Re: [nexa] la Corte Costituzionale "sperimenta" le licenze CC
non significa che sono semplicemente unported? la presenza del link mi sembrava consigliata ma non necessaria secondo le guidelines
Certo, ma lì manca anche il nome integrale della licenza. Non sono convinto che ogni giudice attribuirebbe sufficiente chiarezza e univocità alla sigla CC BY SA 3.0. E poi la procedura di licensing offerta da CC va oltre al semplice inserimento di un link; infatti offre un codice html+rdf che rende più riconoscibile la pagina web e il suo regime di copyright ai motori di ricerca. Quindi non è proprio solo pignoleria da giurista. C'è una ripercussione concreta nella circolazione dell'opera in rete.
Penso possa aiutare identificare le persone che stanno realizzando la sperimentazione e dargli una mano. Immagino che siano persone di buona volonta` che sono riuscite a strappare una sezione nuova del sito coi denti a furia di riunioni, email, telefonate e forzature varie dei vari capi. Penso per esempio l'incongruenza tra note legali e pagina su 'open data' sia dovuta a queste forzature, ovvero non si tratta di un cambiamento organico all'interno della struttura ma di uno sforzo di alcuni di "fare la cosa giusta".
Probabile. Oppure, ad voler per forza essere maligni, potrebbe essere una svista, dovuta all'approssimazione. Solo il tempo lo svelerà, quando una delle due diciture sopravviverà all'altra.
Queste persone vanno sostenute e incoraggiate, cosi` che il resto dell'organizzazione possa cambiare.
Sono d'accordo. Ho infatti sottolineato nell'articolo che si tratta di un ottimo esempio. E a breve ne uscirà un altro, su altro canale, in cui parlerò di questo caso come un caso in ultima analisi virtuoso... anche se migliorabile nei modi. Bisogna accontentarsi dell'innovazione a piccoli passi; sempre meglio che la non innovazione.
d'altra parte, con tutto il rispetto, nel suo articolo mi sembra di vedere una certa confusione tra ?dataset? (o meglio "nodo del dataset") e ?sentenza?, o banca dati e contenuto della banca dati.
Forse non avrò molto chiaro il concetto dal punto di vista informatico, ma ce l'ho abbastanza chiaro dal punto di vsta giuridico. Infatti credo che tutto questo discorso in realtà vada riferito al cosiddetto database right.
E quindi una certa mancanza di rispetto per il lavoro di chi ha reso possibile la produzione di quegli xml, sia essa per compilazione o per programmazione
Mancanza di rispetto?!? Non credo che gli operatori del massimo organo di garanzia costituzionale si possano sentire offesi dai commenti di un blogger indipendente. Specie quando il post si autodefinisce "pedante e pignolo". Questo per dire che so bene che stiamo parlando di lana caprina; ma sono teorico del diritto di vocazione, e non resisto alla tentazione. Ovviamente, l'obbiettivo di miei post come questo non è il solo sfogo della mia pedanteria da giurista teorico, ma anche stimolare il dibattito su best practice o worst practice (a seconda dei casi). Il nodo della questione è molto semplice, dal mio punto di vista (pedante). Ok che si tratta di pignolerie... ma è proprio così difficile applicare in modo chiaro e lineare una licenza CC? Quanti master ci vogliono? C'è tutto spiegato in rete. E se uno ha comunque dei dubbi, può sempre scrivere nei forum ufficiali di CC e chiedere. Colgo l'occasione per aggiungere un nuovo elemento rispetto a quanto scritto nell'articolo. E non si tratta di un'ulteriore pignoleria formale ma di una valutazione di merito. Perchè scegliere proprio una Share Alike? Lo Share Alike, se non strettamente necessario, può creare problemi nel riuso di dati e contenuti... come chiaramente scritto in vari documenti su come si fa open data (primo tra tutti il libro bianco rilasciato da Nexa). E qui, era proprio necessario? Un cordiale saluto. Simone -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org
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Simone Aliprandi