Sorveglianza e democrazia: libertari e libertariani
Buonasera, come gruppo di ricerca Ippolita abbiamo scritto sui temi in oggetto, e stiamo scrivendo un pamphlet sui movimenti "digitali" (Arab Springs, Indignados, OWS, Piraten, M5S...) riporto in calce link al nostro ultimo saggio per approfondimenti. C'è una differenza sostanziale tra libertari e libertariani. Negli USA, è più chiaro, perché si distingue fra left libertarians e right libertarians. I primi non sono necessariamente anarchici, come giustamente sottolinea Arturo di Corinto, ma sono certamente di ispirazione socialista. Ritengono cioè che la sfera della libertà sia inscindibilmente connessa alla sfera dell'uguaglianza. I secondi, invece, ritengono che la libertà si costruisca a prescindere da qualsiasi discorso non solo socialista, ma anche sociale. La libertà è esclusivamente la libertà individuale. Naturalmente esistono innumerevoli sfumature, ma per riassumere con slogan contrapposti: la libertà libertaria (left) INIZIA dove inizia la libertà altrui; la libertà libertariana (right) FINISCE dove inizia la libertà altrui. Corollario: la libertà libertaria necessita per esplicarsi di un numero sempre crescente di regole condivise; la liberta libertariana al contrario esige l'abolizione di ogni regola. Segna la delega assoluta delle capacità deliberative e il trionfo della Fede nella Tecnica. Ora, gli anarco-capitalisti stanno ai libertariani come gli anarchici stanno ai libertari. Se i libertariani sono liberali estremisti, gli anarco-capitalisti sono libertariani radicali, che auspicano la distruzione dello stato e delle istituzioni sociali in favore del puro laissez-faire. Economico, finanziario, e tecnologico. Da notare che su quest'ultimo punto il discorso anarco-capitalista converge sul transumanesimo: una tecnologia superiore ci libererà. Anche dalla condizione umana. Ed ecco dove entra in gioco la questione della sorveglianza. Pensare che gli strumenti di sorveglianza possano essere utilizzati "a fin di bene", data l'attuale tendenza all'accumulo di dati (l'hype sui BigData ne è chiaro segnale) è chimerico e ingenuo. La dataveglianza, storicamente, è sempre stata utilizzata con l'intento di schedare utenti e cittadini. Il termine profilazione usato in merito è chiarissimo: deriva da "criminal profiling". è corretto sostenere che la profilazione considera aprioristicamente i cittadini dei potenziali criminali. La sicurezza non ha nulla a che fare con la sorveglianza. La sicurezza, a volte, puo' essere implementata per via tecnica. Esempio banale: l'istituzione "Comune X" desidera aumentare la propria "sicurezza" relativa al pagamento del biglietto di trasporto sulla metropolitana. Attraverso macchine che controllano il biglietto in entrata e uscita dalle stazioni, le frodi risulterano molto ridotte. Installare telecamere (controllo), invece, serve solamente ex-post, e solamente se si è in grado di identificare chi compie l'illecito. Ma la via maestra per aumentare la sicurezza nell'accezione di "senso di sicurezza", personale e collettivo, è l'educazione. E l'educazione in particolare al confronto dialettico e quindi alla costruzione di spazi condivisi fra constituency differenti. Non si puo' fare automaticamente con qualche software di democrazia 2.0. E qui arriviamo alla democrazia, perché tra cyberwar (che esiste da decenni), profiling preventivo di massa, targettizzazione a fini di marketing (ma il target non era il bersaglio di un'arma?), analisi del "sentiment" e now-casting, è finalmente chiaro che l'autoritarismo è un'oscillazione sempre possibile nelle società. Soprattutto in quelle che si dichiarano a gran voce democratiche. Possono strumenti di sorveglianza massiva, nelle mani di agenzie governative di vario genere, foraggiate con i dati di multinazionali senza scrupolo (Facebook, Google, e la lista potrebbe continuare a lungo) aiutare la democrazia, cioè la libera espressione del potere dei cittadini in uno spazio comune? No, in nessun modo. Ma, e questo è per noi molto significativo, bisogna fare grande attenzione alle denunce anti-controllo: da chi vengono? Il Cato Institute, principale think-thank libertariano a livello mondiale, si è prodigato nell'attaccare PRISM. Julian Assange, che si è più volte dichiarato "ispirato" dal libertarianesimo, si scaglia contro Google dal NYT: BiG è reo di non rispettare il suo proprio motto "Don't be evil". Siamo perfettamente d'accordo: bisogna porre un freno alla sorveglianza. Ma questi signori NON sono interessati a migliorare o difendere le forme esistenti di democrazia, semplicemente perché NON sono interessati al concetto stesso di cosa pubblica. Veramente, sarebbe stato meglio agire PRIMA, ed evitare di consegnare tutti i dati delle nostre vite ai vari mediatori informazionali. E ora, sarebbe sensato smettere di fornire gratuitamente dati ogni giorno, smettere di lavorare per i mediatori in maniera continuativa non retribuita per i novi padroni digitali. Imparare almeno tecniche di auto-difesa digitale. Almeno, affinare competenze di validazione delle fonti informative online. E diffonderle. I mediatori (Telco comprese) sono privati, e proprio per questo "gratuiti" (almeno online). Già perché il pubblico non è gratuito, e la libertà tanto meno: costa cara. Dietro le quinte dei servizi "aperti" e "gratuiti" si trova spesso l'anarco-capitalismo. è chiaro che libertari e libertariani trovano un nemico comune nell'oppressione della sorveglianza autoritaria, che si chiami Echelon o PRISM. Ma dovrebbe essere altrettanto chiaro che si tratta di due posizioni radicalmente differenti. Si dovrebbe partire dal presupposto che la concentrazione in sè di dati, e tanto più di dati di sorveglianza, è pericolosa, e studiare sistemi tecnici e legali per impedirla. Ci sono molte eccellenti idee in giro - in rete! buona serata, k. --- "Nell'acquario di Facebook. La resistibile ascesa dell'anarco-capitalismo" http://www.ippolita.net/it/libro/nellacquario-di-facebook-online
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karlessi