"Il potere del capitalismo digitale" | Recensione di Tiziano Bonini dell'ultimo numero della rivista AUT AUT
Gentilissime, gentilissimi, Vi segnaliamo con piacere la pubblicazione di una recensione di Tiziano Bonini dal titolo “Il potere del capitalismo digitale” (Doppiozero), relativa all’ultimo numero della rivista filosofica AUT AUT, “Digito ergo sum. Indagini sul capitalismo digitale”. La rivista contiene, tra gli altri, un contributo del Co-Direttore del Centro Nexa Juan Carlos De Martin, intitolato “Sulla computerizzazione del mondo”. Di seguito un estratto della recensione di Tiziano Bonini: “La lettura di questo numero non solleva solo questioni relative a quanto sia ormai saturo e condiviso il campo della critica al capitalismo digitale e a quanto ancora i diversi ‘critici' siano divisi tra loro – una questione forse noiosa che riguarda solo gli studiosi – ma solleva anche un’altra importante questione: una critica completa del capitalismo digitale può fermarsi alla diagnosi molecolare del potere da esso esercitato?” La recensione completa è disponibile al link: https://www.doppiozero.com/il-potere-del-capitalismo-digitale Vi ringraziamo per l’attenzione, Un saluto cordiale, -- Valeria Bergantino Communication Manager Nexa Center for Internet & Society Politecnico di Torino – DAUIN Via Pier Carlo Boggio, 65/a – 10138 Torino web: https://nexa.polito.it mail: valeria.bergantino@polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it> tel: 3473443585
Salve Valeria, grazie della segnalazione. Prospettiva interessante e pure auspicabile quella di Bonini, che però appare un po' ingenua quando, alla ricerca disperata di focolai di resistenza si focalizza su casi specifici di lavoratori sfruttati e ignora invece le centinaia di miliardi che il controllo individuale su larga scala permette di fatturare a società come Google o Facebook. ``` Al potere di manipolazione delle menti individuali (molto dubbio ed empiricamente difficile da provare), preferisco l’indagine del potere economico e politico che queste aziende esercitano. ``` Mi sorprende sempre osservare come sempre più intellettuali siano vaganente¹ consapevoli della sorveglianza capillare subita da miliardi di persone e siano contemporaneamente consapevoli dei fatturati esorbitanti delle aziende che attuano tale sorveglianza, ma non riescano ad immaginare come tali aziende realizzino tali fatturati. È ovvio che queste società utilizzano i dati raccolti per influenzare i comportamenti (commerciali o meno) di miliardi di persone. Questa influenza è statisticamente efficace. Che poi sia un controllo "mentale" o meno dipende dalla definizione di "mente". Di certo queste persone si comportano come richiesto un numero sufficiente di volte da garantire il potere economico e politico delle società di cui parliamo. Il problema fondamentale che impedisce di riconoscere quei fatturati stratosferici come evidenza incontrovertibile dell'efficacia della manipolazione statistica di cui parliamo è di natura psicologica. Forse persino psicopatologica. Per l'intellettuale che si porta in giro un cellulare Android, ha una casella GMail, naviga abitualmente il web con Google Chrome e chatta com gli amici su WhatsApp riconoscere l'efficacia della manipolazione operata da Google o Facebook come il legame fra i dati raccolti e i loro fatturati miliardari significa comprendere di essere ed essere stato per anni un burattino, un "utile idiota" fra miliardi di altri. E questo per un intellettuale credo sia particolarmente difficile da accettare perché in diretto contrasto con la propria identità, con la propria immagine di sé. Così ci si sforza di "occuparsi di problemi più rilevanti, come il “Potere” che queste aziende detengono" rifiutando al contempo di comprendere la natura, i meccanismi di funzionamento di quel potere. E restandone, di conseguenza, vittime. Infatti Bonini parlando dell'alienazione cibernetica operata da queste aziende (ovvero la riduzione della autonomia cognitiva e comportamentale che operano attraverso i dati raccolti e gli stimoli personslizzati) ``` Le nostre ricerche empiriche ne mostrano i limiti pratici. I /gig worker/, i /creator/ e gli attivisti che abbiamo studiato non sono affatto automi inconsapevoli. Al contrario, sviluppano una "consapevolezza algoritmica" attraverso un processo collettivo di /reverse engineering/, discussioni in chat private e la formulazione di "teorie popolari" sul funzionamento degli algoritmi. ``` Se questi sono i limiti dell'efficacia di Google & friends quali sono i limiti dell'efficacia di questi approcci alla resistenza (pur nobili nell'intenzione)? Bonini dice che il controllo statistico di miliardi di persone non è efficace quanto le BigTech vorrebbero, ma la "agentività algoritmica tattica" è efficace quanto i suoi attuatori vorrebbero? Il problema è che contrariamente a Google, Bonini è rinchiuso in un quadro concettuale novecentesco. A Google & friends non interessa il controllo assoluto di ciascun individuo, ma un controllo continuo e probabilistico sul suo comportamento. Controllo che diventa statisticamente rilevante ed osservabile quando spostiamo il focus dall'individuo e osserviamo la società in cui vive. Ma quel potere politico ed economico non è che la forma aggregata del potere esercitato su ciascuno dei suoi utenti. Potere che deve rimanere inconcepibile ed inaccettabile per le sue vittime. Concordo tuttavia con le conclusioni di Bonini ``` Tuttavia, dovremmo completare questa analisi senza fermarci alla denuncia del dominio di questa forma di potere. Come sosteneva Foucault, “dove c'è potere c'è resistenza". Le pratiche di resistenza algoritmica quotidiana, per quanto fragili e temporanee, non sono fenomeni episodici, ma atti ordinari che costituiscono il tessuto stesso della vita nella società delle piattaforme. Esse rappresentano un intoppo, o glitch, nel sistema, la prova che l'automazione del soggetto non è ancora riuscita e che la lotta è ancora in corso. Un dialogo tra la critica teorica di /Aut Aut/ e l'analisi empirica delle pratiche di resistenza è non solo utile, ma necessario. Permette di evitare tanto un pessimismo paralizzante quanto un'ingenua celebrazione dell'agency. Ci ricorda che, per quanto il potere delle piattaforme sia immenso, la storia non è ancora scritta: il suo esito "non è dato, ma agito". ``` E tuttavia, l'efficacia delle pratiche di resistenza menzionate da Bonini è tarpata dall'ignoranza cibernetica di chi prova a resistere. L'idea di resistere usando GMail, WhatsApp o portandosi dietro un cellulare Android o Apple, è una pia illusione autoconsolatoria. È necessario anzitutto accettare di doverne fare a meno e poi... evitarli come la peste. Ma per farlo bisogna studiare informatica, cibernetica e storia. Perché la conoscenza è potere solo dove l'ignoranza è diffusa. Giacomo ¹ ad eccezione di pochi ingegneri informatici, che in quanto "tecnici" non vengono presi sul serio o vengono qualificati come paranoici, e pochissimi altri, non conosco persone pienamente e costantemente consapevoli della enorme quantità di dati personali diffusi dagli strumenti che utilizzano. Se lo fossero, e comprendessero come quei dati vengono usati per ridurle a marionette eternamente insoddisfatte, smetterebbero di usarli.
Salve a tutti. ùOn ven, 2025-10-31 at 15:08 +0100, Giacomo Tesio wrote:
Salve Valeria, grazie della segnalazione.
Prospettiva interessante e pure auspicabile quella di Bonini, che però appare un po' ingenua quando, alla ricerca disperata di focolai di resistenza si focalizza su casi specifici di lavoratori sfruttati e ignora invece le centinaia di miliardi che il controllo individuale su larga scala permette di fatturare a società come Google o Facebook. ...
¹ ad eccezione di pochi ingegneri informatici, che in quanto "tecnici" non vengono presi sul serio o vengono qualificati come paranoici, e pochissimi altri, non conosco persone pienamente e costantemente consapevoli della enorme quantità di dati personali diffusi dagli strumenti che utilizzano. Se lo fossero, e comprendessero come quei dati vengono usati per ridurle a marionette eternamente insoddisfatte, smetterebbero di usarli.
Concordo, grazie.
On 10/31/25 15:08, Giacomo Tesio wrote:
``` Le nostre ricerche empiriche ne mostrano i limiti pratici. I /gig worker/, i /creator/ e gli attivisti che abbiamo studiato non sono affatto automi inconsapevoli. Al contrario, sviluppano una "consapevolezza algoritmica" attraverso un processo collettivo di /reverse engineering/, discussioni in chat private e la formulazione di "teorie popolari" sul funzionamento degli algoritmi. ```
Se questi sono i limiti dell'efficacia di Google & friends quali sono i limiti dell'efficacia di questi approcci alla resistenza (pur nobili nell'intenzione)?
Il nostro sociologo ha documentato un altro esempio del carattere riflessivo, e non meccanico, dell'azione sociale, ben noto a chi ha a che fare, per esempio a proposito della valutazione amministrativa della ricerca, con la legge di Goodhart. https://www.deep-insight.com/tag/the-great-hanoi-rat-hunt/ Le amministrazioni coloniali della storie qui sopra, credendo che per liberarsi dai cobra o dai ratti bastasse - meccanicamente - offrire una ricompensa a chi portasse loro cobra morti o code di topo, non si resero conto che - riflessivamente - la ricompensa stessa incoraggiava i loro sudditi ad allevarli, e non a distruggerli. Questo fallimento, però, non intacca di per sé il potere coloniale. Per cacciare gli inglesi dall'India e i francesi dal Vietnam non bastarono i cobra e i ratti: ci vollero Ghandi e Ho Chi Minh - che sfidarono la legittimità del colonialismo invece di prestargli ubbidienza, ancorché in modo riflessivo. A presto, MCP
Buongiorno Giacomo, concordo sostanzialmente con la tua critica alla borghesia disinformatica (definizione mia del tutto arbitraria), ho un commento su un punto.... On 2025-10-31, Giacomo Tesio wrote: [...]
Il problema è che contrariamente a Google, Bonini è rinchiuso in un quadro concettuale novecentesco.
A Google & friends non interessa il controllo assoluto di ciascun individuo, ma un controllo continuo e probabilistico sul suo comportamento. Controllo che diventa statisticamente rilevante ed osservabile quando spostiamo il focus dall'individuo e osserviamo la società in cui vive.
Non vale solo per Google o altri "fenomeni del nuovo millennio": a ogni regime totalitarista non interessa [1] il controllo di ciascun individuo [2] ma riuscire a controllare il comportamento _medio_ [3] degli individui di una determinata società. Anche i regimi nazisti e fascisti non si sono mai sognati di arrivare a un controllo totale, ma era talmente pesante che /anche/ quello ha contribuito alla loro implosione. Il "colpo di genio" (del male) di certi regimi totalitari è di non /esagerare/ nel controllo a-individuale, di riuscire a nasconderlo, renderlo _embedded_ [4], in modo tale che gli individui abbiano l'illusione di essere essi stessi ad esercitare auto-controllo, ignorando però in cosa consista effettivamente. Per esempio, io sono sempre _estremamente_ impressionato di quanto il _fatto_ che esista la sorveglianza globale - e di come sia possibile uscirne - sia _mediamente_ ignorato dalla società. [...] Saluti, 380° [1] o meglio sa di non poter ottenere [2] pena la _certezza_ della rapida dissoluzione di quel regime [3] possibilmente con uno scarto quadratico medio che ne determini una distribuzione il più possibile coincidente a quella normale... anzi _normata_ [4] con molti mezzi, tra cui di recente pare vada molto di moda il de-banking, tipo con Francesca Albanese -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
*"Per esempio, io sono sempre _estremamente_ impressionato di quanto il _fatto_ che esista la sorveglianza globale - e di come sia possibile uscirne - sia _mediamente_ ignorato dalla società."* Nella mia personalissima bolla il problema non è ignorato. Molti profani della materia ne sono ben consapevoli, solamente lo accettano passivamente perché non hanno gli strumenti per ribellarvisi. Anzi, peggio, qualcuno continua ancora a ribadire che "mi controllino pure, non ho niente da nascondere!". Credo che siamo davanti ad una forma di potere estremamente potente proprio perché la massa non ha la minima consapevolezza di come può sfuggirne, arrendendosi. MP Il giorno gio 6 nov 2025 alle ore 15:02 380° via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Buongiorno Giacomo,
concordo sostanzialmente con la tua critica alla borghesia disinformatica (definizione mia del tutto arbitraria), ho un commento su un punto....
On 2025-10-31, Giacomo Tesio wrote:
[...]
Il problema è che contrariamente a Google, Bonini è rinchiuso in un quadro concettuale novecentesco.
A Google & friends non interessa il controllo assoluto di ciascun individuo, ma un controllo continuo e probabilistico sul suo comportamento. Controllo che diventa statisticamente rilevante ed osservabile quando spostiamo il focus dall'individuo e osserviamo la società in cui vive.
Non vale solo per Google o altri "fenomeni del nuovo millennio": a ogni regime totalitarista non interessa [1] il controllo di ciascun individuo [2] ma riuscire a controllare il comportamento _medio_ [3] degli individui di una determinata società.
Anche i regimi nazisti e fascisti non si sono mai sognati di arrivare a un controllo totale, ma era talmente pesante che /anche/ quello ha contribuito alla loro implosione.
Il "colpo di genio" (del male) di certi regimi totalitari è di non /esagerare/ nel controllo a-individuale, di riuscire a nasconderlo, renderlo _embedded_ [4], in modo tale che gli individui abbiano l'illusione di essere essi stessi ad esercitare auto-controllo, ignorando però in cosa consista effettivamente.
Per esempio, io sono sempre _estremamente_ impressionato di quanto il _fatto_ che esista la sorveglianza globale - e di come sia possibile uscirne - sia _mediamente_ ignorato dalla società.
[...]
Saluti, 380°
[1] o meglio sa di non poter ottenere
[2] pena la _certezza_ della rapida dissoluzione di quel regime
[3] possibilmente con uno scarto quadratico medio che ne determini una distribuzione il più possibile coincidente a quella normale... anzi _normata_
[4] con molti mezzi, tra cui di recente pare vada molto di moda il de-banking, tipo con Francesca Albanese
-- 380° (lost in /traslation/)
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-- Michele Pinassi Ufficio Esercizio e tecnologie - Università degli Studi di Siena tel: 0577.(23)5000 - helpdesk@unisi.it PGP/GPG key fingerprint 6EC4 9905 84F5 1537 9AB6 33E7 14FC 37E5 3C24 B98E
Io continuo a pensare che non sia una faccenda di "capitalismo" o di "digitale", e che nemmeno si tratti di "controllo"... La costante universale della storia -- continuo a ripeterlo -- è la predazione / sfruttamento/ manipolazione (della quale le guerre sono solo l'esempio più triste, tragico e stupido). E avviene che tu abbia il jet privato oppure il calesse, ...o la biga. E sto diventando convinto che il "panem et circenses" -- che di "digitale" non aveva appunto ...una biga -- non funzionasse perché i padroni fossero brutti e cattivi, ma piuttosto perché i pecoroni fossero tenuti nell'ignoranza, e ci stessero pure bene. C'è anche un capitolo della "Democrazia in America" di Tocqueville, che spiega perché le rivoluzioni saranno sempre più rare, man mano che la gente avrà qualcosa di più da perdere... Ritengo che noi, a furia di parlare di falsi problemi -- e qui sì che qualcuno ci imbecca con agevoli depistaggi! -- continueremo da un lato a non toccare i temi che contano (o a toccarli dal lato sbagliato, ...che è lo stesso), e dall'altro lato saremo comunque circondati da gente che non è capace di progettare il proprio futuro (il '68 è morto da tempo...), né di alzare il sedere dalla sedia per fare qualcosa. Messa così, spero sia stato chiarito l'incipit che nega "capitalismo", "digitale" e "controllo" (beh, questo c'è, ma è come il laccetto che tiene la zampa dell'elefante legata a un piolo). Il 2025-11-06 15:27 Michele Pinassi via nexa ha scritto:
_"Per esempio, io sono sempre _estremamente_ impressionato di quanto il _fatto_ che esista la sorveglianza globale - e di come sia possibile uscirne - sia _mediamente_ ignorato dalla società."_
Nella mia personalissima bolla il problema non è ignorato. Molti profani della materia ne sono ben consapevoli, solamente lo accettano passivamente perché non hanno gli strumenti per ribellarvisi. Anzi, peggio, qualcuno continua ancora a ribadire che "mi controllino pure, non ho niente da nascondere!".
Credo che siamo davanti ad una forma di potere estremamente potente proprio perché la massa non ha la minima consapevolezza di come può sfuggirne, arrendendosi.
MP
Il giorno gio 6 nov 2025 alle ore 15:02 380° via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Buongiorno Giacomo,
concordo sostanzialmente con la tua critica alla borghesia disinformatica (definizione mia del tutto arbitraria), ho un commento su un punto....
On 2025-10-31, Giacomo Tesio wrote:
[...]
Il problema è che contrariamente a Google, Bonini è rinchiuso in un quadro concettuale novecentesco.
A Google & friends non interessa il controllo assoluto di ciascun individuo, ma un controllo continuo e probabilistico sul suo comportamento. Controllo che diventa statisticamente rilevante ed osservabile quando spostiamo il focus dall'individuo e osserviamo la società in cui vive.
Non vale solo per Google o altri "fenomeni del nuovo millennio": a ogni regime totalitarista non interessa [1] il controllo di ciascun individuo [2] ma riuscire a controllare il comportamento _medio_ [3] degli individui di una determinata società.
Anche i regimi nazisti e fascisti non si sono mai sognati di arrivare a un controllo totale, ma era talmente pesante che /anche/ quello ha contribuito alla loro implosione.
Il "colpo di genio" (del male) di certi regimi totalitari è di non /esagerare/ nel controllo a-individuale, di riuscire a nasconderlo, renderlo _embedded_ [4], in modo tale che gli individui abbiano l'illusione di essere essi stessi ad esercitare auto-controllo, ignorando però in cosa consista effettivamente.
Per esempio, io sono sempre _estremamente_ impressionato di quanto il _fatto_ che esista la sorveglianza globale - e di come sia possibile uscirne - sia _mediamente_ ignorato dalla società.
[...]
Saluti, 380°
[1] o meglio sa di non poter ottenere
[2] pena la _certezza_ della rapida dissoluzione di quel regime
[3] possibilmente con uno scarto quadratico medio che ne determini una distribuzione il più possibile coincidente a quella normale... anzi _normata_
[4] con molti mezzi, tra cui di recente pare vada molto di moda il de-banking, tipo con Francesca Albanese
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