Re: [nexa] I dati non sono monete. Come non sono risorse,servizi o lavoro. [was: Tim Cook Implies That Facebook's Business Model of Maximizing Engagement Leads to Polarization and Violence]
Il venerdì 29 gennaio 2021 19:30:35 CET, Maria Chiara Pievatolo ha scritto:
l venerdì 29 gennaio 2021 18:26:15 CET, nexa-request@server-nexa.polito.it ha scritto:
In un mio articolo di più di un anno fa sui dati avevo fatto un paragone un po' macabro chiedendo «vi privereste di un dito per comprare un'automobile?» (https://www.key4biz.it/insegnare-informatica-per-governare-i-dati-nellintere...) Aggiungo che se anche qualcuno volesse farlo lo Stato lo considera illegale.
Il paragone non è affatto macabro, ma ricalca una disputa filosofica classica: i soggetti di diritto vanno considerati come padroni o come signori di se stessi (https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_mds/ch04s02.xhtml#padronesignore)? 1. Se si considerano come padroni, possono trattare se stessi come oggetti di proprietà e fare commercio dei propri organi nonché dei dati tramite i quali costruiscono il loro rapporto col mondo. 2. Se si considerano come signori, hanno dei doveri anche verso di sé. La seconda opzione giustifica la presenza di diritti inalienabili - come, per fare un esempio familiare, il diritto morale dell'autore -; la seconda la considera invece paternalistica. Il cuore della questione è che cosa rimanga - se rimane - di un soggetto di diritto una volta che, quale mistico portatore di se stesso, abbia liberamente, lecitamente, venduto tutto. Buona serata, MCP -- Maria Chiara Pievatolo Dipartimento di Scienze politiche Università di Pisa Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy) +39 050 2212479 https://btfp.sp.unipi.it https://twitter.com/@MCPievatolo https://people.unipi.it/mariachiara_pievatolo/
Buongiorno Maria Chiara, Immensa gratitudine per questo richiamo a questi concetto importantissimi della filosofia del diritto. Parliamo di dati *personali*, stiamo parlando di libertà, quindi. Dopo secoli di sofferenze e dispute sulla materia, la civiltà umana da qualche tempo è giunta alla conclusione che NO, i dati personali NON sono "cose" e vanno tutelati come parte di un diritto inalienabile: vediamo come. <pievatolo@dsp.unipi.it> writes: [...]
Il paragone non è affatto macabro, ma ricalca una disputa filosofica classica: i soggetti di diritto vanno considerati come padroni o come signori di se stessi (https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_mds/ch04s02.xhtml#padronesignore)?
Mi permetto di evidenziare alcuni stralci fondamentali (IMHO): --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] Gli esseri razionali, per Kant, non sono cose: possono essere soggetti di diritto solo in quanto li rappresentiamo come soggetti liberi. Ma questa libertà, che è condizione di possibilità del diritto, può essere protetta solo dal dovere che ho verso di me [...] di non ridurmi interamente a mezzo per l'uso altrui. Se mi trattassi come una cosa, per esempio firmando un contratto di schiavitù o vendendo parti del mio corpo, eliminerei, contraddittoriamente, proprio quanto mi rende soggetto di diritto meritevole di rispetto nonché giuridicamente capace di prendere impegni e di assumermi responsabilità. Non è una questione - scrive Kant - di diritti degli esseri umani, ma di diritto dell'umanità, o - come si direbbe oggi - non è una questione di diritti delle persone, ma di diritto della personalità: la nostra dignità non consiste nell'essere padroni, ma nell'essere signori - consiste, cioè, nel non essere in vendita e nel non avere un prezzo. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Direi che non è il caso di arretrare rispetto a queste posizioni, sbaglio? Poi venne G.W.F. Hegel con la sua dialettica sul rapporto tra soggetività umana, libertà e società e... facciamo un balzo in avanti di qualche secolo...
1. Se si considerano come padroni, possono trattare se stessi come oggetti di proprietà e fare commercio dei propri organi nonché dei dati tramite i quali costruiscono il loro rapporto col mondo.
2. Se si considerano come signori, hanno dei doveri anche verso di sé.
La seconda opzione giustifica la presenza di diritti inalienabili - come, per fare un esempio familiare, il diritto morale dell'autore -; la seconda la considera invece paternalistica.
Nel paragrafo è ripetuto due volte "la seconda" e alla fine non ho capito quale opzione considera paternalistica cosa. Potresti chiarire per favore?
Il cuore della questione è che cosa rimanga - se rimane - di un soggetto di diritto una volta che, quale mistico portatore di se stesso, abbia liberamente, lecitamente, venduto tutto.
Il cuore della questione è se il diritto alla privacy è un diritto umano inalienabile o no: LO É. https://www.un.org/en/universal-declaration-human-rights/index.html --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Preamble Whereas recognition of the inherent dignity and of the equal and inalienable rights of all members of the human family is the foundation of freedom, justice and peace in the world, [...] Article 12. No one shall be subjected to arbitrary interference with his privacy, family, home or correspondence, nor to attacks upon his honour and reputation. Everyone has the right to the protection of the law against such interference or attacks. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Antonio Papisca lo analizza in questa scheda: «Articolo 12 - Diritto alla privacy» https://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-12-Diritto-alla-priva... --8<---------------cut here---------------start------------->8--- E’ qui riconosciuto il diritto alla riservatezza, alla cosiddetta privacy. Non è sinonimo di diritto ‘all’anonimato’ o ‘ad essere solo/a’, bensì come diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni quale presupposto per l’esercizio di molti altri diritti di libertà. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Ne consegue che i dati personali NON possono essere trattati come OGGETTI di proprietà e quindi farne oggetto/soggetto di commercio. ...e vennero Internet e il web che "magicamente" resero possibile raccogliere indiscriminatamente dati personali senza pensarci troppo su e la pratica del commercio dei dati personali raggiunse proporzioni paurose, completamente fuori controllo [1] [2]. Nel 2012 l'ONU dichiarò di considerare l'accesso a Internet un diritto umano, IMHO NE CONSEGUE che è un diritto umano accedere a Internet in completa privacy, che significa che di default si dovrebbe poter entrare in Internet *anonimi* e _controllare_ quali dati le persone forniscono ai propri interlocutori, ove sia necessario fornire dati. Direi che di strada per raggiungene quell'obbiettivo ne dobbiamo fare ancora PARECCHIA. Infine, facciamo attenzione a NON confondere il "commercio dei dati personali" con il trattamento dei dati personali necessari nell'ambito delle transazioni commerciali: in funzione della transazione è necessario, talvolta richiesto per legge, raccogliere dati personali e per questa cosa, tra l'altro, il GDPR giustamente prevede che NON sia necessario richiedere il consenso. Ovviamente i dati raccolti in quel modo NON DEVONO poter essere ceduti a terzi ma usati SOLO nell'ambito della transazione, men che meno commercializzati. In questi casi, ovvero dove i dati sono necessari per la transazione, a me pare OVVIO che alle persone NON debbano essere richiesti dati in eccesso a quelli strettamente necessari per concludere la transazione (minimizzazione dei dati) e violazioni a questa norma dovrebbero essere sanzionate. Il commercio dei dati personali deve diventare illegale perché la privacy è un «presupposto per l’esercizio di molti altri diritti di libertà». [...] Saluti, Giovanni [1] https://theparlour.substack.com/p/data-cartels-and-monopolistic-pressures [2] https://arstechnica.com/tech-policy/2021/01/military-intelligence-buys-locat... -- Giovanni Biscuolo
Il paragone non è affatto macabro, ma ricalca una disputa filosofica classica: i soggetti di diritto vanno considerati come padroni o come signori di se stessi (https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_mds/ch04s02.xhtml#padronesignore)? 1. Se si considerano come padroni, possono trattare se stessi come oggetti di proprietà e fare commercio dei propri organi nonché dei dati tramite i quali costruiscono il loro rapporto col mondo. 2. Se si considerano come signori, hanno dei doveri anche verso di sé.
Volendo allargare il discorso alle correnti filosofiche diametralmente opposte dell'individualismo e del personalismo potremmo dire che il punto 1) ricalca la prima corrente mentro il punto 2) la seconda se è vero che: nell’individualismo ciascuno è libero di disporre liberamente di se stesso e del proprio corpo, in nome del principio di un’assoluta e insindacabile "autodeterminazione" mentre nel personalismo l’uomo è un essere sociale inserito in una serie di relazioni e di correlativi obblighi. Per l’individualismo l’uomo non deve "rispondere" di alcunché a chicchessia; per il personalismo l’uomo è al centro di una rete di responsabilità. Antonio
participants (3)
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Antonio Iacono -
Giovanni Biscuolo -
pievatolo@dsp.unipi.it