Re: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag
Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva perdere il treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo, ossia che in informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo perso il treno, perché di treni ne passano in continuazione. Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna prepararsi a prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in formazione, infrastrutture, capitali e strutture societarie. Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il cloud, limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare sul come definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le stesse aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se nel consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è stato condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a processi produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati. Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for AI (https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca comune dotata delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con progetti delle dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi dire che non c’era bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che sarebbe bastato mettere in rete i denti europei esistenti. Così sono stati finanziati progetti di rete (https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un budget irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i modelli di AI stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric Villani, incaricato da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI, mi espresse i suoi dubbi. Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando tutto il loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa, costosa, sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha dirottare tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible, un ossimoro perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non della macchina. Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo dell’AI, ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie rinnovabili, di microprocessori, ecc. Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche dalla Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a Internet. Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli migliori già lo fanno. — Beppe
On 26 Oct 2024, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag Message-ID: <99F6608B-C8D3-4573-9469-BFF18EF8C68F@polito.it <mailto:99F6608B-C8D3-4573-9469-BFF18EF8C68F@polito.it>> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
Da leggere e meditare: https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-...
Buongiorno prof Attardi, La Commissione europea ha una 'direzione generale', il Joint Research Centre Joint Research Centre <https://commission.europa.eu/about-european-commission/departments-and-execu...> (JRC), che si occupa di ricerca, in diversi ambiti, inlcuso l'IA. Il passaggio da una somma di ricerche nazionali ad una ricerca europea mi sembra una 'condicio sine qua non' per poter fronteggiare adeguatamente le sfide e i 'competitors' globali. Mi chiedo se il JRC non possa essere la sede opportuna. Non è mai stato fatta questa ipotesi? Cordialmente, Alessandro On Mon, 28 Oct 2024 at 11:38, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva perdere il treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo, ossia che in informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo perso il treno, perché di treni ne passano in continuazione. Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna prepararsi a prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in formazione, infrastrutture, capitali e strutture societarie. Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il cloud, limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare sul come definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le stesse aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se nel consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è stato condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a processi produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati.
Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for AI (https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca comune dotata delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con progetti delle dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi dire che non c’era bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che sarebbe bastato mettere in rete i denti europei esistenti. Così sono stati finanziati progetti di rete ( https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un budget irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i modelli di AI stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric Villani, incaricato da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI, mi espresse i suoi dubbi.
Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando tutto il loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa, costosa, sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha dirottare tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible, un ossimoro perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non della macchina.
Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo dell’AI, ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie rinnovabili, di microprocessori, ecc. Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche dalla Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a Internet. Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli migliori già lo fanno.
— Beppe
On 26 Oct 2024, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag Message-ID: <99F6608B-C8D3-4573-9469-BFF18EF8C68F@polito.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
Da leggere e meditare:
https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-...
Beppe, condivido la tua riflessione e le amare considerazioni sull'Europa. Però mi sembra che il ragionamento resti interno al paradigma dell'AI generativa delle big tech, tutto proteso verso una AGI che ha come obiettivo primario il consolidamento dell'oligopolio statunitense. Se pensassimo invece ad uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli, aperti e facilmente adattabili, non generalisti ma di scopo, si potrebbero aprire scenari diversi. Non sarebbe necessario costruire centrali nucleari per alimentare titanici supercomputer che macinano petabyte di testo, immagini e suoni. Le imprese potrebbero sviluppare la propria intelligenza sulla propria scala e metterla in esercizio con le proprie risorse. Insomma, bisogna cercare di portare lo scontro su un terreno favorevole, combattere con l'intelligenza, visto che i muscoli stanno da altre parti. Un caro saluto, G. On Tue, 29 Oct 2024 at 08:08, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Ho avuto rapporti col JRC negli anni ‘80, per cui ho progettato e realizzato la prima rete locale in fibra ottica in Europa di diversi km, per collegare su tre edifici, varie Sun workstation e Symbolics Lisp Machine. Ho sviluppato personalmente i driver delle schede di rete token-ring per le Sun. Potrebbe candidarsi come luogo per un centro europeo di AI, ma le risorse e le infrastrutture di calcolo necessarie sono enormemente superiori a quelle attuali.
—
On 28 Oct 2024, at 13:17, Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> wrote:
Buongiorno prof Attardi,
La Commissione europea ha una 'direzione generale', il Joint Research Centre Joint Research Centre <https://commission.europa.eu/about-european-commission/departments-and-execu...> (JRC), che si occupa di ricerca, in diversi ambiti, inlcuso l'IA.
Il passaggio da una somma di ricerche nazionali ad una ricerca europea mi sembra una 'condicio sine qua non' per poter fronteggiare adeguatamente le sfide e i 'competitors' globali. Mi chiedo se il JRC non possa essere la sede opportuna. Non è mai stato fatta questa ipotesi?
Cordialmente, Alessandro
On Mon, 28 Oct 2024 at 11:38, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva perdere il treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo, ossia che in informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo perso il treno, perché di treni ne passano in continuazione. Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna prepararsi a prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in formazione, infrastrutture, capitali e strutture societarie. Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il cloud, limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare sul come definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le stesse aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se nel consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è stato condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a processi produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati.
Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for AI (https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca comune dotata delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con progetti delle dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi dire che non c’era bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che sarebbe bastato mettere in rete i denti europei esistenti. Così sono stati finanziati progetti di rete ( https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un budget irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i modelli di AI stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric Villani, incaricato da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI, mi espresse i suoi dubbi.
Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando tutto il loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa, costosa, sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha dirottare tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible, un ossimoro perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non della macchina.
Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo dell’AI, ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie rinnovabili, di microprocessori, ecc. Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche dalla Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a Internet. Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli migliori già lo fanno.
— Beppe
On 26 Oct 2024, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag Message-ID: <99F6608B-C8D3-4573-9469-BFF18EF8C68F@polito.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
Da leggere e meditare:
https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-...
Ciao a tutti, se la creazione di un centro AI europeo tipo CERN è complessa, trovo però strano che finora, per quanto io ne sappia, non sia ancora partita almeno un'iniziativa europea di ricerca (un progetto di 2 anni) per creare un LLM "di base" a norma EU. Sono state create le infrastrutture hardware e sono partiti vari progetti "piccoli" di sviluppo realizzati da università o aziende. "Piccoli" cioè con dimensioni simili ai progetti realizzati finora in ambito AI e NLP, non adeguati per lo sviluppo di un LLM EU, e senza questo scopo preciso. Ad es. uno degli ultimi bandi EU di questo tipo è stato DIGITAL-2024-AI-06-LANGUAGE-01 https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/opport... Dal punto di vista teorico, tecnico, e anche finanziario, non sarebbe un'impresa tanto difficile; richiederebbe uno sforzo organizzativo e gestionale, oltre alla volontà di farlo. Non si tratta ovviamente di far concorrenza a OpenAI, Amazon, ecc, ma di creare una risorsa open source a norma EU utilizzabile da università, aziende, start-up, ecc Non si tratterebbe di un nuovo centro di ricerca AI europeo, ma di un progetto con uno scopo preciso. Ci sono iniziative nazionali, ad es. nell'ambito del progetto FAIR in Italia, ma con modalità di realizzazione simile ai progetti degli anni passati, quindi non del tutto adeguate, oltre al fatto che sono nazionali e non EU. In realtà, se 5-10 università e centri di ricerca EU, eventualmente col supporto di personale di aziende interessate al progetto, avessero deciso di investire 2 anni in un progetto di questo tipo, avremmo già questo LLM open source EU. Quante persone servono? Forse 30 full-time equivalent per 18 mesi sono sufficienti, oltre all'hardware, che c'è. Mistral ne aveva di meno, se non sbaglio. Questo bando EU ha questo scopo: Making available a high performing open-source European foundation model for fine-tuning https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/opport... Se fosse partito nel 2022 sarebbe stato meglio. Meglio tardi che mai... Ci riusciranno? Speriamo. In ogni caso, si può fare !!! ;-) Buona giornata, Andrea On Tue, Oct 29, 2024 at 10:39 AM Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com> wrote:
Beppe, condivido la tua riflessione e le amare considerazioni sull'Europa.
Però mi sembra che il ragionamento resti interno al paradigma dell'AI generativa delle big tech, tutto proteso verso una AGI che ha come obiettivo primario il consolidamento dell'oligopolio statunitense.
Se pensassimo invece ad uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli, aperti e facilmente adattabili, non generalisti ma di scopo, si potrebbero aprire scenari diversi. Non sarebbe necessario costruire centrali nucleari per alimentare titanici supercomputer che macinano petabyte di testo, immagini e suoni. Le imprese potrebbero sviluppare la propria intelligenza sulla propria scala e metterla in esercizio con le proprie risorse.
Insomma, bisogna cercare di portare lo scontro su un terreno favorevole, combattere con l'intelligenza, visto che i muscoli stanno da altre parti.
Un caro saluto, G.
On Tue, 29 Oct 2024 at 08:08, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Ho avuto rapporti col JRC negli anni ‘80, per cui ho progettato e realizzato la prima rete locale in fibra ottica in Europa di diversi km, per collegare su tre edifici, varie Sun workstation e Symbolics Lisp Machine. Ho sviluppato personalmente i driver delle schede di rete token-ring per le Sun. Potrebbe candidarsi come luogo per un centro europeo di AI, ma le risorse e le infrastrutture di calcolo necessarie sono enormemente superiori a quelle attuali.
—
On 28 Oct 2024, at 13:17, Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> wrote:
Buongiorno prof Attardi,
La Commissione europea ha una 'direzione generale', il Joint Research Centre Joint Research Centre <https://commission.europa.eu/about-european-commission/departments-and-execu...> (JRC), che si occupa di ricerca, in diversi ambiti, inlcuso l'IA.
Il passaggio da una somma di ricerche nazionali ad una ricerca europea mi sembra una 'condicio sine qua non' per poter fronteggiare adeguatamente le sfide e i 'competitors' globali. Mi chiedo se il JRC non possa essere la sede opportuna. Non è mai stato fatta questa ipotesi?
Cordialmente, Alessandro
On Mon, 28 Oct 2024 at 11:38, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva perdere il treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo, ossia che in informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo perso il treno, perché di treni ne passano in continuazione. Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna prepararsi a prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in formazione, infrastrutture, capitali e strutture societarie. Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il cloud, limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare sul come definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le stesse aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se nel consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è stato condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a processi produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati.
Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for AI (https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca comune dotata delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con progetti delle dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi dire che non c’era bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che sarebbe bastato mettere in rete i denti europei esistenti. Così sono stati finanziati progetti di rete ( https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un budget irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i modelli di AI stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric Villani, incaricato da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI, mi espresse i suoi dubbi.
Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando tutto il loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa, costosa, sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha dirottare tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible, un ossimoro perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non della macchina.
Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo dell’AI, ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie rinnovabili, di microprocessori, ecc. Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche dalla Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a Internet. Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli migliori già lo fanno.
— Beppe
On 26 Oct 2024, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag Message-ID: <99F6608B-C8D3-4573-9469-BFF18EF8C68F@polito.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
Da leggere e meditare:
https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-...
Buongiorno, Uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli, aiuterebbe ma non penso che sia sufficiente. Serve anche un cambiamento "di scala" della ricerca nella UE, con fondi e obiettivi comuni, usando ed ampliando le infrastrutture esistenti per una ricerca pubblica/pubblica-privata comune. Esistono enti pubblici di ricerca europea, come il JRC, perché non potenziarli ed usarli di più creando qualcosa tipo il CERN, a cui si riferisce il messaggio di Andrea? Non mi sembra un progetto impossibile. Cerchiamo di competere anche ad 'armi' pari... Alessandro On Tue, 29 Oct 2024 at 11:33, Andrea Bolioli <andrea.bolioli@gmail.com> wrote:
Ciao a tutti,
se la creazione di un centro AI europeo tipo CERN è complessa, trovo però strano che finora, per quanto io ne sappia, non sia ancora partita almeno un'iniziativa europea di ricerca (un progetto di 2 anni) per creare un LLM "di base" a norma EU. Sono state create le infrastrutture hardware e sono partiti vari progetti "piccoli" di sviluppo realizzati da università o aziende. "Piccoli" cioè con dimensioni simili ai progetti realizzati finora in ambito AI e NLP, non adeguati per lo sviluppo di un LLM EU, e senza questo scopo preciso. Ad es. uno degli ultimi bandi EU di questo tipo è stato DIGITAL-2024-AI-06-LANGUAGE-01
https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/opport...
Dal punto di vista teorico, tecnico, e anche finanziario, non sarebbe un'impresa tanto difficile; richiederebbe uno sforzo organizzativo e gestionale, oltre alla volontà di farlo. Non si tratta ovviamente di far concorrenza a OpenAI, Amazon, ecc, ma di creare una risorsa open source a norma EU utilizzabile da università, aziende, start-up, ecc Non si tratterebbe di un nuovo centro di ricerca AI europeo, ma di un progetto con uno scopo preciso. Ci sono iniziative nazionali, ad es. nell'ambito del progetto FAIR in Italia, ma con modalità di realizzazione simile ai progetti degli anni passati, quindi non del tutto adeguate, oltre al fatto che sono nazionali e non EU.
In realtà, se 5-10 università e centri di ricerca EU, eventualmente col supporto di personale di aziende interessate al progetto, avessero deciso di investire 2 anni in un progetto di questo tipo, avremmo già questo LLM open source EU. Quante persone servono? Forse 30 full-time equivalent per 18 mesi sono sufficienti, oltre all'hardware, che c'è. Mistral ne aveva di meno, se non sbaglio.
Questo bando EU ha questo scopo: Making available a high performing open-source European foundation model for fine-tuning
https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/opport...
Se fosse partito nel 2022 sarebbe stato meglio. Meglio tardi che mai... Ci riusciranno? Speriamo.
In ogni caso, si può fare !!! ;-)
Buona giornata, Andrea
On Tue, Oct 29, 2024 at 10:39 AM Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com> wrote:
Beppe, condivido la tua riflessione e le amare considerazioni sull'Europa.
Però mi sembra che il ragionamento resti interno al paradigma dell'AI generativa delle big tech, tutto proteso verso una AGI che ha come obiettivo primario il consolidamento dell'oligopolio statunitense.
Se pensassimo invece ad uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli, aperti e facilmente adattabili, non generalisti ma di scopo, si potrebbero aprire scenari diversi. Non sarebbe necessario costruire centrali nucleari per alimentare titanici supercomputer che macinano petabyte di testo, immagini e suoni. Le imprese potrebbero sviluppare la propria intelligenza sulla propria scala e metterla in esercizio con le proprie risorse.
Insomma, bisogna cercare di portare lo scontro su un terreno favorevole, combattere con l'intelligenza, visto che i muscoli stanno da altre parti.
Un caro saluto, G.
On Tue, 29 Oct 2024 at 08:08, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Ho avuto rapporti col JRC negli anni ‘80, per cui ho progettato e realizzato la prima rete locale in fibra ottica in Europa di diversi km, per collegare su tre edifici, varie Sun workstation e Symbolics Lisp Machine. Ho sviluppato personalmente i driver delle schede di rete token-ring per le Sun. Potrebbe candidarsi come luogo per un centro europeo di AI, ma le risorse e le infrastrutture di calcolo necessarie sono enormemente superiori a quelle attuali.
—
On 28 Oct 2024, at 13:17, Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> wrote:
Buongiorno prof Attardi,
La Commissione europea ha una 'direzione generale', il Joint Research Centre Joint Research Centre <https://commission.europa.eu/about-european-commission/departments-and-execu...> (JRC), che si occupa di ricerca, in diversi ambiti, inlcuso l'IA.
Il passaggio da una somma di ricerche nazionali ad una ricerca europea mi sembra una 'condicio sine qua non' per poter fronteggiare adeguatamente le sfide e i 'competitors' globali. Mi chiedo se il JRC non possa essere la sede opportuna. Non è mai stato fatta questa ipotesi?
Cordialmente, Alessandro
On Mon, 28 Oct 2024 at 11:38, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva perdere il treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo, ossia che in informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo perso il treno, perché di treni ne passano in continuazione. Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna prepararsi a prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in formazione, infrastrutture, capitali e strutture societarie. Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il cloud, limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare sul come definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le stesse aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se nel consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è stato condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a processi produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati.
Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for AI (https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca comune dotata delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con progetti delle dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi dire che non c’era bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che sarebbe bastato mettere in rete i denti europei esistenti. Così sono stati finanziati progetti di rete ( https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un budget irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i modelli di AI stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric Villani, incaricato da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI, mi espresse i suoi dubbi.
Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando tutto il loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa, costosa, sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha dirottare tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible, un ossimoro perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non della macchina.
Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo dell’AI, ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie rinnovabili, di microprocessori, ecc. Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche dalla Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a Internet. Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli migliori già lo fanno.
— Beppe
On 26 Oct 2024, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag Message-ID: <99F6608B-C8D3-4573-9469-BFF18EF8C68F@polito.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
Da leggere e meditare:
https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-...
Ciao Alessandro, all il CERN for AI europeo è l'iniziativa di cui ha scritto il prof Attardi, descritta qui: https://cairne.eu/cern-for-ai/ E' un tema che tocca dinamiche politiche, accademiche e burocratiche complesse. Io mi limitavo al più semplice problema della mancanza di un LLM EU di base open source. Per fare questo sarebbe sufficiente un team di qualche decina di persone, un progetto in cui si usano le infrastrutture hardware disponibili. Condivido un riassunto delle iniziative EU AI degli ultimi anni: https://nicofirst1.github.io/news/eu-and-research/ Si possono leggere Conclusion al fondo e anche vedere un grafo che rende l'idea della quantità di iniziative... Buona serata, AB On Tue, Oct 29, 2024 at 11:43 AM Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> wrote:
Buongiorno,
Uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli, aiuterebbe ma non penso che sia sufficiente. Serve anche un cambiamento "di scala" della ricerca nella UE, con fondi e obiettivi comuni, usando ed ampliando le infrastrutture esistenti per una ricerca pubblica/pubblica-privata comune.
Esistono enti pubblici di ricerca europea, come il JRC, perché non potenziarli ed usarli di più creando qualcosa tipo il CERN, a cui si riferisce il messaggio di Andrea? Non mi sembra un progetto impossibile.
Cerchiamo di competere anche ad 'armi' pari...
Alessandro
Buonasera Andrea/NEXA Grazie del quadro delle iniziative UE relative IA, molto interessante anche se l'obiettivo del 'Coordinated Plan on Artificial Intelligence' lanciato nel 2018, che aspira alla sovranità digitale in UE, rimane lontano dall'essere realizzato. Alessandro On Tue, 29 Oct 2024 at 17:55, Andrea Bolioli <andrea.bolioli@gmail.com> wrote:
Ciao Alessandro, all
il CERN for AI europeo è l'iniziativa di cui ha scritto il prof Attardi, descritta qui: https://cairne.eu/cern-for-ai/
E' un tema che tocca dinamiche politiche, accademiche e burocratiche complesse. Io mi limitavo al più semplice problema della mancanza di un LLM EU di base open source. Per fare questo sarebbe sufficiente un team di qualche decina di persone, un progetto in cui si usano le infrastrutture hardware disponibili.
Condivido un riassunto delle iniziative EU AI degli ultimi anni: https://nicofirst1.github.io/news/eu-and-research/
Si possono leggere Conclusion al fondo e anche vedere un grafo che rende l'idea della quantità di iniziative...
Buona serata, AB
On Tue, Oct 29, 2024 at 11:43 AM Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> wrote:
Buongiorno,
Uno sviluppo basato su modelli medio-piccoli, aiuterebbe ma non penso che sia sufficiente. Serve anche un cambiamento "di scala" della ricerca nella UE, con fondi e obiettivi comuni, usando ed ampliando le infrastrutture esistenti per una ricerca pubblica/pubblica-privata comune.
Esistono enti pubblici di ricerca europea, come il JRC, perché non potenziarli ed usarli di più creando qualcosa tipo il CERN, a cui si riferisce il messaggio di Andrea? Non mi sembra un progetto impossibile.
Cerchiamo di competere anche ad 'armi' pari...
Alessandro
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Alessandro Brolpito -
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Guido Vetere