Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
Credo dobbiamo davvero chiederci perché siamo arrivatial alla situazione attuale, come suggerisce Damiano Verzulli. In larga misura sono d’accordo sulle osservazioni di Marco Fioretti. Gli atteggiamenti estremi (non usare SW non libero, non usare formati proprietari, considerare saper programmare un requisito) non siano stati decisivi. Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa? https://www.wired.com/2016/08/open-source-won-now/ Si scopre che quella era una battaglia sacrosanta ma non determinante, perché ormai tutti, compresi i temibili nemici monopolisti, si sono adeguati ed hanno adottato l’Open Source. IBM ha comprato RedHat, Microsoft GitHub, Oracle MySQL, ecc. Infatti qualcuno si domanda: https://thenewstack.io/state-of-open-open-source-has-won-but-is-it-sustainab... Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare. Uno dei cardini della rivoluzione del Personal Computer secondo Alan Kay, era che si potevano sprecare cicli macchina per rendere i computer più umani piuttosto che istruire gli umani a conoscere le macchine. Le interfacce grafiche col mouse erano costose e molti le consideravano deleterie. Ebbi io stesso lunghe discussioni con Richard Stallman, che non ne capiva i vantaggi rispetto all’uso di una tastiera con comandi Ctrl-Meta-X e in seguito riguardo all’assenza di un sistema a finestre per Linux, con varie versioni in lizza tra loro. Oggi siamo al terzo giro in questa direzione, con l’AI che è in grado di dialogare in linguaggio umano, ma persino, udite udite, di poter programmare in linguaggio umano, stravolgendo uno degli assunti sottesi nelle nostre discussoini, che le competenze digitali richiedessero la capacità di programmare. Ho seguito questa presentazione a North By PyCon, di Simon Willison, un famoso hacker Python, che spiega come lui stesso si faccia aiutare abbondantemente da ChatGPT, risparmiandosi la fatica di consultare manuali, studiare API, per fare ciò che gli interessa: https://youtu.be/h8Jth_ijZyY?si=kL6-ntYs7OaTnkpr Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta. Nel frattempo il modello di business delle corporation è cambiato: da vendere licenze di software da installare sulle nostre macchine si è passati a fornire servizi in rete, chiavi in mano, pronti per l’uso senza dover fare nulla. Vi diamo oltre che al software, anche l’hardware e lo storage gratis. Prima erano i blog, poi le mail, poi le foto, poi il messaging, poi i social media, poi lo storage sharing, poi i social media e infine tutto con il cloud computing. E non si tratta di sw e hw scadente, ma generalmente di qualità medio alta. È chiaro che contro questa offerta, apparentemente così vantaggiosa, non è possibile confrontarsi. E non devo ripetere quali sono i pericoli che il capitalismo di sorveglianza o l’economia delle piattaforme può produrre. Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della vendita di software (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato, se adesso gli oligopoli sono più potenti che mai nella storia, superando in fatturato i PIL di molte grandi nazioni. Le fondamenta dell’economia delle piattaforme è piuttosto semplice, e per smontarle bisognerebbe puntare direttamente a quelle fondamenta, piuttosto che aspettarsi miracoli da legislazioni come il Digital Service Act o leggi antitrust. Le piattaforme si basano sulla vendita di pubblicità. Che sia mirata o no, è poco rilevante: il tracking degli utenti è solo un mantra di marketing per vendere meglio la pubblicità a chi crede sia determinante. E non è quindi difendendo la privacy, obiettivo sacrosanto ma non decisivo, che si possono contrastare le piattaforme. Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari. Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di business e incoraggiare le aziende a dividersi. https://adtax.paulromer.net/ In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada. In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti. Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti. Gli utenti sarebbero soci della cooperativa, e ogni loro contributo servirebbe ad arricchirne il patrimonio. Per esempio, se svolgesse un servizio di social networking tipo Mastodon, i contenuti contribuiti dagli utenti potrebbero divenire un patrimonio della cooperativa, i cui soci potrebbero decidere come usarli ad esempio per allenare dei LLM a disposizikne della comunità o per altri fini che gli stessi soci decidano. Per ora mi fermo qui, sperando che la discussione, avviata da Damiano sul perché siamo arrivati a tanto, continui. — Beppe
On 19 Sep 2023, at 18:18, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote: Date: Tue, 19 Sep 2023 12:41:36 +0200 From: "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ... Message-ID: <ZQl64LtuJ0KKYgPz@nexaima.net> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On Tue, Sep 19, 2023 10:54:59 AM +0200, Damiano Verzulli wrote: L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche a tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a tanto, ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di Google? Cosa non ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio ancora, nella sua scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E perché, nonostante l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto "non migliora" ma --come ampiamento scritto da chi addirittura ha preceduto me e Paolo-- "peggiora" [4]?
**UNO** dei motivi e' che, citandomi (2006, ma lo dicevo gia' da 7/8 anni..)
Real people don’t want to live in “a world where software doesn’t suck”. They want to live in a world where they can ignore what software is.
https://stop.zona-m.net/2006/11/a-free-software-manifesto-for-all-of-us/
e invece da almeno vent'anni troppi hacker che uniti avrebbero potuto costituire una massa critica perfettamente in grado di diffondere le conoscenze piu' urgenti che hai descritto splendidamente (grazie!) nell'altra tua email:
*NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
hanno, sicuramente in buona fede ma di fatto avvelenando i pozzi, continuato a insistere (*) che tutti devono prima di ogni altra cosa e senza compromessi, rifiutarsi di usare software non-GPL e imparare a programmare che tanto e' bello, dai, potete farlo anche voi.
Con i risultati di cui sopra, perche' tutti quelli a cui per convincersi bastavano gli argomenti (intrinsecamente validissimi) del Manifesto GNU sono 1 su 10mila, e quelli son stati gia' tutti raggiunti e convertiti da un pezzo.
Per dire, se 15/20 anni fa ci fosse stata una convergenza su ODF, un pretendere di tutti gli attivisti e sostenitori di GPL, SW libero eccetera, che ODF fosse l'UNICO formato utilizzabile da e con le PA, invece di perder tempo a chiedere i sorgenti di MS Office, magari oggi pure nelle scuole la situazione sarebbe un pochino migliore.
Perche' certe campagne avrebbero sicuramente aumentato la competenza generale urgente, quella che non e' "né di ECDL né imparare a programmare"
Marco (*) no, TANTI non lo facevano esplicitamente. Ma di sicuro e' quello l'effetto che avevano / hanno sulle masse -- https://mfioretti.substack.com
Salve Giuseppe, ti stai focalizzando troppo su un dettaglio (la pubblicità) perdendo di vista il sistema in cui questi agenti cibernetici operano.
Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della vendita di software (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato, [...] Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari. Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di business e incoraggiare le aziende a dividersi. https://adtax.paulromer.net/
Cioè visto che colpire i loro ricavi in un modo non ha funzionato, proponi di colpirli in un altro. A parte il fatto che non consideri le enormi sovvenzioni che questi "oligopolisti" ricevono dagli Stati di appartenenza: puoi tassare Google al 100%, ma continuerà a sorvegliare tutti. Potremmo quesi dire che la pubblicità è solo una redditizia copertura. Il problema fondamentale è però continuare ad adottare un framework economico per modellare un sistema che si muove su dimensioni che l'economia non può descrivere! Cosa credi che succederebbe se tassassi Google al 99%? Che gli Stati diventerebbero dipendenti da quell'introito e finirebbero per ridursi (ancora di più) a sue appendici. Pensa al corto circuito: il monopolio dell'uso legittimo della violenza al soldo di organizzazioni (pseudo)private che sorvegliano capillarmente la cittadinanza. Cosa mai potrà andare storto? Per affrontare il problema occorre abbandonare la prospettiva economica e adottare una prospettiva Cibernetica ovvero Politica.
Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa?
Confondi il software libero e il software opensource. Il primo, sin dal principio è stato un movimento e culturale politico "rivoluzionario". Il secondo ne ha rappresentato la marginalizzazione e la cattura "rezionario" [1]. La stessa negazione della differenza fra i due è parte di tale marginalizzazione in pieno stile "embrace, extend, extinguish". Dunque il software libero non ha vinto, anzi sta morendo. È il software opensource che ha vinto, con i suoi valori reazionari.
Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta.
Non è mai stato un obiettivo del software libero. Di certo non di Stallman o di Lessing, entrambi saldamente integrati nella cultura statunitense. È stato l'errore fondamentale del software libero nonché la ragione strategica della sua sconfitta: credere di poter firtare col mercato capitalista per diffondere valori diversi dalla massimizzazione dei profitti. Un errore perfettamente comprensibile se si considerano i periodi e i luoghi di formazione dei protagonisti di questa storia, tutti statunitensi e saldamente ancorati alla Guerra Fredda.
In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti. Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
Framasoft non ha centinaia di milioni di soci/utenti. Autistici nemmeno. Sebbene condivida l'idea di cooperative informatiche no-profit come può essere una Framasoft, non credo che sia necessario riprodurre la scala delle BigTech. Questo è ciò che le BigTech vogliono far credere. E ci riescono facilmente, perché sfruttano il framework concettuale economico-finanziario a cui tanti sono ancora vincolati. Ma non è così. La scala delle BigTech non serve a produrre economie di scala sostenibili, ma solo a dominare il mondo, attraverso miliardi di sensori ed attuatori che agiscano indisturbati. Se non vuoi dominare il mondo, non ti servono. Giacomo [1] https://thebaffler.com/salvos/the-meme-hustler
Il 19 settembre 2023 20:19:50 UTC, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Sebbene condivida l'idea di cooperative informatiche no-profit come può essere una Framasoft, non credo che sia necessario riprodurre la scala delle BigTech.
C'è un articolo su Economist su questo
On Tue, Sep 19, 2023 20:13:09 PM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare.
nel caso non si fosse capito, io non dico solo che alla massa importi solo quello e bisogna agire di conseguenza se si vuole cambiare qualcosa. Io dico che e' pure *giusto* in principio che sia cosi'. La liberta' deve essere la liberta' di usare qualsiasi software, pure proprietario, finche' non si creano problemi a nessun altro. Tipo la liberta' di ubriacarsi, finche' lo fai senza aggredire o investire qualcuno.
Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi corporation...
Il modello attuale di business delle grandi corporation in QUALUNQUE settore, a partire dall'essere considerate persone, al potersi vendere e comprare a vicenda, essere eterne eccetera, e' nocivo da un secolo prima del software, per una montagna di motivi che non cambierebbero di una virgola se il software non esistesse. Quindi forse l'errore, se non l'arroganza (=quello che per me e' piu' importante di tutto deve essere anche la cosa piu' importante di sempre) e' stato proprio porre il software e la bellezza di programmare sopra qualsiasi altra cosa. O meglio, credere e continuare a farlo contro ogni evidenza, che fosse o potesse mai essere cosi' per tutti.
Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari. Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di business e incoraggiare le aziende a dividersi. https://adtax.paulromer.net/
a una lettura, ammetto, veloce, quella proposta fa acqua a diversi livelli. Uno e' questo:
Everyone expects customers to pay for clothing and cars, yet for some reason, many think it is inconceivable that these same customers will pay for digital services. etc etc...
Peccato che se Romer si veste di solo cachemire e guida solo Ferrari non limita affatto la mia possibilita' di comprare vestiti usati e prendere l'autobus, mentre se comunica solo con WhatsApp e Word costringe anche ME a usare quei prodotti per parlargli. Sara' pure un Nobel, ma se nel 2021 ancora pensava che servizi digitali essenziali siano gestibili come auto e vestiti, meglio che si occupi d'altro.
In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada. In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti. Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
ma a questo si potrebbe arrivare solo DOPO aver imposto l'unica misura che funzionerebbe e basterebbe per sgonfiare di colpo il potere di Facebook & C: obbligarli all'interoperabilita' (2018): https://stop.zona-m.net/2018/08/the-only-thing-to-regulate-in-facebook-googl...
Gli utenti sarebbero soci della cooperativa, e ogni loro contributo servirebbe ad arricchirne il patrimonio. Per esempio, se svolgesse un servizio di social networking tipo Mastodon, i contenuti contribuiti dagli utenti potrebbero divenire un patrimonio della cooperativa, i cui soci potrebbero decidere come usarli ad esempio per allenare dei LLM a disposizikne della comunità o per altri fini che gli stessi soci decidano.
magari. Qui sarei davvero contento di sbagliarmi, ma la speranza che una cooperativa del genere funzionerebbe cosi' a me sembra solida quanto visioni degli anni 80 che tutti gli utenti del software avrebbero messo insieme tutti i sorgenti per migliorarli fraternamente. O l'idea che il mercato azionario sia un posticino ameno in cui tutti gli investitori hanno le stesse informazioni e capacita' di gestirle, quindi possono competere o cooperare ma sempre con pari opportunita' per tutti. Marco
Salve Marco, è sempre divertente osservare quanto le nostre opinioni possano essere fondamentalmente antitetiche... eppure convergenti. Il 19 Settembre 2023 20:23:28 UTC, "M. Fioretti" ha scritto:
La liberta' deve essere la liberta' di usare qualsiasi software, pure proprietario, finche' non si creano problemi a nessun altro. Tipo la liberta' di ubriacarsi, finche' lo fai senza aggredire o investire qualcuno.
Su questo potremmo persino essere d'accordo, se portassi il ragionamento coerentemente alle sue logiche conseguenze. Poiché usare determinati servizi mutila la libertà di pensiero e l'autonomia di chi li utilizza, se rinunciasse al contempo ai propri diritti civili, eviterebbe di danneggiare gli altri con i propri acquisti etero-diretti o con il proprio voto. In altri termini se vuoi, puoi essere liberissimo di venderti come schiavo, purché accetti di essere trattato come tale in tutto e per tutto. Ma se vuoi essere trattato come cittadino, devi preservare la tua əutonomia cognitiva.
Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi corporation...
Il modello attuale di business delle grandi corporation in QUALUNQUE settore, a partire dall'essere considerate persone, al potersi vendere e comprare a vicenda, essere eterne eccetera, e' nocivo da un secolo prima del software, per una montagna di motivi che non cambierebbero di una virgola se il software non esistesse.
Vero, ma parziale. Il fatto che il capitalismo fosse incompatibile con la democrazia era evidente già prima del software. Ciò non implica che l'informatica non l'abbia reso incontenibile con gli strumenti novecenteschi.
Quindi forse l'errore, se non l'arroganza (=quello che per me e' piu' importante di tutto deve essere anche la cosa piu' importante di sempre) e' stato proprio porre il software e la bellezza di programmare sopra qualsiasi altra cosa. O meglio, credere e continuare a farlo contro ogni evidenza, che fosse o potesse mai essere cosi' per tutti.
:-D Sai Marco? Per mestiere mi tocca programmare in JavaScript. Non lo augurerei al mio peggior nemico. L'informatica contemporanea è talmente primitiva, che parlare di "bellezza del programmare" è ormai tristemente ridicolo. Sarebbe più appropriato parlare di "irragionevole fatica del far fare ad un pezzo di latta ciò che deve e null'altro". Programmare può essere bello, ma NON con l'informatica mainstream che ci ammorba. Viviamo in tempi così oscuri che questa complessità irragionevole è attivamente perseguita per produrre insormontabili barriere all'ingresso per i concorrenti. È OVVIO che questa tortura non può essere insegnata a tutti! Ma potremmo fare molto meglio se invece di seguire le sirene (commerciali) che ci attirano verso il baratro, provassimo a percorrere e far percorrere strade diverse.
Peccato che se Romer si veste di solo cachemire e guida solo Ferrari non limita affatto la mia possibilita' di comprare vestiti usati e prendere l'autobus, mentre se comunica solo con WhatsApp e Word costringe anche ME a usare quei prodotti per parlargli. Sara' pure un Nobel, ma se nel 2021 ancora pensava che servizi digitali essenziali siano gestibili come auto e vestiti, meglio che si occupi d'altro.
Perfettamente d'accordo! ;-)
In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada. In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti. Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
ma a questo si potrebbe arrivare solo DOPO aver imposto l'unica misura che funzionerebbe e basterebbe per sgonfiare di colpo il potere di Facebook & C: obbligarli all'interoperabilita' (2018):
https://stop.zona-m.net/2018/08/the-only-thing-to-regulate-in-facebook-googl...
Forse ne ridurrebbe un pochino le quote di mercato, ma dubito che intaccherebbe significativamente il loro potere coercitivo. Prendi Google Workspace: viene già scontato del 100% alle scuole per catturare i cervelli di studenti e insegnanti (con grande successo). Quand'anche potessi trasferire i dati della scuola in pochi secondi verso un NextCloud a pagamento, credi che cambierebbe qualcosa di significativo per gli studenti italiani? Non che sia una proposta del tutto inutile, ma non costituirebbe una soluzione al problema. Perché il problema non è economico (aumentare la concorrenza) ma cibernetico (minimizzare il controllo degli esseri unani da parte di pochi pluto-tecnocrati). L'unica soluzione al problema è renderlo visibile e comprensibile a tutti. Continuare a ripetere che non si può fare prima di aver provato seriamente a farlo è irrazionale. A meno, ovviamente, di non avere come obiettivo prioritario la propria auto-assoluzione. Giacomo
Buongiorno, "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> writes:
On Tue, Sep 19, 2023 20:13:09 PM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare.
nel caso non si fosse capito, io non dico solo che alla massa importi solo quello e bisogna agire di conseguenza se si vuole cambiare qualcosa.
Premesso che: 1. non è proprio scontato che quello che davvero importi alla gran parte delle /persone/ in merito al software sia che debba essere invisibile, le aspirazioni umane a volte riescono a sorprendendere anche i più insensibili 2. la maggior parte delle /persone/, comprese molte qui dentro, probabilmente non hanno la più pallida idea di cosa significhi "software invisibile" (io riesco solo a intuirlo /vagamente/) ma **soprattutto** COME interferisce "con i nostri modi di fare" ...ma facciamo finta che sia scontato 1. e tutto chiaro 2. «Ho udito certa gente discutere abilmente Della psicanalisi come fosse l'uncinetto E io che nella vita prima d'andare a letto Non so se addormentarmi o finire il cruciverba» [Oggi hai parlato troppo, Bluvertigo] Faccio sommessamente notare che alla "gente" (massa?) praticamente il 100% degli argomenti trattati in questa lista importa poco *e* superficialmente, per usare un eufemismo, NESSUN argomento escluso: il software, l'interoperabilità, l'AI e come viene finanziata, l'automazione, la c.d. alfabetizzazione digitale, internet, i social e gli adulti, i social e i minori, la network neutrality (a proposito: che diavolo significa?!?), il riconoscimento facciale, i modelli di business... e tutto il resto che possiamo leggere negli archivi di questa lista. Quindi, se il criterio non solo per poter /addirittura/ agire di conseguenza ma anche solo poterne discutere, anche animatamente, in questa lista è che "alla massa importi solo quello" allora direi che /chiunque/ intervenga in questa lista sta perdendo il suo tempo; ripeto, /se/ è vero che: «alla "gente" frega niente di sapere COME funziona, l'importante è che VADI» Se permettete, io vorrei continuare a parlare di cose delle quali ritenete che alla "gente" importi poco e, dove riesco, /agire/ di conseguenza. Grazie! Però oh: «noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché», non mi stancherò mai di ripeterlo. [...] Saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Buongiorno Giovanni, e lista On Wed, Sep 27, 2023 09:07:27 AM +0200, 380° wrote:
Buongiorno,
"M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> writes:
On Tue, Sep 19, 2023 20:13:09 PM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare.
nel caso non si fosse capito, io non dico solo che alla massa importi solo quello e bisogna agire di conseguenza se si vuole cambiare qualcosa. ... Quindi, se il criterio non solo per poter /addirittura/ agire di conseguenza ma anche solo poterne discutere, anche animatamente, in questa lista è che "alla massa importi solo quello" allora direi che /chiunque/ intervenga in questa lista sta perdendo il suo tempo
Evidentemente avrei dovuto esprimermi con piu' precisione, "bisogna PRENDERNE ATTO e agire ANCHE di conseguenza.." In ogni caso, dove l'ho scritto che qui si deve fare sempre quel presupposto "anche solo per poterne discutere" di certe cose? Quello che io dico **sulle masse**, da vent'anni e in tutte le salse, e' solo UNA cosa, che non esclude affatto tutto il resto: dico che se vuoi davvero risolvere IN TEMPO UTILE, prima che diventino ingovernabili, tanti problemi SOCIALI, ETICI, CULTURALI, EDUCATIVI... legati al software, hai assolutamente bisogno di sostegno DI MASSA per riuscirci. Dico che un sostegno di quel genere lo puoi ottenere solo con linguaggio e azioni che tengano in conto e accettino limiti e pretese delle masse di oggi, e spesso non ci provino nemmeno, a cambiare quelli per primi, se vuoi ottenere qualcosa. Spesso, mi permetto anche di sostenere quell'approccio facendo sommessamente notare che, se l'unico effetto in ~10 anni di progetti come freedombox, diaspora ecc... e' stato che da allora Facebook e' passato da 1 a 3 miliardi di utenti forse sarebbe ora di provare altre strade. Su cosa significhi o dovrebbe significare "software invisibile" la MIA risposta e' "software che mi permette di COMUNICARE direttamente con chi lo sta usando, senza sapere che di che software si tratta, o doverlo installare anch'io". Qualsiasi client email e' software invisibile, roba come facebook, whatsapp o twitter no. Ovviamente questa condizione non e' sufficiente a risolvere tutti i problemi di cui si parla qui, ma mi pare necessaria per non pochi di essi. Tutto qui. Marco https://mfioretti.substack.com
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