Re: [nexa] Valletti: "Big Tech: l’ora della responsabilità" (Biennale Democrazia)
Rimando perché non è apparso in lista.
On 11 Oct 2021, at 18:22, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote: Ciao Giuseppe,
mi ero ripromesso di approfondire questo concetto di Virtual Utopias cui hai accennato in lista in precedenza [1], ma non ho trovato nulla di tuo in proposito.
Potresti condividere qualche riferimento o elaborare meglio cosa hai in mente?
Ci sto ancora riflettendo. Qui trovi un inquadramento: https://www.researchgate.net/journal/NanoEthics-1871-4765/publication/313178... On October 11, 2021 8:05:44 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
Ho qualche dubbio sulla proposta finale di puntare sulle città: per controbilanciare le multinazionali bisogna intervenire a livello internazionale. Io punterei sulla costituzione di comunità virtuali internazionali, che definiscano loro stesse le regole di ingaggio con i propri membri, garantendo la salvaguardia dei loro principi fondanti.
Detta così vi vedo alcuni grossi problemi pratici:
1) ciascuno dei membri di queste comunità risponderebbe comunque alle leggi dello stato in cui risiede, che potrebbero essere in contrasto con i principi e le norme che la comunità internazionale prevede. Immagina una virtual utopia i cui membri si impegnano a proteggere i dati personali degli altri membri attaccata da uno stato che voglia accedere a tali dati: come resistere?
Provo a elaborare una risposta. Puoi immaginare una virtual utopia come una versione estesa di un metaverse, un luogo virtuale dove le persone si incontrano, svolgono attività, creano artefatti e si scambiano (comprano/vendno) assets digitali (con o senza controparte fisica, come in Earth2 https://earth2.io/) Per funzionare devono disporre di leggi e relativi sistemi legislativo e giudiziario, cripto-moneta e relativi depositi. I membri devono rispettare le leggi dell’utopia di appartenenza, che riguardano solo i comportamenti nei confronti della comunità stessa e dei suoi membri, e possono essere puniti dai probiviri con limitazioni alla partecipazione alle attività sulla piattaforma o a multe nella valuta dell’utopia. Come esempio concreto di comunità che agisce in questo modo, pensa alla comunità degli Amish. Le utopie operano nell’interesse della comunità interagendo con altre entità: per esempio negoziano servizi con aziende tecnologiche garantendo che tali servizi rispettino le leggi della comunità. Quindi per esempio, contratterebbero servizi digitali che non facessero uso di dati personali o di targeted advertising. Da un punto di vista giuridico, sarebbero come società multinazionali, con sede in un determinato paese. I membri della comunità resterebbero soggetti alle leggi del paese di residenza per quel che concerne i loro atti nella realtà fisica. Ma in un futuro più lontano, le persone potrebbero rinunciare alla loro cittadinanza, diventando apolidi, mentre le Utopie potrebbero riunirsi in una UUO (United Utopias Organizatiin), dove affrontare le relazioni tra di loro.
2) una organizzazione basata su rapporti di tipo contrattuale avrebbe come giudici ultimi delle controversie interne gli stati di residenza dei diversi membri Ogni utopia avrebbe il suo sistema giudiziario (come ce l’ha FaceBook con il suo Oversight Board). Gli aderenti accettano di assoggettarsi ai suoi giudizi, come avviene adesso nei contratti in cui si accetta di sottostare alle decisioni di un arbitraggio interno.
3) gli stati (in teoria) derivano la loro capacità di imporre le Leggi dal monopolio dell'uso legittimo della violenza (ed infatti laddove tale monopolio non esiste, come nelle zone ad alta densità mafiosa, le Leggi dello stato hanno meno valore di un consiglio della nonna): come possono comunità distribuite sul pianeta imporre ai propri membri norme su una scala numerica comparabile a stati o anche solo città (se siamo in 10 o 20 è facile, se siamo più di 100 molto di meno...) senza l'uso della forza (che comunque sarebbe in competizione con quella degli Stati) La forza in questo caso consiste nel erogare punizioni di sospensione o espulsione dalla piattaforma, o in pene pecuniare in cripto valuta. Le utopie avrebbero tanta più forza quanto più ampia la loro partecipazione: sto pensando ad almeno milioni di aderenti, per evere potere contrattuale per rappresentare la comunità nei confronti di aziende o altri soggetti con cui opera.
Le immagino come contraltari delle multinazionali, che operano per il profitto degli azionisti, mentre le utopie operano per garantire il rispetto dei principi ideali che incarnano, nell’interesse di tutti i loro aderenti. Il capitalismo ha messo a punto attraverso i secoli i meccanismi delle aziende di capitale e dei mercati in cui operano. Ci vrirranno decenni di sperimentazione per trovare una forma di istituziine che ne controbilanci i poteri.
Mi piacerebbe moltissimo conoscere come affronteresti questi problemi.
Piacerebbe anche a me, specie se si riuscisse a coinvolgere altri pensatori. Finora tutte le critiche allo status quo, che provoca crescenti disuguaglianze e consumo di risorse, anche di economisti come Piketty o Romer, restano nel quadro di un modello basato su nazioni westfaliane e sul capitalismo di mercato. — Beppe
Giacomo
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-September/022158.html
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Giuseppe Attardi