-------- Messaggio originale -------- Da: Roberto Resoli <roberto@resolutions.it> Inviato il: 25 aprile 2020 12:12:36 CEST A: Antonio Casilli <antonio.casilli@telecom-paris.fr> Oggetto: Re: [nexa] Editoriale su Le Monde Il 25 aprile 2020 11:54:47 CEST, Antonio Casilli <antonio.casilli@telecom-paris.fr> ha scritto:
grazie, non ho avuto modo di rileggerla: è fatta in automatico?
La base è deepl, riveduta da me. Se dai un controllo tu, è meglio ;-)
Traduzione:
rob
Ecco la traduzione rivista da un essere umano (attenzione l'essere umano in questione non vive più in italia da 20 anni, quindi...) --- Le Monde (lunedì 27 aprile 2020, p. 29) "StopCovid è un progetto disastroso gestito da apprendisti stregoni". 9-12 minuti Antonio Casilli Sociologo Paul-Olivier Dehaye Matematico Jean-Baptiste Soufron Avvocato --- Dobbiamo rinunciare all'implementazione di uno strumento di sorveglianza che registra tutte le nostre interazioni umane e sul quale l'ombra di interessi privati e politici, come lo scandalo di Cambridge Analytica, secondo un collettivo di specialisti del digitale in un editoriale pubblicato in "Le Monde". Martedì 28 aprile, i parlamentari francesi saranno chiamati a votare su StopCovid, l'applicazione mobile per il tracciamento degli individui voluta dall'esecutivo. Speriamo che, con il loro voto, convincano questi ultimi ad abbandonare questa idea finché c'è ancora tempo. Non a migliorarla, ma ad abbandonarla del tutto. Infatti, anche se fossero rispetatte tutte le garanzie legali e tecniche (anonimizzazione dei dati, open source, tecnologie Bluetooth, consenso dell'utente, protocollo decentralizzato, ecc.), StopCovid sarebbe esposto ad un grave pericolo: quello di trasformarsi presto in "StopCovid Analytica", una nuova versione dello scandalo Cambridge Analytica [manipolazione dei dati personali di decine di milioni di utilizzatori di Facebook]. L'applicazione StopCovid è stata progettata come strumento per aiutare la popolazione francese a uscire dalla situazione di restrizione della libertà civili indotta dal Covid-19. In realtà, questa "soluzione" tecnologica sarebbe solo una continuazione della quarantena con altri mezzi. Se con quest'ultimo abbiamo sperimentato una situazione di arresti domiciliari collettivi, le app di sorveglianza mobile rischiano di generalizzare l'uso dei braccialetti elettronici. Tutti i cittadini, malati o meno Non è un'esagerazione: succede già a Hong Kong, dove si impone un braccialetto alle persone in quarantena, e la soluzione è testata in Corea del Sud e nel Liechtenstein per alcune categorie di cittadini a rischio. StopCovid è destinato ad essere istallato sugli smartphone, ma riguarda tutti i cittadini, malati o meno. Benché la sua installazione sia presentata come facoltativa, in altri paesi, come l'Italia, questo approccio volontario si sta trasformando in un obbligo. Il caso Cambridge Analytica, venuto alla luce nel 2018, si basava sul lavoro dei ricercatori dell'università inglese. Un'applicazione chiamata "Thisisyourdigitallife", presentata come un semplice quiz psicologico, è stata offerta per la prima volta agli utenti della piattaforma di microlavoro Amazon Mechanical Turk. Agli utenti è stato poi chiesto di dare accesso al profilo Facebook di tutti i loro contatti. Si trattava, in un certo senso, di una tracciamento digitale dei contatti ante litteram. In nessun momento questi individui hanno acconsentito al riutilizzo delle loro informazioni per la campagna della Brexit o per l'elezione presidenziale di Donald Trump. Ciò è avvenuto in seguito, quando i ricercatori hanno voluto monetizzare i dati, inizialmente raccolti per uno scopo teoricamente disinteressato, attraverso la società Cambridge Analytica. In linea di principio, questo approccio ha rispettato le leggi dei diversi paesi e le regole di queste due grandi piattaforme. Tuttavia, potenti algoritmi sono stati utilizzati per servire gli interessi personali e la sete di potere di politici senza scrupoli. Il progetto StopCovid non offre alcuna garanzia circa gli scopi esatti per i quali i dati sono stati raccolti. Qui sono presenti gli stessi ingredienti: scienziati "di buona volontà", giganti della tecnologia, interessi politici. Nel caso di StopCovid, si tratta del consorzio universitario Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing (PEPP-PT), nato sulla scia della pandemia. Questi ricercatori si sono posti lo scopo di progettare velocemente la tecnologie di tracciamento di contatti più potente, nel rispetto della legge. Ciò è in linea con gli interessi economici degli operatori privati, come i grandi gruppi industriali nazionali, il settore automobilistico e le banche in Italia, le compagnie di telecomunicazioni e dell'hosting IT in Francia. Ma soprattutto i GAFA, i giganti digitali americani, hanno monopolizzato l'argomento. Questa volta non sono stati Facebook e Amazon, ma Google e Apple, che si sono subito proposti di fornire una nuova struttura per distribuire applicazioni di tracciamento dei contatti sulle loro piattaforme. La minaccia che incombe su tutti questi attori deriva dalle ambizioni di alcuni ambienti politici europei di mostrare la loro determinazione nella lotta contro Covid19 , vantando una soluzione tecnica su larga scala che utilizza i dati personali per la "campagna di uscita dalla quarantena". Miopia sulla dimensione sociale dei dati Il progetto StopCovid non offre alcuna garanzia circa gli scopi esatti per i quali questi dati sono stati raccolti. L'esecutivo francese non si permette di riflettere sulla fase successiva alla raccolta, ovvero sul trattamento che sarà fatto di queste informazioni sensibili. Quali algoritmi li analizzeranno? Con quali altri dati verranno incrociati a medio e breve termine? La sua predilezione per il breve termine è accompagnata da una miopia sulle dimensioni sociali dei dati. Cosa succederebbe se, come ci dicono diversi scienziati dell'Inria, del CNRS e di Informatics Europe, nonostante una raccolta iniziale di dati ridotta al minimo, società commerciali o potenze straniere decidessero di creare "applicazioni spurie" che, come Cambridge Analytica, incrociassero i dati anonimizzati di StopCovid con altri database nominativi? Cosa succederebbe, ad esempio, se una piattaforma di consegna a domicilio decidesse (come è successo recentemente in Cina) di fornire informazioni in tempo reale sullo stato di salute dei suoi corrieri? Come si potrebbe impedire a un imprenditore o a un datore di lavoro di servirsi in futuro dei dati per analizzare le abitudini sanitarie e sociali dei suoi lavoratori? Il caso Cambridge Analytica ci ha aiutato a capire che i giochi di potere violenti e di parte che circondano il controllo dei nostri dati personali hanno conseguenze dirette su tutta la vita reale. Non è una questione astratta. Il caso di StopCovid è altrettanto sorprendente. Concentrando risorse, attenzione pubblica e politica su una soluzione tecnica probabilmente inefficace, il governo ci distrae dalle emergenze più urgenti: la carenza di maschere, di test e di farmaci, o la disuguale esposizione al rischio di infezione. Uno funesto diversivo Questa funesta deviazione non avrebbe luogo se il governo non avesse imponesto le sue strategie digitali in modo verticale, guidato solo dall'urgenza di fingere di agire. Di fronte a queste problematiche, dovremmo invece coinvolgere attivamente ed equamente i cittadini, le istituzioni, le organizzazioni e i territori per ripensare il nostro rapporto con la tecnologia. Il modello di governance che accompagnerà StopCovid sarà chiaramente concentrato nelle mani di un pugno di attori statali e commerciali. Questa verticalità non offre alcuna garanzia contro una rapida trasformazione dell'applicazione in uno strumento coercitivo, imposto a tutti. Un tale sistema porterebbe fondamentalmente a una battuta d'arresto in termini di libertà, sia simboliche che concrete: sia in termini di libertà di movimento, soprattutto verso paesi che rifiutano di adottare sistemi di tracciamento o usano questo pretesto per rafforzare il loro isolamento, sia in termini di libertà di lavorare, di socializzare o di avere una vita privata. Le autorità statali, le aziende e i ricercatori che nelle ultime settimane hanno portato avanti questa proposta disastrosa assomigliano agli apprendisti stregoni che manovrano strumenti dalla potenza distruttrice incontenibile. E, come nel poema di Goethe, quando l'apprendista stregone non riesce più a trattenere le forze che ha invocato, finisce per implorare una figura di autorità, un potere superiore che ristabilisca l'ordine. Solo che, come ci insegna il poeta, questo "abile maestro" usa questi strumenti solo "per farli servire ai suoi scopi". Antonio Casilli, sociologo. Paul-Olivier Dehaye, matematico. Jean-Baptiste Soufron, avvocato. Co-firmatari: Sophie Binet e Marie-José Kotlicki co-Segretarie generali dell'UGICT-CGT; Raquel Radaut, rappresentante della Quadrature du Net. ----- Mail original ----- De: "Roberto Resoli" <roberto@resolutions.it> À: "nexa" <nexa@server-nexa.polito.it> Envoyé: Samedi 25 Avril 2020 12:14:40 Objet: [nexa] Fwd: Re: Editoriale su Le Monde -------- Messaggio originale -------- Da: Roberto Resoli <roberto@resolutions.it> Inviato il: 25 aprile 2020 12:12:36 CEST A: Antonio Casilli <antonio.casilli@telecom-paris.fr> Oggetto: Re: [nexa] Editoriale su Le Monde Il 25 aprile 2020 11:54:47 CEST, Antonio Casilli <antonio.casilli@telecom-paris.fr> ha scritto:
grazie, non ho avuto modo di rileggerla: è fatta in automatico?
La base è deepl, riveduta da me. Se dai un controllo tu, è meglio ;-)
Traduzione:
rob _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Un articolo magistrale, Antonio. Complimenti! Giacomo
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Antonio Casilli -
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Roberto Resoli