QUANTI pirati sono ottimi clienti?
Grazie a Paolo (e a chi ha fatto lo stesso fuori lista, su Twitter, FB eccetera) per i complimenti su questo: http://stop.zona-m.net/it/2011/01/i-pirati-non-sono-hacker-e-la-pirateria-in... e approfitto dell'occasione per chiarire un punto e chiedere la vostra esperienza sulla parte in cui Paolo è in disaccordo: On Wed, Jan 26, 2011 12:56:59 PM +0100, Paolo Brini (paolo.brini@iridiumpg.com) wrote:
Al seguente link sono mostrati gli studi indipendenti (non commissionati dalle major né da associazioni anti-anti-pirateria) che smentiscono i dati BASCAP/Tera e mostrano (su questo, in disaccordo con il pur ottimo articolo di Fioretti, nel finale) che i condivisori (i "pirati") sono di gran lunga i migliori clienti e che la "pirateria" priva di scopo di lucro è benefica economicamente per gli artisti e per il mercato.
<http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_eng>
Prima di tutto, nel finale di quel mio articolo io parlo ESPLICITAMENTE di roba "scaricata senza bisogno", cioè per moda, bulimia digitale o comunque vogliate chiamarla, ma poi non usata. Cioè roba il cui unico effetto concreto, anche per chi l'ha scaricata, è solo gonfiare le statistiche in un modo che fa comodo solo alle major. Limitandosi poi a parlare di "performing arts" (qual è la traduzione italiana? mi sfugge), cioè musica, recitazione in teatro o su schermo e roba dal vivo, visto che il testo ha tutt'altre regole... nel mondo in cui vivo (cioè parlando di gente reale di tutte le età che incontro fisicamente ogni giorno, inclusi parecchi adolescenti, non nei circoli più o meno di nicchia come queste liste) io vedo che: i migliori clienti (cioè quei POCHI che hanno sia parecchi soldi da spendere in CD/DVD originali, sia abbastanza TEMPO per fruire di tutta quella roba) sono effettivamente anche "pirati", cioè gente che fa gratuitamente un favore alle major pubblicizzando i loro prodotti a spese sue (in tempo, se non in soldi) ma la STRAGRANDE maggioranza dei "pirati" che io incontro nel mondo reale NON è affatto fra i migliori clienti, anzi. E' gente che o non HA affatto i soldi o non li VUOLE spendere in quel modo. E che NON perde tempo, per mille motivi, a rispondere a sondaggi di qualunque tipo. Insomma, non sto certo a criminalizzare quelle persone, il regime attuale del copyright (soprattutto la sua durata, se ci si concentrasse a ridurre quella tutto il resto diventerebbe irrilevante o molto meno nocivo) FA schifo, nessun dubbio in proposito e certi "studi" fanno pena. Però quello che vedo io quando alzo gli occhi dal monitor è che "Migliori clienti = quasi tutti pirati" è vero, ma non è vero il contrario, quindi anche gli studi che lo dicono... vanno diffusi per dimostrare che ci sono due facce della medaglia, ma a volte mi lasciano perplesso. La vostra esperienza concreta è davvero diversa? Marco
Buongiorno di nuovo Marco, approfitto anch'io per chiarire questo punto di eterno disaccordo (mi sembra siano anni ormai) fra me e te. :) Il 26/01/2011 13:44, M. Fioretti ha scritto:
Prima di tutto, nel finale di quel mio articolo io parlo ESPLICITAMENTE di roba "scaricata senza bisogno", cioè per moda, bulimia digitale o comunque vogliate chiamarla, ma poi non usata. Cioè roba il cui unico effetto concreto, anche per chi l'ha scaricata, è solo gonfiare le statistiche in un modo che fa comodo solo alle major.
Non concordo che sia l'unico effetto concreto e non concordo su quelle statistiche che le major hanno manipolato e manipolano indipendentemente da qualsiasi fenomeno reale. Visto l'operato delle major (ricordiamoci che le campagne contro l'uso del telecomando e dei sistemi di videoregistrazione per saltare la pubblicità sono terminate solo nel 2003-2004) secondo me è una pura illusione credere che se si condividesse "di meno" le major non chiederebbero ugualmente la chiusura di Internet e pene detentive superiori ai 5 anni. Siamo di fronte a persone che gioiscono nello sfruttare gli abusi sessuali sui bambini come scusa per chiudere Internet, quindi non dobbiami mai considerare questo un dibattito in cui la controparte abbia il minimo rispetto o correttezza. La "bulimia" è la conseguenza del juke-box celestiale che è diventato realtà ed è uno dei fattori che stimola sia la fruizione delle opere sia la creatività. Avere in catalogo un numero enorme di opere inascoltate è un bene per ricadute pratiche (per esempio si tende ad andare a concerti di gruppi che non si conoscono se si hanno le loro opere a portata di orecchie e di HDD, anche se mai ascoltate prima) e per ricadute di stampo creativo (quando si fanno remix e mashup o si cercano sfondi sonori adeguati per i propri slideshow, documentari o anche solo per una dedica, si tende ad ascoltare anche quello che non si è mai ascoltato prima). Il juke-box celestiale e la bulimia digitale sono a mio avviso fra i fattori più importanti che contribuiscono alla rapida trasformazione dei fruitori in creatori
ma la STRAGRANDE maggioranza dei "pirati" che io incontro nel mondo reale NON è affatto fra i migliori clienti, anzi. E' gente che o non HA affatto i soldi o non li VUOLE spendere in quel modo. E che NON perde tempo, per mille motivi, a rispondere a sondaggi di qualunque tipo.
Proprio per questo esistono gli studi scientifici che grazie alla statistica ci consentono di andare al di là delle proprie impressioni personali. Un campione statisticamente significativo per definizione risolve il tuo ultimo dubbio. Poi, se non vogliamo credere alla statistica, allora ognuno afferma la "propria verità" senza verifiche scientifiche. Per esempio io ho esperienze opposte alle tue e come potrai immaginare vivo immerso in piccole comunità, cerchie di amici ecc. in cui chiaramente la percentuale di condivisori è circa il 100%. Anzi esattamente il 100%. La spesa per opere culturali è stratosfericamente più alta rispetto a chi non condivide e si concentra essenzialmente in rappresentazioni dal vivo (concerti musicali), opere d'artigianato, abbonamenti a servizi online e sale cinematografiche (con un calo drastico su queste ultime a causa del boicottaggio da diversi mesi a questa parte). Considera che il minimo, proprio minimo, è di 4 concerti al mese, che in estate arrivano anche a 12-15 al mese. Fra parentesi, una cosa interessante che sto notando è che nella fascia d'età dei giovanissimi si sta affermando una presa di coscienza (condivisione e violazione del copyright come affermazione ideologica o con motivazioni etiche/morali) più forte di quella dei miei coetanei (30-40-50 anni di età). Ciao, Paolo
On Wed, Jan 26, 2011 14:44:36 PM +0100, Paolo Brini (paolo.brini@iridiumpg.com) wrote:
è una pura illusione credere che se si condividesse "di meno" le major non chiederebbero ugualmente la chiusura di Internet e pene detentive superiori ai 5 anni.
Io non ho mai pensato che non lo chiederebbero. Io dico che avrebbero molti, ma molti meno numeri e argomenti per farlo senza bulimia.
Avere in catalogo un numero enorme di opere inascoltate è un bene per ricadute pratiche (per esempio si tende ad andare a concerti di gruppi che non si conoscono se si hanno le loro opere a portata di orecchie e di HDD, anche se mai ascoltate prima)
solo se HAI i soldi per andarci. Sulle ricadute di stampo creativo concordo ed è un BENE che ci siano, ma è roba che non muove soldi, quindi (anche se, ripeto, sono contento che ci siano e non penso certo che si dovrebbe pagare per certe attività!!!) non sono contrapponibili direttamente alle perdite, vere o presunte, da minori vendite di CD e simili.
reale NON è affatto fra i migliori clienti, anzi. E' gente che o non HA affatto i soldi o non li VUOLE spendere in quel modo. E che NON perde tempo, per mille motivi, a rispondere a sondaggi di qualunque tipo. Proprio per questo esistono gli studi scientifici che grazie alla statistica ci consentono di andare al di là delle proprie impressioni personali. Un campione statisticamente significativo per definizione risolve il tuo ultimo dubbio.
Boh. Su http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_eng#The_.22pirates.... c'è scritto, tanto per dire (il maiuscolo è mio), "this online poll has found that people who ADMIT downloading...". Comunque se parliamo di campioni statisticamente significativi, la parte interessante è questa:
Poi, se non vogliamo credere alla statistica, allora ognuno afferma la "propria verità" senza verifiche scientifiche. Per esempio io ho esperienze opposte alle tue... La spesa per opere culturali è stratosfericamente più alta rispetto a chi non condivide... Considera che il minimo, proprio minimo, è di 4 concerti al mese, che in estate arrivano anche a 12-15 al mese.
e allora? Beati voi. Te lo posso dire, in amicizia e senza che tu la prenda come un'offesa perché non lo è assolutamente, non devi certo vergognartene o smettere e non è una colpa, che tu e le persone di cui parli siete una limitata fascia di privilegiati che non fanno testo? La stragrande maggioranza delle persone che conosco io nella vita reale QUANDO ha il computer e Internet scarica allegramente ma se li SOGNA i soldi per "minimo, proprio minimo, 4 concerti al mese". E che è un po' più probabile che il TUO caso, non il mio, sia l'eccezione, non lo dico io, ma indagini tipo queste: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-07-15/istat-2009-oltre-milioni-... http://www.asca.it/regioni-FAMIGLIE__ISTAT__10_SU_100_VIVONO_IN_CONDIZIONI_P... Quindi NON c'è dubbio che il regime di copyright attuale è sbagliato, che le major hanno torto marcio a "denunciare" certe perdite (perchè è ovvio che chi NON ha soldi se non piratasse non comprerebbe comunque nulla o quasi), che i giornalisti fanno ancora peggio a ripetere acriticamente certe denunce e che i benefici indiretti a medio/lungo termine, economici e non, della "bulimia" possono essere enormi. Però, personalmente, il discorso che "i pirati sono i migliori clienti" continuo a trovarlo davvero... debole e quindi lo evito il più possibile quando parlo di abusi del copyright. Tanto ce ne sono comunque a sufficienza di motivi, statistiche ed esempi per provare che oggi le cose su questo fronte non vanno e serve una riforma seria. Marco F.
Il 26/01/2011 17:27, M. Fioretti ha scritto:
e allora? Beati voi. Te lo posso dire, in amicizia e senza che tu la prenda come un'offesa perché non lo è assolutamente, non devi certo vergognartene o smettere e non è una colpa, che tu e le persone di cui parli siete una limitata fascia di privilegiati che non fanno testo?
Preciso che siamo tutte persone con redditi sotto, anche decisamente sotto, la media nazionale, non ti lasciare contagiare dalla propaganda secondo la quale un concerto è bello solo se il biglietto di ingresso costa almeno 25 € perché suona qualche cocco delle major. E a questo proposito mi fai venire in mente che ho dimenticato un punto importante, e cioè che, secondo una ricerca di Aigrain di prossima pubblicazione, lo spettro di opere alle quali viene dedicata attenzione dal 98% dei due campioni passa da 20.000 (mercato "legale") a 1 milione (file sharing) (Philippe, che ci legge, mi correggerà se sto sbagliando i numeri, vado a memoria dalla presentazione di Barcellona), e questo ha un valore culturale ed economico dirompente.
La stragrande maggioranza delle persone che conosco io nella vita reale QUANDO ha il computer e Internet scarica allegramente ma se li SOGNA i soldi per "minimo, proprio minimo, 4 concerti al mese".
Il che comunque ci porta alla questione, a mio avviso nobilissima, del diritto di accesso alla cultura, che deve essere garantito anche alle persone meno abbienti. Nella condizione legislativa attuale ritengo che solo la violazione del copyright garantisca l'esercizio di questo diritto.
Quindi NON c'è dubbio che il regime di copyright attuale è sbagliato, che le major hanno torto marcio a "denunciare" certe perdite (perchè è ovvio che chi NON ha soldi se non piratasse non comprerebbe comunque nulla o quasi), che i giornalisti fanno ancora peggio a ripetere acriticamente certe denunce e che i benefici indiretti a medio/lungo termine, economici e non, della "bulimia" possono essere enormi.
Però, personalmente, il discorso che "i pirati sono i migliori clienti" continuo a trovarlo davvero... debole e quindi lo evito il più possibile quando parlo di abusi del copyright. Tanto ce ne sono comunque a sufficienza di motivi, statistiche ed esempi per provare che oggi le cose su questo fronte non vanno e serve una riforma seria.
Bene, io penso che la peculiarità e la differenziazione delle tesi e delle linee di pensiero degli oppositori del copyright attuale sia un fatto molto positivo. E anche interessante da un punto di vista logico, arrivare alle stesse conclusioni con argomentazioni diverse. Ciao, Paolo
On Wed, Jan 26, 2011 18:42:02 PM +0100, Paolo Brini (paolo.brini@iridiumpg.com) wrote:
Il 26/01/2011 17:27, M. Fioretti ha scritto:
e allora? Beati voi. Te lo posso dire, in amicizia e senza che tu la prenda come un'offesa perché non lo è assolutamente, non devi certo vergognartene o smettere e non è una colpa, che tu e le persone di cui parli siete una limitata fascia di privilegiati che non fanno testo?
Preciso che siamo tutte persone con redditi sotto, anche decisamente sotto, la media nazionale, non ti lasciare contagiare dalla propaganda
No, non mi lascio contagiare, su questo ti rispondo in privato.
lo spettro di opere alle quali viene dedicata attenzione dal 98% dei due campioni passa da 20.000 (mercato "legale") a 1 milione (file sharing) (Philippe, che ci legge, mi correggerà se sto sbagliando i numeri, vado a memoria dalla presentazione di Barcellona), e questo ha un valore culturale ed economico dirompente.
Certo, ma sia questo che questo:
La stragrande maggioranza delle persone che conosco io nella vita reale QUANDO ha il computer e Internet scarica allegramente ma se li SOGNA i soldi per "minimo, proprio minimo, 4 concerti al mese".
Il che comunque ci porta alla questione, a mio avviso nobilissima, del diritto di accesso alla cultura, che deve essere garantito anche alle persone meno abbienti.
sono posizioni che condivido, ma non c'entrano nulla con la mia affermazione/dubbio che è il soggetto di questo thread: che per l'umanità in generale sia molto meglio, anche a livello economico, se più cultura possibile è accessibile a più persone possibile non lo nego di certo, e chi se ne frega se per questo le MULTINAZIONALI guadagnano molto meno di quanto LORO affermano che guadagnerebbero o potrebbero guadagnare. Ma sostenere (a partire da questo o no, mi pare irrilevante) la tesi che la MAGGIORANZA dei pirati sono "ottimi clienti" delle major stesse... no grazie, passo e finora non vedo motivi per cambiare idea. Tanto l'importante è questo, su cui concordo:
Bene, io penso che la peculiarità e la differenziazione delle tesi e delle linee di pensiero degli oppositori del copyright attuale sia un fatto molto positivo. E anche interessante da un punto di vista logico, arrivare alle stesse conclusioni con argomentazioni diverse.
Marco F.
Il 26/01/2011 23:48, M. Fioretti ha scritto:
Ma sostenere (a partire da questo o no, mi pare irrilevante) la tesi che la MAGGIORANZA dei pirati sono "ottimi clienti" delle major stesse... no grazie, passo e finora non vedo motivi per cambiare idea. Tanto l'importante è questo, su cui concordo:
Intervengo in finale per chiudere il thread perché c'è un equivoco colossale. Le ricerche dimostrano che gli sharer sono migliori clienti DEGLI ARTISTI rispetto ai non sharer, non che siano migliori clienti delle major. Il punto è che gli artisti guadagnano di più dagli sharer e che il file sharing fa bene al mercato (musicale), non che le major guadagnino di più da essi o che il file sharing sia benefico per le major (anzi tende a tagliarle fuori: artisti che non hanno bisogno di loro, nuove forme di fruizione, spostamento della spesa su performance dove l'artista guadagna di più e le major di meno, indebolimento del marketing classico perché i potenziali clienti si orientano in rete condividendo piuttosto che tramite dj o pubblicità). La tesi che il mercato della musica sia il mercato delle major non è più vera (se mai lo è stata), e torno a ricordare la ricerca di P. Aigrain citata nel mio messaggio precedente: l'attenzione degli sharer si rivolge ad un numero di opere di 2 ordini di grandezza (!) più grande di quelle dei non sharer. Ciao, Paolo
On Thu, Jan 27, 2011 03:03:54 AM +0100, Paolo Brini (paolo.brini@iridiumpg.com) wrote:
Il 26/01/2011 23:48, M. Fioretti ha scritto:
Ma sostenere (a partire da questo o no, mi pare irrilevante) la tesi che la MAGGIORANZA dei pirati sono "ottimi clienti" delle major stesse... no grazie, passo e finora non vedo motivi per cambiare idea. Tanto l'importante è questo, su cui concordo:
Intervengo in finale per chiudere il thread perché c'è un equivoco colossale. Le ricerche dimostrano che gli sharer sono migliori clienti DEGLI ARTISTI rispetto ai non sharer, non che siano migliori clienti delle major.
Hai fatto benissimo a mettere in chiaro che è solo degli artisti che dovremmo preoccuparci, io HO sbagliato a parlare di major anzichè esplicitamente e solamente di artisti. Ma a parte questo, che differenza fa questa doverosa correzione su tutto il resto che ho detto io in questo thread? Io non ne vedo nessuna. Voglio dire, se prendi tutto quello che ho scritto finora nel thread e sostituisci "major" con "artisti", che cambia? Se QUELLE mie obiezioni erano giuste lo erano anche prima e se erano sbagliate lo erano anche prima. Che lo sharing molto spesso fa bene a chi FA "performing arts" e/o che come minimo non gli faccia alcun danno, d'accordo. Ma da lì a dire che la maggioranza dei pirati sono anche ottimi CLIENTI degli artisti c'è un abisso. Ergo, per quanto mi riguarda continuerò a NON usare questo particolare argomento. Marco
Il 27/01/2011 18:13, M. Fioretti ha scritto:
Hai fatto benissimo a mettere in chiaro che è solo degli artisti che dovremmo preoccuparci, io HO sbagliato a parlare di major anzichè esplicitamente e solamente di artisti. Ma a parte questo, che differenza fa questa doverosa correzione su tutto il resto che ho detto io in questo thread? Io non ne vedo nessuna.
Cambia tutto: si inquadra la reale portata degli studi e non gli si attribuisce un signficato che non hanno; si capiscono inoltre i veri motivi della guerra allo sharing (che non sono la difesa degli artisti e della creatività). Inoltre si fa la fondamentale distinzione fra quanto guadagnano gli artisti e quanto guadagnano le major in un mondo in cui la violazione del copyright è estesa, sistematica e continuativa; constatando che all'aumentare delle violazioni, negli ultimi 11 anni, gli artisti guadagnano di più (e se hai dubbi pure sulla matematica non so che farci) si crea una correlazione che, con altri indici, non si può non considerare causale fra pirateria non commerciale e benessere economico degli artisti. Si chiarisce inoltre la distinzione netta, che è indispensabile nonostante o proprio a causa dei tentativi di confondere le due cose, fra mercato della musica e mercato delle major.
Voglio dire, se prendi tutto quello che ho scritto finora nel thread e sostituisci "major" con "artisti", che cambia? Se QUELLE mie obiezioni erano giuste lo erano anche prima e se erano sbagliate lo erano anche prima.
C'è una differenza enorme nello spendere a favore di un artista e nello spendere a favore di una major, come ho mostrato in precedenza. Repetita iuvant, il mercato della musica non coincide con il mercato delle major. Quindi non necessariamente cambiando "major" con "artisti" il ragionamento rimane identico.
Che lo sharing molto spesso fa bene a chi FA "performing arts"e/o che come minimo non gli faccia alcun danno, d'accordo. Ma da lì a dire che la maggioranza dei pirati sono anche ottimi CLIENTI degli artisti c'è un abisso.
Beh, gli studi dicono qualcosina di più...
Ergo, per quanto mi riguarda continuerò a NON usare questo particolare argomento.
Mi sembra l'ennesima constatazione di mancanza di cultura scientifica in Italia a favore dell'irrazionalità, del buon senso e delle "impressioni personali", che portano ad idee che non si cambiano nemmeno di fronte all'evidenza scientifica, ma come dicevo la varietà e la molteplicità possono essere una forza e magari il non usare questo argomento può avere buoni effetti (in Italia credo che l'irrazionalità vinca spesso sull'evidenza scientifica). Se poi io o te ci sbagliamo, poco male, lo sharing non si fermerà certo per questo. :D Ciao, Paolo
On Thu, Jan 27, 2011 18:35:23 PM +0100, Paolo Brini (paolo.brini@iridiumpg.com) wrote:
Voglio dire, se prendi tutto quello che ho scritto finora nel thread e sostituisci "major" con "artisti", che cambia? Se QUELLE mie obiezioni erano giuste lo erano anche prima e se erano sbagliate lo erano anche prima.
C'è una differenza enorme nello spendere a favore di un artista e nello spendere a favore di una major, come ho mostrato in precedenza.
Ammettendo di avere i soldi (e il tempo) da spendere. Ti è chiaro o no che io sto parlando solo di questo?
Mi sembra l'ennesima constatazione di mancanza di cultura scientifica in Italia a favore dell'irrazionalità, del buon senso e delle "impressioni personali", che portano ad idee che non si cambiano nemmeno di fronte all'evidenza scientifica
Paolo, TUTTO quello che hai riassunto in quest'ultimo messaggio è tanto vero (tutta roba che sapevo benissimo da un pezzo e condivido) quanto irrilevante, per favore non cambiare argomento. Io ho chiesto solo, riformulo la domanda con la doverosa specifica alla fine: quanti pirati sono ottimi clienti degli artisti? E specifichiamo pure, anche se mi pareva ovvio fin dall'inizio ma magari mi sbagliavo, che in questo contesto cliente significa solamente "uno che PAGA per qualcosa perché può o vuole farlo". Tutti questi studi di cui hai appena riassunto le parti che con questa specifica domanda NON c'entrano, come rispondono all'unica domanda che io ho effettivamente fatto? Anche perché (e qui è di nuovo colpa MIA, chiedo scusa, per non aver consciamente realizzato subito quello che sto per spiegare solo ora, ma era alla radice della mia unica domanda fin dall'inizio), rileggendo da me questo paragrafo e alcuni dei link in esso contenuti: http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_eng#The_.22pirates.... ho realizzato che finora abbiamo trascurato un'altra distinzione altrettanto importante di quella fra artisti e major. Il paragrafo citato qui sopra e le ricerche che cita dice è intitolato "i pirati sono i migliori consumatori..." ma (come Paolo) in realtà non parla di tutti i pirati ma solo di quelli che fanno file sharing perché hanno computer e banda larga. Ma io ho chiesto se i PIRATI (tutti) sono eccetera eccetera. E i pirati sono anche quelli che queste cose non ce l'hanno e comprano 1 DVD per strada a 5 Euro e poi ne fanno la copia su Dvd vergini a 10 amici che magari non hanno nemmeno il PC col masterizzatore. Il titolo di quel paragrafo su Quadrature.net è fuorviante. Marco
Il 27/01/2011 20:32, M. Fioretti ha scritto:
Ammettendo di avere i soldi (e il tempo) da spendere. Ti è chiaro o no che io sto parlando solo di questo?
Limpido fin dall'inizio.
Io ho chiesto solo, riformulo la domanda con la doverosa specifica alla fine: quanti pirati sono ottimi clienti degli artisti?
Ti avevo già risposto. Diversi degli studi che ho citato rispondono con una notevole precisione... basta leggerli. Esemplificando al massimo e prendendo due nazioni: come dato assoluto in Olanda i file sharer abituali sono circa il 35% della popolazione; questo 35% spende circa 100 milioni di euro all'anno in più del 65% della popolazione che non pratica file sharing . Si tratta di dati basati su un campione statisticamente significativo. MEDIAMENTE un file sharer *qualsiasi* spende di più di un non-file sharer *qualsiasi*. Come dato relativo, in Norvegia abbiamo che mediamente un file sharer *qualsiasi* spende 10 (dieci) volte di più di un non-file sharer *qualsiasi*. Per concludere (di nuovo) la risposta alla tua domanda, basta considerare le basi della statistica: la spesa fra la popolazione di file sharer ha una distribuzione gaussiana esattamente come la spesa fra la popolazione di non-file sharer. Naturalmente non è affrontata la stima dell'indotto creato dal file sharing per l'economia in termini di aumento di abbonamenti Internet, memorie di massa portatili, HDD, router, computer, cavetteria, altre periferiche, consulenze, nuovi modelli di business, posti di lavoro derivanti da tutti i fattori precedenti, che se sommato giocherebbe ancora più a favore (in termini economici) del file sharing.
Ma io ho chiesto se i PIRATI (tutti) sono eccetera eccetera. E i pirati sono anche quelli che queste cose non ce l'hanno e comprano 1 DVD per strada a 5 Euro e poi ne fanno la copia su Dvd vergini a 10 amici che magari non hanno nemmeno il PC col masterizzatore. Il titolo di quel paragrafo su Quadrature.net è fuorviante.
Il titolo è "Studi sul file sharing": la pirateria a scopo di lucro è esplicitamente tagliata fuori dagli studi in esame, così come sono tagliati fuori dalle ricerche coloro che non hanno accesso a Internet. E' giusto e pertinente che abbia citato quelle ricerche visto che l'attacco delle major è mirato essenzialmente a disconnettere dalla rete le persone che hanno Internet, almeno finché Internet non sarà smantellata (ossia controllo ferreo dei contenuti veicolati in rete, responsabilità degli intermediari, ispezione e discriminazione del traffico ecc.); inoltre i dati delle major hanno la pretesa di basarsi sulla "pirateria" priva di scopo di lucro nell'ambiente digitale, chi già non ha accesso ad Internet non è per il momento al centro delle attenzioni delle major. D'altra parte il regolamento AGCom mira a colpire siti che favorirebbero (secondo l'opinione dell'autorità) le violazioni del copyright senza scopo di lucro e anche l'articolo di Repubblica e lo studio BASCAP/Tera sono concentrati sulla "pirateria priva di scopo di lucro". Ciao, Paolo
On Thu, Jan 27, 2011 22:01:58 PM +0100, Paolo Brini (paolo.brini@iridiumpg.com) wrote:
Naturalmente non è affrontata la stima dell'indotto creato dal file sharing per l'economia in termini di aumento di abbonamenti Internet, memorie di massa portatili, HDD, router, computer, cavetteria, altre periferiche, consulenze, nuovi modelli di business, posti di lavoro derivanti da tutti i fattori precedenti, che se sommato giocherebbe ancora più a favore (in termini economici) del file sharing.
certo, ma per gli artisti (che è il tema del thread, no?) sarebbe irrilevante che i file sharer o i pirati in generale siano ottimi clienti dei fornitori memori, HDD eccetera.
Ma io ho chiesto se i PIRATI (tutti) sono eccetera eccetera. E i pirati sono anche quelli che queste cose non ce l'hanno e comprano 1 DVD per strada a 5 Euro e poi ne fanno la copia su Dvd vergini a 10 amici che magari non hanno nemmeno il PC col masterizzatore. Il titolo di quel paragrafo su Quadrature.net è fuorviante.
Il titolo è "Studi sul file sharing": la pirateria a scopo di lucro è esplicitamente tagliata fuori dagli studi in esame, così come sono tagliati fuori dalle ricerche coloro che non hanno accesso a Internet.
veramente io avevo scritto esplicitamente, vedi citazione qui sopra e/o archivi,
"rileggendo da me questo PARAGRAFO e alcuni dei link in esso contenuti:
http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_eng#The_.22pirates.... Il titolo di quel paragrafo su Quadrature.net è fuorviante.
e il titolo di quel PARAGRAFO, che è quello che contiene i link agli studi che tu hai spiegato, è The "pirates" are better consumers of "legal" culture grazie per le dettagliate spiegazioni sugli studi. Non sono ancora completamente convinto, ma è stata una discussione molto utile. Marco
Buongiorno di nuovo Marco, approfitto anch'io per chiarire questo punto di eterno disaccordo (mi sembra siano anni ormai) fra me e te. :) Il 26/01/2011 13:44, M. Fioretti ha scritto:
Prima di tutto, nel finale di quel mio articolo io parlo ESPLICITAMENTE di roba "scaricata senza bisogno", cioè per moda, bulimia digitale o comunque vogliate chiamarla, ma poi non usata. Cioè roba il cui unico effetto concreto, anche per chi l'ha scaricata, è solo gonfiare le statistiche in un modo che fa comodo solo alle major.
Non concordo che sia l'unico effetto concreto e non concordo su quelle statistiche che le major hanno manipolato e manipolano indipendentemente da qualsiasi fenomeno reale. Visto l'operato delle major (ricordiamoci che le campagne contro l'uso del telecomando e dei sistemi di videoregistrazione per saltare la pubblicità sono terminate solo nel 2003-2004) secondo me è una pura illusione credere che se si condividesse "di meno" le major non chiederebbero ugualmente la chiusura di Internet e pene detentive superiori ai 5 anni. Siamo di fronte a persone che gioiscono nello sfruttare gli abusi sessuali sui bambini come scusa per chiudere Internet, quindi non dobbiami mai considerare questo un dibattito in cui la controparte abbia il minimo rispetto o correttezza. La "bulimia" è la conseguenza del juke-box celestiale che è diventato realtà ed è uno dei fattori che stimola sia la fruizione delle opere sia la creatività. Avere in catalogo un numero enorme di opere inascoltate è un bene per ricadute pratiche (per esempio si tende ad andare a concerti di gruppi che non si conoscono se si hanno le loro opere a portata di orecchie e di HDD, anche se mai ascoltate prima) e per ricadute di stampo creativo (quando si fanno remix e mashup o si cercano sfondi sonori adeguati per i propri slideshow, documentari o anche solo per una dedica, si tende ad ascoltare anche quello che non si è mai ascoltato prima). Il juke-box celestiale e la bulimia digitale sono a mio avviso fra i fattori più importanti che contribuiscono alla rapida trasformazione dei fruitori in creatori
ma la STRAGRANDE maggioranza dei "pirati" che io incontro nel mondo reale NON è affatto fra i migliori clienti, anzi. E' gente che o non HA affatto i soldi o non li VUOLE spendere in quel modo. E che NON perde tempo, per mille motivi, a rispondere a sondaggi di qualunque tipo.
Proprio per questo esistono gli studi scientifici che grazie alla statistica ci consentono di andare al di là delle proprie impressioni personali. Un campione statisticamente significativo per definizione risolve il tuo ultimo dubbio. Poi, se non vogliamo credere alla statistica, allora ognuno afferma la "propria verità" senza verifiche scientifiche. Per esempio io ho esperienze opposte alle tue e come potrai immaginare vivo immerso in piccole comunità, cerchie di amici ecc. in cui chiaramente la percentuale di condivisori è circa il 100%. Anzi esattamente il 100%. La spesa per opere culturali è stratosfericamente più alta rispetto a chi non condivide e si concentra essenzialmente in rappresentazioni dal vivo (concerti musicali), opere d'artigianato, abbonamenti a servizi online e sale cinematografiche (con un calo drastico su queste ultime a causa del boicottaggio da diversi mesi a questa parte). Considera che il minimo, proprio minimo, è di 4 concerti al mese, che in estate arrivano anche a 12-15 al mese. Fra parentesi, una cosa interessante che sto notando è che nella fascia d'età dei giovanissimi si sta affermando una presa di coscienza (condivisione e violazione del copyright come affermazione ideologica o con motivazioni etiche/morali) più forte di quella dei miei coetanei (30-40-50 anni di età). Ciao, Paolo
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