Introducing The Radiohead Public Library: Radiohead Makes Their Full Catalogue Available via a Free Online Web Site | Open Culture
http://www.openculture.com/2020/01/the-radiohead-public-library.html (Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Buongiorno, temo sia una gran bufala ben confezionata (o meglio niente di nuovo sul fronte occidentale) "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> writes:
http://www.openculture.com/2020/01/the-radiohead-public-library.html
per 28 nanosecondi ho pensato che i Radiohead avessero rilasciato tutto come Free Cultural Work [1] ma subito dopo mi sono dato del pirla da solo (le major discografiche non glielo permetterebbero __mai__) ...anche ingannato dal nome "openculture.com", ma ormai qui è tutto open poi leggendo --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Now, concerned with the integrity of Radiohead collections online, they’ve gone full Internet Archive and started a “public library” --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- mi sono precipitato su Internet Archive a cercare la collection ufficiale dei RadioHead https://archive.org/search.php?query=creator%3A%22radiohead%22&and[]=mediatype%3A%22audio%22 e un rapido controllo a campione mostra che molto probabilmente il canale ufficiale su Internet Archive contiene solo samples di 30 secondi e la versione completa è su Spotify anche nella appena lanciata "public library" (inaugurata l'ennesima buzzword, olè) https://radiohead.com/library/ tutti i contenuti sono fruibili solo via Spotify o iTunes, che rende una non tanto velata presa in giro la frase: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- “The band has brought nearly the entirety of their catalog to one place,” writes Rob Arcand at Spin, “which doesn’t contain ads and doesn’t use algorithms or obtrusive design gestures that could encourage myopic listening.” --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- saluti, Giovanni [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Definition_of_Free_Cultural_Works -- Giovanni Biscuolo Xelera IT Infrastructures
E' una sorta di repository per l'autoarchiviazione in open access della loro musica, un po' come si fa con le pubblicazioni :) https://www.theguardian.com/music/2020/jan/20/radiohead-public-library-archi... I Radiohead, e in particolare Thom Yorke, si sono sempre schierati contro l'industria musicale e i servizi di streaming che guadagnano ma non fanno guadagnare gli artisti, concedendo royalties irrisorie https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/music/news/thom-yorke-spoti... Saluti, Rossana Morriello -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Giovanni Biscuolo Inviato: mercoledì 22 gennaio 2020 08:48 A: J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>; Center Nexa <nexa@server-nexa.polito.it> Oggetto: Re: [nexa] Introducing The Radiohead Public Library: Radiohead Makes Their Full Catalogue Available via a Free Online Web Site | Open Culture Buongiorno, temo sia una gran bufala ben confezionata (o meglio niente di nuovo sul fronte occidentale) "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> writes:
http://www.openculture.com/2020/01/the-radiohead-public-library.html
per 28 nanosecondi ho pensato che i Radiohead avessero rilasciato tutto come Free Cultural Work [1] ma subito dopo mi sono dato del pirla da solo (le major discografiche non glielo permetterebbero __mai__) ...anche ingannato dal nome "openculture.com", ma ormai qui è tutto open poi leggendo --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Now, concerned with the integrity of Radiohead collections online, they’ve gone full Internet Archive and started a “public library” --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- mi sono precipitato su Internet Archive a cercare la collection ufficiale dei RadioHead https://archive.org/search.php?query=creator%3A%22radiohead%22&and[]=mediatype%3A%22audio%22 e un rapido controllo a campione mostra che molto probabilmente il canale ufficiale su Internet Archive contiene solo samples di 30 secondi e la versione completa è su Spotify anche nella appena lanciata "public library" (inaugurata l'ennesima buzzword, olè) https://radiohead.com/library/ tutti i contenuti sono fruibili solo via Spotify o iTunes, che rende una non tanto velata presa in giro la frase: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- “The band has brought nearly the entirety of their catalog to one place,” writes Rob Arcand at Spin, “which doesn’t contain ads and doesn’t use algorithms or obtrusive design gestures that could encourage myopic listening.” --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- saluti, Giovanni [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Definition_of_Free_Cultural_Works -- Giovanni Biscuolo Xelera IT Infrastructures
Buongiorno Rossana, grazie per i commenti, ne ho io alcuni nel merito dei quali mi piacerebbe essere smentito :-) l'executive summary della questione è: 1. i Radiohead _non_ decidono come viene distribuita la propria musica perché hanno ceduto *tutti* i diritti di sfruttamento delle loro opere, punto. 2. quel metodo di distribuzione non è "Open Access" "Rossana Morriello" <rossana.morriello@polito.it> writes:
E' una sorta di repository per l'autoarchiviazione in open access
è lì da vedere: https://radiohead.com/library non capisco bene come si possano inquadrare i contenuti di quel repo nella categoria "Open Access" in particolare ribadisco che per accedere alla musica pubblicata nel repo è possibile: 1. acquistarla, anche in formato digitale 2. ascoltarla via Spotify o iTunes non vorrei prendere una cantonata ma "Open Access" in questo caso non vorrebbe dire poterla almeno sentire *e* poter scaricare (quindi salvare dove l'utente desidera, cioè no DRM) senza doversi registrare a nessun servizio, tipo appunto Spotify, che non ha manco un sample, o iTunes, che se non sei registrato ti fa sentire solo 30 sec? da quello che so, invece, sia Spotify che iTunes distribuiscono musica solo con DRM: è davvero "Open Access"? non so se la musica acquistata dal loro canale ufficiale abbia i DRM oppure no, ma anche in questo caso dubito si possa parlare di "Open Access"
della loro musica, un po' come si fa con le pubblicazioni :)
dissento: come distribuiscono la musica non può essere paragonato all'insieme dei criteri "Open Access" delle pubblicazioni scientifiche :-D
https://www.theguardian.com/music/2020/jan/20/radiohead-public-library-archi...
non vedo come questo articolo aggiunga cose nuove rispetto a quello segnalato all'inizio del thread: mia svista?
I Radiohead, e in particolare Thom Yorke, si sono sempre schierati contro l'industria musicale
sì conosco superficialmente i dissidi tra il gruppo e l'industria musicale e la storia della disputa è particolarmente ingarbugliata, basta seguire https://en.wikipedia.org/wiki/Radiohead#History (io mi arrendo :-) ) resta un fatto: a _occhio_ il 99% dei diritti di sfruttamento sulle loro opere sono posseduti da una grande corporation (che ne ha acquistata una grandina, che ne ha acquistata una piccolina...) che fa parte della c.d. industria discografica quindi se la musica dei Radiohead deve essere "Open Access" oppure no lo decide l'industria discografica, non i Radiohead :-O
e i servizi di streaming che guadagnano ma non fanno guadagnare gli artisti, concedendo royalties irrisorie https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/music/news/thom-yorke-spoti...
"Thom Yorke: Spotify is 'the last desperate fart of a dying corpse'", Ottobre 2013 https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/thom-yorke-ce-lha-ancora-con-... 28 Dicembre 2017 "Thom Yorke ce l’ha ancora con Spotify" capisco il suo nervosismo, però lui dovrebbe anche capire i contratti che firma :-O non apriamo nemmeno di striscio poi il vaso di pandora in merito all'entità irrisoria che giunge agli autori dei proventi da riscossione dei diritti perché altrimenti stiamo in ballo due mesi e andiamo decisamente OT :-D [...]
anche nella appena lanciata "public library" (inaugurata l'ennesima buzzword, olè)
temo proprio che davvero il concetto "public library" abbia assunto tutti i connotati di buzzword, quando connesso al digitale saluti, Giovanni [...] -- Giovanni Biscuolo Xelera IT Infrastructures
Buongiorno Giovanni, temo di non poterla smentire del tutto purtroppo :) ma...
2. quel metodo di distribuzione non è "Open Access" in particolare ribadisco che per accedere alla musica pubblicata nel repo è possibile: 1. acquistarla, anche in formato digitale 2. ascoltarla via Spotify o iTunes
Diciamo che la public library dei Radiohead è ibrida, e l'open access è red/hybrid open access poiché ci sono contenuti di varia natura e accessibili con modalità differenziate. C'è materiale a pagamento, materiale ad accesso completamente libero (per esempio video su youtube, BBC e altri canali) e materiale fruibile via streaming su una piattaforma che richiede normalmente una registrazione (spotify, itunes) ma che offre anche alcuni contenuti completamente open senza necessità di registrarsi. La mia sui repositories era ovviamente una battuta, ma in ogni caso è quanto accade in maniera analoga nei repositories delle pubblicazioni, nell'account degli autori in cui mediamente c'è materiale open access, ad accesso chiuso, con embargo, a seconda delle policies degli editori. Come accade per le policies delle etichette discografiche e dei distributori.
"i Radiohead _non_ decidono come viene distribuita la propria musica perché hanno ceduto *tutti* i diritti di sfruttamento delle loro opere, punto."
Un po' come avviene nell'editoria e per le pubblicazioni in cui gli autori non decidono come viene distribuita la loro musica. Ciononostante si cerca di portare nei repositories o nei propri siti personali quanto più materiale possibile in accesso aperto o ibrido, come hanno fatto i Radiohead.
da quello che so, invece, sia Spotify che iTunes distribuiscono musica solo con DRM: è davvero "Open Access"? non so se la musica acquistata dal loro canale ufficiale abbia i DRM oppure no, ma anche in questo caso dubito si possa parlare di "Open Access"
No, ovviamente no, la parte con accesso a pagamento non è OA come molte pubblicazioni che non sono accessibili in OA ma solo a fronte del pagamento di quote (altissime) di sottoscrizione delle licenze d'uso da parte degli atenei o di altre istituzioni.
non vedo come questo articolo aggiunga cose nuove rispetto a quello segnalato all'inizio del thread: mia svista?
Era solo per contestualizzare la loro scelta di creare una "public library".
quindi se la musica dei Radiohead deve essere "Open Access" oppure no lo decide l'industria discografica, non i Radiohead :-O
Già, proprio come l'industria editoriale decide il modo in cui devono essere accessibili le pubblicazioni, se OA oppure no :)
capisco il suo nervosismo, però lui dovrebbe anche capire i contratti che firma :-O
a volte non è così facile... Nemmeno io conosco tutti i dettagli della lunga vicenda Radiohead vs. industria discografica ma agli inizi una band ha bisogno di pubblicare dischi e di farsi conoscere e magari non può permettersi di contrattare condizioni particolarmente favorevoli, proprio come i giovani ricercatori che cedono tutti i diritti pur di pubblicare articoli e libri (publish or perish). E dopo, pur se si capiscono bene i contratti, a volte la soluzione alternativa non è così facile da percorrere e magari non tutti hanno voglia di percorrerla, per pigrizia o per scarsa conoscenza delle possibilità alternative o per esigenze di carriera o per varie altre ragioni. Per continuare il parallelo, però, non è che se un autore è costretto a firmare contratti che lo privano dei diritti con un grosso editore commerciale (senza fare nomi :) ), per esempio perché deve ottenere alti indicatori bibliometrici ai fini della carriera, non possa poi protestare e agire per cercare di cambiare il sistema :)
temo proprio che davvero il concetto "public library" abbia assunto tutti i connotati di buzzword, quando connesso al digitale
Se si riferisce a questo caso Radiohead, posso essere d'accordo, se si riferisce in generale alla connessione tra public library e digitale, da bibliotecaria devo dissentire, almeno in parte :) Un saluto cordiale e grazie per sue sollecitazioni Rossana Morriello
participants (3)
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Giovanni Biscuolo -
J.C. DE MARTIN -
Rossana Morriello