Non solo libertà di espressione (ma anche anoressia)
Dear all, Oggi il quotidiano Libération pubblica un editoriale che ho co-firmato con il mio team, su una questione al crocevia di salute pubblica e libertà di espressione su Internet. "Un amendement qui met en danger les malades" http://www.liberation.fr/societe/2015/04/02/un-amendement-qui-met-en-danger-... Qualche elemento di background: Una parte importante del mio lavoro consiste nel produrre ricerche "azionabili" nel quadro di politiche pubbliche. Uno dei più seri cantieri degli ultimi anni ha riguardati le comunità di pazienti online, soprattutto quelli affetti da disturbi alimentari. Si tratta dei famigerati "siti pro-ana" descritti nei media come luoghi in cui pazzi squilibrati trascinano ragazze ingenue sulla via della perdizione alimentare (in realtà, luoghi di parola di malati PER malati) e contro i quali, regolarmente, ineluttabilmente, dei politici in cerca di visibilità propongono leggi draconiane e controproduttive. L'équipe che io ho diretto per 4 anni ha studiato e mappato questi siti. I nostri risultati sono stati pubblicati nelle più importanti riviste internazionali e siamo in contatto con un network di associazioni di professionisti e famiglie in tutta Europa. Un riassunto in inglese http://www.anamia.fr/en/report-young-internet-users-and-eating-disorder-webs... vi da un panorama delle scoperte maggiori : la controproduttività della censura (i blog entrano in clandestinità e si moltiplicano), la necessità di riconoscere che questi siti fornisco dei servizi di sostegno lì dove i medici sono impotenti, l'évoluzione spontanea verso dei discorsi moderati (malgrado le provocazioni e le esagerazioni sintomatiche dei disturbi in questione). L'anno scorso, in occasione della discussione dello scellerato "provvedimento Marzano" l'Italia ha rischiato di passare una legge che punisce con pene carcerarie delle persone (ragazze e ragazzi affetti da disturbi gravi) che (per la sentenza 41986/05 della Corte di cassazione, Sezione I penale, 22/11/2005) non possono legalmente stare in prigione. (Leggete l'ottimo Fabio Chiusi che ne parlava qui: http://www.wired.it/attualita/politica/2014/08/07/contro-il-carcere-per-chi-...). Quello che né l'Inghilterra (2009), né l'Italia (2014) erano riusciti a fare, la Francia l'ha fatto di notte, di nascosto, e contro le raccomandazioni nostre e delle associazioni legate al nostro progetto: a 00:59 del 1 aprile 2015, un minuto prima di terminare la seduta dell'Assemblée Nationale, i deputati hanno adottato un emendamento alla Loi Santé che crea il "reato di anoressia su internet". La Francia diventa ufficialmente il primo paese in cui rischi di finire in prigione per aver *parlato* del tuo disturbo alimentare su Internet. Vi lascio tirare le conseguenze del caso e spero che, se interessati, saprete far circolare l'informazione ai vostri contatti. Cordiali saluti, -- Antonio A. Casilli Associate Professor, Telecom ParisTech Research Fellow Edgar-Morin Center (EHESS)
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Antonio Casilli