[selfie] "Digital machines interest me"
Carissimi, consentitemi di segnalarvi una testo un po' particolare che ho scritto di recente, una paginetta vagamente rapsodica che sintetizza (ovviamente con molte semplificazioni) come penso alle macchine digitali e che cosa mi interessa quando penso a loro: https://demartin.polito.it/digitalmachines L'occasione che mi ha spinto a fare questo tentativo di sintesi è l'avvicinarsi dei 15 anni dalla fondazione del centro Nexa (30 novembre 2006). Eventuali commenti ovviamente benvenuti. jc
On 23/09/21 09:41, J.C. DE MARTIN wrote:
Carissimi,
consentitemi di segnalarvi una testo un po' particolare che ho scritto di recente, una paginetta vagamente rapsodica che sintetizza (ovviamente con molte semplificazioni) come penso alle macchine digitali e che cosa mi interessa quando penso a loro:
https://demartin.polito.it/digitalmachines
L'occasione che mi ha spinto a fare questo tentativo di sintesi è l'avvicinarsi dei 15 anni dalla fondazione del centro Nexa (30 novembre 2006).
Eventuali commenti ovviamente benvenuti.
Molto bello. Sottolineo questo passaggio, compatto ed efficace: Digital machines are, for the most part, not collectively governed; most humans, in fact, just use (and are used) by machines designed and controlled by a few. The very same few own and use the most powerful digital machines on Earth. The very same few who use, and often own, the data produced by the many. L'interesse che dichiari di avere è centrale e comune a moltx qui: How digital machines come into existence interests me. Who decides to produce them, who designs them, what elements are involved in the production, who produces such elements and in which conditions, who physically builds, ships and sells digital machines, and in which conditions, interest me. La mia risposta l'ho trovata nel libro "Il capitalsimo della sorveglianza" di Shoshana Zuboff, un testo che tuttx conoscono ma pochx hanno letto, perché è veramente un'impresa titanica. Io sono arrivato al capitolo 17, il penultimo. Tu l'hai finito? D. -- Ing. D. Davide Lamanna - CTO mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276 Via Flaminia, 48 - 00196 Roma www.binarioetico.it
Grazie della condivisione, sono domande oggi davvero centrali. Io non ho letto la Zuboff, spero di farlo in futuro, però uno degli articoli che mi sembrano più efficaci nel fornire una cornice teorica solida attraverso cui affrontare queste domande è Burr, C., Cristianini, N., & Ladyman, J. (2018). An analysis of the interaction between intelligent software agents and human users. *Minds and machines*, *28*(4), 735-774. Il giorno gio 23 set 2021 alle ore 09:41 J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Carissimi,
consentitemi di segnalarvi una testo un po' particolare che ho scritto di recente, una paginetta vagamente rapsodica che sintetizza (ovviamente con molte semplificazioni) come penso alle macchine digitali e che cosa mi interessa quando penso a loro:
https://demartin.polito.it/digitalmachines
L'occasione che mi ha spinto a fare questo tentativo di sintesi è l'avvicinarsi dei 15 anni dalla fondazione del centro Nexa (30 novembre 2006).
Eventuali commenti ovviamente benvenuti.
jc
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Grazie molte, Marco, lo cerco! Intanto segnalo la traduzione in italiano della mia paginetta: https://demartin.polito.it/macchinedigitali jc On 23/09/21 10:37, Marco Fasoli wrote:
Grazie della condivisione, sono domande oggi davvero centrali. Io non ho letto la Zuboff, spero di farlo in futuro, però uno degli articoli che mi sembrano più efficaci nel fornire una cornice teorica solida attraverso cui affrontare queste domande è
Burr, C., Cristianini, N., & Ladyman, J. (2018). An analysis of the interaction between intelligent software agents and human users. /Minds and machines/, /28/(4), 735-774.
Il giorno gio 23 set 2021 alle ore 09:41 J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it <mailto:juancarlos.demartin@polito.it>> ha scritto:
Carissimi,
consentitemi di segnalarvi una testo un po' particolare che ho scritto di recente, una paginetta vagamente rapsodica che sintetizza (ovviamente con molte semplificazioni) come penso alle macchine digitali e che cosa mi interessa quando penso a loro:
https://demartin.polito.it/digitalmachines <https://demartin.polito.it/digitalmachines>
L'occasione che mi ha spinto a fare questo tentativo di sintesi è l'avvicinarsi dei 15 anni dalla fondazione del centro Nexa (30 novembre 2006).
Eventuali commenti ovviamente benvenuti.
jc
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
Eventuali commenti ovviamente benvenuti.
Tu scrivi: "Le macchine digitali sono sempre più incorporate in cose belle, spirituali e utili, ibridandole, trasformandole in cose-cyborg. " L'ibridazione del vivente (non solo dell'essere umano) con le macchine digitali è sicuramente la sfida epocale di oggi. L'ibridazione può portare a due visioni contrapposte. L'una tendente alla "riduzione ad artefatti", ovvero alla colonizzazione del vivente da parte della tecnologia con conseguente deregolamentazione del biologico, dell'economia, della vita sociale, ecc. L'altra, viceversa, è quella di tendere ad una purezza dell'umano che rifiuta ogni tecnica considerandola pericolosa. Come chi guarda il futuro attaverso lo specchietto retrovisore. Entrambe visioni, per me, se portate all'eccesso, deleterie. Quindi, caro Juan Carlos, parafrasando il bel libro di Miguel Benasayag "Funzionare o esistere?". Sei "interessato" al funzionamento o all'esistenza? Io per tutta la vita (lavorativa) mi sono interessato, a volte anche in modo ossessivo, al funzionamento delle macchine digitali, ora sto seriamente pensando che l'esistenza di talune non sia poi così necessaria. A.
On Thu, Sep 23, 2021 at 09:41:13AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
Grazie JC, scritto molto efficace e stimolate. Un commento/domanda sul finale. Dopo il passaggio su "what digital machines *could* do", mi aspettavo andassi a parare sul "what digital machines *should* do", con tutte le considerazioni etiche e politiche che ciò si porta appresso e che sono parte dell'ottimo lavoro nella società fatto da Nexa in questi anni. Probabilmente consideri che sia un punto già coperto dal "what machines do" generico. Se invece c'è un motivo più specifico per non dirlo esplicitamente sono curiosissimo di saperlo! :-) Grazie per il testo e per la sua condivisione, a presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Grazie molte, Stefano, anche per l'acuta domanda. In breve: "could" è neutro e comunque in qualche modo incorpora anche lo "should" di ciascuno. Con "should" invece immediatamente si passerebbe alla politica. La qual cosa ovviamente mi interessa molto, ma non necessariamente in un testo di questo tipo, che ovviamente (e inevitabilmente) ha una coloritura politica, che qua e là affiora con maggior chiarezza, ma una coloritura complessivamente tenue, ovvero, condivisibile da molte persone a prescindere dalla loro posizione politica (almeno questa è la speranza...). Grazie ancora! jc On 23/09/21 17:14, Stefano Zacchiroli wrote:
On Thu, Sep 23, 2021 at 09:41:13AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
https://demartin.polito.it/digitalmachines Grazie JC, scritto molto efficace e stimolate.
Un commento/domanda sul finale. Dopo il passaggio su "what digital machines *could* do", mi aspettavo andassi a parare sul "what digital machines *should* do", con tutte le considerazioni etiche e politiche che ciò si porta appresso e che sono parte dell'ottimo lavoro nella società fatto da Nexa in questi anni. Probabilmente consideri che sia un punto già coperto dal "what machines do" generico. Se invece c'è un motivo più specifico per non dirlo esplicitamente sono curiosissimo di saperlo! :-)
Grazie per il testo e per la sua condivisione, a presto
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