L’Europa ritrovi la sovranità tecnologica
Tema caldo, un intervento da chi ha un ruolo chiave per agire. Buona lettura dl https://www.ilsole24ore.com/art/l-europa-ritrovi-sovranita-tecnologica-ADdWy... _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> writes:
Tema caldo, un intervento da chi ha un ruolo chiave per agire.
https://www.ilsole24ore.com/art/l-europa-ritrovi-sovranita-tecnologica-ADdWy...
Grazie Don Luca, il tema è senza dubbio caldo ma affrontarlo così secondo me è davvero controproducente, mi spiego: alla seconda occorrenza di "quantico" mi si è accesa la spia rossa, cito: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- l’Europa deve mettersi in condizione di sviluppare e produrre i microprocessori più efficienti a livello mondiale, inclusi quelli quantistici. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Va bene contribuire alla ricerca in quel campo (ma ci sono modi migliori di investire in ricerca), ma direi che il livello di scetticismo [1] in merito al quantum computing è tale da consigliare quantomeno prudenza a percorrere seriamente la strada della produzione di massa di CPU quantiche… **mi pare** che ogni tanto i non addetti ai lavori usino 'sta cosa del "quantum quaicos" come una specie di formula magica: science fiction direbbe qualcuno. [2] Perché non "accontentarsi" di "salvare" ARM o qualcosa del genere? --8<---------------cut here---------------start------------->8--- un livello di sicurezza nuovo, quello offerto dalla crittografia quantistica spaziale --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Bingo! Che la "crittografia quantistica" (non so cosa sia quella spaziale) sia una soluzione praticabile ai problemi della sicurezza delle comunicazioni in rete è messo seriamente in dubbio da molti e Bruce Schneier sintetizza la questione in questi termini [2]: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- I don't believe it solves any security problem that needs solving. I don't believe that it's worth paying for, and I can't imagine anyone but a few technophiles buying and deploying it. Systems that use it don't magically become unbreakable, because the quantum part doesn't address the weak points of the system. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- La connettività sicura NON si ottiene con la crittografia quantistica. Punto. Schneier prosegue poi dicendo, mi permetto di trascriverlo in maiuscolo per "scolpire" il concetto, una cosa semplice: SECURITY IS A CHAIN; IT'S AS STRONG AS THE WEAKEST LINK. Ecco perché mi permetto di aggiungere il quarto pilastro, senza il quale la sicurezza rimane solo un vuoto proposito: il software. L'Europa (la EU) ha intenzione di fare la propria parte nello sviluppo di software che sia dimostrabilmente sicuro [3] o no ? Infine: davvero l'Europa (l'EU) ha seriamente intenzione di inseguire i piani stravaganti di persone come Elon Musk con la sua mega costellazione di satelliti per connettere in rete i propri cittadini?!? Così le mega costallazioni diventano cinque o sei, una per ogni "rete sovrana"? Perché non tirate cavi in fibra ovunque e ci permettete di costruire reti Wi-Fi *locali* (terrestri) di connettività mobile invece di oscurare il cielo?!? Suvvia! É ora di inventare una nuova etichetta che sostituisca "sovranità tecnologica", perché non vorrei che ci trovassimo in una situazione tipo "feudalesimo tecnologico", con ancora più sovrani rispetto ad oggi al vertice, tutti in competizione per la supremazia della sovranità. Propongo "neutralità tecnologica", per quanto valgono le etichette. Saluti, Giovanni [...] [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Quantum_supremacy#Skepticism [2] https://www.schneier.com/blog/archives/2008/10/quantum_cryptog.html [3] mi permetto di essere volutamente vago su cosa significhi "dimostrabilmente sicuro", questo messaggio è già abbastanza lungo -- Giovanni Biscuolo
On August 27, 2020 9:11:21 AM UTC, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
non so cosa sia quella spaziale
Siamo in due. Ho cercato documentazione online senza trovare nulla. Mi suona di marketing virale cui l'autore è stato esposto prolungatamente, diventando a sua volta contagioso. D'altronde era privo di protezioni: manca quel minimo di comprensione della materia che permette di distinguere i microprocessori dai computer quantistici anche solo a peso.
Ecco perché mi permetto di aggiungere il quarto pilastro, senza il quale la sicurezza rimane solo un vuoto proposito: il software.
Allora io aggiungo le fondamenta: una cultura informatica profonda, radicata e capillarmente distribuita. Altrimenti quello che dovrebbe essere il più forte diventa l'anello più debole: il cittadino. Chi comprende il funzionamento di un sistema informatico insicuro può comunque usarlo in modo sicuro. Chi NON comprende il funzionamento di un sistema informatico NON può usarlo in modo sicuro, quale che sia il livello qualitativo di tale sistema. E questo è tanto più vero quanto più gli viene fatto credere il contrario.
L'Europa (la EU) ha intenzione di fare la propria parte nello sviluppo di software che sia dimostrabilmente sicuro [3] o no ?
Eh... Come può comprenderne l'importanza con questa "classe dirigente"?
Perché non tirate cavi in fibra ovunque e ci permettete di costruire reti Wi-Fi *locali* (terrestri) di connettività mobile invece di oscurare il cielo?!? Suvvia!
Perché siamo una colonia statunitense. A volte penso che dovremmo chiedere il diritto di voto.
É ora di inventare una nuova etichetta che sostituisca "sovranità tecnologica", perché non vorrei che ci trovassimo in una situazione tipo "feudalesimo tecnologico", con ancora più sovrani rispetto ad oggi al vertice, tutti in competizione per la supremazia della sovranità.
Propongo "autodeterminazione". Cibernetica, non solo tecnologica.
Propongo "neutralità tecnologica", per quanto valgono le etichette.
La tecnologia non è MAI neutrale. La tecnologia è un proseguimento della politica con altri mezzi. Giacomo
Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes: [...]
Ecco perché mi permetto di aggiungere il quarto pilastro, senza il quale la sicurezza rimane solo un vuoto proposito: il software.
Allora io aggiungo le fondamenta: una cultura informatica profonda, radicata e capillarmente distribuita.
Sì grazie, ero indeciso sul quinto elemento ma direi che è essenziale [...]
É ora di inventare una nuova etichetta che sostituisca "sovranità tecnologica", perché non vorrei che ci trovassimo in una situazione tipo "feudalesimo tecnologico", con ancora più sovrani rispetto ad oggi al vertice, tutti in competizione per la supremazia della sovranità.
Propongo "autodeterminazione". Cibernetica, non solo tecnologica.
Propongo "neutralità tecnologica", per quanto valgono le etichette.
La tecnologia non è MAI neutrale. La tecnologia è un proseguimento della politica con altri mezzi.
Sì hai ragione, allora "Autodeterminazione informatica"? In realtà l'etichetta che più mi piace è quella di "Computing Agency" di un ente (individuo, gruppo, stato...) ma non sono capace di tradurla efficacemente in italiano (e andrebbe anche definita in inglese, per non renderla un'etichetta vuota) Ciao, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo
On Thu, 27 Aug 2020 12:42:16 +0200 Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Propongo "autodeterminazione". Cibernetica, non solo tecnologica.
"Autodeterminazione informatica"?
In realtà l'etichetta che più mi piace è quella di "Computing Agency" di un ente (individuo, gruppo, stato...) ma non sono capace di tradurla efficacemente in italiano
Il primo problema di "computing agency", "computing literacy", "computational thinking" e similari, è che per l'informatica i computer sono assolutamente secondari. L'informatica concerne le informazioni, mentre i computer (anche quelli quantistici :-D) al più possono gestire certi tipi di rappresentazioni delle informazioni, che noi chiamiamo "dati". Dunque ridurre l'informatica alla capacità di programmare computer, ridurre l'informazione al dato, è come ridurre l'astronomia alle tecniche che permettono l'uso ottimale dei telescopi. Credo che la traduzione più appropriata di "agency" sarebbe "abilità". "Abilità informatica" potrebbe essere abbastanza comprensibile, anzitutto perché chiarisce bene come non disporne determini una vera e propria disabilità. Una disabilità non fisica, ma cibernetica. Eppura una disabilità estremamente invalidante. Fortunatamente, si tratta di una disabilità completamente curabile. Come spesso accade però, la prima (e spesso maggiore) difficoltà sta nell'accettare la diagnosi. La terza, è seguire la terapia. ;-) Giacomo
On Thu, Aug 27, 2020 20:13:19 PM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Credo che la traduzione più appropriata di "agency" sarebbe "abilità".
Mi pare proprio di no. Agency in questo contesto e': "the capacity, condition, or state of acting or of exerting power" https://www.merriam-webster.com/dictionary/agency e tutta questa discussione andrebbe letta/rifatta, se non mi sfugge qualcosa a monte, con QUESTO significato in mente. Ovvero: qui si parla soprattutto della **possibilita'** di esercitare le proprie competenze informatiche, non di averle o acquisirle. Uno Stallman in un mondo in cui per legge e' utilizzabile solo windows o iOS avrebbe la stessa abilita' informatica, ma zero "computing agency". Mentre uno che non capisce la differenza fra protocolli e formati, ma puo' legiferare in materia perche' e' magari senatore, ne ha molta di piu'. Marco -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On August 28, 2020 4:21:25 AM UTC, "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> wrote:
On Thu, Aug 27, 2020 20:13:19 PM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Credo che la traduzione più appropriata di "agency" sarebbe "abilità".
Mi pare proprio di no. Agency in questo contesto e':
"the capacity, condition, or state of acting or of exerting power" https://www.merriam-webster.com/dictionary/agency
Esatto.
e tutta questa discussione andrebbe letta/rifatta, se non mi sfugge qualcosa a monte, con QUESTO significato in mente.
Temo ti sfugga qualcosa a valle. Ti sei focalizzato troppo sul "of exerting power" che è a valle di un "or". "$acting Agency" con $acting verbo (al gerundio) significa: "the capacity, condition, or stare of $acting" La capacità di fare $X è precondizione così fondamentale da essere indicata per prima nella definizione che hai fornito.
Ovvero: qui si parla soprattutto della **possibilita'** di esercitare le proprie competenze informatiche, non di averle o acquisirle.
Uno Stallman in un mondo in cui per legge e' utilizzabile solo windows o iOS avrebbe la stessa abilita' informatica, ma zero "computing agency".
Discutibile. Il bello delle leggi sciocche o ingiuste è che possono essere aggirate o violate.
Mentre uno che non capisce la differenza fra protocolli e formati, ma puo' legiferare in materia perche' e' magari senatore, ne ha molta di piu'.
No. Sarebbe come sostenere che un neonato abbia writing agency se gli diamo carta e matita. Al contrario: sarebbe irresponsabile e dovremmo fare estrema attenzione che non si faccia male (se riesce anche solo ad impugnarli :-D) Un Parlamentare ignorante che vota sulla pittura non sta dipingendo o "esercitando le proprie competenze pittoriche". Se non sai scrivere, non hai writing agency. Se non sai scrivere tutte le lettere, non sai scrivere. Sia chiaro, non dubito che, negli US al termine "agency" sia stato attribuito il significato cui fai riferimento. La loro cultura sintetica è ricca di diritti che sono esclusivamente teorici, potenziali, pura fantasia per una gran parte della loro popolazione. Tuttavia non è il significato che hai riportato. Inoltre non è il significato che ci interessa in questa discussione. Se cerchiamo una alternativa a "sovranità tecnologica", "sovranità digitale" e simili, che non comporti e non conduca ad una lotta (o una guerra) per la supremazia, è fondamentale che i soggetti che ne dispongono siano i cittadini, non gli stati (o le aziende che proteggono). Dunque se anche "agency" indicasse una potenzialità meramente teorica, senza richiedere TUTTE le condizioni necessarie affinché questa possa essere effettivamente attuata nella realtà, non sarebbe il termine che cerchiamo. Giacomo
"M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> writes:
On Thu, Aug 27, 2020 20:13:19 PM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Credo che la traduzione più appropriata di "agency" sarebbe "abilità".
Mi pare proprio di no. Agency in questo contesto e':
"the capacity, condition, or state of acting or of exerting power" https://www.merriam-webster.com/dictionary/agency
e tutta questa discussione andrebbe letta/rifatta, se non mi sfugge qualcosa a monte, con QUESTO significato in mente.
Sì, questa era la mia intenzione, grazie. Purtroppo non riesco a trovare una traduzione adeguata in italiano, mi piacerebbe tanto ma "competenza informatica", "abilità informatica" o ogni varizaione analoga non hanno la comptetezza di elementi di "computing agency". Forse "agibilità informatica" ma anche questa mi pare inadeguata. Come dicevo poco fa a Giacomo in realtà "informatics agency" è anche meglio di "computing agency", in inglese: la parte più difficile da tradurre rimane agency.
Ovvero: qui si parla soprattutto della **possibilita'** di esercitare le proprie competenze informatiche, non di averle o acquisirle.
In realtà anche di acquisirle: per essere in condizione di esercitare i propri "poteri informatici" (informatics agency) occorre _anche_ acquisire le competenze per farlo; questo non basta però, servono quattro elementi "propedeutici": 1. una macchina di Turing non truccata, verificabile (hardware design libero) 2. algoritmi non truccati, verificabili (software libero) 3. dati non truccati, verificabili (linked open data, con provenance e "accountability") 4. infrastruttura per comunicare, non truccata (la prossima Internet) Il quinto elemento è la conoscenza, che serve anche per analizzare lo stato del sistema a quattro variabili indicato sopra per poterne correggere i difetti rispetto all'obbiettivo: consentire a ciascuno di esercitare la propria informatics agency, cisacuno secondo la proria vocazione.
Uno Stallman in un mondo in cui per legge e' utilizzabile solo windows o iOS avrebbe la stessa abilita' informatica, ma zero "computing agency".
Bello l'esempio di RMS, anche se in un mondo distopico come quello che ipotizzi credo che RMS non avrebbe raggiunto quel livello di computing agency
Mentre uno che non capisce la differenza fra protocolli e formati, ma puo' legiferare in materia perche' e' magari senatore, ne ha molta di piu'.
Ha molta agency ma zero informatics: un miliardo per zero fa sempre zero :-) (sto esagenrando dicendo zero) L'esempio col potere politico è bellissimo perché _esattamente_ qui entra in gioco il concetto di cittadinanza digitale [1]: avere la possibilità di poter partecipare all'implementazione della informatics agency collettiva - agendo sui quattro elementi indicati sopra - per evitare che l'agency sia eccessivamente sbilanciata a favore di alcuni che controllano la tencologia. …insomma su per giù l'idea è quella :-D [...] Ciao, Giovanni. [1] "cittadinanza digitale" è un'etichetta ampiamente abusata a cui è stato associato un insieme eterogeneo e varipinto di significati -- Giovanni Biscuolo
On Fri, Aug 28, 2020 16:22:34 PM +0200, Giovanni Biscuolo wrote:
"M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> writes:
Ovvero: qui si parla soprattutto della **possibilita'** di esercitare le proprie competenze informatiche, non di averle o acquisirle.
In realtà anche di acquisirle:
Certo, ci mancherebbe altro. Pero', rispondendo anche a Giacomo, e' dal manifesto GNU in poi che troppi adepti del software libero si sono incastrati il cervello SOLO sull'acquisirle e farle acquisire, col risultato pratico che quasi nessuno se li e' filati, e nel 2020 Facebook influenza miliardi di persone usando software FOSS, o il governo italiano suggerisce alle scuole di usare google e zoom anziche' servizi GARR o simili. Per questo io ho *volutamente* spostato la priorita' su esercitare (a livello politico, concreto). In effetti, avrei dovuto scrivere "qui si dovrebbe parlare soprattutto...." Marco -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes: [...]
Il primo problema di "computing agency", "computing literacy", "computational thinking" e similari, è che per l'informatica i computer sono assolutamente secondari.
Beh il primo problema con le etichette è che il linguaggio naturale ha semantica variabile in funzione del contesto (epoca, cultura, preconcetti) Ho usato computing perché, come sai, gli statunitensi purtroppo non hanno assorbito il termine Informatik [1] preferendo il più imperfetto "computer science" ma… scopro ora (che ignorante) che gli inglesi utilizzano anche il termine "informatics": OK, affare fatto "Informatics Agency" è *perfetto*. [...]
Credo che la traduzione più appropriata di "agency" sarebbe "abilità".
No, rimando alla risposta di questa mattina di Marco Fioretti [...] Grazie! Giovanni. [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Informatica#cite_note-1 -- Giovanni Biscuolo
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