Caro Riccardo Luna, sono un assiduo ascoltatore della tua rubrica "100 secondi di tecnologia" per un semplice motivo, alle 13,58, quando viene trasmessa su RDS io sono davanti ai cancelli della scuola dei miei figli. Già, la radio, non il podcast, il DAB o la moda del momento, il "clubhouse", no, la più vecchia tecnologia ancora in uso, più o meno come l'aveva inventata Guglielmo Marconi. E Marconi è stato un emigrato "eccellente" e, come lui, Emilio Segre, Bruno Rossi, Franco Modigliani, e tantissimi altri scienziati e accademici costretti a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali. La stupidità e l'autolesionismo di un regime ha cacciato l'eccellenza (e ha fatto la fortuna degli Stati Uniti). Ma torniamo ad oggi. Nei "100 secondi" di ieri: "Storia di Aghi che ci ha lasciato e ha vinto", la frase clou su cui ruota tutto il discorso è "lascio l'Italia, qui non mi capite". Bene, invece dell'ennesima, trita, riedizione del "nemo propheta in patria", quello che vorrei tentare di fare è capire cosa, il "tizio", ha proposto e cosa non abbiamo capito. In quel voi, evidentemente, ci siamo tutti gli italiani. Non abbiamo capito il "valore" della sua idea, ok. Ma la valutazione è l'attività umana più difficile in assoluto. Gli esempi di persone che non hanno "capito" o "valutato positivamente" il lavoro altrui si sprecano, e non solo nella tecnologia. Ha fatto discutere per anni i letterati il rifiuto di Elio Vittorini di pubblicare il "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa o il "Dottor Zivago" di Boris Pasternak. No, non è neanche una questione di soldi. Visto il fallimento della maggior parte delle "idee tecnologiche" finanziate con le "politiche di coesione". E, allora, caro Luna, cos'è che non abbiamo capito? Se poi, intendevi dire, che i quattro spiccioli che lo Stato e l'UE mette a disposizione sono nulla rispetto ai trilioni di Peter Thiel è un altro discorso. Ma la visione del futuro e della società che ha in mente Thiel non è la mia. Grazie. Antonio Iacono
Commento puntuale ma doveroso, ancor prima di terminare la lettura della lettera aperta: Guglielmo Marconi non è stato affatto costretto ad emigrare a causa delle leggi razziali, anzi, al contrario ha goduto ampiamente di favori da parte del regime fascista. Vedere, per es., https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-11-15/quando-marconi-discriminav... jc On 11/02/21 09:30, Antonio Iacono wrote:
Caro Riccardo Luna,
sono un assiduo ascoltatore della tua rubrica "100 secondi di tecnologia" per un semplice motivo, alle 13,58, quando viene trasmessa su RDS io sono davanti ai cancelli della scuola dei miei figli. Già, la radio, non il podcast, il DAB o la moda del momento, il "clubhouse", no, la più vecchia tecnologia ancora in uso, più o meno come l'aveva inventata Guglielmo Marconi. E Marconi è stato un emigrato "eccellente" e, come lui, Emilio Segre, Bruno Rossi, Franco Modigliani, e tantissimi altri scienziati e accademici costretti a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali. La stupidità e l'autolesionismo di un regime ha cacciato l'eccellenza (e ha fatto la fortuna degli Stati Uniti). Ma torniamo ad oggi.
Nei "100 secondi" di ieri: "Storia di Aghi che ci ha lasciato e ha vinto", la frase clou su cui ruota tutto il discorso è "lascio l'Italia, qui non mi capite". Bene, invece dell'ennesima, trita, riedizione del "nemo propheta in patria", quello che vorrei tentare di fare è capire cosa, il "tizio", ha proposto e cosa non abbiamo capito. In quel voi, evidentemente, ci siamo tutti gli italiani. Non abbiamo capito il "valore" della sua idea, ok. Ma la valutazione è l'attività umana più difficile in assoluto. Gli esempi di persone che non hanno "capito" o "valutato positivamente" il lavoro altrui si sprecano, e non solo nella tecnologia. Ha fatto discutere per anni i letterati il rifiuto di Elio Vittorini di pubblicare il "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa o il "Dottor Zivago" di Boris Pasternak.
No, non è neanche una questione di soldi. Visto il fallimento della maggior parte delle "idee tecnologiche" finanziate con le "politiche di coesione". E, allora, caro Luna, cos'è che non abbiamo capito? Se poi, intendevi dire, che i quattro spiccioli che lo Stato e l'UE mette a disposizione sono nulla rispetto ai trilioni di Peter Thiel è un altro discorso. Ma la visione del futuro e della società che ha in mente Thiel non è la mia.
Grazie.
Antonio Iacono _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Grazie della puntualizzazione. In quella frase mi sono espresso male. L'unica cosa che accomuna Marconi agli altri citati (loro sì costretti ad emigrare perchè di famiglia ebrea) è lo status di emigrato, nulla più. Antonio On Thu, Feb 11, 2021 at 9:36 AM J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> wrote:
Commento puntuale ma doveroso, ancor prima di terminare la lettura della lettera aperta: Guglielmo Marconi non è stato affatto costretto ad emigrare a causa delle leggi razziali, anzi, al contrario ha goduto ampiamente di favori da parte del regime fascista.
Vedere, per es., https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-11-15/quando-marconi-discriminav...
jc
On 11/02/21 09:30, Antonio Iacono wrote:
Caro Riccardo Luna,
sono un assiduo ascoltatore della tua rubrica "100 secondi di tecnologia" per un semplice motivo, alle 13,58, quando viene trasmessa su RDS io sono davanti ai cancelli della scuola dei miei figli. Già, la radio, non il podcast, il DAB o la moda del momento, il "clubhouse", no, la più vecchia tecnologia ancora in uso, più o meno come l'aveva inventata Guglielmo Marconi. E Marconi è stato un emigrato "eccellente" e, come lui, Emilio Segre, Bruno Rossi, Franco Modigliani, e tantissimi altri scienziati e accademici costretti a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali. La stupidità e l'autolesionismo di un regime ha cacciato l'eccellenza (e ha fatto la fortuna degli Stati Uniti). Ma torniamo ad oggi.
Nei "100 secondi" di ieri: "Storia di Aghi che ci ha lasciato e ha vinto", la frase clou su cui ruota tutto il discorso è "lascio l'Italia, qui non mi capite". Bene, invece dell'ennesima, trita, riedizione del "nemo propheta in patria", quello che vorrei tentare di fare è capire cosa, il "tizio", ha proposto e cosa non abbiamo capito. In quel voi, evidentemente, ci siamo tutti gli italiani. Non abbiamo capito il "valore" della sua idea, ok. Ma la valutazione è l'attività umana più difficile in assoluto. Gli esempi di persone che non hanno "capito" o "valutato positivamente" il lavoro altrui si sprecano, e non solo nella tecnologia. Ha fatto discutere per anni i letterati il rifiuto di Elio Vittorini di pubblicare il "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa o il "Dottor Zivago" di Boris Pasternak.
No, non è neanche una questione di soldi. Visto il fallimento della maggior parte delle "idee tecnologiche" finanziate con le "politiche di coesione". E, allora, caro Luna, cos'è che non abbiamo capito? Se poi, intendevi dire, che i quattro spiccioli che lo Stato e l'UE mette a disposizione sono nulla rispetto ai trilioni di Peter Thiel è un altro discorso. Ma la visione del futuro e della società che ha in mente Thiel non è la mia.
Grazie.
Antonio Iacono _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Scusami, ma sempre per la cronaca, visto che ci leggono in tanti: emigrato assolutamente di lusso (grazie alle ottime connessioni della madre), per sfondare negli affari nella capitale del mondo che allora era Londra, e poi in tutta serenità "rientrato" poi trionfalmente in Italia. Non lo metterei nello stesso gruppo con gli altri nomi che hai citato. Senza la minima polemica, eh, ci mancherebbe, solo per amor di verità. jc On 11/02/21 10:06, Antonio Iacono wrote:
Grazie della puntualizzazione. In quella frase mi sono espresso male. L'unica cosa che accomuna Marconi agli altri citati (loro sì costretti ad emigrare perchè di famiglia ebrea) è lo status di emigrato, nulla più.
Antonio
On Thu, Feb 11, 2021 at 9:36 AM J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> wrote:
Commento puntuale ma doveroso, ancor prima di terminare la lettura della lettera aperta: Guglielmo Marconi non è stato affatto costretto ad emigrare a causa delle leggi razziali, anzi, al contrario ha goduto ampiamente di favori da parte del regime fascista.
Vedere, per es., https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-11-15/quando-marconi-discriminav...
jc
On 11/02/21 09:30, Antonio Iacono wrote:
Caro Riccardo Luna,
sono un assiduo ascoltatore della tua rubrica "100 secondi di tecnologia" per un semplice motivo, alle 13,58, quando viene trasmessa su RDS io sono davanti ai cancelli della scuola dei miei figli. Già, la radio, non il podcast, il DAB o la moda del momento, il "clubhouse", no, la più vecchia tecnologia ancora in uso, più o meno come l'aveva inventata Guglielmo Marconi. E Marconi è stato un emigrato "eccellente" e, come lui, Emilio Segre, Bruno Rossi, Franco Modigliani, e tantissimi altri scienziati e accademici costretti a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali. La stupidità e l'autolesionismo di un regime ha cacciato l'eccellenza (e ha fatto la fortuna degli Stati Uniti). Ma torniamo ad oggi.
Nei "100 secondi" di ieri: "Storia di Aghi che ci ha lasciato e ha vinto", la frase clou su cui ruota tutto il discorso è "lascio l'Italia, qui non mi capite". Bene, invece dell'ennesima, trita, riedizione del "nemo propheta in patria", quello che vorrei tentare di fare è capire cosa, il "tizio", ha proposto e cosa non abbiamo capito. In quel voi, evidentemente, ci siamo tutti gli italiani. Non abbiamo capito il "valore" della sua idea, ok. Ma la valutazione è l'attività umana più difficile in assoluto. Gli esempi di persone che non hanno "capito" o "valutato positivamente" il lavoro altrui si sprecano, e non solo nella tecnologia. Ha fatto discutere per anni i letterati il rifiuto di Elio Vittorini di pubblicare il "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa o il "Dottor Zivago" di Boris Pasternak.
No, non è neanche una questione di soldi. Visto il fallimento della maggior parte delle "idee tecnologiche" finanziate con le "politiche di coesione". E, allora, caro Luna, cos'è che non abbiamo capito? Se poi, intendevi dire, che i quattro spiccioli che lo Stato e l'UE mette a disposizione sono nulla rispetto ai trilioni di Peter Thiel è un altro discorso. Ma la visione del futuro e della società che ha in mente Thiel non è la mia.
Grazie.
Antonio Iacono _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Ancora una volta d'accordo. Non sempre gli emigrati sono quelli con "la valigia di cartone". Non sempre chi rientra lo fa per "amor di patria". Scelta improvvida, la mia, quella di citare Marconi. E' la dimostrazione che i casi, le vicende, i personaggi, specie quelli che appartengono alla storia, vanno valutati con estrema attenzione. Grazie On Thu, Feb 11, 2021 at 10:43 AM J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> wrote:
Scusami, ma sempre per la cronaca, visto che ci leggono in tanti: emigrato assolutamente di lusso (grazie alle ottime connessioni della madre), per sfondare negli affari nella capitale del mondo che allora era Londra, e poi in tutta serenità "rientrato" poi trionfalmente in Italia. Non lo metterei nello stesso gruppo con gli altri nomi che hai citato.
Senza la minima polemica, eh, ci mancherebbe, solo per amor di verità.
jc
On 11/02/21 10:06, Antonio Iacono wrote:
Grazie della puntualizzazione. In quella frase mi sono espresso male. L'unica cosa che accomuna Marconi agli altri citati (loro sì costretti ad emigrare perchè di famiglia ebrea) è lo status di emigrato, nulla più.
Antonio
On Thu, Feb 11, 2021 at 9:36 AM J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> wrote:
Commento puntuale ma doveroso, ancor prima di terminare la lettura della lettera aperta: Guglielmo Marconi non è stato affatto costretto ad emigrare a causa delle leggi razziali, anzi, al contrario ha goduto ampiamente di favori da parte del regime fascista.
Vedere, per es., https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-11-15/quando-marconi-discriminav...
jc
On 11/02/21 09:30, Antonio Iacono wrote:
Caro Riccardo Luna,
sono un assiduo ascoltatore della tua rubrica "100 secondi di tecnologia" per un semplice motivo, alle 13,58, quando viene trasmessa su RDS io sono davanti ai cancelli della scuola dei miei figli. Già, la radio, non il podcast, il DAB o la moda del momento, il "clubhouse", no, la più vecchia tecnologia ancora in uso, più o meno come l'aveva inventata Guglielmo Marconi. E Marconi è stato un emigrato "eccellente" e, come lui, Emilio Segre, Bruno Rossi, Franco Modigliani, e tantissimi altri scienziati e accademici costretti a lasciare l'Italia a causa delle leggi razziali. La stupidità e l'autolesionismo di un regime ha cacciato l'eccellenza (e ha fatto la fortuna degli Stati Uniti). Ma torniamo ad oggi.
Nei "100 secondi" di ieri: "Storia di Aghi che ci ha lasciato e ha vinto", la frase clou su cui ruota tutto il discorso è "lascio l'Italia, qui non mi capite". Bene, invece dell'ennesima, trita, riedizione del "nemo propheta in patria", quello che vorrei tentare di fare è capire cosa, il "tizio", ha proposto e cosa non abbiamo capito. In quel voi, evidentemente, ci siamo tutti gli italiani. Non abbiamo capito il "valore" della sua idea, ok. Ma la valutazione è l'attività umana più difficile in assoluto. Gli esempi di persone che non hanno "capito" o "valutato positivamente" il lavoro altrui si sprecano, e non solo nella tecnologia. Ha fatto discutere per anni i letterati il rifiuto di Elio Vittorini di pubblicare il "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa o il "Dottor Zivago" di Boris Pasternak.
No, non è neanche una questione di soldi. Visto il fallimento della maggior parte delle "idee tecnologiche" finanziate con le "politiche di coesione". E, allora, caro Luna, cos'è che non abbiamo capito? Se poi, intendevi dire, che i quattro spiccioli che lo Stato e l'UE mette a disposizione sono nulla rispetto ai trilioni di Peter Thiel è un altro discorso. Ma la visione del futuro e della società che ha in mente Thiel non è la mia.
Grazie.
Antonio Iacono _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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On Thu, Feb 11, 2021 09:30:12 AM +0100, Antonio Iacono wrote:
Caro Riccardo Luna, ...
Nei "100 secondi" di ieri: "Storia di Aghi che ci ha lasciato e ha vinto", la frase clou su cui ruota tutto il discorso è "lascio l'Italia, qui non mi capite".
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema: https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n... e aggiungo che pure a me ha fatto pensare "OK sugli errori italiani, ma possibile che dobbiamo guardare solo al modello startup/Silicon Valley"? Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema:
https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...
Non so nemmeno da dove partire, è un articolo pieno di red flag ovunque. La scelta terminologica dell'espressione "cervello in fuga". Che non è un problema in se, l'esportazione di persone formate è normale nella società della conoscenza. Il problema è che l'Italia non ne *importa* abbastanza, con un saldo netto (brain drain) negativo. Appiattirsi sul lato dell'esportazione, lamentandosi che avviene, è un approccio provinciale che porta a soluzioni inefficaci (per esempio le leggi sul "rientro dei cervelli") e che è purtroppo pervasivo nel discorso pubblico italiano sul tema, compresi gli articoli di Luna sul tema. Oppure la nozione di "nativi digitali", una cagata pazzesca [1] (cit. puerile, chiedo venia), a cui crede ormai solo qualche giornalista. Saluti [1]: http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:NExeosfeamIJ:www.shadow... -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Thu, 2021-02-11 at 11:27 +0100, Stefano Zacchiroli wrote:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema: https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...
Non so nemmeno da dove partire, è un articolo pieno di red flag ovunque.
Tento un esercizio di analisi pratica e disincantata: Direi che il problema nasce quando un giornalista professionista deve "produrre una "rubrica" a cadenza regolare. Molti di noi scrivono, anche in maniera eccellente, perché lo considerano una missione. Spesso lo fanno anche in modo meritorio; ad esempio, io nel mio piccolo non scrivo mai per le riviste che non mi permettono di licenziare o rilicenziare il contenuto sotto Creative Commons. Tutti i giornalisti professionisti incensano il proprio lavoro, ma lo devono fare per la pagnotta; quindi spesso pragmatiche esigenze di "produzione" hanno la meglio.Per questo, probabilmente, si viene a patti con tante cose ... e la qualità è certamente una di queste, perché costa tantissimo tempo. Luna, poi, è arrivato a Wired Italia dalla precedente direzione di "Sposa Moderna" ... JM2C
La scelta terminologica dell'espressione "cervello in fuga". Che non èun problema in se, l'esportazione di persone formate è normale nellasocietà della conoscenza. Il problema è che l'Italia non ne *importa*abbastanza, con un saldo netto (brain drain) negativo. Appiattirsi sullato dell'esportazione, lamentandosi che avviene, è un approccioprovinciale che porta a soluzioni inefficaci (per esempio le leggi sul"rientro dei cervelli") e che è purtroppo pervasivo nel discorsopubblico italiano sul tema, compresi gli articoli di Luna sul tema. Oppure la nozione di "nativi digitali", una cagata pazzesca [1](cit. puerile, chiedo venia), a cui crede ormai solo qualchegiornalista. Saluti [1]: http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:NExeosfeamIJ:www.shadow...
Se posso dire la mia, nel caso di un giornalista gli incarichi avuti in precedenza francamente non mi sembrano rilevanti. jc On 11/02/21 15:16, Marco A. Calamari wrote:
On Thu, 2021-02-11 at 11:27 +0100, Stefano Zacchiroli wrote:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema:
https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n... <https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...>
Non so nemmeno da dove partire, è un articolo pieno di red flag ovunque.
Tento un esercizio di analisi pratica e disincantata:
Direi che il problema nasce quando un giornalista professionista deve "produrre una "rubrica" a cadenza regolare.
Molti di noi scrivono, anche in maniera eccellente, perché lo considerano una missione.
Spesso lo fanno anche in modo meritorio; ad esempio, io nel mio piccolo non scrivo mai per le riviste che non mi permettono di licenziare o rilicenziare il contenuto sotto Creative Commons.
Tutti i giornalisti professionisti incensano il proprio lavoro, ma lo devono fare per la pagnotta; quindi spesso pragmatiche esigenze di "produzione" hanno la meglio. Per questo, probabilmente, si viene a patti con tante cose ... e la qualità è certamente una di queste, perché costa tantissimo tempo.
Luna, poi, è arrivato a Wired Italia dalla precedente direzione di "Sposa Moderna" ...
JM2C
La scelta terminologica dell'espressione "cervello in fuga". Che non è un problema in se, l'esportazione di persone formate è normale nella società della conoscenza. Il problema è che l'Italia non ne *importa* abbastanza, con un saldo netto (brain drain) negativo. Appiattirsi sul lato dell'esportazione, lamentandosi che avviene, è un approccio provinciale che porta a soluzioni inefficaci (per esempio le leggi sul "rientro dei cervelli") e che è purtroppo pervasivo nel discorso pubblico italiano sul tema, compresi gli articoli di Luna sul tema.
Oppure la nozione di "nativi digitali", una cagata pazzesca [1] (cit. puerile, chiedo venia), a cui crede ormai solo qualche giornalista.
Saluti
[1]: http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:NExeosfeamIJ:www.shadow... <http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:NExeosfeamIJ:www.shadow...>
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On 11/02/21 15:16, Marco A. Calamari wrote:
On Thu, 2021-02-11 at 11:27 +0100, Stefano Zacchiroli wrote:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema:
https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n... <https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...>
Non so nemmeno da dove partire, è un articolo pieno di red flag ovunque.
Tento un esercizio di analisi pratica e disincantata:
Direi che il problema nasce quando un giornalista professionista deve "produrre una "rubrica" a cadenza regolare.
Molti di noi scrivono, anche in maniera eccellente, perché lo considerano una missione.
Spesso lo fanno anche in modo meritorio; ad esempio, io nel mio piccolo non scrivo mai per le riviste che non mi permettono di licenziare o rilicenziare il contenuto sotto Creative Commons.
Tutti i giornalisti professionisti incensano il proprio lavoro, ma lo devono fare per la pagnotta; quindi spesso pragmatiche esigenze di "produzione" hanno la meglio. Per questo, probabilmente, si viene a patti con tante cose ... e la qualità è certamente una di queste, perché costa tantissimo tempo.
Luna, poi, è arrivato a Wired Italia dalla precedente direzione di "Sposa Moderna" ...
Nonché de "Il romanista"... D.
On Thu, Feb 11, 2021 15:16:41 PM +0100, Marco A. Calamari wrote:
On Thu, 2021-02-11 at 11:27 +0100, Stefano Zacchiroli wrote:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema: https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...
Non so nemmeno da dove partire, è un articolo pieno di red flag ovunque.
Tento un esercizio di analisi pratica e disincantata:
Direi che il problema nasce quando un giornalista professionista deve "produrre una "rubrica" a cadenza regolare. ... Per questo, probabilmente, si viene a patti con tante cose ... e la qualità è certamente una di queste,
io pure (oltre a tante altre cose) scrivo per campare, sempre sotto scadenza, quindi chi OGNI TANTO scrive roba scritta male proprio per quel motivo ha tutta la mia simpatia, perche' capita pure a me. Ma quello e' un discorso che riguarda la qualita' dello scritto a prescindere dal soggetto, dagli errori di ortografia alla poca chiarezza espositiva. Mentre qui il problema, almeno per me, e' proprio il concetto, pure se lo avesse messo per iscritto Umberto Eco, che qui le cose vanno male perche' non riusciamo a essere la copia perfetta della Silicon Valley. O il preoccuparsi della "fuga" di quegli specifici italiani che per puro caso sono nati perfetti proprio per la Silicon Valley, piu' che di quella di chi li' morirebbe di fame, ma magari e' altrettanto eccezionale, in modi completamente diversi. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> writes:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema:
https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...
Non so nemmeno da dove partire,
Io sì, con una vera e propria provocazione: ignorare Riccardo Luna e lasciare che "se la canti e se la suoni", per qualsiasi interesse lo faccia? Lungi da me voler tarpare le ali a una sana discussione, ma mavvero Luna ha delle cose talmente interessanti da dire che vale la pena commentare? Di Riccardo Luna ricordo che (fonte Wikipedia) «tramite la rivista da lui diretta (Wired Italia, n.d.r.), si fa promotore dell'iniziativa "Internet for Peace", con l'obiettivo di candidare la rete Internet al Premio Nobel per la pace: il 22 novembre 2009 a Milano viene lanciata la candidatura». Premio Nobel per la Pace a Internet?!? Quella che già nel 2000 era certo essere utilizzata per la sorveglianza di massa via ECHELON: ma andiamo! ...magari poi se ne è pentito, ignoro questi sviluppi. [...]
La scelta terminologica dell'espressione "cervello in fuga". Che non è un problema in se, l'esportazione di persone formate è normale nella società della conoscenza. Il problema è che l'Italia non ne *importa* abbastanza, con un saldo netto (brain drain) negativo.
Non è che "per caso" dipende dal fatto che "i cervelli" cercano cose che qui NON gli possiamo dare e trovano, per quello che cercano, molte più risorse di quante ce ne sono qui; sapete quando la cassa è vuota tocca centellinare... e qui c'è pure chi fa la cresta a una cassa semivuota :-. No perché se invece parliamo di "mobilità culturale" tra università questo discorso vale meno (non che si azzeri!) e vale di più la curiosità _e_ le opportunità intellettuali, che anche in Italia non mancano. Quindi: cervelli in fuga per cosa? Per fondare una nuova start-app (pun intended)... da vendere ai GAFAM? Per ottenere brevetti (magari software) più facilmente... da vendere ai patent troll? Per fondare una agenzia di viaggi spaziali... da vendere ai Paperon de Paperoni? [...]
Oppure la nozione di "nativi digitali", una cagata pazzesca [1] (cit. puerile, chiedo venia), a cui crede ormai solo qualche giornalista.
Oh meno male che l'hai detto tu perché 'sta cosa davvero non si può più sentire, mi fa impressione che venga ancora usata senza vergognarsi almeno un pochino.
[1]: http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:NExeosfeamIJ:www.shadow...
[...] Saluti, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo
On Thu, Feb 11, 2021 16:14:29 PM +0100, Giovanni Biscuolo wrote:
Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> writes:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema:
https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...
Non so nemmeno da dove partire,
Io sì, con una vera e propria provocazione: ignorare Riccardo Luna e lasciare che "se la canti e se la suoni", per qualsiasi interesse lo faccia?
Lungi da me voler tarpare le ali a una sana discussione, ma mavvero Luna ha delle cose talmente interessanti da dire che vale la pena commentare?
Se in politica danno piu' ascolto a quel tipo di discorsi, CHIUNQUE li faccia, ignorarli del tutto e' pericoloso no? Il problema e' solo quello. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
...
Lungi da me voler tarpare le ali a una sana discussione, ma mavvero Luna ha delle cose talmente interessanti da dire che vale la pena commentare?
A volte sì. Dà degli spunti che poi, ovviamente, sono altri, ognuno per la sua competenza, a dover approfondire. Non voglio vestire i panni dell'avvocato difensore, specie dopo averlo attaccato stamattina, ma Luna non è uno sprovveduto. Si sarà pure occupato di calcio o di moda in passato ma da dodici anni il suo interesse esclusivo è digitale e innovazione. Sono d'accordo con Juan Carlos, il passato di un giornalista non è rilevante. Il compito (la missione per quelli che lo fanno con passione) di un giornalista scientifico è divulgare, con un linguaggio più semplice possibile, notizie e informazioni utili al lettore, all'ascoltatore, allo spettatore. E se sta sbagliando qualcosa devono essere gli addetti del settore a farlo notare. Se stiamo in silenzio pure noi le cose che dice/scrive saranno prese per buone da una fascia di popolazione ancora più vasta. No, io non me la sento di ignorarlo. Possiamo fargli le pulci, irriderlo ma ignorarlo no. Antonio
participants (7)
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Antonio Iacono -
D. Davide Lamanna -
Giovanni Biscuolo -
J.C. DE MARTIN -
M. Fioretti -
Marco A. Calamari -
Stefano Zacchiroli