci sono dati, riferimenti a articoli e report, grafici, testi esplicativi introduttivi, questioni aperte, etc. L’approfondimento consiste in una serie di domande poste da Gabanelli e dal pubblico in diretta all’esperto (in questo caso all’esperta, che ero io). Vedrai Beppe che nell’approfondimento ci sono molte delle considerazioni che fai tu (anche se non così ben articolate perchè non sono brava come te e poi in diretta mi emoziono). Alcune domande erano molto belle, sopratutto quella sull’importanza del software. Tu ti riferisci invece a un commento sul TG de La7 a tale puntata, con Mentana che intervista la Gabanelli. Per la precisione ti riferisci a un pezzetto (il video riassuntivo) invece che al tutto. Se avrai voglia di guardare il tutto e dopo penserai ancora che dietro ci sia un pensiero talibano oscurantista ne riparliamo. (Grazie Giovanni Biscuolo dei commenti; concordo che la grafica è bruttina!) Giovanna Il giorno mer 13 gen 2021 alle ore 23:52 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> ha scritto:
On 13 Jan 2021, at 13:23, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Date: Wed, 13 Jan 2021 12:08:48 +0100 From: Giovanna Sissa <sissa.giovanna@gmail.com> To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it> Subject: Re: [nexa] l'impronta ambientale del digitale Message-ID: <CAOHPc_AQwZer1WW4Ni7FmyDbrA1H4b9_BYoGZ+P=Z5+jH2qbLA@mail.gmail.com> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
Caro Beppe, ho letto con attenzione i tuoi commenti e mi permetto di segnalarti alcuni dettagli che potrebbero esserti sfuggiti da una lettura veloce del testo. 1) I dati provengono da fonti pubbliche internazionali e verificabili: International Energy Agency (IEA), The Shift Project (TSP), International Journal of Cleaner Production, Cisco
Ho ascoltato in diretta la Gabbanelli su La7 e questo è stato il motivo della mia reazione. Non contesto i dati sui consumi energetici, che sono ovvi, ma la tesi che è stata imbastita su quei dati.
Ascolta il video, in cui la Gabbanelli dice ad esempio:
“ma siccome questo consumo non lo vedo e non lo pago direttamente, penso che questo consumo non ci sia” Pretestuoso, di quanti servizi non vediamo i consumi energetici? Pensi che la TV via etere non abbia costi energetici? Che il trasporto degli alimenti non abbia costi energetici perché non li paghi direttamente?
“il tracciamento dei pacchi (pochi byte, traffico insignificante e comunque necessario), trasporti (cosa intende)”
“che comunica al medico che hai messo su 1Kg” (assurdo, la salute e tenere sotto controllo rischi per la salute sono un bene, non un male, magari venisse fatto: in genere i dati di fitness restano sui dispositivi)
“Risparmi un viaggio aereo perché faccio una videoconferenza (OK) evitando di aggiungere anziché togliere (che significa?, come faccio a evitare il consumo, minimo, di una videoconferenza?)”
“I datacenter stanno in Mongolia, dove l’energia è prodotta col carbone (quelli per il Bitcoin, che è un discorso a parte, vedi sotto)”.
2) Non esistano oggi dati globali, basati su misurazioni, del consumo energetico indotto dagli usi digitali. Esistono solo stime. Le stime disponibili sono ottenute o proiettando misure effettuate su campioni (ad esempio un insieme di data center) oppure utilizzando modelli più o meno sofisticati, ma raramente includendo descrizioni di tutte le ipotesi adottate. Dunque stime parziali e non confrontabili.
A maggior ragione: si vuole insinuare un senso di preoccupazione di cui non si ha nemmeno la misura.
3) Nel testo vengono per questo volutamente citate differenze di valutazione - anche di un ordine di grandezza - in studi diversi.
Che i computer usino elettricità è lapalissiano. Ma se vuoi risparmiare, risparmieresti di più nello spegnere le luci (una lampadina da 100W, consuma 10 volte du più di un telefonino), per non dire di un phon, di una lavastoviglie o di un forno elettrico, o di uno scaldabagno (ciascuno da 1000 a 2000W l’uno). E quindi dovremmo smettere di usare gli elettrodomestici?
Se mandi una foto in meno, come suggerisce lei, non risparmi quasi nulla. Se non facessimo video, non vedremmo l’uccisione di Floyd da parte della polizia USA, non avremmo la controinformazione, non avremmo una buona parte dei contatti sociali che il virus ci ha sottratto.
4) Le considerazioni che fai sugli straordinari miglioramenti che l?efficienza energetica e le soluzioni tecnologiche hanno consentito non sono messe in discussione.
Non sono affatto citate nel video.
Quanto la crescita nella domanda possa (e potrà in futuro) essere controbilanciata dall?evoluzione tecnologica è oggetto di grande dibattito nella ricerca sul tema.
Non è questo il punto: devi decidere quali funzioni ti servono e quanto vale il costo del loro utilizzo, non quanto risparmiare non usandole. Altrimenti stai facendo un discorso retrogrado o luddista.
5) Non si sostiene che i gestori dei Data Center non si preoccupano dei propri consumi: si dice che non tutti sono "trasparenti sul tipo di fonti energetiche" utilizzate, riportando su questo i dati del rapporto Click Clean di Greenpeace.
La trasparenza delle fonti energetiche non mi pare una questione vitale, ma è nello stesso interesse delle aziende indicarla. L’argomento è gratuito e specioso: avrebbe senso se ci fosse un conflitto tra interessi diversi, l’interesse dei consumatori a risparmiare energia e interesse dei provider a consumare di più. Ma in questo caso l’interesse è comune, e anzi, ciascuno fa a gara a mostrare di utilizzare il più possibile energie rinnovabili, come appare proprio dai grafici riportati (che non ci sono nel video).
6) Streaming video, Intelligenza Artificiale e Bitcoin non sono mescolati: sono citati come esempi su piani diversissimi ma, in vario modo, tutti ad alta intensità energetica.
Purtroppo la Gabbanelli interpreta in modo parziale i documenti che cita: è vero che il training dei modelli di AI richiede molti FLOPS, ma è un’operazione che si fa una tantum. Il modello allenato viene usato in migliaia di applicazioni che consumano poco. Gli utenti di Google translator sono milioni, ma il modello viene allenato una sola volta. Vuole abolire i modelli come questi? Ha qualche soluzione migliore per fare traduzioni, uno strumento di uso quotidiano molto utile? L’area della riduzione della complessità dei language models è un’area di ricerca attivissima. Proprio oggi è stato pubblicato un risultato promettente che riduce di 7 volte i FLOPS necessari per allenare un modello simile a GPT-3. Presentare *solo* il lato negativo della questione è alquanto discutibile.
Lo streaming video è un servizio altamente ottimizzato, con segnali compressi e trasmessi tramite un redirector centrale che riduce il consumo di banda, altrimenti oggi non potresti fare video conferenze con 200 persone su banda domestica di poche decine di Mbps. Pensi che le trasmissioni video via etere o via satellite non abbiano costi energetici? Che senso ha ribadire che l’utilizzo dello streaming sta aumentando? Cosa c’è di strano? Siccome ognuno di noi ha solo 2 occhi, vuol dire che passerà meno tempo a vedere la TV.
I Bitcoin sono una follia su cui non voglio intervenire, ma metterli insieme a servizi importanti, utili e a volte essenziali è specioso.
7) La conclusione assurda che tu riporti come ?smette di usare i dispositivi digitali? nell?articolo non c?è, nè esplicitamente nè implicitamente.
Nelle conclusioni che riporti c'è scritto di ridurne l’uso e la Gabbanelli lo ha ribadito a Mentana commentando il suo dataroom.
Riporto di seguito per esteso le conclusioni dell'articolo, sperando così di far venire voglia a qualcuno di leggerlo: ?Gestire il conflitto fra i grandi player che vogliono vendere sempre più dispositivi, controllare dati, produrre contenuti, vendere dispositivi sempre più potenti, e l?ambiente, che non ha un suo difensore altrettanto forte, richiede capacità di governance. Anche da parte dei manager dell?informatica pubblica.
Sai che su questa questione sto riflettendo da anni: ne ho parlato a Genova da te e ho organizzato un incontro un anno fa qui:
https://www.unipi.it/index.php/informatica50-eventi/event/4887-la-deriva-del...
Ma è un discorso molto serio, da non rischiare di invalidare confondendolo con argomentazioni discutibili.
Vanno definite apposite clausole nei contratti di servizi informatici in Cloud, esigendo trasparenza da parte dei fornitori nel dichiarare da quali fonti di energia elettrica si riforniscono, e presuppone la capacità di riconoscere un lavoro serio da un banale green washing. Anche a livello individuale si può fare qualcosa: per esempio cambiare un po? meno frequentemente dispositivo, evitare un uso compulsivo di invio video e immagini, non mantenere App inutili che si aggiornano in continuazione producendo un traffico di cui non ci rendiamo conto. Il tema è ineludibile: questo è il mondo che abbiamo creato, e ci dobbiamo vivere.? Inoltre si auspicano, in chiusura, metriche e standard condivisi. E ricerca interdisciplinare.
Mi sento in dovere di risponderti perchè ho segnalato io i dati alla Gabanelli. Non la conoscevo, ma quando mi ha chiesto di aiutarla mi è sembrato giusto e doveroso supportarla scientificamente in uno sforzo divulgativo arduo e particolarmente insidioso su un tema complesso come l?interazione fra il digitale e l?ambiente. E? un tema che mi sta a cuore e di cui cerco di occuparmi di tempo.
Bene, ma i dati vanno interpretati e non usati per sostenere una tesi a priori.
Se disponi di dati diversi, di qualità migliore, più aggiornati, ti prego di segnalarli: sarebbe proficuo confrontarsi. Mi interesserebbe molto, in particolare per la stima scientifica che ho di te. Senza uno sforzo interdisciplinare la lotta ai cambiamenti climatici è persa in partenza.
Non contesto i dati, ma la tesi che ne è stata ricavata. Sarebbe utile, per fornire un quadro completo, anche fare delle stime su quanto si stia risparmiando in consumi di CO2 con l’uso del digitale. È un calcolo molto più difficile da fare, perché non è facile un confronto alla pari, ossia a parità di che? PIL, benessere, occupazione, o altro?
Mi scuso per la lunghezza della risposta. Giovanna
Giovanna Sissa
Il giorno mar 12 gen 2021 alle ore 17:59 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> ha scritto:
Questa volta ho trovato il servizio piuttosto ingeneroso e superficiale.
La Gabbanelli ha solo accennato, in modo molto timido, agli enormi risparmi che il digitale ha prodotto, che sovrastano abbondantemente i consumi energetici del digitale.
Invece fa un calderone mettendo i bitcoin insieme al web e allo streaming video. Afferma che usare un editor di testi su un notebook consuma energia nei datacenter!
Afferma che I gestori dei servizi web dovrebbero preoccuparsi dei loro consumi energetici. Ma dove vive? Non sa che i più attenti ai consumi energetici sono proprio i gestori di datacenter, che si affannano a ridurre al minimo il fattore PUE (rapporto tra energia consumata e quella usata per IT)? Ha mai letto quali tecniche sofisticate e originali (es. Free cooling adiabatico), vengano sviluppate e utilizzate nei più moderni datacenter? Ha idea di quanto consumano invece i computer desktop o i server nelle comuni sale macchine? Ha letto di come Google usi tecniche di AI per prevedere i consumi nei suoi datacenter e spegnerne una parte quando non usata, con un risparmio del 30%? Ha letto le sofisticate tecniche usate per realizzare processori a basso consumo, come ARM, usato nell 90% dei cellulari e di tutte le tecniche di risparmio energetico che questi adottano per risparmiare batteria? Oggi abbiamo device e notebook che possono lavorare per 12-18 ore con una sola carica di batteria. Ha presente la differenza tra questo e la situazione di 10 anni fa?
E infine la conclusione assurda: smette di usare i dispositivi digitali.
Ma siamo seri.
? Beppe
On 12 Jan 2021, at 16:16, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Date: Tue, 12 Jan 2021 16:16:09 +0100 From: Giulio De Petra <giulio.depetra@gmail.com> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: [nexa] l?impronta ambientale del digitale Message-ID: <75AF72A7-654E-46D0-A5C6-6E7243051045@gmail.com> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Su un tema già affrontato in lista segnalo questo bel Data Room di Gabanelli in collaborazione con Giovanna Sissa. Mi sembra la prima volta che questo tema buca la gabbia della informazione specialistica. Giulio
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