Perplessità utilizzo licenze Creative Commons per opere musicali
Ciao a tutti. Ascoltando opere musicali su Jamendo, CCmixter e varie Netlabel, mi sono accorto di un fenomeno che mi ha creato un po' di perplessità, e volevo sentire i vostri pareri. Più di una volta mi è capitato di constatare che gli artisti rilasciano alcune delle loro opere attraverso portali come quelli che ho citato o netlabel che utilizzano creative commons, ed altre, invece, attraverso canali commerciali. In particolare, capita di trovare in CC versioni "demo" delle opere, ad esempio "radio edit" da 3 minuti (chi suona dj set sa bene che sono poco utilizzabili), oppure versioni estese, ma solo di alcune delle opere dell'artista (suppongo, ma non posso affermarlo con certezza, che i canali commerciali abbiano ritenuto di non rilasciare tali brani o versioni). Andando a visitare i siti web degli artisti in questione si trovano poi opere commerciali. Una cosa che vorrei sottolineare, riguardo agli artisti che agiscono in questo modo, è che effettivamente (almeno a mio avviso) sono tra i migliori del panorama CC. Per correttezza non faccio nomi, se qualcuno fosse interessato ad approfondire mi mandi una mail a parte. Quanto ho affermato mi porta a riflettere: premesso che ognuno è libero di fare quello che vuole con ognuno dei propri lavori, non è che CC tende a diventare esclusivamente un "trampolino di lancio" per gli artisti e che chi può, appena può, se ne va ed entra nei circuiti commerciali tradizionali? Se così fosse, penso, sarebbe un problema, perché ne andrebbe della credibilità dell'opera CC, in quanto diventerebbe a tutti gli effetti un'opera di "serie B". Il mio è un discorso generale e teorico, non voglio assolutamente dire che gli artisti che rilasciano in CC non producano opere di valore. Tuttavia, se la situazione che ho esposto diventasse la regola, cioè se i migliori artisti CC entrassero sempre nel panorama commerciale, la gente sarebbe portata a pensare che le opere suonate in eventi CC siano di scarso valore, di "serie B" appunto, mentre negli eventi con musica commerciale ci sia musica di "serie A", promossa e validata da un filtro. Quindi, anche se le CC prendessero sempre più piede, poco cambierebbe rispetto alla situazione tradizionale. A fronte di questo discorso, mi sembra utile sottolineare che uno dei pilastri di CC (almeno, da quanto ho capito, forse ho capito male...) sia proprio offrire la possibilità agli artisti emergenti di far conoscere le loro opere. Ma una volta che si sono fatti conoscere e che si sono affermati? Cosa ne pensate?
Ascoltando opere musicali su Jamendo, CCmixter e varie Netlabel, mi sono accorto di un fenomeno che mi ha creato un po' di perplessità, e volevo sentire i vostri pareri.
Premettendo che forse un tema del genere può trovare il suo habitat più ideale nelle liste specificamente dedicate a CC... credo che sia un discorso che lascia un po' il tempo che trova... e che soprattuto non è limitato all'ambito musicale. Perchè non dovrbebe essere la stessa cosa per scrittori o fotografi? In generale posso dire che le CC sono licenze, ovvero documenti mirati a regolamentare gli utilizzi di opere dell'ingegno. Punto. Le questioni etiche (tipo il livello di coerenza di chi utilizza queste licenze) non rientrano nella loro mission. Personalmente sono per la libertà di scelta: se un artista diventa famoso usando licenze CC e poi cambia approccio perchè piegato dalle esigenze del mercato... mi rattristo ma accetto la cosa. E semplicemente vado a cercare un altro artista più coerente. Un cordiale saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org [in San Francisco till 30/03/2011]
On Sun, Feb 13, 2011 09:24:43 AM +0100, Enrico (enrico.cauda@gmail.com) wrote:
premesso che ognuno è libero di fare quello che vuole con ognuno dei propri lavori, non che CC tende a diventare esclusivamente un "trampolino di lancio" per gli artisti e che chi può, appena può, se ne va ed entra nei circuiti commerciali tradizionali?
Se è per questo, c'è anche chi non sapeva nemmeno cos'è il copyright e quando glielo spiegano per spiegargli CC cerca di passare direttamente ed esclusivamente al "tutti i diritti riservati", l'ho segnalato tempo fa qui (il titolo l'ha scelto la redazione, non io): http://www.tuxradar.com/content/tragedy-creative-commons A parte questo, come ha già fatto notare Simone, questa è una situazione generale del diritto d'autore, non certo limitata agli "artisti", qualunque sia la definizione di artisti. Marco F.
Ciao Enrico. Qui Fabio Battistetti. Scrivo come musicista e come gestore di una netlabel. A mio parere CC è un'ottimo strumento per la diffusione di opere all'interno di Internet, perchè permette condivisione, collaborazione tutelando gli autori. Dopo di che quando si vanno a trattare esperienze più avanzate, quali la pubblicazione discografica attraverso un'etichetta o l'esibizione dal vivo, adottare forme di licensing tradizionale (SIAE nel nostro caso), può avere un senso da un punto di vista economico: se un disco vende parecchie copie in canali standard (distribuzione tradizionale: negozi di dischi, catene) o se fai molte date dal vivo (e compili il borderò), l'iscrizione dei brani alla SIAE da un certo rientro economico. Questo non toglie il fatto che si passa da un licensing aperto ad uno chiuso. So che Creative Commons Italia e SIAE hanno instaurato un gruppo di lavoro, ma sul tema non ho molti ragguagli diretti. La mia esperienza diretta parla chiaro: ogni opera che ho rilasciato sinora è stata pubblicata in CC, lo stesso vale per gli artisti che collaborano con la netlabel (Chew-Z), ma in determinati casi potrei optare per altre soluzioni. In sostanza, io penso che la diffusione di contenuti attraverso Internet ha maggiore forza se veicolata con licenze di tipo CC, ma nel caso di pubblicazioni fisiche (cd, libri, etc) o progetti specifici commerciali, si possono valutare altre strade. Grazie. Fabio Battistetti Il giorno 13 febbraio 2011 09:24, Enrico <enrico.cauda@gmail.com> ha scritto:
Ciao a tutti.
Ascoltando opere musicali su Jamendo, CCmixter e varie Netlabel, mi sono accorto di un fenomeno che mi ha creato un po' di perplessità, e volevo sentire i vostri pareri.
Più di una volta mi è capitato di constatare che gli artisti rilasciano alcune delle loro opere attraverso portali come quelli che ho citato o netlabel che utilizzano creative commons, ed altre, invece, attraverso canali commerciali. In particolare, capita di trovare in CC versioni "demo" delle opere, ad esempio "radio edit" da 3 minuti (chi suona dj set sa bene che sono poco utilizzabili), oppure versioni estese, ma solo di alcune delle opere dell'artista (suppongo, ma non posso affermarlo con certezza, che i canali commerciali abbiano ritenuto di non rilasciare tali brani o versioni). Andando a visitare i siti web degli artisti in questione si trovano poi opere commerciali. Una cosa che vorrei sottolineare, riguardo agli artisti che agiscono in questo modo, è che effettivamente (almeno a mio avviso) sono tra i migliori del panorama CC. Per correttezza non faccio nomi, se qualcuno fosse interessato ad approfondire mi mandi una mail a parte.
Quanto ho affermato mi porta a riflettere: premesso che ognuno è libero di fare quello che vuole con ognuno dei propri lavori, non è che CC tende a diventare esclusivamente un "trampolino di lancio" per gli artisti e che chi può, appena può, se ne va ed entra nei circuiti commerciali tradizionali? Se così fosse, penso, sarebbe un problema, perché ne andrebbe della credibilità dell'opera CC, in quanto diventerebbe a tutti gli effetti un'opera di "serie B". Il mio è un discorso generale e teorico, non voglio assolutamente dire che gli artisti che rilasciano in CC non producano opere di valore. Tuttavia, se la situazione che ho esposto diventasse la regola, cioè se i migliori artisti CC entrassero sempre nel panorama commerciale, la gente sarebbe portata a pensare che le opere suonate in eventi CC siano di scarso valore, di "serie B" appunto, mentre negli eventi con musica commerciale ci sia musica di "serie A", promossa e validata da un filtro. Quindi, anche se le CC prendessero sempre più piede, poco cambierebbe rispetto alla situazione tradizionale.
A fronte di questo discorso, mi sembra utile sottolineare che uno dei pilastri di CC (almeno, da quanto ho capito, forse ho capito male...) sia proprio offrire la possibilità agli artisti emergenti di far conoscere le loro opere. Ma una volta che si sono fatti conoscere e che si sono affermati?
Cosa ne pensate?
-- Fabio Battistetti Sound & Media Artist twitter.com/battistetti Think before you print to save energy and paper. Do you really need to print this email? If you do, print it double sided.
Il 13/02/2011 09:24, Enrico ha scritto:
Più di una volta mi è capitato di constatare che gli artisti rilasciano alcune delle loro opere attraverso portali come quelli che ho citato o netlabel che utilizzano creative commons, ed altre, invece, attraverso canali commerciali. In particolare, capita di trovare in CC versioni "demo" delle opere, ad esempio "radio edit" da 3 minuti (chi suona dj set sa bene che sono poco utilizzabili), oppure versioni estese, ma solo di alcune delle opere dell'artista (suppongo, ma non posso affermarlo con certezza, che i canali commerciali abbiano ritenuto di non rilasciare tali brani o versioni). Andando a visitare i siti web degli artisti in questione si trovano poi opere commerciali.
Occorre premettere però che le CC sono perfettamente compatibili con i canali commerciali, e quindi la delusione eventuale può venire non dallo sfruttamento commerciale ma dallo shifting di tipo di licenza da parte dell'artista; credo che il problema, se c'è, sia in un certo senso opposto come ha scritto Nina Paley: <http://blog.ninapaley.com/2010/10/20/creative-commons-branding-confusion/> Detto questo, le licenze CC sono licenze e non dovrebbero sovrapporsi alla morale o all'etica, anche se possono essere nate da considerazioni morali e/o etiche, quindi secondo me sarà il mercato a decidere se un artista può guadagnare di più rilasciando opere sotto copyright "all rights reserved" o sotto qualcuna delle CC o sotto altre licenze. L'importante è che l'artista sia libero di scegliere, senza imposizioni esplicite o velate da parte di collecting societies ecc. Ciao, Paolo
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