Re: [nexa] Triste dilemma
Anche io come JC ho vissuto con fastidio i toni di una parte della stampa italiana che commentava l'accaduto e l'insistenza con cui riportavano i commenti positivi di una certa opinione pubblica che vive con fastidio il gigantismo di Google "occupata solo a fare profitti". Perciò mentre non posso che inchinarmi alla saggezza giurisprudenziale manifestata dalla lista, non vorrei sosttostimare una questione tutta politica: il braccio di ferro tra gli editori e Google. Questo braccio di ferro che risale ormai all'iniziativa dei Google Books e si è allargata al modus operandi di Google News per finire con le diatribe circa la gestione e la qualità dei risultati del motore di ricerca è, a mio modo di vedere, il vero motivo del contendere. Mi pare infatti che dietro argute e lecite argomentazioni sui limiti della libertà d'impresa e il rispetto dei diritti dei cittadini, l'industria editoriale stia solo cercando di alzare la posta in attesa di trovare e consolidare un modello di business adeguato alla transizione digitale dell'informazione che non può fare a meno di intermediari tecnologici come Google e le piattaforme UGC, per ricavarne i maggiori vantaggi possibili e dopo, solo dopo, trovare con i più forti, come Google, un accordo che li soddisfi entrambi. Tutti sanno infatti che le parti nella storia non possono fare a meno l'una dell'altra, come nel monologo dello stomaco e delle braccia di Menenio Agrippa. Se non cooperano, fanno soffrire e lasciano morire il corpo che li ospita. In questo caso il corpo è Internet.
penso che questo ci sia. btw, rivendico (per quanto vale ;-) di avere scritto un articolo sul problema della fine dell'egemonia culturale di google.. penso che la stampa da un lato e dall'altro, sentenziando senza conoscere (sai che novita') stia tirando l'acqua ad un mulino piuttosto che all'altro. (industria usa, editoria italiana) d'altronde, diceva un amico giornalista che frequenta questa lista, ma lo diceva in privato per cui non lo cito, "i giornali fanno campagne, non infomrazione" e in una intervista in video, Filippo Facci dice "una volta si prendevano le informazioni che arrivavano e si cercava di usarle per una campagna o l'altra, adesso si vanno a cercare le informazioni per sostenere le campagne" (virgolette forse eccessive, ma il senso e' quello). coglie bene Luca De Biase sul suo blog un punto delicato che e' quello dell'equilibrio tra Libertà e Privacy (Privacy che, imho, in ultima analisi vuol dire rispetto dell'identita' individuale) Rodota' ci aveva fatto un convegno nel 2004: Innovazioni tecnologiche e privacy- Il diritto alla protezione dei dati tra sicurezza, efficienza e sviluppo con una tavola rotonda moderata da (sic!) Franco Carlini "Tutela della persona ed efficienza socio-economica" Nel caso di specie, ovvero il rapporto tra editori e google (a parte in questo specifico caso in cui gli interessi in campo sono piu' intricati), mi pare chiaro che gli editori devono trovare un nuovo equilibrio e non ci stanno riuscendo; pressati dal trimestre, non riescono a costruire a lungo. (Scrivevo su Nova del nuovo equilibrio di ruolo degli editori: http://is.gd/9ehkF) Forse google potrebbe fare di piu'. Certamente non deve, ma penso che potrebbe. Google giustamente deve pensare al proprio profitto, e' una sua responsabilita' nei confronti di azionisti, dipendenti, obbligazionisti. Al giornale che soffre, che non trova equilibrio facilmente con GNews, risponde che c'e' robots.txt. Se non vuoi giocare con me, tiratene fuori.. Ricordo che consideriamo ingordi gli operatori mobili che fanno revenue sharing al 50%, ma chi (pochi, eletti) che lavorano con loro, sono contenti... forse potrebbe essere un momento per google di cercare di costruire giochi a guadagno condiviso con il resto dell'ecosistema. Non deve, ma forse mitigherebbe le critiche se incentivasse i suoi ingegneri a farsi la punta al cervello su come far fiorire loro stessi e anche gli altri. su questo rapporto editori-google, avevo scritto in questa lista questo, 7-8 mesi fa... http://is.gd/9eh09 ; mi sembra sempre attuale. ciao, s. a.dicorinto@uniroma1.it wrote:
Anche io come JC ho vissuto con fastidio i toni di una parte della stampa italiana che commentava l'accaduto e l'insistenza con cui riportavano i commenti positivi di una certa opinione pubblica che vive con fastidio il gigantismo di Google "occupata solo a fare profitti". Perciò mentre non posso che inchinarmi alla saggezza giurisprudenziale manifestata dalla lista, non vorrei sosttostimare una questione tutta politica: il braccio di ferro tra gli editori e Google. Questo braccio di ferro che risale ormai all'iniziativa dei Google Books e si è allargata al modus operandi di Google News per finire con le diatribe circa la gestione e la qualità dei risultati del motore di ricerca è, a mio modo di vedere, il vero motivo del contendere. Mi pare infatti che dietro argute e lecite argomentazioni sui limiti della libertà d'impresa e il rispetto dei diritti dei cittadini, l'industria editoriale stia solo cercando di alzare la posta in attesa di trovare e consolidare un modello di business adeguato alla transizione digitale dell'informazione che non può fare a meno di intermediari tecnologici come Google e le piattaforme UGC, per ricavarne i maggiori vantaggi possibili e dopo, solo dopo, trovare con i più forti, come Google, un accordo che li soddisfi entrambi. Tutti sanno infatti che le parti nella storia non possono fare a meno l'una dell'altra, come nel monologo dello stomaco e delle braccia di Menenio Agrippa. Se non cooperano, fanno soffrire e lasciano morire il corpo che li ospita. In questo caso il corpo è Internet.
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