vi invito a leggere questo http://bit.ly/hfNFsM e spero di leggere commenti dagli avvocati tra noi. mi pare ci sia un'inifinita' di cose da dire... "freedom of speech is the new black in data mining fashion" ciao, s.
Stefano, questioni stimolanti quelle sollevate da Peter. Ne avevo parlato qui, traendo spunto da un paio di testi all'epoca recenti e da alcune iniziative legislative in francia ed in italia: http://daily.wired.it/news/cultura/il-diritto-all-oblio-caro-web-dimenticami... Mi limito, ora, a rilevare che credo ci sia una differenza tra il divieto di riproporre nel presente un fatto (implicante evidentemente dati personali) del passato e l'obbligo di cancellare o rimuovere il racconto di qualsiasi fatto del passato dalla "memoria" della Rete. Confesso di non avere una risposta al problema ma mi piacerebbe non ne discutessimo in termini di "diritto all'oblio" che, in italia, sin qui, ha significato una cosa ben diversa. Bserata, G. Il giorno 13/mar/2011, alle ore 13.25, Stefano Quintarelli ha scritto:
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"freedom of speech is the new black in data mining fashion"
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__ www.guidoscorza.it
Alcune riflessioni a caldo. Il diritto d'oblio concerne la legittimità del rievocare vicende passate di un singolo (solitamente non particolarmente felici o lodevoli). Il presupposto è dunque che qualche cosa sia venuta meno, si sia dimenticata. La rete muta il quadro perché qui non si ha rievocazione, bensì permanenza nel tempo. Non si va a ripescare nella memoria, negli archivi qualcosa che dai più è ormai dimenticato, bensì tutto rimane costantemente “in memoria” sulla rete. E qui il tema si intreccia con quello dell'identità personale, poiché il danno non è tanto nel rivivere vicende dolorose o infamanti, ma soprattutto nel mancato aggiornamento di vicende passate. Esemplificando: il caso tipico di diritto all'oblio è la vicenda di cronaca nera rievocata trent'anni dopo, quando il protagonista si è ricreato una vita (notizia passata, esistente solo più in archivi di giornale o poche altre fonti, rievocazione immotivata della stessa, NB immotivata) il caso on-line più probabile è invece quello della notizia di Tizio condannato in primo grado per omicidio, ma poi assolto nei gradi successivi, tuttavia su una o più pagine web compare solo la prima notizia, nel tempo i curatori di tali pagine non seguono più la vicenda e non aggiornano, dopo anni se si cerca in rete Tizio risulta sempre l'autore dell'omicidio per via della prima condanna. In termini giuridici, salvo tale relazione con l'identità, non mi pare che la realtà on-line muti molto il quadro. L'interessato ha sempre i soliti rimedi dati dalla tutela inibitoria e risarcitoria. Certo, qui come in altre materie, la digitalizzazione dei contenuti ed il loro flusso in rete rende più difficile ed onerosa un'efficace tutela. La discussione su soluzioni tecniche che permettano l'auto-cancellazione delle informazioni è poi aperta, ma qui ci spostiamo su temi di politica del diritto: è meglio una società trasparente che può ricordare tutto o una società che dimentica ? Personalmente non aborrisco la prima ipotesi, ma a condizione della completezza ed esattezza delle informazioni. Avv. Alessandro Mantelero, PhD Confirmed Assistant Professor Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy http://staff.polito.it/alessandro.mantelero On Sun, 13 Mar 2011 13:25:44 +0100 Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote:
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Avv. Alessandro Mantelero, PhD Confirmed Assistant Professor Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Non sei il primo che coglie la cosa... http://blogs.forbes.com/kashmirhill/2011/03/09/google-privacy-lawyers-fascin... Non concordi? -----Original Message----- From: Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> To: "nexa@server-nexa.polito.it" <nexa@server-nexa.polito.it> Date: Sun, 13 Mar 2011 13:25:44 +0100 Subject: [*****SPAM*****] [nexa] commenti ? vi invito a leggere questo http://bit.ly/hfNFsM e spero di leggere commenti dagli avvocati tra noi. mi pare ci sia un'inifinita' di cose da dire... "freedom of speech is the new black in data mining fashion" ciao, s. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
provo a buttare li' qualche commento, riprendendo i punti iniziali della riflessione di peter fleischer da cui discendono i successivi
1) If I post something online, should I have the right to delete it again?
che io possa cancellre cio' che pubblico su un mo spazio, mi sembra ovvio. a meno che non ceda i diritti sui miei contenuti con un contratto. nel qual caso non stiamo parlando di hosting provider ma di altro. 3) If someone else posts something about me, should I have a right to delete it? Virtually all of us would agree that this raises difficult issues of conflict between freedom of expression and privacy. Traditional law has mechanisms, like defamation and libel law, to allow a person to seek redress against someone who publishes untrue information about him. Granted, the mechanisms are time-consuming and expensive, but the legal standards are long-standing and fairly clear. appunto, la legge ("traditional" ?) ha dei meccanismi long standing e fairly clear. (btw, anche google ha una procedura per attuare la "traditional" law http://bit.ly/dO9GSg ) la situazione fin qui mi pare abbastanza semplice. per me c'e' un bel punto invece qui: 2) If I post something, and someone else copies it and re-posts it on their own site, do I have the right to delete it? se io posto qualcosa, a meno che io non conceda dei diritti, chi lo ricopia e riposta commette una illegalita'. Se ho concesso i diritti, li ho concessi. Se non li ho concessi, sono ancora miei, come disse Lapalisse. E se sono miei e qualcuno li usa, ho voce in capitolo... mi sbagliero' ma mi sembra di cogliere una linea di pensiero per cui i dati, una volta pubblicati, diventano _di fatto_ di pubblico dominio. e' cosi', non ci si puo' fare nulla... e allora, una volta che sono di pubblico dominio, se intervengo per limitarne la diffusione, attuo una censura. e da qui il resto del ragionamento. ma secondo me e' l'assunto che mi pare trasparire nell'articolo che e' contestabile. Un dato pubblicato non vuol dire che sia di pubblico dominio. colgo solo io questa sfumatura concettuale di base ? ciao, s. On 13/03/11 13.25, Stefano Quintarelli wrote:
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ciao, s.
Il 13/03/11 13:25, Stefano Quintarelli ha scritto:
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Ci sarebbe davvero molto da dire... io ho provato a scrivere qualcosa sul mio blog, per gli interessati: http://bertola.eu/nearatree/?p=2108 Ciao -- vb. Vittorio Bertola - vb [a] bertola.eu <-------- --------> now blogging & more at http://bertola.eu/ <--------
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