direttiva copyright
Già “bacchettati” da Carlo Blengino, osiamo sottoporre alla lista questa brevissima riflessione usciata oggi sul Sole. Certo, solo una volta che la redazione l’ha diffusa sul sito… Un cordiale saluto a tutti Giulio Enea Vigevani Carlo Melzi d’Eril http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-07-06/il-valore-dell-informazione-... avv. Carlo Melzi d'Eril ACCMS STUDIO LEGALE via Podgora 13 20122 Milano t. +39 02 54107715 f. +39 02 54114827 carlo.melzi@accms.it<mailto:carlo.melzi@accms.it> carlo.melzideril@cert.ordineavvocatimilano.it …………………………………………………………………………………………………………………… Nota di riservatezza : Il presente messaggio e gli eventuali allegati contengono informazioni strettamente riservate. Esso è riservato esclusivamente al destinatario sopra indicato, il quale è l'unico autorizzato ad usarlo, copiarlo e, sotto la propria responsabilità, diffonderlo. Si segnala, a chiunque ricevesse questo messaggio per errore o comunque ne avesse conoscenza senza averne titolo, che trattenerlo o divulgarlo a persone diverse dal destinatario è proibito. Grazie.
Salve, On Fri, Jul 06, 2018 at 02:48:59PM +0000, Carlo Melzi d'Eril wrote:
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-07-06/il-valore-dell-informazione-...
negli ultimi giorni ho anche io "bacchettato" parecchio, con i miei (limitati) canali di comunicazione su vari social network, la stampa italiana per il livello di dibattito che ha tenuto sulla direttiva copyright. Al di là del palese conflitto di interesse, che è difficilmente evitabile ma che dovrebbe perlomeno annunciato come disclaimer, l'aspetto che più mi ha infastidito è stato invariabilmente l'accusa di essere dei "venduti" al soldo dei GAFA che è stata rivolta a chiunque fosse contro la direttiva, compresi quasi 1 milione di cittadini via una petizione, centinaia di associazioni non-profit, e centinaia di accademici e luminari competenti in maniera. Noto con piacere che il vostro articolo *non* è caduto in questa scorciatoia retorica troppo facile e vi ringrazio per questo. Nel merito, sono un lettore della stampa italiana che pagavo con piacere quotidianamente quando ancora vivevo in Italia[*]. Sono in quanto tale molto preoccupato della sostenibilità economica di tale industria. Credo che l'unico modello economico che abbia senso sia quello degli abbonamenti e che i lettori che hanno a cuore l'esistenza di una stampa libera (e penso che siamo in tanti) debbano essere sensibilizzati e messi davanti alla dura realtà che se non pagano, non avranno più la stampa che amano leggere (penso anche che ci siano abbastanza lettori per rendere questo modello sostenibile, ma che non siano stati abbastanza sollecitati per capirlo). [*] da residente all'estero cerco da tempo di sottoscrivere un abbonamento online a La Stampa, ma deficienze tecniche della loro piattaforma e la non reperibilità del loro supporto tecnico me l'hanno per ora impedito, ma questa è un'altra storia... Il punto del contendere qui non è però il modello economico della stampa. Il punto è che la stampa sembra essere saltata sul carro di questa riforma come se proponesse: (1) l'unico modello economico possibile per la sopravvivenza della stampa (la cosiddetta "link tax") e (2) che questa fosse l'unica implementazione possibile di tale modello. Con questo framing, o sei a favore della stampa (e quindi della direttiva) oppure sei contro e, oltre essere al soldo dei GAFA, sei pure contro la libera stampa e uno che vuole campare di soli social network. Il vostro articolo su Il Sole mi sembra purtroppo ricadere in questa falsa dicotomia. Penso innanzitutto vi sbagliate sul modello economico (il punto (1)). La "link tax" (si, so che è una espressione impropria, la uso solo per capirsi) non salverà la stampa classica. Al contrario, darà ai GAFA il potere di ucciderla definitivamente. Davvero i rapporti di forza tra la grande distribuzione organizzata ed i piccoli produttori non vi hanno insegnato niente? Se Google decidesse di non pagare la link tax e non linkare più verso Il Sole, cosa pensate accadrà al vostro traffico web che è certamente correlato positivamente con i vostri abbonamenti ed i vostri introiti pubblicitari? Sul punto (2), ammesso ma non concesso che il modello economico (1) abbia senso, l'implementazione specifica imposta dalla direttiva sul copyright è follia pura. Parlo, per capirsi, delle cosiddette "censorship machine" (espressione purtroppo per niente impropria questa volta). Non entro nei dettagli dei potenziali impatti di questa soluzione sui fornitori di servizi per contenuti liberi, perché ne abbiamo già discusso largamente sulla lista Nexa, ma possiamo scendere più nei dettagli nelle risposte se necessario. Le proteste hanno dimostrato l'esistenza di una comunità transnazionale formata da attivisti e scienziati che, fortunatamente, non sono disposti a pagare questo prezzo per il fine di sostenere la libera stampa. Non perché non considerino importante la libera stampa, ma perché il prezzo proposto è troppo alto. Mi piacerebbe vedere riflessioni argomentate su questi punti sulla "libera stampa" nei mesi che ci separano da Settembre, purtroppo non ne ho trovate molte nei giorni precedenti al voto sulla direttiva. Sperando che troviate queste riflessioni interessanti, vi saluto e vi ringrazio per il vostro lavoro. -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On 2018-07-06 17:28, Stefano Zacchiroli wrote:
Il punto del contendere qui non è però il modello economico della stampa. Il punto è che la stampa sembra essere saltata sul carro di questa riforma come se proponesse: (1) l'unico modello economico possibile per la sopravvivenza della stampa (la cosiddetta "link tax") e (2) che questa fosse l'unica implementazione possibile di tale modello. Con questo framing, o sei a favore della stampa (e quindi della direttiva) oppure sei contro e, oltre essere al soldo dei GAFA, sei pure contro la libera stampa e uno che vuole campare di soli social network.
Il vostro articolo su Il Sole mi sembra purtroppo ricadere in questa falsa dicotomia.
Penso innanzitutto vi sbagliate sul modello economico (il punto (1)). La "link tax" (si, so che è una espressione impropria, la uso solo per capirsi) non salverà la stampa classica. Al contrario, darà ai GAFA il potere di ucciderla definitivamente.
Esatto, grazie. Vedo con piacere che siamo diversi a segnalare proprio questo. Se può servire, una mia versione in Inglese dello stesso argomento qui ben riassunto da Stefano è qui: http://stop.zona-m.net/2018/07/the-eu-copyright-directive-may-likely-destroy... compreso link finale a perché penso che la direttiva potrebbe rivelarsi buona per tutti, tranne per chi la appoggia, proprio per i difetti che ha. Sul quotidiano "La Stampa", in particolare, voglio aggiungere che ha pubblicato una delle peggiori difese della direttiva che ho visto (senza contare che, se fossero già attivi, i filtri avrebbero potuto bloccare anche post sul blog personale dell'autore, di quella difesa): http://stop.zona-m.net/it/2018/06/meme-ancora-insistete-coi-meme/ Marco F. -- http://mfioretti.com
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