Un'interessante critica di Nina Paley alle clausole ND e NC delle CC e sulle inique discriminazioni contro la free culture rispetto al free software. http://blog.ninapaley.com/2011/07/04/rantifesto/ Ciao, Paolo
Tutto giusto. Del resto, [a me piace sempre fare l'avvocato del Diavolo e] Creative Commons adotta la free culture definition (http://freedomdefined.org/Definition) ed è la prima a ritenere che solo due delle sue licenze standard (più CC0) siano rispettose di questa definizione: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/it/ http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/ Non a caso, lo sfondo delle pagine di cui sopra è verde, a ribadire che queste licenze sono quelle veramente "libere". Al contrario, lo sfondo della pagina della licenza BY NC ND - o di qualunque licenza con ND o NC - è giallo e non c'è il "gagliardetto" "approved for free cultural works": http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/ Creative Commons, dunque, non offre solo licenze "libere", ma anche licenze equivalenti ai concetti di "shareware" e "freeware" nel software... la scelta (che è ovviamente anche una scelta di marketing) è sindacabile, ma in alcuni ambiti è - a mio avviso - sensata: ad esempio, non penso avrei nulla da rimproverare ad un gruppo musicale che usasse una licenza NC e lo stesso si applica ad un romanziere. Sono anche possibilista rispetto all'uso della clausola ND per alcuni tipi di opere (da una poesia ad un manifesto politico, eventualmente passando per un articolo scientifico - se non ricordo male, anche Stallman la usa, no? Di contro, la clausola ND mi sembrerebbe inappropriata per un lavoro di survey della letteratura, per esempio, perché quello è il tipico lavoro che un terzo potrebbe aggiornare dopo un anno o due). Sarei (sono) invece molto critico verso un ente pubblico che usasse una licenza NC o ND per i suoi dati. Tutto ciò si lega al fatto che ci sono campi in cui anche solo la circolazione di una copia letterale, magari solo tramite canali non commerciali, può favorire la circolazione della conoscenza (un "commons" creativo, ma un po' restrittivo). Tipicamente questo vale per tutte quelle cose che ci arricchiscono tramite la sola lettura e che evolvono tramite una dialettica che non richiede la copia o la modifica (ma si accontenta del riferimento e della citazione). Ce ne sono altri - tipicamente caratterizzati dal progresso incrementale simile a quello del software o di un'enciclopedia - in cui le licenze veramente "free" sono una condizione necessaria all'esistenza di veri commons. Ovviamente, data la creazione dell'opera e la sua pubblicazione con una licenza libera, le licenze "libere" di CC sono da preferirsi. Creazione e pubblicazione con una licenza libera, però, non sono variabili esogene, ma endogene... in fin dei conti, non mi spiace che il menù di CC contenga licenze per tutti i gusti. Penso, però, che sia giusto lavorare al fine di orientare questi gusti verso un'apertura sempre maggiore. Ciao, Federico On 07/08/2011 12:44 PM, Paolo Brini wrote:
Un'interessante critica di Nina Paley alle clausole ND e NC delle CC e sulle inique discriminazioni contro la free culture rispetto al free software.
http://blog.ninapaley.com/2011/07/04/rantifesto/
Ciao, Paolo
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