Le criptovalute ricordano lo schema Ponzi, o lo chiamiamo Pippo?
Buonasera, (cose già dette anche qui, ma altre analisi aiutano) Partendo dal fattaccio FTX (e Alameda Research) mi sono imbattuto in un articolo di Francesco Lenzi [1] che spiega come funzionano finanziariamente le crypto, secondo il suo punto di vista ovviamente «Le criptovalute ricordano lo schema Ponzi, o lo chiamiamo Pippo?» --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Tutta l’impalcatura delle criptovalute si basa su questo: che ci siano “n” soggetti disponibili a investire euro, dollari, sterline o yen per processare le transazioni e pagarne i costi legati al funzionamento, e che in cambio di questo impegno finanziario siano disponibili a ricevere un certo ammontare del token processato. Cosa possono farci con questa ricompensa? Principalmente rivenderla o aspettare che cresca di valore… e quindi rivenderla. Fino a quando il token non sarà accettato abbastanza diffusamente per il pagamento delle spese di impianto, funzionamento o mantenimento dei calcolatori, ci sarà in modo strutturale una pressione alla vendita delle ricompense e, in assenza di qualcuno che ne domandi l’acquisto, il valore tenderà a zero. Sono così i nuovi entranti che contrastano la fuoriuscita strutturale e ne sostengono o aumentano il valore. Insomma, lo schema delle monete virtuali è essenzialmente: una struttura piramidale con il token concentrato nei portafogli dei primi entranti, un rendimento prefissato e riconosciuto a chi mette a disposizione capacità di calcolo, ed alla fine la necessità di continui nuovi entranti per sostenerne il valore. Se non lo volete chiamare schema Ponzi va benissimo, possiamo anche chiamarlo Pippo, ma così è. In questa struttura abbastanza semplice si è costruito tutto l’universo che ruota intorno: nessuna regola ed una continua innovazione di sovrastrutture di scambio e creazione di criptovalute, ma anche sempre più inefficienza energetica ed influencer a condizionarne il valore al rialzo e al ribasso. [...] Se una normale società di emissione di strumenti di pagamento, che sia una banca o una società di carte di credito, con uno stato patrimoniale di 60 miliardi di dollari avesse diffuso una comunicazione del tipo di quella di Tether Limited, un solo grafico a torta realizzato su excel, ci sarebbe stato da ridere. In questo caso invece è stato accolto da gran parte dell’universo virtuale come un importante segno di trasparenza. Tether non ha mai garantito l’impegno a detenere specifiche attività in dollari per equilibrare la parità del proprio token. Si parla solo di un impegno a detenere riserve per sostenere al 100% il valore del dollaro tether, ma non ci sono parametri da rispettare o vincoli di destinazione/liquidabilità dell’attivo. Da tempo, osservando l’andamento della quantità emessa di dollari tether ed il prezzo delle valute virtuali (fig.1), si specula sul fatto che la società non abbia niente a sostenerne il valore, e che invece utilizzi l’emissione dei dollari tether per pompare il valore di alcune principali criptovalute. [...] I dati diffusi non hanno minimamente fugato questi dubbi. Solo il 2,9% dei 60 miliardi di dollari virtuali è impiegato in vera (o presunta) cassa. Il resto sono strumenti finanziari di cui non si conosce l’emittente e la tipologia. Ancora non il massimo della trasparenza. Ma questo non sembra aver convinto i più. Nonostante i forti cali degli ultimi giorni, nonostante gli alti e bassi di questi anni, l’interesse per le valute virtuali rimane importante, un interesse che attira sempre nuovi entranti e che fa in modo che il loro valore si sostenga nel tempo. Alla fine, quel mio amico ha fatto l’investimento, non ne abbiamo più parlato, ma se ha ancora i token ricevuti in ricompensa in questi anni, è probabile che fino ad ora il rendimento sia stato del tutto vantaggioso. Gli rimarrà soltanto da decidere quando monetizzarlo e sperare che per quel momento l’uscita dallo schema non sia troppo affollata. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- insomma pare che FTX non fosse l'unica ad utilizzare bilanci farlo... creativi! Saluti, 380° [1] Imprenditore nel settore immobiliare e tessile. Laureato con lode in Economia e Commercio all’Università di Firenze con tesi sulla creazione di valore nelle operazioni di finanza straordinaria. Collabora con Econopoly - Il Sole 24 ore e con LaVoce.info (da https://www.econopoly.ilsole24ore.com/author/francescolenzi/) -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
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