Re: [nexa] Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"?
Grazie per le risposte. Code is law, la sintesi è perfetta, ma ... O accettiamo un salto indietro di due millenni e mezzo, tornando alla situazione per la quale a Roma la plebe si ribellò contro comandi non scritti e dette origine alle cd XII tavole, avviando la cd civiltà del diritto romano. Oppure reagiamo azionando i principi giuridici e qui vedo fondate due azioni: opporsi all'obbligo di adeguarsi a prescrizioni (in questo caso informatiche) *senza che nessuna legge le abbia previste e contro il principio zero del diritto*. L'altra azione è chiedere il rispetto di norme Ue a favore della comprensibilità (tale per noi umani, ovvio), e qui domando: un programma informatico chiuso può ritenersi comprensibile? Accanto al diritto, c'è la civiltà di educare, francamente non capisco perchè più d'uno si oppone o la trascura. Cordialmente, Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il problema dell'uso/non uso si pone là dove non previsto ma pure là dove previsto! La rigidità degli algoritmi e del digitale sta generando nella PA mostri a cui è davvero arduo opporsi, tanto per l'utente cittadino quanto per il funzionario addetto. Vi allego il provvedimento del Presidente del Tribunale di Torino della scorsa settimana che merita lettura nell'elenco delle disfunzioni generate dall'applicativo APP II che viene sospeso disattendendo l'obbligo di legge. Badate, è applicativo del DGSIA -ovvero "inhouse" sebbene credo interagisca con Microsoft- ed è un sistema ignoto a noi avvocati (non abbiamo accesso) ma che incide profondamente sulla redazione dei provvedimenti (quelli che mandano in galera eh!) e sulla gestione delle cause penali, ovvero il settore forse meno compatibile con principi standard, statitistici e predittivi e, se posso aggiungere, il settore che ontologicamente meno si adatta ad un principio di "efficienza" propria di un certo soluzionismo digitale. CB Il giorno lun 13 gen 2025 alle ore 17:30 alessandro marzocchi < alemarzoc@gmail.com> ha scritto:
Grazie per le risposte. Code is law, la sintesi è perfetta, ma ... O accettiamo un salto indietro di due millenni e mezzo, tornando alla situazione per la quale a Roma la plebe si ribellò contro comandi non scritti e dette origine alle cd XII tavole, avviando la cd civiltà del diritto romano. Oppure reagiamo azionando i principi giuridici e qui vedo fondate due azioni: opporsi all'obbligo di adeguarsi a prescrizioni (in questo caso informatiche) *senza che nessuna legge le abbia previste e contro il principio zero del diritto*. L'altra azione è chiedere il rispetto di norme Ue a favore della comprensibilità (tale per noi umani, ovvio), e qui domando: un programma informatico chiuso può ritenersi comprensibile? Accanto al diritto, c'è la civiltà di educare, francamente non capisco perchè più d'uno si oppone o la trascura. Cordialmente, Duccio (Alessandro Marzocchi)
-- *Avv. Carlo Blengino* *Via Duchessa Jolanda n. 19,* *10138 Torino (TO) - Italy* *tel. +39 011 4474035* Penalistiassociati.it
Il cittadino è vittima, il funzionario della PA non sta meglio. A volte si oppone il giudice. Soprattutto dovrebbero opporsi avvocati, commercialisti, notai accompagnando i clienti in azioni ed opposizioni. La tendenza della regolamentazione giuridica è chiara, poche aziende svuotano i parlamenti del compito di legiferare, la responsabilità verso il futuro è nostra, di questa generazione, fra i più vecchi sono pronto a contribuire per un fondo rimborso spese, chi raccoglie la proposta? Con cordialità e tristezza :'‑( Duccio (Alessandro Marzocchi) Il giorno lun 13 gen 2025 alle ore 18:08 Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Il problema dell'uso/non uso si pone là dove non previsto ma pure là dove previsto! La rigidità degli algoritmi e del digitale sta generando nella PA mostri a cui è davvero arduo opporsi, tanto per l'utente cittadino quanto per il funzionario addetto. Vi allego il provvedimento del Presidente del Tribunale di Torino della scorsa settimana che merita lettura nell'elenco delle disfunzioni generate dall'applicativo APP II che viene sospeso disattendendo l'obbligo di legge. Badate, è applicativo del DGSIA -ovvero "inhouse" sebbene credo interagisca con Microsoft- ed è un sistema ignoto a noi avvocati (non abbiamo accesso) ma che incide profondamente sulla redazione dei provvedimenti (quelli che mandano in galera eh!) e sulla gestione delle cause penali, ovvero il settore forse meno compatibile con principi standard, statitistici e predittivi e, se posso aggiungere, il settore che ontologicamente meno si adatta ad un principio di "efficienza" propria di un certo soluzionismo digitale. CB
Il giorno lun 13 gen 2025 alle ore 17:30 alessandro marzocchi < alemarzoc@gmail.com> ha scritto:
Grazie per le risposte. Code is law, la sintesi è perfetta, ma ... O accettiamo un salto indietro di due millenni e mezzo, tornando alla situazione per la quale a Roma la plebe si ribellò contro comandi non scritti e dette origine alle cd XII tavole, avviando la cd civiltà del diritto romano. Oppure reagiamo azionando i principi giuridici e qui vedo fondate due azioni: opporsi all'obbligo di adeguarsi a prescrizioni (in questo caso informatiche) *senza che nessuna legge le abbia previste e contro il principio zero del diritto*. L'altra azione è chiedere il rispetto di norme Ue a favore della comprensibilità (tale per noi umani, ovvio), e qui domando: un programma informatico chiuso può ritenersi comprensibile? Accanto al diritto, c'è la civiltà di educare, francamente non capisco perchè più d'uno si oppone o la trascura. Cordialmente, Duccio (Alessandro Marzocchi)
-- *Avv. Carlo Blengino* *Via Duchessa Jolanda n. 19,* *10138 Torino (TO) - Italy* *tel. +39 011 4474035* Penalistiassociati.it
Il 13/01/25 5:55 PM, Carlo Blengino ha scritto:
[...] La rigidità degli algoritmi e del digitale sta generando nella PA mostri a cui è davvero arduo opporsi [...] [...]
Sono in significativo DISACCORDO. Il problema *NON* sono "gli algoritmi". Il problema --specie nella P.A.-- è la quantità di "controllo" che, su tali algoritmi, si riesce ad esercitare, in tutte le fasi del relativo ciclo di vita. Il "mostro" citato nel messaggio --ed ampiamente ripreso dai quotidiani recenti-- è potuto crescere e maturare indisturbato perché ormai la P.A.: * ha perso le competenze "interne" di analisi dei processi e, quindi, di pianificazione dei cicli di digitalizzazione.... [...che quindi vengono "scritti" dal lato dell'offerta, e non piu' della domanda]; * ha perso le competenze "interne" di sviluppo di soluzioni, anche solo mimamente tecnologiche... [...che quindi vengono "comprate" all'esterno]; * ha perso le competenze "di controllo", della fase di realizzazione... [...e quindi si accorge della asimmetria fra cio' che si "immaginava" venisse fornito, rispetto a cio' che realmente viene fornito... solo dopo la consegna]; * a livello apicale, ha totalmente perso la capacità di distinguere fra chi è capace di installare una APP su uno smartphone, prelevandola da un store ufficiale... rispetto a chi è in grado di stimare il carico computazionale di un intero sistema informativo ed e' in grado di dimensionare correttamente la sottostanta infrastruttura di calcolo, storage e networking (tra l'altro, ad una frazione dell'altro costo). ...ed ecco quindi che: * del "mostro" ci si accorge soltanto quando ormai è "maturo" e si "palesa" platealmente per quello che è... e finalmente viene "visto" (...ma è ormai troppo tardi). La "tecnica", insomma... è morta e sepolta (da tempo...), nella P.A. Ed è questo che produce il mostro. Non l'applicativo, in sé. L'algoritmo, dal canto suo, è totalmente trasparente: se lo "vedi", vuol dire che quasi certamente è libero/open-source. Ed in tal caso --se hai le competenze-- hai tuttissimi i margini di manovra per adattarlo alle tue esigenze. Se non lo sai fare, puoi sempre chiedere a chi sa farlo (...ma "capire" questo passaggio, richiede comunque una competenza che è ormai persa). Paradossalmente, anche la macchina burocratica è ben ingranata (*NON* sono sarcastico). Esistono procedure chiare. Esiste una legislazione "decente". Le politiche di gestione del personale, degli uffici e delle aree, sono "sane" (ad esempio, in tema di formazione, di sicurezza e di "performance"). Ma il disaccoppiamento fra quello che sulla carta è possibile... e quello che, nella realtà, è veramente effettuato... è decisamente significativo. Da "tecnico" (io), che guida un settore IT di un medio Ateneo, ormai ho quasi maturato la convinzione che il mio mandato sia quello di accompagnare il mio ufficio verso una "morte" che sia la piu' semplice ed indolore possibile (in favore di un outsourcing totale al mercato): grazie a Dio, l'età anagrafica dei miei collaboratori + le politiche di pensionamento + le dinamiche di recruiting ed il contesto generale... mi rendono il compito decisamente agevole. Sono troppo pessimista? ...parliamone :-) Un caro saluto, DV -- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "Technical people tend to fall into two categories: Specialists and Generalists. The Specialist learns more and more about a narrower and narrower field, until he eventually, in the limit, knows everything about nothing. The Generalist learns less and less about a wider and wider field, until eventually he knows nothing about everything." - William Stucke - AfrISPA http://elists.isoc.org/mailman/private/pubsoft/2007-December/001935.html
Ciao. Ho passato anni in aziende che avevano bisogno di cambiare qualcosa (facevo il consulente di business). E un caso è stato rivelatore: una persona del cliente non sapeva usare Excel, e quindi è stato affiancato da un informatico. Dopo una settimana, stanco di avere quella palla al piede, la persona ha deciso di fare da sola. PERCHE' LO STRUMENTO -- spreadsheet -- GLIELO PERMETTEVA. Così ho concepito questo (1989): http://www.ybnd.eu/docs/Sintesi_YBN.pdf Perché non l'ho realizzato, in 35 anni (ormai 36)? Perché l'informatica in questi decenni, insieme a grandiose meraviglie ha realizzato anche grandiosi casini, e NON RIESCO riesco a realizzare la cosa a livello tecnico con la stessa semplicità logica che ha a livello progettuale (e MI RIFIUTO di realizzarlo senza quella stessa semplicità, anche a livello tecnico). Ho giocato con l'hardware, ho giocato col software, ho usato un mainframe "nudo", senza sistema operativo, ho lavorato con i primi microprocessori, ...e considero triste che la principale caratteristica del software, ovvero di essere flessibile, sia stata svaccata così tanto. ----- Original Message ----- From: Damiano Verzulli To: nexa@server-nexa.polito.it Sent: Monday, January 13, 2025 8:14 PM Subject: Sulla "Rigidità algoritmica" [Era: <Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"?>] Il 13/01/25 5:55 PM, Carlo Blengino ha scritto: [...] La rigidità degli algoritmi e del digitale sta generando nella PA mostri a cui è davvero arduo opporsi [...] [...] Sono in significativo DISACCORDO. Il problema *NON* sono "gli algoritmi". Il problema --specie nella P.A.-- è la quantità di "controllo" che, su tali algoritmi, si riesce ad esercitare, in tutte le fasi del relativo ciclo di vita. Il "mostro" citato nel messaggio --ed ampiamente ripreso dai quotidiani recenti-- è potuto crescere e maturare indisturbato perché ormai la P.A.: a.. ha perso le competenze "interne" di analisi dei processi e, quindi, di pianificazione dei cicli di digitalizzazione.... [...che quindi vengono "scritti" dal lato dell'offerta, e non piu' della domanda]; b.. ha perso le competenze "interne" di sviluppo di soluzioni, anche solo mimamente tecnologiche... [...che quindi vengono "comprate" all'esterno]; c.. ha perso le competenze "di controllo", della fase di realizzazione... [...e quindi si accorge della asimmetria fra cio' che si "immaginava" venisse fornito, rispetto a cio' che realmente viene fornito... solo dopo la consegna]; d.. a livello apicale, ha totalmente perso la capacità di distinguere fra chi è capace di installare una APP su uno smartphone, prelevandola da un store ufficiale... rispetto a chi è in grado di stimare il carico computazionale di un intero sistema informativo ed e' in grado di dimensionare correttamente la sottostanta infrastruttura di calcolo, storage e networking (tra l'altro, ad una frazione dell'altro costo). ...ed ecco quindi che: a.. del "mostro" ci si accorge soltanto quando ormai è "maturo" e si "palesa" platealmente per quello che è... e finalmente viene "visto" (...ma è ormai troppo tardi). La "tecnica", insomma... è morta e sepolta (da tempo...), nella P.A. Ed è questo che produce il mostro. Non l'applicativo, in sé. L'algoritmo, dal canto suo, è totalmente trasparente: se lo "vedi", vuol dire che quasi certamente è libero/open-source. Ed in tal caso --se hai le competenze-- hai tuttissimi i margini di manovra per adattarlo alle tue esigenze. Se non lo sai fare, puoi sempre chiedere a chi sa farlo (...ma "capire" questo passaggio, richiede comunque una competenza che è ormai persa). Paradossalmente, anche la macchina burocratica è ben ingranata (*NON* sono sarcastico). Esistono procedure chiare. Esiste una legislazione "decente". Le politiche di gestione del personale, degli uffici e delle aree, sono "sane" (ad esempio, in tema di formazione, di sicurezza e di "performance"). Ma il disaccoppiamento fra quello che sulla carta è possibile... e quello che, nella realtà, è veramente effettuato... è decisamente significativo. Da "tecnico" (io), che guida un settore IT di un medio Ateneo, ormai ho quasi maturato la convinzione che il mio mandato sia quello di accompagnare il mio ufficio verso una "morte" che sia la piu' semplice ed indolore possibile (in favore di un outsourcing totale al mercato): grazie a Dio, l'età anagrafica dei miei collaboratori + le politiche di pensionamento + le dinamiche di recruiting ed il contesto generale... mi rendono il compito decisamente agevole. Sono troppo pessimista? ...parliamone :-) Un caro saluto, DV -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "Technical people tend to fall into two categories: Specialists and Generalists. The Specialist learns more and more about a narrower and narrower field, until he eventually, in the limit, knows everything about nothing. The Generalist learns less and less about a wider and wider field, until eventually he knows nothing about everything." - William Stucke - AfrISPA http://elists.isoc.org/mailman/private/pubsoft/2007-December/001935.html
La rigidità degli algoritmi e del digitale sta generando nella PA mostri a cui è davvero arduo opporsi, tanto per l'utente cittadino quanto per il funzionario addetto.
Il CSM, a proposito di APP: "Deve essere ribadito come gli applicativi informatici non siano più elementi neutri nell'organizzazione, ma costituiscono veri e propri formanti giudiziari che impattano anche su competenze e prerogative riservate, dalle fonti primarie e secondarie, agli uffici e allo stesso Consiglio Superiore della Magistratura". E a proposito di questioni ordinamentali, più che tecniche, il magistrato Alberto Santacatterina si chiede "a cosa deve servire APP, quali spazi di libertà deve lasciare all'utilizzatore, quali scelte spettano all'utente e quali all'applicativo?" Nel suo studio [1] conclude con: "APP non rientra dunque, a nostro avviso, tra i "servizi relativi alla giustizia" di cui all'art. 110 Cost., e perciò la sua "organizzazione" ed il suo "funzionamento" - che in concreto consistono nella progettazione della sua architettura, nella sua manutenzione e nel suo aggiornamento - non possono essere esclusiva del Ministro della Giustizia. Al contrario, lo strettissimo legame tra il corretto funzionamento del software e il rispetto dei principi costituzionali della soggezione dei giudici solo alla legge e dell'autonomia ed indipendenza della magistratura da ogni altro potere, impongono di considerare tra i parametri costituzionali della valutazione delle competenze relative all'applicativo gli artt. 101 e 104 Cost., a maggior ragione se si considera che lo stesso art. 110 Cost. utilizza, nel definire le competenze del Ministro, una formula residuale che fa salve "le competenze del Consiglio superiore della magistratura". Ne deriva, ad avviso di chi scrive, la necessità di pensare allo sviluppo ed alla manutenzione in esercizio di APP, ora e per il futuro, come un'attività alla quale debbono stabilmente e necessariamente partecipare, possibilmente attraverso strutture che assicurino una stabile collaborazione e un continuo e proficuo lavoro di analisi e di confronto, il Ministero della giustizia, il Consiglio superiore della magistratura, la Scuola superiore della magistratura e il Consiglio Nazionale Forense. Solo così il processo penale telematico potrà superare le difficoltà sin qui riscontrate e divenire strumento di efficienza dell'amministrazione della giustizia." A. [1] https://ius-giuffrefl-it.bibliopass.unito.it/dettaglio/10995291/app-e-proces...
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