Se l'estrema destra francese compra clics per influenzare le elezioni
Di passaggio presso la redazione del magazine di investigazione Mediapart, ne ho approfittato per un'intervista sull'influenza delle piattaforme di micro-lavoro sulle elezioni presidenziali dagli Stati Uniti alla Francia. Se avete accesso a Mediapart, questo è il link: https://www.mediapart.fr/journal/culture-idees/171216/antonio-casilli-faut-i... Sennò, eccovi un link Youtube un po' sotterraneo: https://youtu.be/Mj1WeRStad0 ---- "Antonio Casilli: «Faut-il brûler Facebook?»" 17 décembre 2016 une émission présentée par François Bonnet et Jérôme Hourdeaux "Propagation de fausses nouvelles, bulle informationnelle qui enferme ses utilisateurs, le réseau social serait pour certains à l’origine de l’élection de Donald Trump. Le sociologue Antonio Casilli revient sur le rôle de Facebook et son économie du clic et du like." ---- Se il francese è un ostacolo, eccovi un riassunto di quanto ci siamo detti: Quando il saggio indica la disinformazione, lo sciocco snocciola banalità sulle "filter bubbles" e le "fake news". Io, personalmente, attiro l'attenzione sui milioni di "operai del clic" che creano degli effetti di risonanza mediatica di questi messaggi ideologicamente orientati. Uno degli ingredienti principali della campagna di Donald Trump era stato un ricorso senza scrupoli all'acquisto di clicks, likes, et followers di click farms in Indonesia, Singapore, India... et Messico (ne parlavo in un editoriale recente pubblicato dal Nouvel Obs - qui la traduz. inglese: http://www.casilli.fr/2016/11/20/never-mind-the-algorithms-the-role-of-explo...) I candidati francesi di estrema destra stanno adottando questa stessa strategia? E' legittimo porsi la domanda. Ed è urgente verificare sui mercati del micro-lavoro digitale francesi e internazionali che gli attori politici della "fachosphère" non stiano comprando clicks un tanto al migliaio. E' una questione di democrazia: come in tv si adottano regole di equal time per assicurare a tutti un tempo di parola appropriato e garantire il pluralismo, così bisogna assicurarsi che i candidati non stiano procurandosi surrettiziamente del tempo di parola supplementare via internet facendo compravendita di tweets, links, likes e contenuti virali i quali finiscono per creare "spirali di silenzio" (*) per mettere a tacere le voci discordanti sui media sociali. (*) Sulla teoria delle spirali di silenzio, v. per es. http://www.pewinternet.org/2014/08/26/social-media-and-the-spiral-of-silence...
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Antonio Casilli